Il governo italiano ha sospeso gli aiuti ai palestinesi

Il governo italiano ha sospeso gli aiuti ai palestinesi. Noi no. Donate all'UNRWA.

martedì 17 febbraio 2026

Ճանաչել զիմաստութիւն եւ զխրատ, իմանալ զբանս հանճարոյ:

Bassorilievo a Yerevan
DI EPOCA SOVIETICA. 
17 febbraio: San Mesrop Mashtots (361-440), alfabetizzatore dell'Armenia. 

Cosa rende una nazione... una nazione? È la Storia, sì, ma di cosa? È la cultura, ovvero? Potrebbe essere la letteratura, ma in che lingua? Allora forse è la lingua, ma quella cambia in continuazione. Questo tipo di domande, che forse avremmo dovuto dichiarare decadute un secolo fa, e invece rispuntano, probabilmente alla lunga si rivoltano su sé stesse, riportandoci al punto di partenza (una nazione è un insieme di persone definite dalla cultura che si produce nella lingua di quella nazione) confermando un'antica intuizione pragmatica: un segno rappresenta quel che tutti insieme vogliamo che rappresenti, vale per le smorfie come per i concetti che ci mandano in guerra. È tutto arbitrario, e allo stesso momento predeterminato da correnti umane non facilmente manovrabili. Ogni nazione decide per sé, di volta in volta, e da parecchio tempo in qua gli armeni hanno deciso che alla radice di tutto c'è il loro alfabeto. Il monaco Mesrop Mashtots, che l'avrebbe inventato all'inizio del V secolo per evangelizzare i suoi connazionali, non è l'unico alfabetizzatore a essere venerato come un santo (ne abbiamo ricordati altri due proprio questa settimana), ma per gli armeni è molto di più: il padre della lingua e quindi della patria, esaltato prima dai patrioti armeni, poi dagli intellettuali sovietici armeni, e in seguito dai nazionalisti armeni, tutti più o meno concordi su un punto: senza l'alfabeto, non ci sarebbe un'Armenia; gli armeni si sarebbero disciolti da millenni nel calderone mediorientale, come gli Assiri o i Medi o i Parti. Questo malgrado si abbiano notizie di alfabeti pre-esistenti a quello di Mesrop, e della produzione di Mesrop medesimo resistano poche tracce: qualche inno, alcuni versetti della Bibbia che però altri avrebbero tradotto integralmente dopo di lui e grazie a lui.  

La sua leggenda a ben vedere contraddice un altro mito fondativo della nazione armena, ovvero che sia stata in assoluto la prima ad aver adottato il cristianesimo come religione ufficiale già verso il 310 (e quindi 70 anni prima che l'Editto di Tessalonica facesse del cristianesimo la religione di Stato dell'impero romano). Un simile primato sarebbe dovuto alla fulminante opera di apostolato di San Gregorio l'Illuminatore, che dopo essere stato confinato in un pozzo per tredici anni da re Tiridate III, lo avrebbe guarito da un male incurabile, stimolando il sovrano non solo a chiedere il battesimo, ma a renderlo obbligatorio per tutti i sudditi. Potrebbe persino essere successo davvero, e non contraddirebbe troppo il fatto che il monaco Mesrop, nato cinquant'anni dopo, si ritrovasse a fare i conti con un popolo che ignorava i fondamenti della propria religione. Sono cose che sono successe altrove, ad esempio nelle colonie spagnole e portoghesi, dove gli evangelizzatori si trovavano spesso davanti a indigeni ignari di cristianesimo, ma formalmente già battezzati da qualche missionario molto sbrigativo. 

Può darsi che il successo di Mesrop, intellettuale di estrazione nobile, già cortigiano e poi monaco, sia in parte causato dalla situazione in cui si trova a operare, in uno dei tanti momenti storici in cui l'Armenia sembra decadere da nazione a "espressione geografica": dal 387 il territorio è spartito tra l'impero Romano a ovest e un regno formalmente indipendente, ma in sostanza satellite dell'impero Partico, a est. È in quest'ultimo che Mesrop vive e fonda monasteri, riuscendo però anche a ottenere il permesso di predicare in lingua armena entro i confini dell'impero romano, direttamente dall'imperatore Teodosio II che avrebbe incontrato a Costantinopoli. Poteva sembrare una situazione provvisoria, e invece l'Armenia non avrebbe ritrovato un assetto unitario fino a oggi: le successive invasioni arabe, turche, mongole e russe a complicare il quadro. Il fatto che gli sia stata attribuita anche la paternità di altri alfabeti (il georgiano l'albanese caucasico) mostra come l'autorevolezza di questo santo, morto nel 440, abbia oltrepassato i confini che nel Caucaso sembrano spesso insormontabili.

Անկասկած, սա գրագիտության սրբերի շաբաթն է. 14-ը գլագոլիցայի (որը հետագայում հիմք հանդիսացավ կիրիլիցայի) գյուտարարների և տարածողների՝ Կյուրեղի և Մեթոդիոսի տոնն էր. այսօր հերթը հայկական այբուբենի գյուտարար Մեսրոպ Մաշտոցի է. այն փաստը, որ նրան վերագրվում է նաև այլ այբուբենների (վրացական և կովկասյան ալբանական) ստեղծումը, ցույց է տալիս, թե ինչպես է այս սրբի հեղինակությունը գերազանցել Կովկասում հաճախ անհաղթահարելի թվացող սահմանները: Երբ Մեսրոպն աշխատում էր իր այբուբենի վրա, Հայաստանն արդեն մեկ դար քրիստոնյա էր. այն առաջին թագավորությունն էր, որը քրիստոնեությունը հռչակեց պետական ​​կրոն (301 թվականին), բայց հունական պատարագը անհասկանալի էր նրա հավատացյալների մեծ մասի համար: Հունական այբուբենի նշաններից սկսած՝ Մեսրոպը որոշեց մշակել նոր այբուբեն՝ 36 տառերով, որը արտացոլում էր հնդեվրոպական մյուս լեզուներից զգալիորեն տարբերվող լեզվի հնչյունաբանությունը (որոնց այն, այնուամենայնիվ, պատկանում է): Ժողովրդին նոր այբուբեն տալը նշանակում էր սուրբ գրքերի և պատարագի թարգմանության համար ճանապարհ հարթել ընդհանուր լեզվով. մի բան, որը Արևմտյան Եվրոպայում տեղի կունենար միայն տասնվեցերորդ դարում՝ բողոքական բարեփոխումների ժամանակ, իսկ քսաներորդ դարում՝ Վատիկանի երկրորդ ժողովի ժամանակ։ Ազնվական ծագում ունեցող մտավորական, նախկինում արքունի, ապա վանական, աստվածաբան և հիմների հեղինակ, Մեսրոպը հայտնվեց այն բազմաթիվ պատմական պահերից մեկում, երբ Հայաստանը, կարծես, ազգից վերածվեց «աշխարհագրական արտահայտության». տարածքը բաժանվեց Հռոմեական և Պարթևական կայսրությունների միջև, և ավելի ուշ ժամանեցին արաբներ, թուրքեր, քրդեր և ռուսներ։ Եթե նրանց հաջողվեց պահպանել իրենց լեզուն և մշակույթը, դա նաև շնորհիվ Մեսրոպի այբուբենի էր։ 


17 febbraio: San Teodoro di Amasea, soldato non proprio ignoto, ma abbastanza dimenticato.

Teodoro è un santo legionario come tanti. Tutto quello che sappiamo di lui ce lo ha raccontato Gregorio di Nissa: proveniente non si sa bene da quale centro urbano dell'Oriente, si trova di stanza nella località anatolica di Amasea quando l'imperatore Galerio Massimino promulga un editto riguardante l'obbligo dei legionari di sacrificare agli dei. Teodoro si rifiuta, il che potrebbe fare di lui un anticipatore della resistenza passiva, senonché decide di dar fuoco a un tempio di Cibele, maledetto vandalo e casseur. Viene pertanto torturato al cavalletto, e rinchiuso in una cella in cui dovrebbe morire di fame, il che però non accade. È dunque bruciato vivo il 17 febbraio di un anno che potrebbe essere il 306 come il 311: di lì a poco Costantino e Licinio avrebbero posto termine alle persecuzioni dei cristiani, per cui Teodoro è uno degli ultimi. Ma soprattutto Teodoro sarà, per diversi secoli, l'unico martire a portare questo nome, che soprattutto nella parte grecofona del Mediterraneo era molto diffuso: il che lo renderà molto più popolare di quanto la sua breve storia avrebbe meritato. Nel VI secolo sorgono monasteri dedicati a lui a Palermo, Messina, Ravenna, Napoli; a Roma, è ritratto in un mosaico nella basilica dei Santi Cosma e Damiano al Foro. A Venezia Teodoro (anzi, "Todaro") sarà il patrono più popolare fino al XII secolo, quando sarà soppiantato da Marco: ma la sua statua è ancora ben visibile accanto a quella di Marco sulle due colonne duecentesche della piazzetta che si affacciano sul molo. Todaro per l'occasione è ritratto mentre calpesta un drago-coccodrillo: il che ci fa pensare che la sua figura si stesse già confondendo con quella di altri santi soldati come Giorgio o Michele
La popolarità di Teodoro stava già declinando verso il Mille, quando al santo legionario capita una vera sfortuna: da qualche parte salta fuori un altro San Teodoro, anche lui militare ma con un grado decisamente più alto: generale. Anche la data sembra fatta apposta per generare confusione: il generale era morto martire il 7, il soldato semplice il 17. Fatalmente, le due figure finiscono per sovrapporsi, al punto che persino la scheda di Santiebeati, dopo aver descritto con molta chiarezza che si tratta di due santi diversi, conclude così: "Comunque trattasi della stessa persona commemorata in due giorni diversi". Ma come? Per quanto non sia certo la prima volta che un generale si prende la gloria di un suo sottoposto, è comunque un esito triste. Viva San Teodoro, quello semplice, quello del 17. 

Nessun commento:

Posta un commento

Puoi scrivere qualsiasi sciocchezza, ma io posso cancellarla.

Altri pezzi