giovedì 23 novembre 2006

- venere di caucciù

Just Tell That Kate Moss Ain’t Pretty

Ma al di là di ogni discorso serio in merito, a voi Kate Moss piace? sul serio? Ok, ve la mostrano in tutte le salse, la riconoscete, vi spiegano che è bella, più o meno la stessa trafila della Gioconda. Ma vi eccita? Vi ispira?

A me no. Kate Moss non mi piace. È secca, è cruda, è morta.
Se Kate Moss ci provasse con me, non ci starei.
Se Kate Moss insistesse con gentilezza, forse cederei; mai stato bravo a dir di no – ma chi l’ha detto che poi ce la farei? Forzato a commettere atti sessuali con Kate Moss, probabilmente mi sorprenderei a chiudere gli occhi e fantasticare sulla vicina di casa chiattona.
Se io e Kate Moss rimanessimo unici superstiti sul pianeta Terra, mi estinguerei. Meglio estinguersi da uomo.
Se smonti la vecchia Barbie di tua sorella, le riempi il bustino di ghiaccio tritato e le sbianchi il bel pigmento rosa, quello che ottieni è più o meno la proiezione plastica di quel che provo per Kate Moss.

E non me ne vergogno. Ci stamperei dei manifesti, se servisse a qualcosa. Maschi di tutto il mondo, ditelo forte e chiaro: Kate Moss è un mucchietto di ossa puzzolenti di Chanel che non ispira sesso a nessuno!

...Ma non serve a niente. Assolutamente. Alle bambine piace Kate Moss, Kate Moss è fatta per piacere alle bambine, e il parere del maschietto non c’entra. Non è il maschietto che costringe la bambina a mutilarsi a morte. La pulsione suicida che porta un’adolescente all’anoressia (sbandate bulimiche annesse) ha assai poco a che fare con l’altro sesso.
(Forse ha più a che fare coi bambolotti. Se passa di qui un esperto di età evolutiva, mi spieghi questa cosa: perché tra l’infanzia e l’adolescenza il bambino e la bambina devono trastullarsi con giocattoli e proiezioni omoerotiche? Perché il bambino deve passare dal bambolo di He-Man alle telecronache di wrestling? Perché la bambina deve diventare una stilista di Barbie e bambolotte consorelle? Era così anche in passato, o è una novità dell’era del caucciù? Non avrà per caso qualcosa a che fare col crollo demografico?)

Il percorso anoressico-bulimico è lastricato di caucciù, riviste patinate, corsi di danza. L’altro sesso è raramente interpellato: a volte è una proiezione remota, il più delle volte semplicemente assente. Del resto è noto: quando alcune di queste amebe ermafrodite, terminato il cursus honorum specifico (concorsi di bellezza, sfilate, ecc) tentano la strada della televisione (dove è ancora il maschio che comanda), devono necessariamente carrozzarsi con quegli attributi sessuali secondari che fino a quel momento erano inutili.

La donna “secondo il maschio” l’abbiamo sotto gli occhi da secoli: da Picasso a Giorgione su su fino alla Venere di Savignano. Se volete è un mostro deforme anche lei, una sovrastruttura maschilista, ecc ecc… ma non somiglia a Kate Moss. Kate Moss è un incubo tutto femminile, questo è il guaio. La prima generazione di donne ad affrancarsi dalle proiezioni maschili ha partorito Kate Moss. Teniamone conto, prima di chiedere ad altre bambine di altri mondi di togliersi il velo.
Non vorrei dover dire che c’è più libertà sotto un velo che in una strada tappezzata di Kate Moss. Sotto un velo fa caldo, questa è l’unica cosa che so dei veli. Ma immagino che possa fare comodo un riparo, quando Kate ti fissa dal cartellone.

***

Ciò che rende tanto angosciosa questa fine 2006, secondo me, è che ormai abbiamo sviluppato un’abilità spaventosa a discutere dei nostri problemi. Ma non abbiamo ancora sviluppato nessuna capacità di risolverli.
Passiamo da uno scandalo all'altro, e sono tutti gravi: la cocaina, il malaffare nel calcio, la camorra, il bullismo, l’anoressia. A volte arrestiamo anche i protagonisti. Qualche vittima sacrificale ogni tanto: Luciano Moggi, gli studenti di Torino. E qualcun altro che se la cava con un quarto d’ora di ignominia: la Gregoraci, Kate Moss. Però i problema li vediamo. Non siamo come gli struzzi, noi. Ci andiamo a sbattere in piena consapevolezza.

Parliamo anche di anoressia in tv! con Bruno Vespa e tre stilisti che garantiscono che la moda non c’entra per niente (“è un problema psicologico”). Gente che spesso in Italia si rifiuta di commerciare la taglia Quarantasei. Persone con nomi e cognomi su capi che non produciamo più, ma che vendono a peso d’oro. Alle nostre bambine. Li vediamo, li conosciamo, sappiamo l’entità del danno che ci arrecano, ma non riusciamo a fermarli. Del resto sono la nostra gloria, il Made in Italy.

Siamo cresciuti male, sarà questo. Da una parte la tv ci ha insegnato a cercare tutto il piacere nel nostro corpo: gonfiarlo, asciugarlo, trasformarlo nel nostro bambolotto di caucciù preferito. Dall’altra parte il Papa ci sconsigliava l’uso dell’unico pezzo di caucciù che ci avrebbe permesso di scoprire un po’ di piacere (protetto) in qualcun altro. Per fortuna le cose cambiano. O no? La tv si parla addosso, ma non cambia mai. Ormai fa quasi prima a cambiare idea il Papa. E ho detto tutto.

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