lunedì 22 maggio 2006

- lo spettacolo nell'era in cui è da idioti pagarlo

Bisogna essere scemi

Scusate se continuo a parlarne come se me ne intendessi, ma il calcio è davvero una metafa potente. Come a dire che è tutta una finta, non è di calcio che si sta parlando qui.

Uno dei paradossi del calcio contemporaneo, ad esempio, è la selezione naturale degli utenti più scemi. Intendo dire che come molti altri servizi voluttuari, il calcio, nell'era della riproducibilità digitale e gratuita, è destinato a fare affidamento sugli unici che insistono ancora per pagare, vale a dire quelli che non apprezzano una partita di calcio per quello che è, ma ne fanno un feticcio, deformato da una serie di connotazioni extracalcistiche (attaccamento ai colori, campanilismo, cameratismo, non saper come passare la domenica pomeriggio, ricerca di un senso della vita). Ma i feticisti sono, per definizione, irrazionali e irresponsabili. Spero di non offendere nessuno se li definisco, per amor di brevità, scemi. Ebbene, l'industria del calcio oggi distilla i più scemi tra gli utenti, e ne diventa schiavo.

Cerco di spiegarmi meglio. Il grande problema dell'industria dello spettacolo, oggi, è farsi pagare. Questo, a causa delle tecnologie su cui viaggia lo spettacolo, autostrade dell'informazione, via banda larga o satellitare, che sono meravigliosamente efficienti e indispensabili, ma hanno un grosso difetto: sono insofferenti ai pedaggi. Appena individui un tratto dove mettere un pedaggio, tutt'intorno si mettono a fiorire le scorciatoie. Legali o meno. Di solito meno.

Ora, attenzione: fingiamo per amor di teoria che le persone siano catalogabili unicamente per la loro intelligenza: che non vi siano persone più o meno belle, simpatiche, abbronzate, stronze, furbe, ma solo più o meno intelligenti. Detto questo, chi saranno secondo voi i primi a trovare la scorciatoia per pagare meno un servizio (o non pagarlo affatto)? I più intelligenti e informati. È ovvio.
E chi saranno gli ultimi ad accorgersene e a smettere di pagare? I meno intelligenti.
Può darsi che lo facciano perché sensibili a un concetto di legalità, o per tradizione, per senso di responsabilità, attaccamento alla maglia, eccetera eccetera: ma tutte queste cose nel nostro modello non risultano, il nostro è un modello in bianco e nero in cui appare soltanto questo: chi continua a pagare per vedere una partita di calcio è un deficiente.

Naturalmente non è tutto bianco e nero, ci sono miliardi di sfumature: in alto (bianco puro) abbiamo l'ingegnere trafficone che guarda tutto via adsl sul sito pseudoclandestino – oppure ha clonato SKY – seguono sfumature di neve sempre più sporca (chi va al bar, chi ha approfittato della super-mega-offerta del mese), fino al grigio cupo di chi la partita la paga fino all'ultimo centesimo. E poi le varie sfumature di nero di chi la partita la va ancora a vedere allo stadio: tribuna, gradinate, curva. Nel nostro modello costoro sono i più scemi: pagano relativamente di più per usufruire di meno servizi (niente primi piani, replay, commenti) e per correre più rischi (fila al WC, pioggia, tafferugli, precipita dal terzo anello un ciclomotore). Nella realtà naturalmente non è così: non è idiozia quella che li porta allo stadio alla domenica, ma attaccamento ai colori, sano cameratismo, voglia di dare un senso alla vita… ma tutte queste cose nel nostro modello, purtroppo, non si vedono. Nel nostro modello, ripeto, l'utente che paga di più per usufruire di meno servizi è considerato il deficiente.
Si tratta anche dell'unico tipo di utente che porta soldi alla maggior parte delle squadre – i soldi di Sky e company, com'è noto, se li pigliano le grandi, quindi…

Quindi, diabolicamente, le squadre medie e piccole devono investire sugli utenti scemi: ossia quelli che invece di procurarsi un'adsl, una carta clonata, una carta vera, un amico che ce l'ha, un bar… preferiscono venire allo stadio, per tutti quei famosi motivi: attaccamento ai colori, necessità di passare il pomeriggio della festa scandendo cori a rischio di beccarsi ciclomotori e mazzate. Gli ultras, insomma. Gli unici abbastanza idioti da pagare per quel che vedono: le squadre si sono messe nelle loro mani.

Verso la fine, l'Impero Romano si basava su un tacito accordo tra Imperatore e plebe romana. L'Imperatore manteneva la pace tra i confini e continuava a distribuire razioni di grano gratis da tutte le regioni dell'impero: la plebe mangiava a sbafo e non rovesciava l'imperatore. In sostanza, il bacino del mediterraneo era soggetto all'appetito della plebe romana. Il calcio contemporaneo, che smuove miliardi, è nelle mani delle plebi di una ventina di città, che in virtù della loro idiozia (pagano per vedere ciò che è gratis su tutti gli schermi ad alta definizione del mondo!) possono fare e disfare squadre, cacciare presidenti e allenatori, addirittura creare bolle di illegalità garantita. Se io non posso saldare un debito, dopo alcuni mesi verranno a pignorarmi. Ma se sono il presidente della SS Lazio, posso saldare comodamente in una trentina d'anni. Perché? Perché il presidente ha un po' di plebe dalla sua parte, perché se la sua squadra fallisse quel po' di plebe ruggirebbe forte, e fa paura la plebe quando ruggisce.

Il paradosso, purtroppo, funziona per tutta l'industria dello spettacolo. Prendiamo la musica: perché negli ultimi dieci anni le major sembrano avere investito soltanto su sgallettate improponibili? Perché bisogna essere idioti per pagare una canzone, oggi, e gli idioti non sono sensibili a virtuosismi musicali, non hanno un grande orecchio per la melodia, ma sanno riconoscere un culo se gli balla davanti. Del resto è una corsa disperata: ormai anche un deficiente sa scaricare gratis un mp3 o una suoneria. Il settore musicale è più dinamico – il calcio è più lento. Ci sono un sacco di fattori cosiddetti 'culturali' (le tradizioni, l'attaccamento, il campanilismo) che ancora impediscono una manifestazione di idiozia pura. Ma la strada più o meno è tracciata: pian piano ogni riferimento vagamente culturale verrà via, come la farina dal setaccio, e sulle gradinate vedremo soltanto una congerie di scemi paganti. Giudicate voi quanto siamo vicini o lontani da quel giorno.

Spero di non avere offeso nessuno con questo pezzo, non era mia intenzione, mi state tutti simpatici. Ma mi è ancora più simpatica la realtà.

17 commenti:

  1. insomma, chi non la pensa come te è un utile idiota, mentre tu no perchè sei intelligente e informato.

    non ti sei chiesto se qualcuno possa credere alla corrispensione di servizio? il concetto che tu enunci non è molto dissimile dal condonismo e l'"arrangiamose" berlusconiano, con cui mi pare tu non trovi molti punti in comune. non stupirti se c'è chi aggira le tasse allora, ha trovato una scorciatoia, è intelligente e informato.

    il punto della legalità che, forse, va rispettata (e non mettere in un calderone la lazio, le tassazioni, perchè mi verrebbe da dire che allora cragnotti è intelligente) a tutti i costi. è facile non rispettarla e il danno di un mp3 scaricato è praticamente nullo. e allora? ho davvero bisogno di tutti quegli mp3? la mia vita era peggiore prima? magari posso devidere di comprare più dischi e selettivamente migliori.

    ne ho bisogno? perchè se il bisogno non esiste, ma esiste solo desiderio, questo diventa la mia personale sopraffazione.

    dave.

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  2. L'esempio del mondo della musica che hai messo in coda è il pensierino che mi vaga in testa da un po'. È anche il motivo per il quale rido pensando alle classifiche dei dischi più venduti. E, per un po', entra in sinergia con i due programmi fotocopia, sua raidue ed italia1, del sabato pomeriggio.
    Ormai c'è un filtro per chi ascolta musica, che fa percolare gli utenti, per accumulare i soli utOnti.

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  3. bel pezzo, leonardo, a 'sta cosa non ci avevo pensato.
    e gli ultras sono scemissimi, vero. però la differenza tra la partita adsl o via sky (sarà anceh che faccio il tifo per il trento che su sky e adsl non c'è) e la vera partita, allo stadio, è quella che passa, mutatis mutandis, tra il sesso virtuale e la vecchia sana trombata possibilmente con qualche preliminare*


    * "non sai cosa siano i preliminari? non preoccuparti, cara, nemmeno El Guapo lo sa" [i tre amigos]

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  4. Dave, io non c'entro proprio, non sono né intelligente né informato, il calcio lo guardo pochissimo.

    Il concetto che io enuncio è veramente l'arrangiamose. Non lo presento come un modello, ma come un problema. Oggi non ci sono gli strumenti per farci pagare quello che vediamo. Ci sono soluzioni alternative (sponsorizzazioni, spot, terrorismo mediatico del tipo: "chi masterizza è un borsaiuolo"), ma una soluzione semplice ed efficace non c'è.

    Se non sono un feticista della forma CD, se non ho un rapporto personale coi musicisti che dovrei mantenere, se non ho resti di sensi di colpa, non ci sono motivi logici per cui io debba rispettare una legge che nessuno è in grado di farmi rispettare. Ergo, quella legge è morta.

    Naturalmente esistono i bisogni, ma qui si stava parlando di consumi voluttuari: sport, musica.

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  5. Il mondo del calcio crolla su sé stesso.Io posso affermare che non è una novità: chi si ricorda giocatori che si vendevano le partite, “combine” d’ogni tipo e quant’altro?
    La crisi del calcio non genererà in me nessuna crisi di astinenza perché da anni ho constatato che l’intero mondo del pallone era una mela marcia.

    Fino ad oggi, decine di giornalisti "patentati" dell’informazione hanno intasato le scatole per ore (per capire se un arbitro aveva sbagliato oppure no). Milioni di italiani hanno sprecato ore per uno spettacolo completamente fasullo.
    Qualcuno può ragionevolmente pensare che il mondo dell’informazione sportiva fosse all’oscuro di tutto?
    E’ veramente difficile da sostenere.
    Pensiamo a come lo stesso mondo dell’informazione tratta per cose assai più importanti come la guerra, la situazione economica, l’energia e la giustizia ?


    In realtà, è il sistema dell’informazione ad essere crollato su sé stesso – prima di quello del calcio.

    Il vero “buco nero”, però, è la carta stampata dove – grazie al finanziamento governativo concesso ai giornali di “area politica” (600 milioni di euro l’anno) – il potere politico ha in mano i “cordoni della borsa” per controllare cosa scrivono migliaia di giornalisti, controllati a loro volta da centinaia di direttori, i quali sanno bene che non possono correre il rischio di scontentare i loro mecenate. I quali, a loro volta, per controllare l’informazione usano i soldi pubblici, ossia i nostri.
    Non vorremmo che a questo asfittico mondo dell’informazione fosse sfuggito che un certo Licio Gelli ha manovrato per anni la politica italiana come Moggi ha fatto nel calcio, oppure che qualche parlamentare si sia lasciato “comprare” come gli arbitri.
    Senza calcio si può anche sopravvivere: senza limpida informazione si finisce per diventare una landa d’automi lobotomizzati, gente senza speranza che si racconta storie mai avvenute, oppure storie accadute e mai conosciute. Enrico Mattei, Piazza Fontana, Ustica, Bologna, Ilaria Alpi…che in Italia sia esistito un “Moggi” che non s’occupava di calcio.


    Breve sunto di Carlo Bertani – 17 maggio 2006 tratto da disinformazione.it

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  6. complimenti per l'ignoranza, il pezzo sarebbe anche bello, il problema è che non sai di quello che parli!!!

    Pier

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  7. L'autore riconsce che non è idiozia, ma che i valori degli "scemi" non si vedono. Equivale a dire: sì non siete scemi ma vi fate trattare come tali.
    Bene allora vi dirò, a me di fare la figura dello scemo non frega un caXXo. Non sono scemo nè sono così ottuso da non vedere che mi ritengono tale, come un pollo da spennare... semplicemente quelle cose che l'autore indica come valori non visibili io li sento e li vivo senza preoccuparmi che qualcuno ci speculi sopra, perchè viverli è bello, mi piace...
    Vedere dal di fuori il modello e catalogarlo per me è fuffa inutile. lui qua ragiona secondo metri che non sono i miei, ma appunto i LORO. Quindi inevitabilmente quello che scrive finisce per essere una stronzata immane.

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  8. ok, va bene quello che dici, bello anche il paragone con l'impero romano e quant'altro...
    ma tornando al parallelo con la musica, seguendo il tuo ragionamento non avrebbe neanche senso andare a vedere un concerto live, perchè tanto la stessa musica la si può avere gratis. e questa è chiaramente una cavolata.
    mi potresti obbiettare che in un concerto il gruppo suona in modo diverso rispetto al disco, ma allora ti dico che allo stadio quello che vedi è diverso da quello che vedi in tv secondo tutti i punti di vista "sensoriali"..
    quindi ti chiedo, ma tu, caro leonardo , allo stadio ci sei mai stato?

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  9. Commento tecnico informatico, non inerente al calcio del quale felicemente non so una cippa.
    Su firefox se non usi le loro controparti HTML, tutte le accentate se ne vanno in punti interrogativi. Creano suspanss ma il sugo del discorso se ne va.

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  10. Il business oramai domina spesso sulla qualità del prodotto.
    Ognuno deve comprendere informandosi e valutando di volta in volta.
    Per fortuna c'è la libertà, forse...

    Morgan

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  11. L'anonymous informatico di prima, guardando da un altro firefox, ora legge i testi bene.
    Se hai corretto qualcosa, complimenti.
    Altrimenti, uno dei miei firefox chiede revisione

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  12. la seconda (a volte con firefox salta la codifica dei caratteri).

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  13. C'è chi si sente attaccato da Leo domenticando di capire qual'è il centro del discorso di Leonaro.
    Nessuno di vai ha fatto caso a questa frase: "vale a dire quelli che non apprezzano una partita di calcio per quello che è".

    Guardare una partita di calcio è uguale da casa o allo stadio. Tutto ciò che vive intorno alla partita di calcio è qualcosa di extra calcistico che non ha nulla a che vedere con la partita di calcio in sè.

    Ma chi ci và "realmente" allo stadio per vedersi una partità? Chi può farlo comodamente da casa lo guarda da casa pagando o meno, truffaldinamente o meno.

    Una partita di calcio vista da casa o allo stadio non perde nulla in se e per se. Lo "spettacolo" è sempre quello. Tanto è vero che l'utenza che realmente si vedrebbe la partita di calcio preferisce farlo a casa, magari pagando Sky.

    Il punto fondamentale è che si paga per andare a vedere non una partita di calcio, ma per avere una serie di "pseudo sensazioni" che leo definisce correttamente Come "un feticcio, deformato da una serie di connotazioni extracalcistiche (attaccamento ai colori, campanilismo, cameratismo, non saper come passare la domenica pomeriggio, ricerca di un senso della vita). Ma i feticisti sono, per definizione, irrazionali e irresponsabili."

    Salvatore

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  14. @salavatore: ma io non è che mi sento attacato da leonardo, ci mancherebbe, tentavo, nelle mie capacità mentali di fare un ragionamento, facendo un parallelo con un concerto live che secondo me confutava l'idea di fondo del post..

    a titolo d'esempio, io allo stadio ho iniziato ad andarci solo quest'anno, preso da questa insana passione e ti assicuro che aldilà di tutte quelle altre esperienze extracalcistiche (anche se l'attacamento ai colori non lo definirei extracalcistico) è proprio la partita, la percezione dell'agonismo che cambia radicalmente e per me in meglio..lo spettacolo non è sempre quello, come dici tu..giusto per dire: in tv mi fanno vedere una parte del campo secondo logiche di spettacolarizzazione dell'immagine che non è detto che corrispèondano ai miei gusti, allo stadio decido io cosa guardare, dove concentrare la mia attenzione

    ritornando al paralello con la musica, non mi si può dire che qualsiasi concerto di qualsivoglia gruppo visto da un file scaricato da emule è meglio del proprio corrispettivo reale..

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  15. Il pur sempre interessante Leonardo fa una operazione di semplificazione suggestiva ma erronea, e Salvatore lo segue illustrandone benissimo sia la logica cristallina che l'errore di fondo.

    Inserire in "connotazioni extracalcistiche" cose completamente differenti dal punto di vista sportivo, etico, morale, filosofico, esistenziale, porta molto fuori strada dalla comprensione del fenomeno.

    Sarebbe un po' come dire "cosa vado a fare ad un concerto se:
    1) sto scomodo, in piedi e in mezzo a sconosciuti
    2) pago dalle due alle cinque volte il prezzo di un cd (e tralasciamo pure il ridicolo costo di emule)
    3) ascolto un suono probabilmente distorto e mal equalizzato per punto preciso in cui mi trovo
    4) non posso cambiare la scaletta, mandare avanti i pezzi che non amo o far rieseguire quelli che preferisco..

    ecc.ecc. (si capirà che posso andare avanti all'infinito).

    ora, vogliamo decidere che per tutte queste motivazioni dal punto di vista "musicale" chi va ad un concerto è (sostanzialmente) un cretino?

    Facciamolo pure, ma teniamo sempre presente che stiamo confinando nell' "extramusicale" tutte quelle componenti che rendono fattibile un concerto:
    1) essere lì, ora, in quel momento irripetibile al mondo
    2) avere vicino persone che danno a quel momento lo stesso valore che gli dai tu (feticisti? occhei)
    3) interagire (sia pure in ottica di massa e non di individuo) con gli attori principali dello spettacolo: esaltarli, incitarli, suggerirgli cose da fare, eccetera eccetera...

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  16. a pensarci ancora meglio, in fondo, tutto dipende dalla finalità che si assegna a qualsiasi azione di cui si intenda godere.
    Voglio solo ascoltarmi la musica?
    Allora me la posso anche sentire nello stereo.
    Voglio solo osservare l'andamento di un evento sportivo?
    Allora me la posso anche vedere su Sky.
    Voglio solo esprimere il mio disappunto per un disegno di legge?
    Allora posso anche mandare una email al Consiglio dei Ministri.

    Se però voglio PARTECIPARE ad un evento, dovrò alzare il sedere da questa poltrona.

    Per godermi un concerto, per tifare la mia squadra, o per partecipare ad una manifestazione per la pace...

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  17. Io non sopporto intellettualmente chi prende il calcio e la riduce a una cosa per scemi. La solita menata dei 22 bolliti in mutande che rincorrono una palla; i milardari pagati per giocare a pallone e bla bla bla bla.

    E' solo questo che non bisogna fare.
    [Ste]

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