giovedì 4 settembre 2008

One people one vote

E poi un bel giorno, all'improvviso, Veltroni batte un colpo.

Non è chiaro perché proprio adesso. È comunque tardi, ma sarebbe stato tardi anche tre anni fa. Il voto agli immigrati. Ha ragione anche Di Pietro a dire che per ora è un annuncio a vuoto. Uno slogan. Ma almeno è uno slogan. È chiaro. E riporta alla luce una verità sacrosanta. Se sono regolari, lavorano. E se lavorano, perché non possono votare?

La senti, la forza della verità che mette all’angolo gli avversari? Non c’è una sola risposta che essi possano dare a una domanda del genere. Non una che non riveli grettezza, egoismo, paura. Qui non c’è destra o sinistra, ci sono semplicemente due modi diversi di considerarsi italiani. Chi sono gli italiani? Quelli che hanno ereditato un cognome dal papà, e col cognome i diritti, i privilegi, i posti fissi e al limite i treni gratis per la partita? Oppure italiano potrebbe essere chiunque viva qui, chiunque tra Ventimiglia e Trieste si dia in qualche modo da fare per tenere in piedi questa penisola traballante. Che è più o meno quello che c’è scritto nella carta costituzionale, art. 1. Ma quella è carta, si può usare in tanti modi, ormai lo abbiamo capito. Si tratta di scegliere: che italiani vogliamo essere? Bianchi, vecchi, micragnosi attaccati ai nostri minuscoli privilegi, o un po’ più scuri e un po’ più giovani, e un po’ più aperti a un mondo che comunque ha fretta e non chiede il permesso? Ci ha messo un bel po’, Veltroni, ma ha scelto. È la prima buona notizia.

Per molti anni la Sinistra è stata accusata di favorire l'immigrazione perché voleva sostituire la classe immigrata alla vecchia classe operaia. Magari una vera sinistra avrebbe operato così, ma certo non la nostra, timida e arroccata nella difesa di privilegi di corporazione. La battaglia per il voto agli immigrati è sempre stata relegata a questione secondaria, così secondaria che a un certo punto se ne impossessò persino l'inutile Gianfranco Fini. In mala fede si dipingeva come un complotto terzomondista quello che era il primo effetto della tanto osannata (a quei tempi) globalizzazione: è stato il libero mercato del lavoro a cambiare il colore della pelle agli operai e ai braccianti, così come è stato il mito borghese dell’ascesa sociale a portare i figli bianchi degli operai sui banchi dell’università. È andata così e non c’è nulla da recriminare. Ora si tratta di ricordare che non ci sarà vera democrazia, in Italia, finché i nuovi braccianti e i nuovi operai non avranno gli stessi diritti degli altri. Questa è la vera campagna sui diritti civili.

E quando avranno il voto, magari voteranno Lega. E allora? Io me lo sogno, il giorno in cui la Lega comincerà a fare i conti con una base di elettori dalla pelle scura o dal cognome strano. Sarà il giorno in cui smetterà di essere un partito di cialtroni, in mano di pagliacci trucidi alla Borghezio. Il giorno in cui in Parlamento nessuno oserà più parlare di “reato di immigrazione clandestina” o di “reato di associazione in famiglia Rom”. Quel giorno potrei farmi leghista anch’io – perché no? Il partito che oggi candida Obama, era il partito dei segregazionisti del Sud, neanche un secolo fa. Tempo al tempo.

56 commenti:

  1. Scusa ma il passaggio secondo il quale quando gli immigrati voteranno Lega "Sarà il giorno in cui smetterà di essere un partito di cialtroni, in mano di pagliacci trucidi alla Borghezio." è ridicolo

    Degno di chi pensa che un Papa nero e un Presidente USA nero siano due neri e non un Papa e un Presidente.

    Ma tu non sei tra quelli, non lo sei mai stato.

    Che poi è anche razzista

    Vero?

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  2. bello e d'accordo :)
    anch'io ho speso diversi post sulla questione migranti. spesso a vuoto, parlando poi con persone varie ed eventuali. i pregiudizi sono duri a morire. saluti

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  3. voto agli immigrati... io ho dei colleghi della romania, che stanno lavorando qua e costruendo casa nella loro patria. A loro che cosa interesserà mai delle nostre elezioni? mi pare in realtà, ma forse sono io malfidente, che la sinistra cerchi di accaparrarsi i voti degli esclusi dalla destra.
    Il problema principale, parlando con la gente, è che nessuno appare molto contento del panorama politico italiano attuale, e sceglie "il meno peggio" o "il più conveniente".
    Il collega impiccato dal mutuo che vota berlusconi perchè lui almeno toglie l'ici e forse il bollo dell'auto. Purtroppo c'è anche gente che ragiona così... quindi boh, mi sono fatto più confusione che altro ma mi pare solo una manovra demagogica (o il tentativo di una balena spiaggiata di disincagliarsi?? mah...)

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  4. I tuoi colleghi sono liberi di non interessarsi alle cose italiane, ma se pagano le tasse come te devono avere il diritto di voto come te.

    E' l'abc della democrazia, questo, ed è triste che lo scambi per demagogia.

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  5. veramente non vedo il nesso tra il lavorare in un paese e partecipare alle elezioni.
    non mi risulta che un partito politico abbia mai tutelato i diritti di chi lavora, come ad esempio il potere d'acquisto dei salari.
    se poi parliamo di diritti civili è un altro discorso, ma questo dovrebbe valere per tutti.
    o forse se dovessi essere licenziato decadrebbero i miei diritti civili?

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  6. Se lavori e paghi le tasse è sacrosanto il tuo diritto al voto, è allucinante che si facciano votare "italiani" all'estero da tre generazioni, che non lavorano qua, non pagano le tasse qua e magari neanche hanno mai visto l'Italia...

    Sul diventare leghista mah... mai dire mai, però la vedo dura, quelli sono come il kkk...

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  7. Veltroni sta portando all'ordine del giorno una questione puramente strumentale.
    Quando il centrosinistra ha governato poteva rifare la legge elettorale, invece ha fatto l'indulto.
    Adesso esterna per ricordarci che esiste, si rifà alla grande tradizione democratica, dopo le elezioni se ne dimenticherà di nuovo.

    Qualche esperto legislatore fra il pubblico dovrebbe spiegarmi una cosa: perché le leggi si comincia a farle una volta vinte le elezioni?

    Ci sono cinque anni di tempo? Si cominci a scrivere le leggi, che poi una volta eletti si votano subito e si parte a cambiare faccia al paese. Che dite, troppo facile?

    Forse sì. Prima ci si fa eleggere promettendo "sto mondo e quell'altro", poi una volta sugli scranni ci si fa i ca**i propri.

    Comunque io sono favorevole al voto agli immigrati, ma non è con quello che si risolleva il paese. Anche perché i colleghi romeni ce li ho anch'io, e sono molto più di destra e razzisti (nei confronti dei rom, per esempio) della media degli italiani.

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  8. Nota a margine: dalla metà degli anni '60 ad oggi, ovvero dopo l'approvazione delle leggi sui diritti civili, il partito democratico americano ha vinto *ben* 3 elezioni presidenziali su 10 (con candidati moderati e 'centristi'), per una netta inversione di tendenza rispetto al cinquantennio precedente. La lotta antirazzista per i diritti è giusta e necessaria: basta sapere che i micragnosi bianchi d'antica schiatta, in Italia, voteranno in massa per Borghezio. Serve un grande lavoro culturale, a tutti i livelli.

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  9. Io non farei votare manco molti italiani figurati gli immigrati che appena arrivano in Italia sanno a memoria tutti i loro diritti ma di doveri ne possiamo parlare o è da razzista,xenofobo,nazifascista?
    Ma è cosi importante far votare gli immigrati?
    Per prendere voti che vi mancano dovete affidarvi a loro?
    Nelle parole di Veltroni più che solidarismo vedo facciadaculismo.

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  10. evidentemente la propaganda ha attecchito più di quanto ci aspettassimo. Goebbels ha fatto scuola

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  11. Più che one people one vote, direi no taxation without representation, che non è che può essere usato solo come elogio dell'evasione, no?

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  12. Io volevo solo dire una cosa:sono un italiano emigrato in Germania ed ho diritto di voto alle elezioni amministrative tedesche.Infatti,quest´anno ho partecipato all´elezione del sindaco del mio paese.Chiaramente,non posso votare alle elezioni politiche perché in quel caso é necessaria la cittadinanza.Sono inoltre perfettamente d´accordo con Ciocci:per esperienza diretta,so che é una farsa far votare gli italiani all´estero,soprattutto se pensiamo a quelli delle ultime generazioni che vedo io,i quali sono nati qui,in maggioranza non parlano neanche l´italiano e tutto quel che sanno dell´Italia è che c´è il sole,il mare,si mangia bene e siamo i campioni del mondo.

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  13. Dividerei in due la questione: per le amministrative sì, per le politiche solo con la cittadinanza.
    La ragione è molto semplice, vorrei che chi vota avesse anche intenzione di rimanere nel paese.
    Conosco immigrati che non hanno nessuna intenzione di richiedere la cittadinanza.
    Sono d'accordo anche con chi ha commentato che bisognerebbe togliere anche il voto agli Italiani all'estero.

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  14. Cittadinanza a tutti dopo tre anni.

    Non capisco questa distinzione tra amministrative e legislative. Finché le tasse le paghi a Roma, devi avere il diritto di mandare rappresentanti a Roma. E' la solita No taxation without representation, e ogni volta che la tiro fuori c'è qualcuno che mi guarda come fossi un marziano. Tutta gente che guarda agli Usa come un modello, magari.

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  15. Leonardo,il principio della No taxation without representation non fa una grinza.Se vi puó interessare,aggiungo solo che qui in Germania l´Einburgerüng (cittadinanza) si puó avere solo dopo otto anni di soggiorno e dopo aver superato un test di storia e cultura tedesca.

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  16. In effetti è un errore mio, non farei distinzione tra amministrative e politiche, senza cittadinanza non voti.
    Poi si può discutere per il tempo entro il quale si può concedere la cittadinanza, oggi sono 10 anni, lo abbasserei a 5.
    Il concetto no tasse se non sei rappresentato, permettimi, non lo capisco. Le tasse mica servono solo per essere rappresentati, servono per pagare i servizi di cui usufruiamo. A quel punto no tasse ma neanche assistenza medica!

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  17. Mah...
    Moralmente si può discutere...
    ..ragionando da Macchiavelli non è una grande idea!
    Nasce dal pregiudizio inconscio extracom=nero.
    Può darsi infatti che gli africani votino a sinistra.
    Ma tutti gli esteuropei votano in blocco a destra!
    Tutti i centro/sudamericani votano dove gli dice il papa. (tutti quelli di sinistra sono rimasti in patria!)

    Inoltre porterebbe a due processi spiacevoli:
    - il rinforzo del voto italiano di destra xenofoba (e con xenofobia intendo proprio PAURA dello straniero, quindi signore anziane, siure varie e teleterrorizzati vari)
    - La nascita in Italia di un partito Islamico come tale possibile promulgatore di leggi "estremiste"... e partiti religiosi è meglio non averne. Mai!

    Se pensava di creare maretta nel governo... bho, non mi sembra un grande tema.

    Giulio

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  18. Leo, i modelli andrebbero citati a proposito.
    Forse a Leonardopoli ti danno la cittadinanza dopo tre anni di residenza, ma negli USA no, you can't.
    Neppure dopo 5, se non sai la lingua, a meno che tu non abbia almeno 50 anni ed abiti li' da 20, o 55 ed abiti li' da 15. In piu' devi passare un test di educazione civica, avere la buona condotta, essere disponibile, nel caso, a prestare servizio civile o militare e giurare fedelta' alla Costituzione.
    Provare per credere:
    https://www.uscitizenship.info/en_US/citizenship/quiz/quiz1.jsp?quiz=2&appType=1

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  19. Naturalmente non ho detto che negli Usa la danno dopo 3 (sei tu che giochi a non capire). Se dipendesse da ma la darei dopo 3.
    Il principio è quello per cui la tassazione ti dà un diritto alla rappresentanza.

    Giulio, non mi interessa se gli stranieri voteranno a sinistra o a destra, né in quali percentuali: devono votare perché è un loro diritto.
    E non ispireranno più paura per questo.
    Adesso fanno paura.
    Quando saranno corpo elettorale ispireranno un altro sentimento, che si chiama rispetto.

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  20. Puo' darsi che giochi, puo' darsi che non capisca.
    Rimane il fatto che il tuo assunto di base (dovemo fa' come l'ammeragani, perche' li' no taxation without representation) non regge: se cosi' fosse, negli USA darebbero la cittadinanza a tutti quelli che pagano le tasse li', mentre evidentemente non e' cosi'.
    P.S. Dimenticavo: prima della trafila di cui sopra, naturalmente devi avere la Green Card, che e' cosi' facile da ottenere che ci fanno pure le lotterie.

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  21. Confermo: fingi di non capire.
    Da qui in poi ti cancello.

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  22. Vediamo se stavolta ho capito.
    Per te 'no taxation without representation' vuol dire: paghi le tasse, quindi voti.
    Ci siamo fin qui?
    Ne segue logicamente che:
    -o voti in ogni caso, purche' paghi le tasse (quindi anche se lavori e sei minorenne, o anche se sei interdetto ma hai un capitale che produce reddito e quindi tasse);
    -oppure se non ti fanno votare (per esempio, perche' privato dell'elettorato attivo e passivo a seguito di condanna), non devi neppure pagare le tasse.
    Hmmm, mi sa che si sarebbe la fila, per rinunciare al diritto di voto.
    TheBlogger

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  23. L'argomento del discorso come solito è spostato verso lidi più retorici che pratici. Casomai il problema è la cittadinanza. Ci si dovrebbe chiedere che senso abbia questa, e tutti i diritti ad essa annessi, oltre che il voto. Ci si dovrebbe chiedere: crediamo nell'esistenza di una cultura italiana? Escluse le barzellette televisive sulle radici religiose o etniche, non è importante che i cittadini di una nazione conoscano bene lingua e fondamenti? Le mie sono domande NON retoriche, come invece lo è la polemica sul voto.
    Personalmente sono certo che perlomeno farei un esame di lingua prima di concedere la cittadinanza italiana. I corsi serali finanziati già esistono, ma per quanto sia utopico credo che i cittadini che appartengono a una nazione qualcosa lo debbano condividere.

    ... Ma basta parlare solo di voto.

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  24. Io invece penso che un esame abilitativo si dovrebbe fare a tutti coloro che vogliono votare alle elezioni politiche.
    Non ha senso che il voto di una persona disinformata e ignorante valga come quello di chi non lo è.
    Un esame preliminare consentirebbe di votare solo a coloro che si dimostrano davvero interessati a farlo in modo consapevole (e non sulla base di uno spot in tv).

    Oldboy

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  25. D´accordissimo con gli ultimi due post.Ma io proporrei addirittura che,per esempio,tutti i decerebrati che partecipano alle selezioni del Grande Fratello o di altri programmi del genere possano farlo solo dopo aver sottoscritto una dichiarazione di rinuncia al voto.Perché non é opportuno far partecipare gente simile alla scelta di chi ci governa o magari un domani alla decisione di installare o no le centrali nucleari.
    Per quanto riguarda gli esami da sostenere,qui in Germania da tre anni é entrata in vigore una legge che rende obbligatoria la frequenza ad un corso annuale di lingua tedesca per tutti i nuovi immigrati.La violazione di tale obbligo comporta la revoca o il ritiro del permesso di soggiorno.

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  26. Certo ragazzi, perchè baloccarsi ancora col suffragio universale? Diritto di voto solo a chi sa risolvere un'equazione di secondo grado.

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  27. Infatti negli esami di lingua se non sai le equazioni sei fottuto...

    Maledetti razzisti algebrici!

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  28. Invece non sarebbe male, secondo me, sottoporre coloro che vogliono votare alle politiche a un esamino preliminare.
    Non di algebra, ma di semplice attualità nazionale e internazionale.

    Poche domande - meglio se orali - consentirebbero di capire chi intende votare in modo informato e consapevole e chi, invece, vuole farlo perché ha visto uno spot in tv.
    Mi rendo conto che si tratta di utopia, specie in Italia, per tutti gli abusi che si verrebbero a creare.
    Ma se fosse possibile...

    Oldboy

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  29. ...e perchè non ad un esame oculistico? metti che poi uno vede male e mette la croce sul simbolo sbagliato...
    Voto con lenti.

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  30. Più che altro serve un esame proctologico per arginare i danni al deretano sempre maggiori al momento del voto...


    E' vero che ormai più di una croce non si può mettere nella scheda ( quindi grasse risate... visto che ci sbraitiamo sull'allargamento di un diritto che non abbiamo nemmeno noi)

    ... ma il mandingo dovrà pur capire almeno che cosa significa "deputato" o "senatore"... perlomeno prima di prendersi i 30 sakki del caporale dopo ke avrà votato come gli avran detto.

    Poi in uno stato ci sono esigenze anche di preservamento delle risorse... I 10 anni per la cittadinanza sono un vincolo che assicura la volontà di costruire un futuro nel nostro paese, e quindi di votare non solo per pigliarne più possibili subito.

    Cmq mollo la caciara... tanto poi si parla solo di sto cazzo di voto che non possiam dare nemmeno noi.

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  31. Alcuni paletti:

    - Il voto dovrebbe essere un diritto di chiunque paga le tasse.

    - No, sciocchino, non puoi rinunciare al voto per non pagare le tasse, non è così che funziona.

    - La questione della scarsa "consapevolezza" (chiamiamola così) del corpo elettorale non va sovrapposta a quella degli immigrati. Volete introdurre esami per verificare la cultura italiana dei votanti (o la cultura tout court)? Va bene, ma fateli anche agli italiani. Non c'è un motivo al mondo per cui un immigrato debba conoscere a memoria l'inno per votare e uno nato da genitori italiani no.

    - Caro ultimo anonimo, 10 anni non sono un vincolo. Dieci anni sono troppi.

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  32. Grazie per i bbaletti e per lo 'sciocchino': vedo che fai progressi.
    Tuttavia, sciocchino e' chi lo sciocchino fa. E' la tua interpretazione maldestra e letterale di 'no taxation without representation' ad essere sciocca, perche' condurrebbe inevitabilmente alla conseguenza: no representation = no taxation.
    Che e' contraddetta dalla realta' di qualsiasi sistema elettorale, persino da quello censitario che c'era in Italia nell'Ottocento, dove infatti la tassa sul macinato la pagavano anche i non votanti, pena le cannonate.
    Viceversa, in un sistema a suffragio universale ci sono contribuenti che non hanno diritto al voto e non contribuenti che ce l'hanno.
    Di' piuttosto che dovrebbe avere il diritto di voto chiunque risieda in Italia da x anni, a prescindere. Che e' un'opinione, non necessariamente piu' cretina o intelligente di altre.
    "Non c'è un motivo al mondo per cui un immigrato debba conoscere a memoria l'inno per votare e uno nato da genitori italiani no."
    Il motivo, semplicissimo, e' che, piu' che l'inno, la lingua, la cultura e le istituzioni italiane i nati e cresciuti in Italia le conoscono gia', se la scuola ha fatto minimamente il suo dovere. Infatti, anche il figlio di stranieri, purche' regolari, al compimento dei 18 anni puo' ottenere la cittadinanza e votare, esattamente come i figli degli indigeni.
    Puo' persino giocare in nazionale, se e' abbastanza bravo. Che e', questo si', un principio piuttosto americano: pari condizioni di partenza, poi chi corre piu' svelto arriva prima.

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  33. Ecco, bravo, prendi ad esempio l'Italia di fine Ottocento: così se qualcuno aveva ancora dubbi sulla tua ottusità se li è tolti.

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  34. Sei tu che prendi ad esempio (sbagliato e pretestuoso, perche' li' si trattava di rappresentanza collettiva e non individuale) l'America di fine Settecento.
    Ecco perche' chi prende l'America a modello ti guarda 'come un marziano'. Perche' li', a tutt'oggi, il semplice fatto di pagare le tasse non ti garantisce affatto la cittadinanza.

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  35. Facciamo "no taxation without representation"? mi sembra suoni meglio.

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  36. No taxation without representation non è esattamente come l'avete raccontata (cfr. qui).
    Tuttavia - nota per TheBlogger - presa alla lettera questa proposizione è un'implicazione (no representation => no taxation), dunque equivale alla sua contronominale (taxation => representation), proprio come sostenuto da Leonardo.

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  37. Appunto: non si puo' prendere alla lettera. La tassazione non e' condizione ne' necessaria ne' sufficiente per essere elettori.

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  38. @TheBlogger

    Forse non è chiaro: il punto è che alla lettera no taxation without representation è un'implicazione, ma non è un'equivalenza, come da te precedentemente sostenuto.

    Se A è taxation e B è representation, la proposizione si scrive: Not(A and Not(B)) ovvero: Not(A) or B, ovvero: A => B, ovvero: Not(B) => Not(A).

    Alla lettera: taxation è condizione sufficiente per representation, ovvero representation è condizione necessaria per taxation.

    Basta che io paghi le tasse perchè abbia il diritto di rappresentato; ovvero: se non io non ho diritto ad essere rappresentato a quel punto non devo manco pagare le tasse.

    Esattamente come l'ha riportata Leonardo.

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  39. Questo prendendo alla lettera la proposizione, da un punto di vista strettamente logico.
    Che e' una cosa diversa dalla realta'. La realta' e' che le tasse si pagano (anche) per tutta una serie di funzioni svolte dallo Stato, di cui beneficiano anche i non cittadini.

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  40. Griso, la realtà comprende i nostri tentativi di cambiarla.

    Questo non lo puoi capire, perché idee non ne hai.

    Io vorrei considerare cittadini Italiani tutti quelli che vivono e lavorano in Italia: tu cosa vorresti?

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  41. A me il modello americano andrebbe sostanzialmente bene.
    Certo, la realta' italiana e' diversa, ma come tentativo di cambiarla mi pare che andrebbe nella direzione di un miglioramento, nel livello di appartenenza / allegiance dei cittadini.
    Noi invece oscilliamo (in questo come in tanti altri settori) tra velleita' draconiane e lassismo, tra gride-espulsioni e sanatorie alla liberi-tutti.
    In America, se ti espellono e poi ti ritrovano ancora in giro, hai chiuso. Definitivamente.

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  42. ...cosa c'entri l'espulsione degli irregolari col diritto di voto ai regolari, lo sai solo tu.

    Ricapitolando: io vorrei considerare cittadini Italiani tutti quelli che vivono e lavorano in Italia; tu cambi argomento.

    Io parto da un principio di civiltà (chi contribuisce alla cosa pubblica ha il diritto alla rappresentazione), tu non parti da nulla e non arrivi a nulla. Ti vanno bene gli americani. Ok. Costruiamo altre 800 carceri nelle quali sospendiamo i diritti civili, coi soldi del debito più elevato del mondo. Se ci sono problemi, cominciamo a dichiarare guerre a capocchia, tanto abbiamo centinaia di alleati che non vedono l'ora di combattere per noi.

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  43. "...cosa c'entri l'espulsione degli irregolari col diritto di voto ai regolari, lo sai solo tu."
    E' la prima parte del percorso: per chiedere la cittadinanza, prima devi essere un Permanent Resident, cioe' avere la Green Card; che ti scordi per sempre, se non ottemperi ad un provvedimento d'espulsione. Noi invece facciamo sanatorie a ripetizione, che sono tutto tranne che un criterio intelligente per assegnare la residenza e, in prospettiva, la cittadinanza.
    Infatti i loro cittadini sono mediamente assai orgogliosi di esserlo, compresi quelli che lo sono diventati da poco, perche' se lo sono guadagnati e ne vanno giustamente fieri.
    Questo intendo per 'mi vanno bene gli americani', perche' di questo stiamo parlando.
    Invece tu tiri fuori e le carceri, e il debito pubblico, e l'Iraq, e i diritti civili (come se negli USA non vi fosse una liberta' - di espressione, innanzitutto - che nella maggior parte del mondo ti sogni) e blabla: hai dimenticato Custer, gli hamburger e il rock'n'roll che corrompe la gioventu'.
    E meno male che sono io che cambio argomento.
    Oh, ma se gli USA sono quel Paese di merda che dici tu, perche' tutti ci vogliono andare?
    Perche' ci sei andato tu?

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  44. Per motivi di studio.

    Le sanatorie in Italia correggevano un difetto strutturale: in teoria non si potrebbe entrare in Italia senza avere già un lavoro. Dove c'è una legge assurda, c'è sempre una sanatoria dietro l'angolo.

    Non ho ancora capito perché vuoi negare un diritto civile a persone che vivono e lavorano in Italia, né penso che tu abbia intenzione di dirmelo nelle tue prossime 50 intelligentissime repliche. Stai soltanto vestendo di logica arguta il tuo razzismo.

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  45. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  46. Se su venti commenti poco divertenti e poco brillanti che fai te ne cancello uno, non è veramente il caso di frignare o di gridare alla censura. Sai benissimo qual è la politica su questo blog.

    Vuoi esprimere i tuoi poco interessanti e poco originali pareri? Apriti un blog. Avrai il pubblico che ti meriti.

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  47. E' divertente come alla fine censuri te stesso.
    La grandezza del sistema americano e' l'esatto opposto della tua piccineria: li' chi ne dice peste e corna puo' parlare quanto gli pare, anche da pulpiti prestigiosi, sara' poi chi ascolta a giudicare.
    Quindi figurati se frigno: continua pure a prendertela coi bianchi vecchi e micragnosi e con chi ti costringe a rileggerti; vedrai che alle prossime elezioni per tener fuori dal Parlamento la parte politica che si' ben ti rappresenta (quella che fa da sponda politica e da cassa mutua per le FARC, per esempio) non ci sara' neppure bisogno del porcellum.
    Bastera' che gli italiani leggano quelli come te.

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  48. Stai semplicemente paragonando me stesso al sistema americano; loro permettono a tutti di dire quello che vogliono e quindi anch'io dovrei.

    Naturalmente un blog non è una nazione. E' più simile alla casa di una persona, dove gli ospiti sono ben accetti finché non insistono per giorni e giorni a contraddire il padrone di casa senza nemmeno una grande capacità di argomentazione.

    Il blog, insomma, è una proprietà privata (tieni conto che io potrei essere sanzionato per le cose che tu scrivi), e non c'è bisogno di dirti in che rispetto sia tenuta, nei tuoi amati USA, la proprietà privata. O c'è bisogno di dirtelo? Ti prendono a schioppettate.

    Ti ho mai schioppettato, io? No, ti cancello solo ogni tanto, perché sei noioso. Ho anche la buona creanza di dirtelo. E tu frigni e mi paragoni a uno Stato totalitario. Tutti gli anni va così. Non impari niente. Il tuo disco fisso è finito e non deframmenta da anni.

    Cerca di capire che questo blog è casa mia, e in casa propria ognuno è re. Se al di fuori di casa tua qualcuno minacciasse la tua libertà di scrivere sciocchezze, io ti difenderei. Ma a casa mia ti permetto di scrivere sciocchezze soltanto quando mi sono utili; per esempio a settembre, quando non ho tempo di scrivere niente di nuovo, e un po' di flame serve a mantenere un certo movimento.

    Hai fatto la tua settembrina figura da mona? Ecco, per qualche mese non credo che avrò più bisogno di te. Va a rompere i coglioni a qualcuno più paziente, se lo trovi.

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  49. Ho sempre votato a sinistra. Ma qualcuno mi cita un paese europeo in cui è concesso di votare ad uno straniero che risiede nel paese da soli cinque anni?
    Prima di dare il voto agli immigrati, io mi preoccuperei di toglierlo agli italiani all'estero. Che nel 90% dei casi non sanno nemmeno chi sia Veltroni.

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  50. Vuoi un Paese europeo? Il Belgio (3 anni), il Regno Unito (5).
    A me piace molto anche il Canada.

    Sul togliere il voto agli italiani all'estero sfondi una porta aperta.

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  51. Il voto agli immigrati va dato perché è un diritto che una società che si vuole civile non può non riconoscere: lavoro, pago le tasse, consumo, magari crepo pure qui cascando da un ponteggio, ergo voto, e aggiungerei che anche se non lavoro - temporaneamente - voto lo stesso,perchè non è che i disoccupati italiani vengano tenuti in un limbo elettorale. Poi, gli immigrati votino quel che vogliono, Lega compresa, se gli pare. E' la democrazia, bellezze.

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  52. ho letto su internazionale che in realtà gli immigrati, se provengono da paesi della comunità europea, possono già votare alle europee e alle amministrative, anche se molti di loro non lo sanno.
    quindi, oltre a fare in modo che anche gli altri immigrati abbiano questo diritto, sarebbe utile farlo conoscere a chi già ce l'ha.

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