martedì 24 ottobre 2006

- la Storia non ci insegna nulla, 2

Chi non ha memoria, non ha... non ha... non mi ricordo

Più cresco (più invecchio) più accumulo sospetti sulle cose che mi piacciono.
Per esempio, la Storia. Mi è sempre piaciuta. Come il vino. E proprio come il vino, comincio a diffidarne. Ho il sospetto faccia male. Di sicuro ha fatto male a tanta gente intorno a me, e chi sono io per scamparla? È una malattia, la Storia. Ti impedisce di guardarti attorno.

L’ho capito ieri sera, per l’ennesima volta. Era l’anniversario dei fatti di Budapest. Io so - più o meno - cosa è successo a Budapest nel 1956. Ma se anche non lo sapessi, in questi giorni l’avrei imparato: mi bastava guardare un tg Rai. Per dire che certe volte siamo ingiusti, nei confronti della tv pubblica. In realtà anche i tg (un po’ come me, come noi) hanno un debole per le digressioni storiche. Non vedono l’ora di imbroccarne una. Sul tg1 di ieri sera era tutto un polemizzare con Togliatti, che se ci pensate è fantastico. È morto nel 1964, Togliatti: ma avreste dovuto sentire, ieri sera, Paolo Mieli come gliele cantava.

Gliele ha cantate così bene e così a lungo, che non è rimasto del tempo per spiegare cosa sta succedendo in questo preciso momento a Budapest. Le immagini mostravano manifestanti intorno ai carri armati, fumogeni tirati ad alzo zero. Non erano le solite immagini in bianco e nero: era Budapest Oggi, anzi Ieri, 23 ottobre 2006. Lo speaker parlava di contestazioni violente, senza troppo spiegare da parte di chi e perché. Perché non era così importante, dopotutto. L’importante è che nel 1956 Togliatti aveva torto. Ecco, quando dico che la Storia è pericolosa, penso a questo tipo di cose.

A volte la Storia ci prende talmente la mano, che il nostro presente scompare. Nel 2006 l’Ungheria è nell’Unione Europea; Budapest è praticamente la periferia di Trieste (o se preferite, Trieste è di nuovo il porto di Budapest); una manifestazione repressa coi carri armati in una capitale dell’Unione Europea dovrebbe avere i primi titoli, e ispirare commenti allarmati. I cronisti dovrebbero per prima cosa spiegarci cosa sta succedendo, chi è che protesta e perché. E invece no, non c’è tempo. Il 2006 scompare, di fronte alla necessità di ricordare il 1956. Non è stato nemmeno fatto il nome del premier ungherese – l’oggetto della contestazione – e del movimento che la ha organizzata. Però è stato inquadrato Palmiro Togliatti. Che nel 1956 aveva torto, ormai non c'è dubbio al riguardo.

Vien da pensare. Chi è che nel 1956 minimizzava gli scontri di piazza? Il PCI, il PCUS. E oggi chi li minimizza? Un po' tutti. E il bello è che lo facciamo proprio mentre stiamo rinfacciando a Palmiro Togliatti (che è morto) i suoi errori. E se gli scontri di piazza di questi giorni fossero il preludio di qualcosa di importante, di qualcosa che non avevamo assolutamente capito? Tanto peggio. Forse ne parleranno i tg Rai del 2056.
Forse i tgRai del 2056 ricorderanno gli errori di... che so, Maurizio Gasparri. Che magari non avrà minimizzato una rivoluzione. Però ieri ha difeso a spada tratta un ex agente KGB che governa da solo una Russia post-sovietica ma ancora molto pre-democratica. Con questi argomenti: "Putin è un amico nostro, un amico di Berlusconi [...] Tra lui e Prodi, Putin ha sempre ragione, qualsiasi cosa dica. A prescindere, come diceva Totò". Per dire che si divertiranno, i nostri nipoti, nel 2056.

Questa nostra ansia di Storia è paradossale: non ha precedenti storici. Nel 1956, giusto per fare un esempio, quando gli ungheresi scesero in piazza, il tg italiano (ce n'era uno solo) si affrettò a parlarne. Gli italiani del 1956 avevano un genuino desiderio di sapere cosa stava succedendo a Budapest nel 1956. Era una città lontana, dall'altra parte di una cortina di ferro: ma era attuale, era importante, era il 1956. Probabilmente i telespettatori non avrebbero gradito una digressione di cinque minuti su quel che era successo nel 1906. Cinquant’anni erano tanti, erano una vita. Adesso un cinquantenario fa notizia.

Adesso passiamo il tempo a litigare – non sulla finanziaria, no, quella riesce a smuoverci appena per una settimana – ma sulla Resistenza. E non parlo di Giampaolo Pansa, che ha trovato la sua miniera d’oro e continua a rivendere più o meno le stesse stragi una volta all’anno, sempre con l’aria di chi scoperchia una tomba fresca. Né dei suoi lettori, che a sessant’anni di distanza ancora non si danno pace. No, io parlo principalmente di quei poveretti che si prendono su da Roma, dico, da Roma, per venire a contestare Pansa a… Reggio Emilia. E sono giovani! E non hanno evidentemente nient’altro di meglio da fare, nessuna lotta un po’ più attuale da portare avanti. No. L’attualità non c’interessa. Il precariato diffuso, lo scontro sociale camuffato da conflitto di civiltà, la mutazione camorristica della società… tutte cose interessanti, ma se permettete, la Storia ci interessa di più. Ci interessa difendere la memoria della Resistenza. Il presente è un dettaglio. Lo difenderanno i nostri figli, se ne avremo.

Una volta ho letto su un libro di un calcolo, secondo il quale questo è il periodo storico in cui il numero dei vivi ha sorpassato quello dei morti. La cosa mi aveva molto impressionato: quindi vivremmo nell’epoca più importante della Storia, quella che le contiene tutte. I drammi del passato sarebbero solo una pallida eco di quelli che viviamo noi – le conquiste del passato, solo un timido abbozzo delle nostre conquiste. Era un’idea che mi piaceva molto, perché mi aiutava a inserire la Storia nel suo giusto contesto. Non voglio dire che non sia importante, la Storia. Esiste. Ci influenza. Ma solo come ci influenzerebbe una vecchia regione inserita in un mondo che cresce ogni giorno. Immaginatele proprio così, come una piccola nazione in bianco e nero, con Togliatti e le foibe (e Napoleone e Tutankamon) circondata da altre nazioni a colori, che ogni giorno spostano i propri confini un po’ più in là. Ecco. Questa è la Storia, questo è il posto che dovremmo darle. Ne avrei scritto prima o poi.

Ma ho controllato su Internet: pare che quel calcolo sia una sciocchezza. I Morti sono ancora di molto superiori ai Vivi. E si sente, lasciatemelo dire.

(E adesso via, largo ai commenti su Togliatti).

17 commenti:

  1. bisognerebbe sapere sia cosa è successo nel '56 sia avere tempo, voglia e possibilità di informarsi e approfondire cosa sta succedendo adesso, mia banale opinione.
    Per il resto, ma che calcolo è quello morti contro vivi?
    Si intendono i vivi oggi contro tutti i morti nella storia del mondo? ma questi ultimi non si possono calcolare se non con stime e approssimazioni...ok, dò un'occhiata al link!

    Ceci

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  2. ...questa cosa poi non l'avevo ancora pensata...
    Non sono molto ferrata in storia, anche se ritengo che conoscere il passato sia fondamentale per interpretare il presente e ipotizzare sul futuro...certo è, come dici tu, che poi bisogna anche sapere del contemporaneo avvenire.
    ;-)

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  3. Perchè arrovellarci sul presente visto che non avremo un futuro?

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  4. Comprendere la storia sarebbe un'ottima cosa, ma a patto di scegliere le fonti idonee, non i bla bla bla troppo spesso da un canale televisivo all'altro. Libri, libri seri.
    La cultura si ottiene con impegno non con le chiacchiere, non pensi?

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  5. a parte l'esagerazione in grassetto sulla repressione coi carri armati (quella era quella del 56, nn fare confusione anche tu) il post è meritevole.
    però a ben guardare l'attenzione dei mass media nostrani alla storia ha in reatà molto a che fare con la cronaca.

    il paradosso che abbiamo vissuto negli ultimi dieci e rotti anni, più o meno dalla discesa in campo di b. tanto per capirci, è che all'omologazione sostanziale della proposta politica da parte di tutti gli attori sui temi che contano, quelli economici (la "struttura" marxiana), ha fatto da contraltare un'esasperazione artificiosa dei toni (assolutamente sovrastrutturale) nel teatrino mediatico.

    siccome le campagne elettorali sono condotte a furia di "comunisti che portano miseria, morte e distruzione" è ovvio che il 56 di budapest suoni più importante dello 06.

    poi il 56 è semplice, manicheo. di là i buoni di qua i cattivi, è facile da rappresentare. lo 06 per niente. (mi sembra di averti sentito fare un discorso del genere a prosito di qualcos'altro)

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  6. E le colpe di Cavour? Chi ha mandato i soldati in Crimea? Cavour!
    Il Sabaudo

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  7. Un carro mi è sembrato di vederlo davvero: forse è quello d'epoca che a un certo punto è stato occupato dai manifestanti.

    $piccoli gruppi che si sparpagliano e improvvisano trincee di cassonetti e perfino il furto di un carro armato d’epoca, esposto in piazza Erzsebet ma subito bloccato da un blindato della polizia con cannone ad acqua.

    "La cultura si ottiene con impegno non con le chiacchiere": sta bene; se però la cultura ci serve solo a chiacchierare del passato, forse potevamo anche farne a meno. Studiare il 1956 ci aiuta a capire cosa succede a Budapest nel 2006? Mah, secondo me per capire la situazione bisognava prestare più attenzione a quello che è successo a Budapest negli scorsi due mesi. Poi, certo, per chi vuole approfondire ci sono i libri: ma se non capiamo nulla di quello che ci accade intorno, la responsabilità è dell'informazione.

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  8. La repressione a Budapest nel '56 era un frutto odioso della logica di contrapposizione tra blocchi. Esattamente come lo furono nei decenni successivi il regime dei colonnelli in Grecia, l'invasione della Cecoslovacchia o il golpe di Pinochet in Cile. Nessun popolo poteva decidere in reale autonomia dove collocarsi e se qualcuno provava ad uscire dal suo compartimento stagno bisognava impedirlo ad ogni costo, e ciò non per crudeltà, ma per realpolitik, per la necessità di ciascuna superpotenza di contenere quella
    avversaria. Oggi non viviamo più quel mondo, come si sa, grazie al collasso di una delle due parti in causa.
    Dimenticare questa storia sarebbe ingiusto e per questo non tutti gli anniversari sono uguali: il '56 non vale il 1906.
    Tuttavia la ricorrenza non dovrebbe solo servire a ricordare, ma anche misurare una distanza: oggi non viviamo più la situazione di cinquanta anni fa.

    Perchè allora questa storia ci interessa tanto e l'attualità è tralasciata?
    Probabilmente perchè la polemica storica diventa utile alla polemica politica, in tempi e luoghi in cui il comunismo
    è diventato uno spauracchio da agitare per mobilitare un certo elettorato (da notare che anche in Ungheria la destra non è scesa in piazza ieri per caso, ma per appropriarsi della memoria del '56, sapendo che una manifestazione il giorno del cinquantenario avrebbe avuto maggiore risonanza e valore simbolico).
    Pensare al 2006 non è complicato in sè, infatti la considerazione del presente è sempre più incerta del passato, ma forse apre troppi interrogativi su quale Europa e quale mondo stiamo vivendo.

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  9. D'accordo sull'uso della storia in un contesto cronachistico (il TG che parla di Togliatti e non di oggi). Ma non sulle contestazioni a Pansa. A parte che molte di quelle persone che vanno in giro a contestarlo sono spesso persone che fanno anche altro nella vita, e più legato al presente - mi sembra che la memoria della resistenza antifascista vada mantenuta viva, soprattutto in un paese dove si muore accoltellati perché si esce dalla festa "sbagliata" o vi sono centinaia di assalti armati di chiara origine fascista.
    Per questo considero fastidioso un Mieli che discetta su Togliatti (che fra l'altro, mi sembra che la sinistra abbia smesso di difenderne le ragioni ormai qualche anno fa), mentre l'antifascismo, anche di memoria, va mantenuto vivo.
    Cioè, il lavoro da fare è doppio: memoria e presente, le radici e le foglie, senza dimenticare l'albero.
    Se Pansa ritiene sia giusto fare quello che sta facendo, beh, non vedo perché non sia giusto contestarlo (in modo pacifico: i fischi in pubblico li ritengo tali, sia chiaro).

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  10. @AdV: Oggi i popoli possono decidere in reale autonomia dove collocarsi? Stai scherzando, vero?

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  11. Si è scritto molto in questi giorni dei fatti d'Ungheria.
    Ora si ciancia, si grida, si danno giudizi. Facile.
    Facile dire che Togliatti sbagliò. Da non dimenticare, anche, che anche l'Europa e gli Usa sbagliarono. Nessuno alzò un dito per l'Ungheria allora.
    Però io dico che qualcuno, invece, va salvato.
    I comunisti eretici, quelli che credono nel comunismo un po' come i veri cattolici credono nel Vangelo.
    Nel Vangelo sta scritto che è più facile che un cammello entri nella cruna di un ago che non un ricco nel regno dei cieli.
    Nei libri di marx non sta scritto da nessuna parte che debba esistere una Stato counista.
    Uno stato comunista è una sorta di ossimoro.
    Loro e gli anarchidi dissero allora che la rivoluzione era stata tradita; ma lo dicevano prima e lo dicono oggi, a pieno diritto.
    Comunque, il discorso è lungo.
    Su Pansa: concordo col padrone di casa.

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  12. Temo che i Morti saranno sempre "di molto superiori ai Vivi".
    L'uomo è un animale conservatore. Stare tra i Morti difendendo i propri morti dà
    un grande senso di sicurezza. Il problema è che la sicurezza è soporifera.
    Va da sè che Imparare dalla Storia è sempre stato un precetto tanto nobile quanto disatteso.
    Credo che ciò sia dovuto al fatto che se l'umanità ha fatto passi da gigante nella Conoscenza, i suoi bisogni sono rimasti preistorici. E la Storia non dà risposte ai bisogni ma è lì a certificare che esistono.
    Così la lettura speculativa è l'unica che paga (poco e male).
    Se posso aggiungere un fotogramma all'immagine delle nazioni, noterei anche il confine di quella in bianco e nero spostarsi - nella stessa direzione - e come sono strette le nazioni a colori - un'umanità frontaliera.

    ...e comunque Pansa ha veramente rotto...

    sto invecchiando.

    guido

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  13. Finchè ci saranno milioni di idioti senza un cervello che vanno a messa inginocchiandosi davanti ad un morto (mai esistito per come gli viene raccontato), credete forse che il mondo sarà di noi vivi?

    Fatemi il piacere di stare zitti. Almeno.

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  14. Faccio una breve precisazione sollecitato dall'anonimo.. Non intendevo che oggi i popoli possono decidere in autonomia dove collocarsi, ma solo che fino all'89 il mondo era diviso in due blocchi e nessuno Stato poteva cambiare sfera di influenza senza creare un terremoto geopolitico. Oggi la cortina di ferro non c'è più, ma ciò non significa che ci sia maggiore autonomia effettiva.

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