venerdì 23 luglio 2010

La libera impresa è fichissima

Lo Stato Liberale

Nel senso che ti cresce con molta libertà. Ma non ti fa mai mancare niente. Ti ho mai fatto mancare niente?

Tesoro, ti vedo un po' patito, ma mangi?
Dai, prendi ancora un po' di questi contributi alle rottamazioni. Senti, mi han detto che a Termini o Pomigliano ci sono sacche di manodopera a basso costo molto saporite, cosa ne pensi? Se vuoi ti pago il viaggio. Ma sì, anche un po' degli stabilimenti, sei uno di famiglia, non te lo devi dimenticare mai. Sì. Adesso però scusami che io Stato ho da fare, devo bombardare Belgrado per una serie di circostanze controverse.

***

Mi hanno detto che ti ha mollato la GM. Quella lì non ti meritava, sai, io l'ho sempre detto. Ti sei fatto dare una congrua buonuscita, almeno? Bravo. Adesso sai cosa facciamo? Torni a casa da mamma che ti prepara il tuo piatto preferito, una bella scofanata di incentivi, che lo so che ti piacciono tanto.
Manda giù, manda giù, bravo, bravo. Cocco di mamma.
Ah, senti, volevo dirti una cosa. Stacci un po' attento, con quelle polacche.
Non credere, non siamo mica bacchettoni noi, però... quelle sembra che non pretendano niente, all'inizio, ma poi...

***

E così è deciso, te ne vai a Belgrado. Eh, beh, è chiaro che lì ti danno tutto quel che vuoi per un pezzo di pane, hanno ancora gli stabilimenti bombardati... Ma no, figurati, è giusto così. E' solo che... sembra ieri che muovevi i primi passettini, mi ricordo il Lingotto, Mirafiori... e adesso te ne vai libero per il mondo. Ma è giusto così, largo ai giovani, benvenuti nel duemila e tutto il resto. Cosa dici?

Vuoi che ti compri la tua nuova macchinina?
Tesoro, ormai sei grande, pensavo che avessi capito.
Sei tanto bello e bravo, ma con le macchinine non ci hai mai saputo fare. Te le compravo perché mi facevi compassione, adesso cerca di farne ai polacchi e ai serbi, perché io qui ho già i miei problemi. Largo ai giovani, dai.
Adesso se non ti spiace, sto cambiando badante, devo fare un'audition a una giovane domenicana che mi pare molto... Ma mi vuoi mollare il braccio o no?

22 commenti:

  1. Leonardo, la Fiat persegue gli interessi dei suoi padroni. Si chiama capitalismo. Per un po' abbiamo "comprato" con soldi pubblici delle decisioni economicamente irrazionali e politicamente vantaggiose. Calderoli e Sacconi vorrebbero farlo ancora, pena revoca incentivi (ma Sacconi è un bullo: un ministro che minaccia di revocare le convenzioni ad una clinica privata che ottempera alla legge e ad una sentenza giudiziaria è, in termini tecnici, un bullo).

    Personalmente, credo che il trasferimento sia per il meglio: Fiat smetterà di poter ricattare a questo modo i lavoratori quando a Belgrado staranno come a Torino (rilassati, in Polonia stanno già meglio che a Pomigliano).
    L'alternativa (inattuabile) è che a Torino rimangano ricchi e a Belgrado poveri: non vedo come questo possa rispondere a giustizia.

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  2. Ma che se ne vadano a Belgrado, in Polonia, dove gli pare, cosi' magari in Italia si comincera' a fare una politica industriale seria, non fatta su misura per questa o quell'altra azienda.

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  3. Robespierre, certo che dai tempi del maximum generale ne hai fatta di strada.

    Ma forse hai perduto la testa nel percorso. Cos'è questo capitalismo di cui tu parli? Come funziona? Che lo Stato ti paga finché non sei abbastanza grande per mandarlo a fanculo? Ma dov'è che ci si iscrive?

    Nel capitalismo che ho studiato io la Fiat sarebbe fallita più o meno intorno al 1922. Avrò capito male.

    "La Fiat persegue gli interessi dei suoi padroni". Chi sarebbero? Gli azionisti? Ma scusa, chi le ha pagate le macchinine? I contributi per le rottamazioni? Com'è che da quando campo pago per aiutare la Fiat, e non è mia neanche per un pezzettino? Neanche un collettore di scarico, un tergicristalli, macché, salta fuori che è tutta roba di Giorgio Elkann.

    Ma senti questa: ho persino pagato per bombardare Belgrado! E adesso salta fuori che a Belgrado lavorano per un tozzo di pane per via della legge del mercato. E' o non è una legge fantastica? Cioè: sei in passivo? Lo Stato ti aiuta! Sei in attivo? Lo Stato si fotte!

    Robespierre, il bello è che ti senti pure paladino dei poveri: non è ammissibile che a Torino rimangano 'ricchi'. Perfetto, stai dicendo che dobbiamo adeguare la nostra qualità di vita a quella dei balcanici. In altri posti i presidenti vanno davanti alle telecamere a dire "la nostra qualità della vita non è in discussione", ma si vede che non sono capitalisti, loro. Il capitalismo evidentemente si raggiunge livellando la qualità della vita in tutto il mondo. E siccome in Uganda si muore tuttora di fame, i nostri capitalisti non avranno pace finché non riusciranno a fare una media tra l'indigenza degli ugandesi e l'edonismo sfrenato dell'operaio Mirafiori.

    Spariamo una cifra: venti euro al mese? Ce la facciamo in cinquant'anni a diventare un Paese sottosviluppato?

    E' sufficiente la programmazione mediaset o ci vorranno proprio le bombe?

    Dici che la Serbia potrà darci una mano in tal senso? In fondo si tratta solo di restituirci un favore.

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  4. Dopo aver perso la Chimica, l'Elettronica, l'Areonautica, il Nucleare, la Bioingegneria, la Telefonia in Italia come grande industria era rimasta solo l'Automobile. Siamo un Paese in Via di Sottosviluppo e di questo passo il destino è dietro l'angolo.

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  5. Leo,
    si potrebbe scrivere:chiuso per futuro,
    come dice lo spot Fiat
    io comincio veramente a perdere
    la speranza in tutto
    era meglio quando circolavano
    macchine vere
    (come si fa a chiamare una macchina
    Zero?)
    e non prototipi di gabbie
    per poveri cristi.
    comunque c'è da dire che perdiamo tutto
    e sempre ,l'unica cosa che resiste in italia
    è la malafede
    su quello siamo i numeri UNO.
    ciao.
    Amelie

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  6. 1) Ok, il nickname e le idee non corrispondono. Cambierò il nick.

    2) Premetto: non sono azionista Fiat (non più di quanto lo sia tu). La Fiat chiederà tutti gli aiuti che può, li mangerà, ricatterà finchè può. Sono dei farabutti? Lo sono. Ma è inutile fare finta che non lo siano: è compito del governo dire di no.
    A casa mia socialismo vuol dire servizi decenti, dignità a chi lavora, lotta alla concentrazione della proprietà. Di certo non vuol dire aiuti agli amici del ministro: quella è roba da democristiani, al massimo da fascisti.

    3) Ci stiamo già livellando, ti piaccia o no.
    Siamo riusciti a convergere con l'Europa quando i poveri eravamo noi. Ma mica solo noi: il "miracolo economico" lo hanno avuto in Spagna, Grecia, Portogallo, Giappone, Corea, etc.
    Forse sarebbe ora di ammettere che non siamo stati noi i fenomeni, ma che questo sia ciò che è normale e prevedibile. La convergenza c'è, ma è verso di noi: l'Europa occidentale cresce del 2% circa, Rep. Ceca e Slovenia del 3-4%, l'Ungheria del 4-5%, Bulgaria e Romania del 5-6%. Tra parentesi, la Slovenia è più ricca dell'Italia (non ancora del Friuli).

    Non sono affatto difensore del capitalismo tout court; penso però che il suo problema sia la proprietà, non la concorrenza (con alcuni asterischi grandi come una casa, che se permetti non spiego).

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  7. Ho trovato fastidiosa l'arroganza nell'annunciare il trasferimento, dimenticandosi appunto dei tanti aiuti. Purtroppo è stato un errore aiutarli con gli incentivi, errore che speriamo non si ripeta più.

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  8. Non è un errore.
    Si chiama economia keynesiana e funziona proprio così.

    Per più o meno lo stesso motivo gli stati hanno salvato le banche durante la crisi del 2009-2010. Credete che le banche siano più riconoscenti della FIAT?

    Quando gli Stati aiutano le aziende dovrebbero farlo rilevandone le azioni a un prezzo concordato, in modo da spendere i soldi pubblici per comperare un bene (le azioni) e nel frattempo aiutare l'azienda (o la banca) in crisi.

    Invece i soldi li buttano proprio via.
    Tanto il popolo è bue e si occupa solo dei battibecchi tra maggioranza e opposizione :)

    voilà, son così tutti felici
    le aziende
    i governanti
    ed il popolo, che può finalmente dedicarsi a ciò che gl'interessa, cioè fabbrizziocorona e le dichiarazioni di cicchitto e dalema

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  9. "Dobbiamo soprattutto convincere i sindacati di modernizzare i rapporti industriali in Italia", frase detta da Marchionne, dovrebbe spaventarci più di qualsiasi altra cosa in questo momento. Non so, magari respiro ancora l'ingenuità dell'adolescente di sinistra, ma questa frase è una premessa a qualcosa di brutto in Italia e all'estero. Magari esagero, ma nasconde la voce dello schiavista.

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  10. La differenza è anche nel sistema. In Italia esiste una “parvenza” di socialità (6 mesi di cassa integrazione e poi puoi morire di fame). In America, hai la LIBERTA’ di morire di fame subito. Altra differenza è che Pomigliano e la ex Alfa Romeo sono state date gratis, oltre agli aiuti economici che ha goduto la FIAT, per costruire nuovi o ristrutturare vecchi stabilimenti di produzione, valutabili per almeno il 80/90% del valore FIAT. Cosa questa impensabile per una Ford o GM, che gli stabilimenti se li sono fatti da loro e con i loro soldi senza piangere miseria presso il Governo USA.
    La FIAT vuol fare come le pare? OK però prima restituisca all’Italia quello che l’Italia le ha dato, ovvero almeno 80/90% del suo valore, e questo SUBITO.

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  11. Funziona così anche per le piccole imprese: quando gli affari vanno bene gode il padrone, quando gli affari vanno male gli stipendi dei dipendenti si pagano con venti giorni di ritardo. E' un capitalismo all'italiana.

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  12. Hp paura che non impareremo mai. La nostra aspirazione ad avere anche noi italiani una pseudo casa regnante, una sfilza di bei giovani abbronzati e venerandi playboy installati nel jet set internazionale, ci fotterà sempre.

    Già l'Avvocato si è spolpato generazioni di operai e di contribuenti (e spiumandosi generazioni di attricette ben mantenute) ricambiandoci con copertine di magazine molto in, glorie sportive e tragedie familiari. Ovvio che ora che anche il cognome s'è dissolto in quel bel mondo internazionale non ci sia più nulla a legare i discendenti degli Agnelli a questo limone provincialotto e già troppo spremuto per mezzo di contributi e fondi neri: Lapo è lanciatissimo a fare storiche figure di merda nel prime time USA, John a traghettare i sogni del nonno nel grande incubo globalizzato, e far ingollare ai metalmeccanici di là metodi e paghe che nemmeno i giapponesi erano riusciti a far passare.

    Da noi restano Silvio e Piersilvio e figli e nipoti, che hanno ancora quel po' di rustica rozzezza per restare ad occupare i giornaletti del cafonesco gossip nostrano, e che non hanno ancor intenzione di mollare l'osso: c'è ancora un bel po' da spolpare, prima di scappare.

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  13. Oh, siccome non ho gnente da fa' (la baracca dove sbarco parte del lunario è tristemente deserta), butto qualche altra nota sull'argomento.

    Ne "L'uomo di fiducia", il libro di memorie di qualche anno fa, Ettore Bernabei ricordava come la FIAT avesse beneficiato di un mega ultra maxi prestito da parte di questo noiosissimo Stato (se ricordo bene, allora personificato nei pochi centimetri di Fanfani) che si apprestava volenteroso al suo ennesimo salvataggio: un tottillione abbondante di miliardi che l'azienda avrebbe potuto restituire a babbo morto... al suo valore nominale.
    E così fece, restituendo tutto dopo buoni vent'anni di allegra inflazione, quando ormai il valore nominale era forse un decimo di quello reale, tra grandi pacche sulle spalle e nessuna riconoscenza.
    Tanto valeva comprarsela, o regalare ad ogni operaio una Mercedes insieme ad un vitalizio per lui e i suoi figli, fino alla settima generazione.

    Come seconda nota aggiungo che di fronte ai piccoli imprenditori disperati che pagano di tasca propria e qualche volta soccombono davanti alle pazzie del mercato, il Grande Gregge Agnelli si è sempre pasciuto bene in tempi di magra quanto in quelli di grassa, tanto che il solo Avvocato, al netto dello sciupìo suo e dei trasferimenti in vita, ha potuto lasciare nel materasso svizzero abbastanza quattrini da far scannare familiari e affini attorno a cifre che si sussurrano da manovrina Tremontina.

    L'altra osservazione che faccio a beneficio dei puristi del Mercato (il quale è una utopia ancora più utopistica del Comunismo, soprattutto quando si parla di FIAT) è l'altissimo prezzo pagato dall'Italia nel bloccarsi strenuamente per tutto il Novecento sul trasporto su gomma onde evitare di flettere la domanda di automobili e la produzione FIAT: anche quando ha cessato di essere un sogno piccolo borghese e poi proletario, l'automobile è rimasta una disperante necessità per milioni di italiani per le assenze di metropolitane (caso esemplare: proprio Torino), con tutto il corredo di sofferenza e di spesa pubblica dovuto ai morti per smog (e tralasciamo quelli spappolati per strada).

    Che dire? Mi dispiace di non saper citare la fonte di un commento fatto da un politico inglese sulla "leggendaria rapacità degli imprenditori italiani", ma spero che questo ci insegni che calarsi le braghe davanti alle pressioni degli industriali è come pagare l'Anonima Sequestri, o trattare con i terroristi, o tentare di fermare un proiettile con un'Avemaria: non serve a niente.
    Puoi pagarli, foraggiarli, vezzeggiarli quanto ti pare, spinto dalla paura che possano chiudere, fallire o spostare la produzione altrove... ma come per il dottorino con la sciantosa, l'illusione di avere stabilito un equilibrio tra interesse e passione crollerà sempre davanti ad una offerta migliore, e la vedremo sculettare via, e avremo il cuore infranto, e nella mente il preciso ricordo di quelli che ce l'avevano detto, di non fidarci di quella zoccola.

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  14. Quoto Rob alla stragranderrima !!!!

    Vito

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  15. @rob e @leonardo:quello che dite non fa una grinza ma bisogna aggiungere qualcosa per dare un quadro completo:
    1)Marchionne ha rifiutato gli incentivi statali italiani in cambio della trattativa su Termini Imerese mentre ha accettato quelli serbi.
    2)Anche le altre industrie straniere tendono a non investire in Italia.
    3)Non si può ridurre tutto ad un problema di fuga delle imprese che ricercano il costo del lavoro più basso, la Germania è il motore economico dell'Europa pur essendo un paese manifatturiero, come mai non ha questo problema?
    4) Quella che descrivete voi è la FIAT ante-Marchionne, una specie d'azienda parastatale governata da parenti e conoscenti degli Agnelli graditi a Mediobanca, un'azienda data, non a caso, per fallita nel 2004 da moltissimi esperti.
    Probabilmente, oltre alla rapacità capitalista, vi è dunque anche un problema-Italia ancora più preoccupante.

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  16. @ leo rotundo

    Sono convinto che esista un problema-Italia preoccupante, eccome! ed anche che il buon Marchionne non menta quando parla delle difficoltà burocratiche e legislative che spaventano gli investitori stranieri. Però gran parte della politica italiana è stata condizionata da generazioni di Agnelli, da Mediobanca e da Confindustria, che hanno preferito finora spingere su contributi e rottamazioni piuttosto che su liberalizzazioni. Anzi, non mi stupirei se invece questo nostro ostile habitat non abbia giovato agli imprenditori indigeni, esperti conoscitori delle nostre paludi, tenendo lontano pericolosi concorrenti.

    Giuro che mi piacerebbe capire perché in Germania gli stipendi sono più alti che da noi e gli imprenditori non fuggono in massa: lo spiegherei subito ai nostri politici. Ma credo che già lo sappiano: è perché a governarci ci sono loro, e non i politici tedeschi.

    Resta il fatto che Marchionne mica vuole portare la produzione in Germania, mica è fesso. La porta dove può pagare gli operai 400 € al mese e non versare tasse per 10 anni: una fottuta pacchia per la quale uno sarebbe anche disposto a pagare una vagonata di avvocati (serbi) in un sistema giuridico più complicato di quello italiano.
    Il tutto nella migliore tradizione FIAT di andare a farsi pagare e ringraziare per far lavorare gli operai, preferibilmente in paesi sottosviluppati come già fatto in URSS, Brasile, Polonia. E' vero, quella era la vecchia FIAT, ma a me questa nuova FIAT non appare molto diversa da quella di Romiti, nemmeno per quanto riguarda i diritti dei lavoratori e lo scarso feeling verso i sindacalisti.

    Il nodo è sempre lo stesso: fino a quando la politica renderà possibile e conveniente comportarsi così, gli imprenditori lo faranno. Non sono missionari no? Devono fare quattrini, se possibile negli ambiti consentiti dalla legge, che spesso decidono loro, e se no pazienza. O loro o la catastrofe.

    Va bene, di economia non so niente, però penso che tra loro e la catastrofe ci sia lo spazio per una mediocre tranquillità. Con la globalizzazione ci sarà sempre una zona più disastrata delle altre dove dirottare le produzioni (tra dieci anni magari sara l'Italia), in un infinito e tragico gioco della sedia dove a vincere saranno sempre le multinazionali (SIM?) e a perdere sempre la gente comune.

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  17. L'analisi di Scalfari: http://www.repubblica.it/economia/2010/07/25/news/la_vera_storia_del_caso_marchionne-5811628/?ref=HREC1-6

    "È vero che nell'accordo firmato con Cisl e Uil la Fiat ha preso l'impegno che le nuove regole non saranno applicabili in nessuno degli altri suoi stabilimenti in Italia; Marchionne infatti non ne applicherà ma semplicemente trasferirà in Serbia l'attuale lavoro previsto per Mirafiori".

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  18. Solo un appunto per Mozart 2006.
    Forse negli USA non si usano in entivi diretti, ma mandare l'esercito o le forze speciali a reprimere i movimenti sindacali nei paesi dove le multinazionali fanno i profitti sarà costato un bel pò.
    E' solo una differenza di tradizioni, non di sostanza.

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  19. @ Leonardo, off topic:

    Lo dico qui perché sul sito de L'Unità non riesco a lasciare il commento: credevo che scrivessi esclusivamente su L'Unità on line, e invece oggi ho visto il pezzo sul giornale cartaceo. Va be', magari ti leggono più lettori sul sito, però il vecchio giornale (e soprattutto quel giornale) ha sempre il suo fascino e il suo prestigio.
    Anche se è come farti adesso gli auguri per il Natale passato, be', complimenti vivissimi!

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