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venerdì 2 settembre 2005

- 2025


L'Esperimento Unico

Caro Leonardo,
va bene, daccapo. Forse la storia ha più senso se narrata dal primo giorno.
E il primo giorno è – ci ho messo molto a capirlo, ma ormai mi sono rassegnato – l'Undici Settembre dell'Uno. Ricordo perfettam dov'ero, anche se non ha la minima importanza.
Diciamo che a quel tempo stavo facendo bla bla con bla bla e bla bla, giusto per intenderci, e nel pomeriggio ci fu un po' di agitazione per un attentato terroristico a New York. A quel tempo erano cose che facevano ancora parecchia notizia, e qll'attentato in particolare fu il fattore scatenante di un paio di invasioni usastre in Asia negli anni successivi. Mi sembra.

Qsto, comunq, c'entra poco o nulla. L'Undici Nove è passato alla Storia per l'Esperimento Unico, anche se per parecchi anni ancora sarebbe rimasto perlopiù argomento da cocktail ai convegni dei climatologi. Vedi, Leonardo, era un mondo così. Ogni giorno si scoprivano cose eccezionali. Troppe cose. Stava diventando semplicem impossibile tenerle tutte insieme, anche per i più benintenzionati, che non sono mai la maggioranza, tralaltro.

L'Esperimento, in sé, era di una banalità sconcertante. Riguardava le scie dei jet di linea. Erano decenni che gli studiosi si facevano domande su questi cirri enormi, bianchissimi, e quindi in grado di rimandare molto calore al mittente, raffreddando di conseguenza le terre emerse sottostanti: il Nordamerica soprattutto, la portaerei del Mondo.

Sin dagli anni Settanta del secolo scorso qlcuno aveva ipotizzato che i jetto-cirri stessero abbassando la temperatura globale. In seguito, però, la temperatura globale aveva smesso di abbassarsi ed era andato piuttosto alzandosi, a un ritmo che innervosiva i meteorologi più scafati. Anche allora qlcuno aveva ipotizzato che i cirri c'entrassero per qlcosa. Insomma, in un modo o nell'altro dovevano pure avere una conseguenza climatica, 'sti benedetti cirri. Possibile che la crosta del pianeta si raffreddi e si riscaldi fregandosene del tutto del suo più invadente parassita e della sua più chiassosa e petulante invenzione, i voli di linea?

A dire il vero un modo per risolvere la questione con tutti i crismi scientifici c'era: bastava fermare tutti gli aerei a reazione del continente nordamericano per un paio di giorni e misurare la temperatura media, e vedere se il mercurio nella colonnina saliva o scendeva, anche solo di un quarto di grado. Già, una cosa da niente. Bastava aspettare una sollevazione sindacale di dimensioni continentali, estesa a tutte le compagnie del mondo, inclusi i charter bielorussi battenti bandiera paraguagia. Oppure. Oppure un allarme terroristico, ma terroristico veramente, una cosa talm spaventosa da bloccare tutti i boing e i concorde negli hangar per tre giorni. Il che appunto avvenne, l'Undici Nove dell'Uno, il giorno in cui iniziarono anche i miei guai. I nostri guai.

Ora, non vorrei che qlcuno capitando qui pensasse che io aderisco a qlla teoria del complotto secondo cui i terroristi islamici erano in realtà pilotati dall'infame e potentissima lobby dei Meteoallarmisti, che vedevano catastrofi climatiche dappertutto, che finanziavano film catastrofici a Hollywood e che in seguito fecero la pelle a quel bravo scrittore usastro, come si chiamava, qllo che fu lessato durante la piena dell'Hudson – che insomma, i Meteoallarmisti tenevano così tanto a quell'esperimento da finanziare l'abbattimento di due grattacieli non bellissimi ma pieni zeppi di cittadini usastri, soltanto per avere tre giorni di traffico aereo quasi nullo su tutto il continente in modo da calcolare con calma se le scie c'entravano sì o no con le variazioni di clima. Ah, beh, scusate, no. C'è un limite anche alla dietrologia più paranoide.

In realtà si trattò solo di un classico esempio di eterogenesi dei fini. O dei mezzi. Gli Islamici ce l'avevano con l'Occidente per via di una serie di discrepanze nei libri sacri, da cui una millenaria storia di luoghi di culto contesi e un conseguente scontro di civiltà – storie vecchie e anche abbastanza incomprensibili, col senno del poi. Non avrebbero mai pensato di cambiare la storia dell'Occidente nel modo in cui la cambiarono: dando cioè agli usastri la possibilità di valutare gli effetti delle scie dei jet sul clima. Effetti spettacolari, si seppe poi.

Non si trattava di un quarto di grado, infatti. E neanche di mezzo. Un grado secco, invece. Un grado tondo in più, senza le scie. Una sciocchezza se stai prendendo il sole in terrazza – un passo da gigante se il pianeta sta bollendo e tu stai cercando un modo per raffreddarlo appena un po'. Con buona pace dei meteoallarmisti, quei frignoni. Qlle checche.

Naturalm, c'era la possibilità che l'esperimento non dicesse la verità: magari erano intervenuti fattori sconosciuti ecc.. Il metodo sperimentale non è infallibile, come già sapeva Galileo, che consigliava di ripeterli parecchio, gli esperimenti. Galileo però aveva a che fare con cannocchiali e pendoli, non col traffico aereo dell'area NAFTA. Le condizioni dell'Undici Nove dell'Uno non si sono più ripetute (grazie al cielo, vien da dire), e quindi per ora siamo fermi alle conclusioni provvisorie dell'Unico Esperimento. E cioè, sappiamo che forse, dico forse, la coltre dei motori a reazione è in grado di schermare il continente nordamericano di almeno un grado tondo, genuino, scala Celsius. Una magra consolazione, visto che lo schermo non impedisce affatto alla temperatura di aumentare altrove – per esempio nel bel mezzo degli oceani – di modo da creare spaventosi uragani che poi vanno a impattare comunq sulle coste del Nordamerica, fregandosene assai, loro, delle scie degli aeroplani.

Il risultato dell'Unico Esperimento, tuttavia, aveva il grosso pregio (per il Congresso Usastro, almeno) di essere in controtendenza rispetto ad alcune opinioni un po' troppo diffuse, come quella – mai veram dimostrata – che facesse caldo, sempre più caldo, e che magari c'entrassero per qlcosa gli umani, con la loro abitudine a liberare carbonio nell'atmosfera. Anch'io, ricordo di aver condiviso per molte torride estati qst'idea, che più che un'idea era un consolante luogo comune… [continua, spero con una certa regolarità]

2 commenti:

  1. Cazzo ed io che sto sbiancando il mare da tre mesi? Nessuno parla di me. (Va beh che non l'ho mica detto a nessuno ancora...)

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  2. Scopro con imperdonabile ritardo il tuo blog : subito tra i link.
    buon lavoro

    RispondiElimina

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