lunedì 1 dicembre 2003

Risposte al Griso (segue da venerdì)

4) La settimana scorsa, grazie al tuo iperattivismo (post a ripetizione su GNUeconomy, un post doppio su Indymedia - che poi sei arrivato trafelato sul forum, a quell'ora insolitamente affollato, gridando: "Aìta, aìta, m'han censurato!"), hai superato i 600 accessi giornalieri.

Seicento accessi in un giorno (un giorno solo) non vogliono dire niente. Ma ci terrei ad ampliare un po’ il bacino. E spiego perché.
Mi sto annoiando. Di cosa? Dei miei lettori soliti. E temo che sia vero anche l’inverso.
Io, per molto tempo, ho fatto venti-trenta accessi al giorno: e mi piace ricordare che si arrabbiavano anche loro. Ma non scrivevo per loro: scrivevo per me, o per l’umanità, in ogni caso quelle venti-trenta persone non erano il mio pubblico di riferimento.
Ora, secondo me un problema dei blog al giorno d’oggi è che ognuno si lega troppo a quei venti, trenta, seicento lettori che a un certo punto è riuscito a raggranellare. Si mette a scrivere non più per l’umanità (o per sé stesso), ma per loro. E siccome ormai li conosce bene tutti e seicento (o tutti e trenta), perché anche loro hanno un blog, e spesso si lincano, si scrivono, ecc., ecc., ecc.… dopo un po’ si avverte una fastidiosa sensazione di prevedibilità. Il gioco lo conosciamo: consiste nel difendere le proprie idee (la propria ideologia, diciamolo) con le notizie che passa il convento. I più svegli se la vanno a cercare nella stampa straniera, i più lenti (come me) concionano sui fatti del giorno già noti e stracommentati. Ma ormai le squadre sono fatte, le regole sono note, e io non mi diverto più. So già che se scrivo qualcosa il tale risponderà che mi sbaglio per i motivi che mi ha già spiegato, e che un altro obietterà qualcosa che già immagino, eccetera, eccetera. Ho voglia di andare a rompere le uova in altri panieri.

La questione della censura di Indymedia, comunque, è una sciocchezza, e credo che Griso lo sappia benissimo.
Quando ho visto che il mio post era diventato un “messaggio nascosto”, mi sono chiesto il perché. Razzista non era, sessista nemmeno. Sono andato a rivedere la policy. Ho scoperto che era vietata la pubblicità commerciale e "la propaganda di partiti e strutture istituzionali". E siccome avevo postato la foto di un volantino dell’Inail, ho temuto che il post fosse stato nascosto in quanto propaganda istituzionale.
Infine (dopo aver sfogliato dieci pagine di newswire) mi sono reso conto che il messaggio non era stato censurato, ma pubblicato due volte: era stato nascosto il doppione. E l’ho subito scritto nel forum. E l’incidente, secondo me, è finito lì.
Naturalmente, il Griso sostiene che Indymedia è indifendibile per questo, e questo, e quest’altro motivo, e io dovrei obbiettare che il principio dell’open publishing è lo stesso dei blog, e che chi denuncia l’open publishing si tira la zappa sui… Yawn. Scusate. Dicevamo?

3) Ormai sei stato scoperto, Leo. Sei tu che finanzi il terrorismo saudita. Tu sei loro complice, almeno quanto la junta petrolifera di Washington. Lo affermo e ne ho le prove.
Tu possiedi infatti un'auto […]


L’auto, anvedi. "Addosso al noglobbal incoerente che va in giro in auto". Manca solo che da un angolo spunti qualche sano poliziotto proletario, di quelli vestiti più o meno di pelli di capra che tanto garbavano a Pasolini.
Beh, che dire? “Se consideri il peccato, Signore, chi potrà sussistere?” Io ho un’auto. Mi serve per lavorare (come disse Vasco Rossi della cocaina, vent’anni fa). Ma faccio di peggio: spesso a pranzo mangio pasta. Mi è capitato di mangiare hamburger. Di bere coca cola. Ho un po’ di soldi in una banca etica, ma anche in una banca che etica probabilmente non è (come questa). L’Occidente consuma il mondo e io faccio la mia parte. Non sono certo senza colpa. Dunque, non posso dissentire?

E invece posso, perché non sono un luddista anarchico, ma un consumatore critico. Che differenza c’è? Più o meno la stessa di Lutero prima e dopo la crisi religiosa. Per intenderci: prima era un monaco agostiniano perseguitato da peccati che probabilmente era in grado solo di pensare; dopo, un robusto predicatore che visse e peccò con sana intensità, si sposò una monaca e scodellò un sacco di monelli.
Bisogna anche prendere atto dei propri limiti. Io non sono un santo. E non posso cambiare il mondo per più di un seimiliardesimo. Non posso veramente impedire che i miei consumi finanzino le guerre del mondo. Ma posso cercare di far passare informazioni, attraverso campagne e boicottaggi mirati. Tutto qua. Mi rendo conto che preferireste avere a che fare col noglobbal borghese pieno di sensi di colpa. Ma siccome domattina devo essere a quaranta chilometri da dove sono adesso, e i treni non ci sono, non ho nessuno scrupolo ad adoperare un’auto. In questo modo finanzio gli sceicchi di Al Qaeda, ma anche i paladini texani della libertà e della giustizia: chiunque vincerà, io potrò dire di averlo finanziato. Non male, no?

Ammetto di non essere un eroe di coerenza, ma, Griso, devi essere proprio tu a rimproverarmi?
Ti cavo la trave dall’occhio, aspetta.

Ho ben letto il tuo proclama alla Nazione di qualche giorno fa (“Questa è una guerra. […] In questa guerra, io ho scelto da che parte stare. Chi pensa di poter stare in mezzo a guardare, è un povero illuso. Chi tifa per l'altra parte, è un mio nemico”). Per la verità è da mesi che leggo roba così, un po’ prevedibile, ma sempre divertente. A proposito, sai chi è stato il primo in Italia a parlare di “guerra” e a chiamare i fedeli a raccolta su Internet? Ma sì che lo sai: Casarini. Che ha modi un po’ rozzi, ma vi precede nelle analisi geopolitiche d’un paio d’anni. C’è una guerra e bisogna “decidere da che parte stare”. Poi c’è stato l’11 settembre e ve ne siete accorti pure voi. E fiato alle trombe. Come questo appassionato Castaldi su Capperi:

Sveglia, sognatore, siamo in guerra. […] Sì, lo so, sognando tu avrai elaborato molte teorie con le quali adesso sapresti spiegarci tutto, anche quest'odio. Ma qui c'è bisogno di sistemare i sacchi di sabbia in cortile, ti abbiamo svegliato per farci dare una mano, non per farci raccontare i tuoi sogni.

E commosso da tanto slancio io “povero illuso”, io “sognatore” volentieri verrei a darvi manforte, sennonché: dove ci si arruola? Dove sono questi famosi sacchi di sabbia da sistemare nel cortile? Non vedo niente. Qualche carabiniere morto, a volte borghese, a volte proletario; ma da nessuna parte trovo la fila di blogger patriottici che partono per il fronte a prendere il loro posto. E insomma, tutto questo parlare di guerra nelle vostre camerette, non trovate che ci si possa fare dell’ironia? Mi ricordate un po’ l’Eroe ar caffè di Trilussa, che è stato ar fronte, sì, ma cór pensiero: “Avressi da vedé come combatte…”

Spiana li monti, sfonna, spara, ammazza...
Per me - barbotta - c'è una strada sola...
E intigne li biscotti ne la tazza.


Io sarò sognatore, sarò illuso, sarò perfino pavido: ma il primo motivo per cui critico la guerra è che non sarei in grado di andare a combatterla. E voi, sareste in grado? O si tratta solo di scrivere qualche proclama e poi pagare qualche poveraccio che vada a combatterla per voi? In tal caso l’avete già persa: è solo questione di tempo, prima che nasca un barbaro appena appena dirozzato, uno Stilicone arabo che insegnerà ai vostri figli a marciare al passo dell’oca.

Di questo, se non siete illusi, se siete ben svegli, dovreste essere i primi a rendervi conto. C’è una guerra? Vale la pena di combatterla? Benissimo: il fronte è là, e non mi sembra che ci sia nient’altro da dire. Sul carro armato, e pedalare.

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