lunedì 6 febbraio 2006

- libertà, quanti crimini in tuo nome

Il Male esiste. Ma anche la Stupidità non scherza.

Il fanatismo islamico esiste. E peggiora, di anno in anno. Non credo di dare a nessuno una notizia.
Ma tocca scriverlo lo stesso, perché altrimenti sembra di voler minimizzare il problema. No. È proprio che mi pongo il problema, proprio come se lo pone la Fallaci (anche se lei guadagna di più). Il fanatismo islamico esiste e fa proseliti. Ogni anno. E se intendiamo continuare a pubblicare vignette che mostrano il volto di Maometto, quest'anno magari ne farà parecchi di più. Naturalmente abbiamo il diritto di farlo. Ma a chi conviene esattamente? A noi o ai terroristi?

Com'è fatta la società araba? In cima, ci sarà bene una crosta sottile di laici. In profondità, alcuni nuclei tossici di integralismo religioso. Tutto il resto è un'amalgama di persone più o meno ligie all'Islam e ai suoi Cinque Pilastri.
I nuclei tossici più o meno li conosciamo. Ormai siamo dei veri esperti di integralismo: ci sono i film, i libri, e tutto. Ma l'amalgama, cos'è? L'arabo-massa, chi è? Ne sappiamo poco.
Cerchiamo almeno di raffigurarcelo. Diamogli un nome. Omar (È il più facile da scrivere).
Chi è Omar?
È il mio alter-ego sull'altra sponda del mediterraneo. Cos'ho io che lui non ha? Parecchie cose. Malgrado i soldi a pioggia arrivati (non dappertutto) col petrolio, Omar è più povero di me e non ha una vera rappresentanza politica. Dunque è arrabbiato. Se ha accesso a un satellite, ha la possibilità di vedere che dall'altra parte del mediterraneo c'è un mondo più ricco e democratico. È possibile che sia anche invidioso. Nei fatti, molti coetanei di Omar si sottomettono a esperienze umilianti e costose pur di approdare nei nostri Paesi: segno che l'Occidente è ancora un modello ammirato. Ma se Omar vuole restare? Non possono andare via tutti.
Fino a vent'anni fa, chi restava poteva coltivare la speranza che il Maghreb e il Medio Oriente raggiungessero lo stesso tenore di vita dell'Occidente. Poi quella speranza si è spenta (proprio quando cominciavano ad arrivare i primi canotti da noi). Non è stato un perfido mullah a spegnerla. I perfidi mullah si sono semplicemente inseriti nelle crepe di una disperazione. Quelli che negli anni Sessanta erano i Paesi in via di Sviluppo, sono rimasti bloccati sulla via dello Sviluppo. L'integralismo è ricominciato dalla constatazione – rabbiosa – che i cancelli d'oro del benessere occidentale erano chiusi. Da cui la necessità di ripiegare su un'altra via, un'altra speranza: l'Islam. Proprio mentre la nostra società si secolarizzava definitivamente, quella araba si è irrigidita.
Naturalmente possiamo esecrare questa involuzione. Ma la religione non è il problema: la religione è un sintomo del problema. Nelle nostre società le fedi – tutt'altro che in crisi – sono funzionali a uno scopo preciso: la gestione della sofferenza. Più le cose vanno male, e più esse si ritrovano a raccogliere vittime degli ingranaggi sociali arrugginiti, dando loro uno scopo di vita. Non funziona così soltanto nei Paesi arabi.

L'Islam, nei suoi fondamentali, è una religione semplice e astratta. Esiste un solo Dio, e non è raffigurabile. Perché è, irrimediabilmente, 'altro' dall'uomo. Maometto, il fondatore, temeva l'idolatria annidata in figure e statuette. Adorare una figura di Dio non è adorare Dio. Se lascio liberi i miei fedeli di costruirsi delle immagini, come possono essere sicuri che i loro figli non adoreranno soltanto le immagini? Non è una sciocchezza, questa. Pensiamo soltanto al nostro culto dei santi, con le statue che vanno in giro e fanno i miracoli. Pensate al culto della Madonna, che a seconda della statua cambia denominazione e facoltà miracolosa (Madonna del Rosario, del Carmelo, di Lourdes, Immacolata Concezione… proprio come le dee pagane: Venere Victrix, Venere Felix…) Per l'Islam (ma anche per Lutero) quella è tutta paccottiglia da idolatri. Certo, i musulmani non vengono a dircelo in faccia. Che io sappia non pubblicano vignette sulla stupidità dei cattolici idolatri. Magari ne avrebbero il diritto. Ma non lo fanno.

L'idea della non raffigurabilità non è un'invenzione islamica. Già il Dio degli Ebrei non amava essere visto, e nemmeno pronunciato. Persino i cristiani non erano tutti d'accordo sulla libertà di raffigurazione: un secolo dopo Maometto, gli imperatori bizantini (cristiani) ordinarono la distruzione di icone e bassorilievi (cristiani).
Ma in Occidente la raffigurazione ha vinto. Ha vinto perché il Dio dei cristiani è un'entità molto più umana: ha fatto l'uomo a sua immagine, e poi si è incarnato in lui. Tutto questo ha portato non solo ad alcune degenerazioni, ma anche alla nascita di una cultura squisitamente figurativa. Per molti secoli in Italia Cristo ha dovuto esprimersi in figure – visto che i fedeli non sapevano leggere (o forse non imparavano a leggere perché tanto c'erano le figure?) Ci sono stati i misteri medievali, in cui gli attori impersonavano le figure della Bibbia (e spesso il risultato doveva risultare parodico, che lo volessero o no). C'è stata la pittura, che a partire da Giotto ha inserito Cristo e i Santi in cornici sempre più realistiche. C'è chi dice che lo stesso realismo ottocentesco e novecentesco abbia una radice nelle rappresentazioni figurate che dal medioevo in poi sono diventate sempre meno divine e sempre più umane.

Nel frattempo, sotto il mediterraneo, l'Islam produceva una cultura figurativa totalmente diversa. Per i musulmani la mediazione tra Dio e l'uomo non avveniva mediante l'immagine, ma la parola: mentre noi sviluppavamo il realismo figurativo, loro perfezionavano la calligrafia e l'arte astratta. Col tempo, il divieto di raffigurare Dio si è esteso anche al suo profeta, Maometto. Ciò non significa che non esistano, già dai primi secoli, raffigurazioni del profeta con volto e barba (via Griso); ma sono rimaste minoritarie (del resto anche noi avevamo quadri che ritraevano gli apostoli intorno alla Madonna morta: poi un Papa ha dichiarato che la Madonna era immediatamente volata in cielo al trapasso, e quei quadri non li abbiamo fatti più).

Tutta questa digressione perché continuo a sentire e leggere persone che non riescono a capire la pietra dello scandalo: in fondo, dicono, sono solo una dozzina di vignette, né molto cattive, né molto divertenti. Ma il problema non è che alcuni ritratti del profeta potrebbero risultare razzisti e, sì, antisemiti. Non è nemmeno la battuta. Il problema è la raffigurazione. Raffigurare Maometto non è come raffigurare Cristo: da una parte ci sono duemila anni di raffigurazioni, dall'altra mille anni di divieti. È così difficile da capire, la differenza? Possiamo rifiutare di capirla. Ne abbiamo il diritto. Possiamo continuare a pontificare di cose che non sappiamo. Ma ci facciamo una bella figura?

Torniamo a Omar. Abbiamo detto che non è un integralista. È probabile che covi un amore/odio per l'occidente. L'Islam è la sua cultura, e l'Islam proibisce la raffigurazione del volto di un profeta. Può darsi che la sharia contempli divieti molto odiosi; ma questo, francamente, non lo è. È un punto d'onore teologico. Ciò che fa l'Islam una religione diversa dalle altre è l'enfasi sul monoteismo.
Quest'arabo-massa, per quanto possa sembrarci strano, si sente minacciato. Proprio come noi, che dall'11 settembre ci sentiamo assediati dall'Islam. Nel 2001 gli anglo-americani (che dai tempi del Kuwait hanno basi in Arabia Saudita) hanno invaso l'Afganistan; due anni dopo l'Iraq. Ora c'è la crisi in Iran. Per non parlare della questione palestinese, che in molti regimi è usata come valvola di sfogo sociale: si organizzano parate antisioniste per prevenire spontanee manifestazioni antigovernative. Non voglio entrare nell'annoso dibattito su chi abbia iniziato, se noi o loro. Di sicuro non abbiamo iniziato io o Omar. Ma cosa importa? A questo punto anche io e Omar ci sentiamo in guerra. E nessuno di noi è convinto di vincerla. Io vedo attentati in tutto il mondo civilizzato, e Omar vede gli arabi sconfitti sul campo.

Ed ecco che arriva questa brutta storia delle vignette.
Omar non è un integralista. Quindi dovrebbe capirci. Capire che quello che per lui è un grave affronto alla religione, i danesi lo hanno fatto senza malizia, in omaggio al loro dogma (altrettanto religioso) che dice Libertà di Espressione a Ogni Costo. Dovrebbe tollerare le nostre idiosincrasie, Omar; la nostra necessità insopprimibile di dire cacca a Gesù e piscia a Maometto, come se fosse davvero satira, come se fosse almeno divertente.
Certo, se fosse gentile, educato, rispettoso delle culture diverse dalla sua, Omar dovrebbe reagire in questo modo.
Però tutta questa è solo melassa politically correct. Perché mai Omar dovrebbe essere gentile e rispettoso? È più povero di me. È meno educato di me. Non posso chiedergli un ragionamento più complesso di quello che faccio io. E se io sono così sciocco da pensare che la pubblicazione di una dozzina di volti di Maometto sia un momento fondamentale per la tutela della libertà d'espressione in Occidente, perché lui dovrebbe essere più furbo di me? Se io mi metto a dire "Tutto sommato ha ragione la Fallaci", perché lui non dovrebbe nel frattempo articolare un "Tutto sommato ha ragione Bin Laden"?
Il resto lo fanno i gruppi organizzati. Nel caso della Palestina, è evidente il desiderio di Hamas di mostrare i muscoli. Ma è possibile che in certi casi siano stati arabi qualunque, come Omar, a scendere in strada e riagganciare gli integralisti. Del resto queste sono solo congetture. Come si comportino davvero gli arabi, non lo so (Lia ne sa di più).

Credo però che non possano essere molto più furbi di noi. E noi, in questa banale storia di provocazione antislamica (a quasi vent'anni dalla fatwa a Rushdie: come se certe cose non le sapessimo), siamo stati molto stupidi. Poi, naturalmente, esiste l'integralismo, il fondamentalismo, esiste l'Odio, esiste il Male. Ma per favore, teniamo in debito conto anche la Stupidità.

28 commenti:

  1. E intanto, zitti zitti, i cinesi, che non avevano un rompiscatole come un dio a cui rendere conto, se ne erano usciti dalla via di sviluppo e si preparavano a comprare, a suon di yuan, dio, maometto e tutta la barba del profeta.

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  2. L'ho detto e lo ripeto;
    quando si ha la pancia piena, non ci si fa saltare in aria così facilmente.
    E' uno dei motivi per cui in Italia si è così poco impegnati politicamente, o almeno lo si è molto meno che 30 o 40 anni fà.
    Ridurre le distanze a livello economico, le riduce anche a livello culturale.

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  3. è un peccato che omar non abbia un blog come il tuo e non abbia scritto qualcosa di così ragionevole e pacato come te. ma sono certo che esistono un sacco di omar che non vanno a dar fuoco ad ambasciate o consolati perché a duemila miglia qualcuno ha offeso la sua religione (il modo esatto non lo sa, naturalmente, qualche giornale glielo ha raccontato), dimenticando (chissà perché?) le offese (ben più gravi) fatte alla sua religione da suoi fratelli
    i cristiani dicono quella cosa sulla pagliuzza e la trave... non conosco bene l'argomento (sono ateo) però sembra andarci bene...
    marcell_o

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  4. Leo... a me sembra che ti sia sfuggito un particolare: Omar ha visto solo il mullah inveire contro l'Occidente corrotto cosi' come tu hai visto soltanto l'ambasciata in fiamme e la folla in piazza. Omar ha ascoltato solo i suoi "sacerdoti" descrivergli la vergogna di un giornalista che prendeva in giro il suo profeta, parimenti tu ricevevi il bombardamento di dichiarazioni politiche "non si fa", "si fa ma non e' educato", "non si fa, ma se ce lo vietano lo rifacciamo"... insomma. Niente di nuovo: qualcuno ci nega la realta' e, spacciandoci paccottiglia per notizia, ci relega nei rispettivi mondi, dominati dai Prodi, dai Berlusconi, dai Bush e dai Mullah. E da quel centinaio di beoti che li seguono.

    Beoti in senso poetico, va da se'.

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  5. Ma credi davvero che nella maggior parte dei Paesi arabi la gente possa manifestare liberamente, fare e disfare quello che vuole? Credi alla genuinità dell'impulso di masse di ragazzini semianalfabeti, arruffate da imam ignoranti come loro che non muovono un sopracciglio di fronte alle ruberie e dello sfarzo delle locali dinastie feudali? Credi che noi si rischi,che la Danimarca rischi la faccia, con undici vignette su un tabloid, di fronte a chi vieta di erigere templi di altre confessioni, punisce anche con la morte ed il divorzio d'imperio la conversione ad altra religione (apostasia), pratica una vergognosa discriminazione di genere, sfrutta gli immigrati estremorientali trattandoli come minus habentes, vive nell'ignoranza più crassa crogiolandosi in un persistente medioevo, incarcera gli omosessuali, tollera i regimi più oscurantisti e liberticidi del pianeta? Credi che noi si faccia una cattiva figura verso tutto ciò, o verso quegli imam che godono delle libertà civili dell'occidente per lavorare contro di esse? Stai forse scherzando? (Milton)

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  6. Oppure tu hai capito male.
    Io credo che proprio perché i regimi sono oscurantisti e i ragazzini semianalfabeti, le possibilità di un arabo di schierarsi dalla parte dell'Islam contro l'occidente viziato aumentano.

    In questa situazione, se fossimo forti come crediamo di essere, non solo non accetteremmo le provocazioni, ma saremmo i primi a non provocare.

    Il problema è che non siamo affatto forti: ci stanno saltando i nervi, e provochiamo. Come se servisse davvero a migliorare la situazione nei regimi oscurantisti - quando è evidente che è il contrario.

    Ora, se il mondo arabo, per vari motivi (economici, politici, sociali) è una polveriera, la libertà di espressione dell'occidente non si difende scoccando una scintilla.

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  7. Leo... io ho capito benissimo. Il fatto e' che quelle vignette non possono provocare l'incendio di una ambasciata!!! In primo luogo perche' Omar non le ha nemmeno viste (perche' se gliele avessero mostrate avrebbero peccato)... secondo perche' se anche le avesse viste, ne' io ne' lui possiamo accettare che si senta provocato al punto da andare a sventrare un edificio. No, cakkio, proprio no. Non ci vuole una laurea in islamismo e nemmeno una in cattolicesimo per capire che quando il vicino di casa di Omar urla o magari scrive su un giornale "porco infedele" io NON POSSO nemmeno pensare che un qualche cattolico si senta ferito al punto da mettere a soqquadro l'ambasciata di un qualunque paese dove Omar risiede. E non puoi farlo nemmeno tu.

    Suvvia Leo, esci dal loop: qualche volta anche gli oppressi e i deboli fanno cazzate. E se leggi il post di Lia con un po' meno di ecumenismo sinistrorso, vedrai che sembra davvero la giustificazione del "sono cattivi perche' li abbiamo fatti incazzare noi, se ci ammazzano hanno ragione". E, insomma, la Fallaci e' una pazza, ma non e' che andando all'estremo opposto si trova la verita'.

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  8. la penso come leonardo. non so chi sia e sono capitata qui per caso, non so neanch'io come. Penso che i danesi sono deficienti e i francesi pure. E da quando hanno bandito il velo in francia, io giro col turbante sikh, a Roma. Mi tocca.

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  9. Siamo già a "la Fallaci è una pazza ma sotto-sotto".

    "qualche volta anche gli oppressi e i deboli fanno cazzate."

    Certo. Questo non mi autorizza a farle anch'io. La mia superiorità sugli oppressi e i deboli è tutta qui. Si chiama responsabilità.

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  10. Povero Omar.
    Il prossimo post lo voglio sul povero Arik, giovane colono della Cisgiordania, cresciuto in un clima di integralismo religioso ebraico che adesso si diverte a fare il tiro al bersaglio sui civili palestinesi. Povero Arik, come posso chiedergli di essere tollerante ? Intorno a lui tanti arabi che lo odiavano e lo volevano scacciare dalla sua terra. Gli hanno fatto studiare solo la bibbia che diceva che tutte quelle terre gli appartenevano e lui cosa deve fare ? Gli spara, no? Non posso chiedergli un ragionamento così complesso come il fatto che sparare ad altri esseri umani è male.

    La sinistra, bah

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  11. wile e-coyote - il punto non è fare cazzate, ma assumersene la responsabilità. Se offendo x in un qualsiasi modo, x protesta. Allora io rilancio: "Eh, ma come sei suscettibile, non hai il senso dell'umorismo!" Cioè sto dicendo che non ho avuto nessuna parte nel problema che si è creato, e che il problema è solo ed esclusivamente di x e delle sue insufficienze. No, è una doppia tramvata. Nessuno ci sta. Io quando qualcuno mi dice eh ma come sei suscettibile, penso sempre eh, ma come sei stronzo. Assumersi la responsabilità - la parte che ci compete - mi sembra sempre una cosa utile e ragionevole.

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  12. Beh Cragno, io non mi aspetto che il povero Arik diventi tollerante per miracolo. Mi aspetto che un governo serio lo costringa a spostarsi da lì.

    Ti risparmio il post successivo sul povero Cragno, anarchico emiliano. Intorno a lui tanti maestri distratti non gli hanno spiegato i rudimenti della tolleranza e del rispetto. Così è cresciuto con l'idea di avere tutti il diritti del mondo. Come possiamo pretendere da lui un pensiero critico? Come possiamo pretendere che sappia distinguere, per esempio, la maleducazione dalla libertà, le parolacce dall'ironia, la destra dalla sinistra? Non possiamo. Dobbiamo tenercelo così.

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  13. Questa storia dell'agnello che aveva, lui sì, provocato il lupo, della vittima che in fondo aveva "esagerato", del prendersela con la vittima ( eventualmente solo sgarbata od eccessiva, o p"rovocatoria" nell'esercitare il suo diritto ) ed eventualmente tenerla ferma mentre viene menata ( o mangiata ) è molto, molto antica...
    (Milton)

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  14. Continuiamo anche qui a scambiare gli abitanti del Medio Oriente per ignoranti, analfabeti, insensibili, rozzi e pure inculacammelli.
    Tra tutti i bloggers, solo Lia e Miguel hanno vissuto in Medio Oriente; sanno che parlare di Medio Oriente come entita' unica e' stupido come parlare di Europa invece di Italia, Germania, Francia e cosi' via.
    Pero' qui si continua a dire che Omar non ha visto le vignette; questo e' un atteggiamento razzista tipico del progressista, portatore di civilta' e, generalmente, con idee di sinistra.
    Il mito del "buon selvaggio" e' stato inventato da un progressista, non da un reazionario.
    Anche Leonardo commette lo stesso errore, mi dispiace dirlo. Lia nel suo ultimo post, per contatto diretto con chi e' giu' da' una notizia diversa.
    La storia delle masse oppresse e' vera, la storia delle masse TOTALMENTE ignoranti e' falsa.
    Pero' noi che scriviamo da Voghera e Roccacannuccia siamo tutti esperti in Medio Oriente.
    Discutiamo di posti che non conosciamo con la spocchia dell'antropologo pre-Malinovski.
    Che grandi che siamo.

    Stefano Calzetti

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  15. giusto per capire se Omar è simile a me oppure no. Per lui la Shoah è una offesa a tutto il genere umano oppure una invezione dei sionisti ? Perché, nel primo caso, credo si incazzerà parecchio con il direttore del quotidiano iraniano che ha bandito un concorso umoristico per vignette sulla Shoah.

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  16. Milton, rovesciamo l'esempio. Tu stai solo difendendo il diritto dell'agnello a provocare il lupo. Non mi sembra una gran battaglia.
    Resta fermo che l'agnello ha tutti i diritti. Anche quello di essere informato sugli usi e i costumi del lupo, sulle sue idiosincrasie e sulla sua sensibilità.

    Stefano, io non ho detto che l'abitante del medioriente è ignorante, analfabeta, insensibile, rozzo e pure inculacammelli. Qui si semplifica parecchio, mi sa (non ho neanche detto che Omar non ha visto le vignette: è stato detto nei commenti).

    Io faccio solo un calcolo: se quaggiù, nel crasso occidente, siamo così ignoranti da non conoscere un tabù fondamentale di una religione monoteista del mediterraneo; se siamo così arroganti da difendere una provocazione ridicola tirando il ballo la fondamentale Libertà d'Espressione; perché l'arabo-medio (che non esiste) dovrebbe essere meno ignorante e meno arrogante di noi? E' probabile che sia perlomeno ugualmente ignorante e arrogante. E siccome credo (vecchio stereotipo progressista) che la conoscenza e la tolleranza siano lussi che ci si può permettere solo a pancia piena; e siccome noto che loro sono più magri di me; ne deduco che non posso pretendere da loro più tolleranza e comprensione di quella che ho io.

    Riguardo alle battute sulla Shoah: se sono razziste, sono da condannare. Ma non sono sicuro che ledano un tabù fondamentale della cultura ebraica. Come ha detto Oz, credo, in questi giorni, gli ebrei hanno iniziato a raccontarsi battutacce sulla Shoah dal '45. Ahimè, mi rendo conto che Berlusconi una volta ha detto una cosa simile.

    Credo di poterla risolvere così: forse è meglio lasciare agli ebrei il diritto di scherzare sulla loro tragedia (ma poi ci sono gli zingari, i testimoni di Geova, i comunisti... insomma, non lo so).

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  17. Grazie Leo per la risposta puntuale.
    Bada bene, ho detto che hai commesso un errore, non che tu sia un mistificatore.
    So che per te Omar era una figura esemplificativa e chi ha detto che non ha visto le vignette non ha capito questo esempio.
    Si ripropone nel tuo commento una verita' oggettiva: l'essere umano e' fatto di contraddizioni e molti continuano a ignorare questo e a tirare dritto senza mai farsi domande.
    Si puo' essere poveri e acculturati, difficile si' ma e' possibile essere entrambe le cose; si puo' dire che statisticamente in un paese povero ci sono meno persone acculturate per difficolta' oggettive. Le persone ignoranti sono manipolabili, capita anche in Italia ma non sono "cattive" solo perche' ignoranti.
    Stefano Calzetti

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  18. Mi dichiaro soddisfatto, Leonardo. Dalla tua ammissione ( dialetticamente suicida ) che l'agnello, bevendo l'acqua, ha effettivamente provocato il lupo e non tenuto debito conto delle "sue idiosincrasie e della sua sensibilità". E' propio vero che, per dirla con Fedro, "il racconto è rivolto a tutti coloro che opprimono i giusti accampando falsi pretesti"

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  19. Dissento, caro Leo.
    La Shoah non è una faccenda dei soli ebrei. E' una offesa a *tutti* gli esseri umani.
    C'è un quotidiano iraniano che in nome della libertà di espressione (libertà di parola in Iran - ecco una bella battuta) ha bandito un concorso per premiare chi offende la Shoah. Ti ripeto la domanda: Omar, il tuo omologo, si incazza con il quotidiano iraniano ? E tu ?

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  20. Ti dico la verità.
    Io la Fallaci non ci perderei neanche la fantasia di rinchiuderla in un ospizio o in un centro specializzato in demenza senile.

    Ma non è questo.
    Provo una disistima sociale, storica, artistica e politica verso la Fallaci, eppure nel momento esatto in cui questi fanatici si sono scagliati contro l'Occidente dopo la vicenda delle VIGNETTE, un pensiero mi ha attraversato l'emisfero sinistro: "Vaffanculo, questi coglioni stanno dando ragione alla Fallaci". E' un fatto, ma purtroppo non è questione di fondamentalismo religioso o di altro: questa è gente la cui intelligenza è stata sommersa da millenni di polvere.
    [Ste]

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  21. Milton, tu rifiuti di capire un dettaglio importante.
    L'agnello non ha "bevuto l'acqua".
    L'agnello ha commesso una cosa, sapendo perfettamente che al lupo non piace.
    Questa "cosa" non è fondamentale come l'aria e l'acqua, per l'agnello. Direi anzi che è proprio una sciocchezza. L'agnello non aveva motivo di farla - salvo che sapeva che avrebbe dato noia al lupo.

    "La Shoah non è una faccenda dei soli ebrei. E' una offesa a *tutti* gli esseri umani"

    Sono assolutamente d'accordo. Ma ci sono sfumature di sensibilità.

    "Ti ripeto la domanda: Omar, il tuo omologo, si incazza con il quotidiano iraniano ? E tu?"

    Io sì, mi offendo. Anche Omar dovrebbe. Ma credo non tutti gli Omar lo faranno. A causa della rognosa situzione medio-orientale.
    L'ho anche scritto: "in molti regimi (la questione palestinese) è usata come valvola di sfogo sociale: si organizzano parate antisioniste per prevenire spontanee manifestazioni antigovernative".

    Agli iraniani viene offerta la possibilità di offendere gli ebrei, per compensarli dal divieto di offendere il governo. (Da noi succede qualcosa lontanamente simile: in tv non possiamo quasi più ridere dei politici, ma possiamo ridere di quanto sono scemi i personaggi del grande fratello).

    Naturalmente, visto che cerco di spiegar(mi) questa situazione, qualcuno penserà che la difendo.

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  22. Il tuo è un post che sarebbe stato perfetto fino a qualche giorno fa. Ne ho pubblicato uno dello stesso tenore sul mio blogguccio, il due febbraio, in cui equiparavo azione e reazione tacciandole entrambe di fondamentalismo imbecille. Ma da allora sono successe alcune cosette che non permettono più di cincischiare sulla ripartizione di torti e ragioni. E se fino a quattro giorni fa ero d'accordo nell'attribuire la responsabilità della vicenda all'ignoranza di quattro giornalisti scandinavi, oggi, di fronte a chi incendia chiese e ambasciate e uccide sacerdoti inermi, prendo posizione. Fra l'imbecille ignorante e l'imbecille assassino, sto con l'ignorante. E aspetto con ansia che qualche Omar di buon senso si faccia sentire, manifestando sì tutto il suo disappunto per la pubblicazione delle vignette infami, ma dissociandosi fermamente dagli eccessi cui assistiamo in questi giorni. Ma finora nessun Omar, o Abu, Alì o Othman si è fatto sentire. Nell'attesa, cominciano a ridiventarmi simpatici i vignettisti danesi.

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  23. Leo & co, un solo appunto: se davvero non sono ignoranti (in tema di vignette), allora sono pericolosi. E non ci voglio credere. La tolleranza cieca e colpevole che predichi, Leo, non ci potra' salvare se qualcuno non aspetta altro che una provocazione per ammazzare, sparare ed incendiare; alle brutte perche' ci sara' sempre qualcuno tanto interessato o tanto stupido da provocarlo... insomma, non so se sono lupo o se sono agnello, ma mi terrorizza l'idea che si possa davvero giustificare un omicidio per una vignetta. Non credo si possa e basta.

    E detto questo, i vignettisti danesi mi continuano a sembrare scarsini... non oso pensare che sarebbe successo se un Douglas Adams of un Kurt Vonnegut si fosse applicato all'Islam...

    ...e va da se'... quei quattro coatti che hanno incendiato la Moschea, stanno effettivamente dando ragione a certe follie della Fallaci.

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  24. ho scritto moschea... intenevo ambasciata... devo andare da un analista. uno bravo

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  25. lostraniero, non posso accettare il tuo ragionamento.
    Se A provoca B, A è responsabile di aver provocato B.
    Se in seguito B brucia l'ambasciata di A, B è ovviamente responsabile per i danni inflitti ad A. Ma A continua a essere responsabile di aver provocato B.
    Non dico che A "se l'è meritata". No. Ma continua a meritare di essere biasimato per la sua provocazione. Anche se nel frattempo qualcuno ha commesso un'ingiustizia più pesante su di lui.

    Wile, io non giustifico un assassinio. Cerco - per quel poco che mi pertiene -di evitare che le file degli assassini ingrossino.

    E poi non lo so. Qua sopra ho scritto un lenzuolo di spiegazioni, e ancora mi parli di "toleranza cieca". Al massimo ciarliera, ma cieca proprio no. Trovo molto più cieco chi si limita a dire "maledetti integralisti", senza capire. L'intolleranza può permettersi di chiudere gli occhi. La tolleranza mai.

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  26. Cosa ci fa più paura?

    Forse ammettere che criticare la nostra libertà di espressione, ma non tanto la libertà, quanto il modo con cui essa talvolta si esprime, significherebbe per forza dare ragione al diverso (in senso neutro)da noi, all’Islamico? Chi dice semplicemente: “Forse era meglio usare un pò più di intelligenza nell’uso delle vignette”, deve per forza essere condannato come sostenitore della censura di una libertà?

    Credo che sia necessario distinguere due punti, cosa che ci riesce difficile,lo so. Il primo è la possibilità,da parte nostra, di criticare un nostro diritto sacrosanto di esprimerci liberamente (perchè vi è un incontro di valori tra cui decidere, ad esempio); il secondo la necessità di condannare totalmente le violente proteste di questi giorni.
    Dobbiamo tenere distinte le due cose.
    Condannare le violenze non significa tacere una possibile critica contro le vignette.
    Criticare l’uso e il buon gusto delle vignette non significa essere in sintonia con le violente proteste, nè significa voler vietare la libertà di esprimersi. Nè ancora significa essere in balia di certa parte dell’Islam.

    Il problema reale, presente ma sottaciuto è semplicemente questo:
    Le violente proteste minacciano la nostra futura possibilità di esprimerci e di criticare certi aspetti dell’Islam?
    Saremmo tutti degli gnorri nel sostenere che questo non avrà alcun tipo di ripercussione su future prese di posizione nei confronti dell’Islam; anche se saranno proteste civili, l’idea di ripercussioni violente si ripresenterà ogni qual volta ci troveremo dinanzi alla possibilità di criticare o meno l’Islam. Se questo poi è un problema reale o probabilistico poco importa. Intanto, giustamente, ci si pensa anche 10 volte. E il pensarci può anche essere, forse in astratto, una limitazione al nostro esprimerci. Poichè non è una necessità naturale, ma un’imposizione esterna.

    Ma ci troviamo dinanzi così ad uno scontro di valori: da una parte il nostro diritto a criticare gli atti terroristici, dall’altro la necessità di esprimere critiche cercando di non offendere l’altro (che potrebbe avere una sensibilità nel riceverle diversa dalla nostra, giusta o errata che sia tale sensibilità)
    E’ una scelta tra due valori: scegliere di criticare l’altro anche a costo di offenderlo oppure scegliere di non offendere l’altro limitando un poco la mia possibilità di critica, e tale scelta,come qualsiasi scelta, non è mai semplice e priva di risvolti. La scelta a favore di un valore (per quanto giusto e importante sia) stuzzica sempre chi si fa portatore di un valore diverso da quello scelto(per quanto errato o giusto sia questo valore. Per una persona che si accontenta ce ne saranno cento che si lamenteranno e viceversa. E’ una scelta non tanto giuridica ma anche di tipo morale o etico.
    Forse l’ingenuità nel pensare che la risposta a tali vignette sarebbe stata del tutto priva di risvolti drammatici, o avrebbe di colpo prodotto un pentimento definitivo agli atti terroristici è la nostra più grave colpa. Sempre se tali vignette abbiano mai avuto tale finalità: Questo è un punto che sinceramente mi è ancora oscuro: l’utilità di queste vignette e tutto il giro dei: “Ma era un semplice concorso, era una critica utile etc…” .

    Sarebbe stato pericoloso e limitante la libertà chiedersi semplicemente “Hanno un senso quelle vignette? Possono essere prese come uno sfottò? Possiamo trovare altri modi per criticare l’estremismo? E’ così pericolo chiederselo? E’ così pericoloso per la libertà di espressione? E’ così pericoloso domandarsi come potrà reagire l’altro? E’ un segno di debolezza nei confronti del nemico?

    Il porsi questo problema non sarebbe stato un limite alla nostra libertà, ma un uso intelligente della stessa libertà. La libertà di poter dubitare o criticare in maniera costruttiva una nostra scelta, un’idea, una convinzione è forse il più prezioso regalo delle nostre società libere (ancora per poco, almeno credo, sic!).
    Ma nello stesso tempo non possiamo, nè dobbiamo accettare che giuste critiche esterne si palesino in atti vandalici e terroristici. Guai a dire che la nostra maggior paura sia il fatto che gli islamici abbiano criticato le vignette. La nostra maggior paura nasce dal modo in cui tali critiche si sono espresse. Ma dobbiamo esprimere ciò in maniera chiara altrimenti dimostriamo che l’errore degli islamici stà proprio nell’averci criticato e non solo nel modo violento con cui hanno protestato.

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  27. ciao raga volevo aggiungere che oltre a tutto quello che si è già detto ci sn anche differenze culturali..... vedete nei paesi occidentali fortunatamente abbiamo la democrazia ma nei paesi islamici, anche se tt i nostri "cantastorie" ci raccontano che anche in quei paesi la si puo istituire nn è vero x il semplice fatto che la loro forma di governo basata sulla religione la tetrarchia è l esatto opposto della democrazia e siccome sono cosi legati alla loro religione nn cambieranno mai idea e noi dovremmo farci sl i fatti nostri e pensare alla nostra di lebertà che ormai trova libero sfogo sl sul web.... ciao a tt da (qualiano) na

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  28. Ciao complimenti per il blog e per il post tutto da leggere.Ti invito a visitare il mio blog http://newsfuturama.blogspot.com/

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