mercoledì 26 ottobre 2005

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Teoria della Relatività con la Ragazza

Lascia ora (caro Leonardo) che ti introduca a uno dei più grandi benefattori dell'umanità: Albert Einstein.
Anche se nell'unità di tempo ha venduto meno magliette di Che Guevara, Albert ha senz'altro lasciato una più cospicua eredità ai posteri, e non parlo della bomba atomica. No, mi riferisco alle tre teorie della relatività: ristretta, generale, e con le ragazza.
La teoria ristretta (magari ne hai sentito parlare) mette spazio e tempo sullo stesso piano, e assume come costante la velocità della luce.
La teoria generale (questa l'hai sentita di sicuro) dice tra l'altro che energia e massa sono due modi di indicare la stessa cosa: in particolare, l'energia è uguale alla massa per la velocità della luce al quadrato. Ma la più conosciuta – e la più gravida di conseguenze – resta la teoria detta "con la ragazza". Te la recito testualmente, come fu pubblicata sul "Journal of Exothermic Science and Technology", Vol. 1, N° 9 – 1938:

Quando un uomo siede un'ora in compagnia di una bella ragazza, sembra sia passato un minuto. Ma fatelo sedere su una stufa per un minuto e gli sembrerà più lungo di qualsiasi ora. Questa è la relatività.

La teoria, come vedi, stabilisce che la piacevolezza di un'esperienza (P) e la sua durata (T) sono inversamente proporzionali: T=k/P, insomma, dove k è un valore costante che Albert non si prese la briga di calcolare. Non solo, ma siccome non scrisse mai questa banalissima equazione su una lavagna, per tutto il Secolo Breve gli scienziati pensarono che la Teoria Con la Ragazza fosse solo la boutade di un fisico esasperato di fronte all'ennesimo intervistatore che pretendeva di farsi spiegare in cinque minuti perché E=mc2.
I primi a prendere sul serio la Teoria con la Ragazza furono i fisici scritturati da Tom per trovare l'eternità definitiva – come ti dicevo, Tom non sopportava di dover cedere il suo scettro all'entropia, e accarezzava ormai l'idea di fermare il tempo una volta per tutte. Una parola.

L'idea di fermare il tempo (o comunque di rallentarlo molto) non era nuova. Ne aveva parlato per primo un fisico usastro, Freeman Dyson, addirittura nel 1979. Ma a quel tempo l'immortalità sembrava un problema lontano, e le ipotesi di Dyson non avevano avuto molto seguito. La teoria della relatività ristretta sembrava offrire un appiglio: essa sostiene che il tempo rallenta man mano che ci si avvicina alla velocità della luce. Già, peccato che anche la massa aumenti, proporzionalmente: fino a raggiungere il punto di vista della luce, per cui il tempo è uguale a zero (quindi è fermo? mah), e la massa è uguale a infinito.

"Lasciamo perdere", disse a questo punto Tom. "Io voglio fermare il tempo, non prendere peso. Trovatemi un sistema per bloccarmi il tempo senza aumentarmi la massa".

Che modi, eh? Già, ma ormai era abituato a ottenere tutto quello che chiedeva. E anche stavolta i fatti gli diedero ragione, la sera che un membro del comitato scientifico, in seguito a un mix sballato di alcaloidi e anfetamine, iniziò a riflettere sulla Teoria Con la Ragazza. E se Albert non avesse scherzato? Se la Teoria fosse verificabile sperimentalmente?
"Allora avremmo trovato un sistema per rallentare il tempo: rendendolo spiacevole".
Un'ipotesi di questo tipo, lo capisci da te, non poteva andare a genio a Tom. Tanto più che se la teoria funzionava l'immortalità (T=infinito) sarebbe venuta a coincidere con la massima spiacevolezza (P=0). Un bel guaio. Però valeva la pena di lavorarci su.

Passò qualche mese di frenetica attività di laboratorio, finché alle teste d'uovo di Tom non sembrò di aver calcolato il valore della costante k – un valore molto alto, purtroppo. La percezione soggettiva del tempo poteva davvero rallentare, come aveva previsto Einstein: ma di poco (qualche minuto all'ora), e comunque il prezzo da pagare era una lunga serie di esperienze avvilenti e spiacevoli. A Tom sembrava di aver buttato via il suo tempo prezioso, coi pochi millenni che gli restavano ancora da vivere!

E poi ci fu un altro fantastico UdC, Uovo di Colombo. Qualcuno si accorse che le regole fisiche potevano essere eluse nell'ambiente inventato da Tom: il paradiso a pedali. Qui era possibile trasformare un semplice 'rallentamento' in uno stop definitivo del tempo, attraverso una fuga di proiezioni infinite. Cerco di spiegarmi.

Chiamo U l'universo in cui viviamo, dove le regole della fisica sono (più o meno) vere, e PP il paradiso a pedali inventato da Tom. Mettiamo che, con l'inserimento di esperienze spiacevoli e noiose, il tempo di PP inizi a rallentare di un minuto all'ora: sicché al termine di un giorno PP è indietro di 24 minuti rispetto a U. È molto poco. Ma è già qualcosa.

A questo punto io, che sono in PP, scopro che questo universo virtuale non mi soddisfa, e decido dunque di creare un nuovo universo virtuale all'interno di PP, con esperienze altrettanto spiacevoli e noiose (lo chiameremo PP2). Possiamo paragonare PP e PP2 a due tapis roulant che vanno alla stessa velocità: però, se un tapis è sopra all'altro, la persona che sta su PP2 va al doppio della velocità di quello che sta su PP. In realtà PP e PP2 non sono tapis roulant che vanno avanti nello spazio, ma universi virtuali che restano un po' indietro nel tempo: PP (al termine della giornata) è 24 minuti indietro; PP2 è già 48 minuti indietro rispetto a U. Ma una volta che io mi sono ambientato in PP2, nulla mi proibisce di inventarmi al suo interno un PP3: e siamo a 72.

Ora mi chiederai: quanti universi posso creare, l'uno dentro l'altro? Beh, su questo i fisici divergono, ma sembra proprio che siano un insieme non finito di universi: il che significa, in altre parole, che il tempo si può graduamente rallentare fino a fermarlo del tutto… perlomeno, all'interno di una teoria infinita di universi virtuali. Che è più o meno dove siamo adesso – anche se mi rendo contro che la cosa può farti girare la testa.

Sì, hai capito bene: non siamo in U, ora, e nemmeno in PP o in PP2. Quelle che vedi pedalare non sono le tue gambe. Quelle le hai lasciate più di un migliaio di rivoluzioni fa. Ora siamo in PP1078 – un universo che è in ritardo di circa 18 giorni rispetto a U. C'è ancora molta strada da fare, come vedi.

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