mercoledì 16 luglio 2008

Passa la Storia, fai ciao con la manina

(Ristampa da un anno fa)

Genova fu una dimostrazione fascista.

Genova dovremmo iniziare a raccontarcela in un modo diverso.
Quando dico “raccontare”, non parlo di bugie, ma dell’esigenza di raccogliere centinaia di testimonianze, memorie, fotogrammi, in un qualcosa che abbia un capo e una coda, un senso e una morale: un racconto.
In questo racconto, di solito, ci sono gli 8 uomini più importanti della terra riuniti in una città, e migliaia di persone seriamente preoccupate per la situazione che vanno nella stessa città a manifestare il loro malcontento. Alcuni erano pacifici, altri molto meno, alcuni erano immersi in una loro mitopoietica personale di zone rosse e armature di gommapiuma, alcuni la sapevano più lunga. E parecchi hanno preso tante, tantissime mazzate, soprattutto in una scuola (le Diaz) e una caserma (Bolzaneto). Un ragazzo è morto. Noi ce la raccontiamo così, e tutto sommato nel nostro racconto non c’è niente di sbagliato. Resta comunque un racconto insoddisfacente, che non spiega quasi nulla.

Il nostro racconto pecca del solito vecchio peccato: l’autoreferenzialità. Siccome a Genova c’eravamo anche noi, riteniamo giusto raccontarlo dal nostro punto di vista. Preso il treno, fatto il corteo, prese le mazzate, ripreso il treno. Tutto questo può essere interessante (anche le foto delle vacanze sono interessanti, a piccole dosi), ma è solo la punta dell’iceberg.
È tempo di ammetterlo: noi non siamo i protagonisti di Genova. Un livido, una cicatrice, un bello spavento, non ha fatto di noi i protagonisti. Avremmo voluto tanto esserlo, una volta almeno nella nostra vita. Con tutte quelle videocamere in giro il rischio di passare alla Storia era molto forte. Ma anche stavolta i fatti ci hanno oltrepassato, e di molto. Genova avrebbe dovuto essere la nostra manifestazione, ma non lo è stata.

Genova è stata la manifestazione dei ragazzi in uniforme blu, in uniforme nera, in tuta aderente con casco accessoriato, con scudo di plexiglas, con lacrimogeni non omologati. Genova è stata la sagra del tonfa, il manganello multiuso. Genova è stata la dimostrazione delle forze dell’ordine, che venivano da tutte le parti a confrontare le proprie esperienze: bella la tua divisa, forte il tuo manganello, fammi vedere come usi lo spray. Come se qualcuno avesse detto (e qualcuno deve averlo detto): adesso vi facciamo vedere quanto riusciamo a essere fascisti, se c’impegniamo. Quasi un esperimento, che nei giorni successivi fece molta paura: e se fosse stato l’inizio di un nuovo stato di cose? La paura sfumò quando ci rendemmo conto che no, finita la sagra la giustizia italiana riprendeva il suo corso sbuffante, incerto, ma sui soliti binari repubblicani. Era stato un esperimento, e neanche molto riuscito. Meno male. Però adesso vorremmo che ci raccontassero la storia.

La mamma bastonata, il pancabbestia straniero preso a calci in testa, non sono i veri protagonisti. Tutto quel che possono raccontare sono le loro mazzate, prese senza sapere il perché. Molto più interessante, più drammatico e più intrigante, sarebbe il racconto di chi quelle mazzate si è messo a darle: chi sei? Da dove vieni? Com’è che d’un tratto, da difensore della legge e dell’ordine, ti sei trasformato in un picchiatore di vecchiette? Hai preso qualcosa? Qualcuno ti ha fatto un discorso? Quante cose potresti dirci, se ne avessi voglia. E che storia ne verrebbe fuori, se anche i tuoi colleghi parlassero.

Altro che le nostre cronache scipite – treno-corteo-mazzate-treno – che ormai fanno sbadigliare gli invitati a cena. L’inizio potrebbe essere ambientato da qualche parte in un ministero. O nei quartieri generali di una forza dell’ordine, con un gruppo di persone che si pone problemi e trova soluzioni. Alcune di queste persone avranno avuto le mostrine, altri le cravatte; ad ogni buon conto noi vorremmo conoscerli tutti: poter dare un nome e un cognome a certe decisioni importerebbe moltissimo. Vorremmo anche un capitolo circostanziato sul training dei ragazzini in uniforme blu e nera sul piazzale di fianco al nostro: quelli che mentre noi facevamo i seminari sul disastro climatico e la Banca Mondiale, prendevano appunti sui manifestanti dotati di razzi terra aria e gavettoni di sangue infetto. Quelli che mentre noi ascoltavamo Manu Chao e mandavamo giù birra e salsicce, si caricavano con la techno e mandavano giù pasticche. Vogliamo sapere come mai su quel defender in Piazza Alimonda si trovavano due sbarbatelli, e uno aveva in mano la pistola e l’altro il volante. Quanto daremmo per dettagli anche piccoli, ma succosi, come ad esempio: quel poliziotto che si graffiò il giubbotto alle Diaz e poi si autodefinì accoltellato, fu un geniale improvvisatore o eseguiva un ordine?

Identificare le responsabilità, risalendo le catene di comando, sarebbe il minimo. Noi vorremmo qualcosa di più: preso atto che a Genova ci fu una colossale manifestazione delle forze dell’ordine, che eclissò la manifestazione anti-g8, vorremmo sapere per quale motivo i poliziotti e i carabinieri manifestavano. Vorremmo capire il senso: era un messaggio? A chi era rivolto? E ha funzionato? Perché alla fine della fiera rimane in noi la sensazione di essere stati menati a casaccio, per nessun motivo, da gente che in realtà pensava ad altro, e menava la nuora perché la suocera intendesse. Non è piacevole. Una volta si diceva “vogliamo sapere per cosa combattiamo”. Noi siamo molto più pacifisti: ci accontenteremmo di sapere per quale motivo le abbiamo prese. E ne abbiamo prese tante.

Prendete le registrazioni saltate fuori in questi giorni. Forse non aggiungono nulla al quadro probatorio, eppure è sconvolgente il solo fatto che esistano ancora. Sei anni fa, dopo essere tornati a casa, vivevamo nell’incubo che tutto quello che era successo sarebbe stato cancellato. La polizia che col blitz in sala stampa aveva preso possesso dei server indymedia avrebbe cancellato ogni prova. Si è poi visto che di prove in giro ce n’erano ancora in abbondanza. Ma le registrazioni di questi giorni sono documenti interni della polizia: qualcosa che gli uomini in uniforme avrebbero potuto cancellare infinite volte in questi sei anni, così come hanno fatto sparire le molotov di loro fabbricazione. E invece no. Queste registrazioni sono rimaste: qualcuno ha deciso di conservarle. E qualcuno le ha fatte avere ai legali delle vittime. Chi sarà stato mai? Un poliziotto che dopo una manciata d’anni ha cominciato a vergognarsi, come Fournier? O qualcuno che anche stavolta usa le botte del G8 per dire indirettamente qualcosa a qualcun altro? E a chi?

Si dice che i vecchi poliziotti non buttino mai via niente, simili anche in questo ai vecchi macellai. Anche nel nastro meno interessante, debitamente invecchiato, c’è sempre da trovare qualcosa per ricattare qualcuno. Lo sa bene Pollari, che deve avere una cantina fantastica, piena di registrazioni millesimate ("Senti, senti che aroma questo D’Alema del 1999”). Tutto questo è molto interessante, anche se alla fine della fiera resta una delusione. La delusione di chi ha visto la Storia passare davanti ai caschi e i manganelli, e si è messo in posa pensando di avere un posto in prima fila. E invece no. Eravamo solo le vittime predesignate del solito gioco italiano troppo difficile da capire, e impossibile da raccontare. Però sarebbe interessante, anche solo provarci.

13 commenti:

  1. http://www.processig8.org

    per chi ha voglia di ascoltare le testimonianze alle udienze del processo.

    Tonino

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  2. Poche settimane dopo essere stato a genova, mi trovai al bar con un amico di amici che, dopo esserci risultati simpatici a vicenda, venne fuori che a genova stava in divisa dall'altra parte. Si creo' una specie di gelo, e a me venne una strana paura. In un universo parallelo sarei finito in un garage e drogato su un aereo per l'oceano. Ma era l'italia di berlusconi e fini, non l'argentina dei colonnelli. Finimmo tranquilli la birra che pero' si era fatta piu' amara.
    Anni dopo una sentenza in sordina ci da' ragione. I colonnelli italiani pero' rimangono al loro posto. Molto piu' svegli di quelli argentini.

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  3. un poliziotto che conosco, molto fascista moltoo di destra, alla domanda ma perche' non vai a genova cosi' ti fai un po' di soldi? rispose, la' ci si va solo per menare, nun me va...

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  4. Almeno questa volta c'e' stata una sentenza di condanna; ai vecchi tempi sarebbe stato un bel proscioglimento perche' "il fatto non sussiste" o addirittura avrebbero incastrato un qualche anarchico che non c'entrava nulla, per poi dire che era tutta colpa della sinistra.

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  5. Il Guardian di oggi con un articolo magnifico:

    http://www.guardian.co.uk/world/2008/jul/17/italy.g8

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  6. Ciao Leonardo. Ti segnalo questo video di Nando Dalla Chiesa:

    http://www.youtube.com/watch?v=mMdPxkvMvlA

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  7. che gli sbirri siano tutti fasci e libidinosi di menare non ci piove

    ma io dopo 7 anni continuo a chiedermi: cosa siete andati a fare a Genova? a manifestare per/contro cosa? quelli di piazza Navona avevano un obiettivo, idem i tre milioni di Cofferati vs. abrogazione art.18, o gli analoghi del novembre alluvionato 1994 contro la riforma delle pensioni della destra. Ma a Genova perché siete andati? cosa speravate, cosa aspettavate? io devo ancora capirlo.

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  8. Guarda, di carne al fuoco ce n'era fin troppa, anche se a partire dal venerdì, come era prevedibile, non se n'è più parlato.

    - Si criticava l'idea che decisioni di livello "globale" (parola che sta precipitando nel dimenticatoio con una rapidità impressionante) fossero presi da otto capi di Stato che non rappresentavano gran parte del mondo: oggi il g8 si è allargato a cinque Paesi (Cina, India, Brasile, Sudafrica, Messico) che hanno una crescita economica e una popolazione di gran lunga superiore alla nostra.

    - Si voleva attirare l'attenzione su un argomento, questo sì globale, come il riscaldamento, in un momento in cui molti governanti si rifiutavano di considerarlo un'evidenza scientifica e il protocollo di Kyoto era appena stato respinto dagli USA. Oggi il riscaldamento globale è riconosciuto da tutti i governi come una priorità (anche se si continua a far poco).

    - Criticavamo le politiche globali messe in atto da Banca Mondiale e Fondo Monetario, che avevano portato i PVS al tracollo più che alla crescita. Banalmente, volevamo più Stato e meno mercato. Leggi quel che scrive oggi Tremonti: prima ci hanno preso a mazzate, e poi ci hanno dato ragione. Questo fa ancora più male.

    In definitiva, pur concedendo che tra i manifestanti a Genova si trovasse una quantità di imbecilli ragguardevole, non mi viene in mente un movimento meno fumoso e più realista di quello che manifestò lì e si ritrovò al Forum Sociale di Firenze. Il grosso handicap fu l'organizzazione: un bordello. Sembrava di andare a un concerto, una specie di Giornata Mondiale della Gioventù però con la droga, mentre dall'altra parte del muro dei container si preparavano alla guerriglia urbana.

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  9. Una piccola domanda, abbastanza marginale:

    "Quelli che mentre noi ascoltavamo Manu Chao e mandavamo giù birra e salsicce, si caricavano con la techno e mandavano giù pasticche."

    Sta storia lo sentita parecchie volte, (la prima volta, se non sbaglio, i teknoguerrieri erano soldati del primo attacco all'iraq). Qualcuno ne sa qualcosa di più? Testimonianze, teorie un po' più dettagliate? Perché così mi sembra un po' la nostra versione del sangue infetto. E al posto di cercare nome, cognome e curriculum di chi era nei luoghi chiave, ci raccontiamo qualche leggenda.
    Io credo più alla tesi della "banalità del male"; secondo me ascoltavano gigi d'alessio (lui si con connessioni documentabili ad episodi di violenza) max pezzali, e a parte qualcuno più policitizzato, parlavano di calciomercato.
    Cmq non ho interessi particolari a difendere la techno o l'uso di droghe. E solo deformazione da cognitariato. Che, per concludere, e l'unica cosa che ci riesce meglio del potere repressivo(??)è elaborare teorie e se la si butta sul piano pratico, non abbiamo chances.
    ciao
    gelwo

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  10. Probabilmente è da meno di un anno che frequento questo blog, perché il post in questione non lo ricordo.
    Post che mi è piaciuto molto, e che mi ha fatto riflettere ancora.
    "...chi sei? Da dove vieni?..." Belle domande da porre ai soggetti.
    La sinistra in tutto questo?

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  11. Sulla storia della tecno avevo testimonianze orali, ma adesso non riesco a trovare niente.

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  12. La traduzione completa dell'articolo di Nick Davies, giornalista del Guardian, si trova sul sito di Carta: "La sanguinosa battaglia di Genova".
    L'articolo originale invece, qui.

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