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mercoledì 18 gennaio 2012

Back to Severgninia

La terra delle metafore

Magari ci sono altri Paesi là fuori - almeno io voglio sperare che ci siano - Paesi qualsiasi, anormali o più semplicemente imperfetti, dove tra tante navi che ogni giorno tornano a un porto senza intoppi, ce n'è una ogni tanto che cola a picco in circostanze non chiare, lentamente: così che c'è tutto il tempo per i cronisti di accorrere sul posto, o fare ricerche serie sui precedenti della compagnia, degli ufficiali, se la nave aveva avuto altri incidenti in passato eccetera. Intanto i soccorsi procedono, si contano le vittime, le circostanze si chiariscono sempre più, si fa un processo, i quotidiani ne parlano. Magari qualcuno decide di schierarsi contro il comandante, appoggiando le tesi di chi ritiene il suo atteggiamento criminale; altri invece (anche solo per cercare di dire qualcosa di diverso, che è un impulso istintivo del commentatore) si domanderanno se non sia il caso di allargare il quadro, e magari troveranno storie collaterali, che arricchiranno effettivamente la conoscenza collettiva dei fatti. Io credo, voglio credere, che in altri Paesi funzioni davvero così. Ma non nel mio, che si chiama Severgninia.

In questo Paese, se una nave cola a picco, per le prime dodici ore i cronisti non si preoccupano troppo di documentare la cosa: tanto c'è twitter, e per i telegiornali c'è youtube con tutti i filmati di repertorio che vuoi, puoi anche mandare un naufragio di qualche anno fa, nessuno farà caso alla differenza. Nel frattempo le nostre penne da prima pagina non è che stiano a giocare al solitario, anche se da fuori sembrerebbe così: in realtà stanno elaborando. Fuori c'è una nave che sprofonda, sì, un equipaggio che cerca di salvare i passeggeri, sì, e sarebbe anche interessante parlarne, se al pubblico interessasse questo, ma al pubblico non interessa questo, bensì, ci credereste? le metafore. I lettori di giornali nel mio Paese ne vanno matti, si può dire che li comprino esclusivamente per le metafore, e così, capite, i giornalisti sono costretti a dargliene. Loro magari vorrebbero parlare della nave che affonda, ma riescono a metterla in prima pagina solo se precisano che è una metafora del Paese incagliato e alla deriva. Che ci volete fare, a Severgninia è così. Non erano nemmeno finiti i soccorsi, e già si leggevano colonnine sulla metafora del Paese incagliato e alla deriva. Evidentemente ci interessano, sennò non ce le scriverebbero. D'altro canto, una metafora così delicata, così sofisticata, quando ti si ripresenta. Ehi, la sapete la novità? Il nostro Paese è incagliato e alla deriva.

(Ma parla per te, @coglione)
C'è un comandante che, da quel che abbiamo visto e sentito, ha dato prova di un atteggiamento irresponsabile e quasi criminale. Magari domani emergeranno prove che lo scagioneranno, lo riabiliteranno, magari si scoprirà che con la sua manovra ha salvato migliaia di persone, non lo so. Non me ne intendo. In altri Paesi parleremmo di lui, litigheremmo su di lui, per giorni e giorni. Non a Severgninia. A Severgninia riusciamo a parlare di lui per pochi secondi, poi diventa immediatamente qualcos'altro. Una metafora (e ti pareva). Dell'Italia e degli italiani - pardon, della Severgninia e dei severgniniani. Ha fatto una manovra pericolosa? Perché noi severgniniani siamo fatti così, chi di noi non è mai stato tentato di passare vicino agli scogli mentre manovra una nave da crociera. Ha minimizzato il rischio e il disastro? Tipico di noi severgniniani, avanti, confessate: stamattina il termometro segnava meno uno e siete partiti senza catene, tali e quali il comandante. Lui scappa dalla nave che affonda, noi ci diamo malati per non andare a trovare la suocera, una faccia una razza. Gramellini si guarda allo specchio e vede il comandante, ecco perché è interessante il comandante: perché ci aiuta a cogliere qualche sfaccettatura del carattere di Gramellini. Se ce l'abbiamo con lui è soltanto perché ce l'abbiamo con noi stessi. O pensavate che ce l'avessimo con lui perché affonda le navi e scappa? No, macché. Ce l'abbiamo solo con noi stessi, noi severgniniani siamo fatti così. Viviamo nel nostro ombelico e ci lamentiamo della lanugine tutto il tempo.

Avete parlato del Titanic, per inciso complimenti, non è da tutti saper pescare riferimenti storici così originali. Ma appunto, quando sprofondò il Titanic, che voi sappiate i giornali sulle due sponde dell'Atlantico si riempirono di elzeviri sul carattere sfrontato e improvvido degli anglosassoni? Sarebbe valsa la pena di scriverli? Sarebbe valsa la pena di leggerli?

Viene divulgata una telefonata tra il comandante e la capitaneria di porto. Sarebbe molto interessante anche se riguardasse un incidente della marina mercantile, ma in realtà ormai si è capito che parla di noi, la capitaneria di porto è nostro padre, o Mario Monti, o il nostro superego, o le tre cose insieme, mentre invece il comandante è Berlusconi, ma è anche un po' tutti noi, che manovriamo navi da crociera come quando facevamo le penne in motorino, che ci vuoi fare, cambiarci è inutile, lo dice anche la pubblicità della schiuma da barba.

Siamo severgniniani. Tutto quello che succede, ha senso soltanto se è il primo termine di una metafora di cui noi siamo il secondo. Tutto è interessante, a patto che parli di noi, della nostra storia e dei nostri difetti che sono così tanti che le metafore non ci bastano mai - ci vogliono più alluvioni, più terremoti, più naufragi, più dirette di Mentana.

A me poi Severgnini sta mediamente simpatico, e onestamente non so neanche cos'abbia scritto sulla tragedia in questione. Non ce l'ho con lui, diciamo che me ne basterebbe uno solo, ecco. E un altro migliaio sui blog, dove non danno fastidio, per esempio adesso sto severgninizzando al quadrato, ma mica mi pagano. Quello che mi atterrisce, quello che mi atterra proprio, è il severgninismo fatto sistema, la riduzione di ogni evento a metafora per cui se ti capita di affondare una nave non è colpa tua, ma di tutto un popolo, una cultura, una storia che ti hanno portato a manovrare vicino agli scogli, povero capro espiatorio di tutti gli italiani che la mattina non allacciano le cinture. Ecco, secondo me altrove non è così. Spero non sia così. Voglio crederci, che non tutto il mondo è Severgninia.

36 commenti:

  1. Condivido gli occhi al cielo per la metafora scontata, abitudine però diffusa non solo a Severgninia – vedasi editoriale di Boris Johnson sull'indipendenza della Scozia; altrimenti si ricade davvero nella tentazione di generalizzare a livello nazionale. Eppure non ricordo nella storia recente un personaggio su cui si sia concentrata la colpa in maniera così inequivocabile come Schettino, ben più del capitano del Titanic. All'epoca la commissione non trovò un responsabile diretto del disastro, oggi è servito sul piatto. Le magliette Vadaabordocazzo ("Una frase simbolo di chi, in questo Paese, non vuole arrendersi alle difficoltà"), le richieste di noleggiare De Falco come padre adottivo, "Capitan Codardo" su sei colonne di Libero, il servizio del tg5 dove si sbertucciava l'abbandonatore di navi rivisitandone tutta l'ovviamente infame biografia. Quell'uomo sostituirà Badoglio nell'immaginario collettivo, e io confesso, la cosa mi fa un po' venire i brividi. Arrivo a capire perfino la frase di Velardi (mio Dio...), secondo me meno metaforica di come la si è intesa; perché Schettino non è Breivik o un ceceno a Beslan, non ha sparato all'impazzata sulla folla e non si è fatto esplodere su un autobus: ha fatto un'immensa idiozia che non riesco a vedere così antropologicamente distante dalle piccole e medie idiozie cui si assiste in giro ogni giorno - ad opera di italiani, inglesi, pakistani. Non è una metafora del carattere nazionale, ma non è nemmeno un qualcosa di così lontano dalla comune dabbenaggine umana.

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    1. quoto in toto l'intervento di Salsadiabli...dire che non si è parlato di Schettino è davvero stupefacente: oggi Repubblica sapeva che aveva chiesto i calzini in taxi e non sappiamo ancora il numero esatto dei dispersi, mica brusche. Il caso rappresenta l'ennesima dimostrazione del livello misero di moltissimi giornalisti e, più in generale, della comunicazione nel senso più ampio del termine. Con questo non voglio negare le ormai più che evidenti responsabilità del comandante (il casino che ha combinato, unito alla totale perdita di controllo successiva è davvero da manuale della marina al contrario).

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  2. Bravo Leonardo, per un momento ieri anch'io mi ero lasciato influenzare dalla pressione mediatica severgniniana.
    Mi piacerebbe una trasmissione d'approfondimento che va ad investigare come vengono scelti i capitani nelle compagnie di crociera, se c'erano dei precedenti di avvicinamento alla costa, perche' la guardia costiera non interveniva, ecc...
    Piu` inchieste, meno editoriali!

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  3. La sfiga di Schettino è di aver toppato nel momento in cui la metafora del naufragio andava in cerca della tragedia adatta. Ne abbiamo vissuta un'altra simile: quella dello chansonnier da crociera che diventa comandante.
    Forse due anni fa gliela avrebbero anche passata. Le spigole costavano 3 euro al ristorante di Montecitorio anche allora, i deputati negavano qualsiasi arresto di compari anche allora. Ma adesso siamo un po' più incazzati. C'è minore indulgenza verso il comando degli incompetenti. Aspettiamo di capire se si tratta solo di cercare capri espiatori mediatici o se è un vero cambiamento di rotta.

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  4. Sono mortificato, mi tocca cambiare il cognome.
    Sì sono di Crema come lui e NO! non sono suo parente.
    Marcantonio Severgnini

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  5. Sviluppi futuri:
    - Severgnini e Gramellini (come già Ichino e Alessandro Trocino) replicheranno in maniera gentile facendo notare che ridurli a stereotipo è un po' semplicistico, e inoltre volevano esprimere concetti diversi.
    - Leonardo, dopo un attimo di smarrimento, si scuserà perchè mai e poi mai avrebbe pensato che qualcuno legge i suoi pezzi, e inoltre, forse, non ha capito bene quel poco che ha letto.
    - Dopo profonda riflessione Leonardo deciderà di concentrarsi unicamente sui coccodrilli (non corri il rischio che il soggetto ti spieghi nei commenti al post quello che non hai capito) e su Giuliano Ferrara (che essendo semplicemente un meta-troll si nutre delle critiche e gli sta bene così)

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  6. Chiedo scusa, ho capito bene?

    Si prende come oggetto di strali queruli e generici un giornalista A PRESCINDERE da cosa abbia detto o scritto sulla storia in questione?
    Lo si prende a simbolo del modo sbagliato di come e' stato trattato l'evento dichiarando allegramente di non essersi nemmeno preoccupati di capire cosa la persona in questione possa aver detto, scritto, pensato?
    Questa schifezza di post fa il paio con quello su Ichino, che ebbi gia' modo di commentare (mentre le "scuse" altrettanto asinine il sito dell'unita' non me le faceva commentare): si prende una tesi del tutto gratuita, la si attribuisce a qualcuno in maniera del tutto arbitraria, e poi ci si lascia andare ad osservazioni querule e sciocche.
    Ah, e ci si lamenta se a qualcuno gira male di essere rappresentato in maniera del tutto distorta e caricaturale.

    Ma Leonardo non e' un giornalista...e' un insegnante.

    Aiuto.

    Uqbal

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    1. Se ti può consolare, no, secondo me non hai capito bene.
      Non prendertela per l'Unità, certe volte l'interfaccia non vuole proprio pubblicarti, succede pure a me che i pezzi li scrivo.

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    2. Infatti non me la prendo con l'Unità: ci tenevo solo a far sapere che secondo me quelle scuse erano asinine.

      Comunque penso proprio di aver capito bene. Se c'è qualcosa che volesse spiegare meglio, però, prego.

      U.

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    3. Questo pezzo non è contro Severgnini, che da solo non farebbe grossi danni, ma contro quello che già altre volte ho chiamato severgninismo: l'automatismo per cui ogni cosa che succede in Italia diventa il pretesto per una definizione del carattere nazionale degli italiani (che forse è una cosa che nemmeno esiste). Detto questo, tutti severgninizziamo, io almeno tre volte al giorno: ma a volte severgninizziamo troppo, ecco. Se faccio un pezzo contro il gattopardismo, per favore, non prenderlo come un violento attacco al povero Tomasi di Lampedusa.

      Su Ichino ho semplicemente precisato che il "giovane ichino" non è il vero Ichino, piuttosto il tipico fanboy che va in giro per la rete a chiedere ferie malattia e danimarca per tutti. Magari ne conosci.

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    4. Certo, che stronzi sono quelli che vanno in giro chiedendo ferie pagate. Che stronzi sono quelli che vorrebbero potersi mettere in malattia senza perdere metà della retribuzione -o la paga tutta intera-, così come i professori di ruolo.

      Sceglieti qualcosa di meglio per fare ironia. Così sembri una famosa damina di fine '700.

      Ma ti ha mai sfiorato l'idea, visto che scrivi sull'Unità, che essere di sinistra implichi forse un po' meno di difese corporativi e un po' più di slancio ideale? O ci sei sempre stato così gretto e cinico?

      Comunque, prego, tondellizza quanto ti pare e continua pure a non mettere insieme un ragionamento che sia uno. Non credo che disturberò oltre.

      Credo che sopravviverò anche alle mancate letture agiografiche. Tutto sommato un Frate Indovino basta e avanza.

      U.

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    5. Questa cosa di mettere in scena l'abbandono del blog, come se dovessi preoccuparmene... onestamente non so chi sei, qui passano migliaia di persone tutti i giorni e di te ricordo soltanto le offese, non i ragionamenti (succede, quando pianti tre offese ogni mezzo ragionamento).

      Come ti è stato già fatto notare più volte, lo "slancio ideale" non consiste nell'accamparsi in un thread e gridare ferie malattia liquidazione a chi non te le può dare, perché non rappresenta nessun tipo di potere (né di corporazione: è ridicolo anche solo che tu lo scriva. Dovresti pesarle un po' più, le parole).

      È una questione di buonsenso, di matrice magari settecentesca, che tu scambi per cinismo. Non ha senso venire qui e pestare i piedi, non è così che si realizzano riforme: hai avuto tutto lo spazio e il tempo per spiegare come farà Ichino a portare la Danimarca qui da noi. Se non ci sei riuscito, non è colpa di nessuna corporazione - tranne forse di quella dei poco convincenti pubblicisti giuslavoristi che se li lanciano dalla porta dell'unità precipitano immediatamente nella finestra del corriere.

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  7. Beh, dai, Uqbal, speriamo che qualcuno ricambi l'onore cominciando a parlare di tondellismo.

    p.s. i commenti ora sono quasi illegibili, è colpa della line-height:

    .comments {
    clear: both;
    margin-top: 10px;
    margin-bottom: 0px;
    line-height: 1em;
    }

    ecco, quell'ultima riga tortura la vista.

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  8. http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/18/vadabbordocazzo/184574/ Metafore anche qui. Forse si può chiamare anche Teleselandia.
    alessandromeis

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  9. Bellissimo post. Analisi lucidissima come sempre. Però secondo me non dipende dai giornalisti o dal "severgninismo". È che l'immagine è troppo potente. Come hai detto tu, tutto quadra. Sembra quasi organizzato apposta. Il comandante cialtrone, che fa il bello sulle foto e poi fugge, l'abitudine infantile del salutino alla città, l'orrore del titanic, la voce del "padre" (come hai detto tu), il "vada a bordo cazzo", gli occhi della stampa straniera.

    Io mi sono immedesimato subito nel comandante. Mi sono detto: cos'avrei fatto io al suo posto? Sarei stato all'altezza? In altre parole, sono anch'io "troppo italiano"? (cit. da Boris)

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  10. Peccato non ti abbia letto merlo prima di registrare il commento audio di oggi. Io mi sono fatto fregare dal titolo e il transatlantico merlo mi ha speronato gli scogli. Questo post fa da ghiaccio. #metafore

    andrea

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  11. Heavymachinegun, il problema del severgninismo è appunto che di fronte a un'immagine potente come quella tu ti chiedi "cos'avrei fatto io in quanto italiano al suo posto?", mentre il riflesso più sensato dovrebbe essere "cos'avrei fatto io in quanto comandante di nave formato e addestrato al suo posto". Perché sennò si finisce per confondere la presunzione di innocenza (giustissima), con quella di incompetenza. Schettino non ha fatto il suo mestiere e ciò è sbagliato a prescindere da qualsiasi immedesimazione. E per riflesso De Falco non è un eroe, è uno che in quel momento ha fatto il suo mestiere.

    Elvetico

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  12. solo una precisazione:
    con gattopardismo nel linguaggio comune si intende il comportamento tenuto dai personaggi del libro, non dall'autore (appunto Tomasi di Lampedusa)
    con severgninismo (credo di capire) ci si riferisce al comportamento di tale severgnini
    peraltro il primo pezzo su ichino finiva con un attacco personale relativo alla presunta appartenenza alla casta del vero ichino
    l'uso di metafore non è così semplice...

    manu

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  13. La mania di generalizzare, di vedere il comportamento del singolo come specchio di un popolo è una cosa che mi ha sempre dato noia: esistono italiani in gamba ed italiani inaffidabili, ma anche francesi, polacchi, modenesi, ekaterinenburghesi o qualunque altro insieme umano di grosse dimensioni basato esclusivamente su un'appartenenza geografica.
    Qualche tempo fa mi imbattei in un tizio che si stava comportando in maniera indiscreta e un po' maleducata; eravamo in un contesto anglofono, ma lui sbandierava la propria italianità ad ogni passo, così io gli feci notare (in un italiano volutamente stentato e "da forestiero") la sua maleducazione, al che lui mi rispose "Si sa, noi Italiani siamo tutti imbranati, ma tutto sommato simpatici, dai!".
    Questo suo giustificare i propri pregi e/o difetti personali come caratteri nazionali mi dava sui nervi, ma sui nervi...

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  14. @ Elvetico:
    Adesso ho capito. Quindi sono severgninista? Finalmente ho trovato la mia ideologia.

    Ma questo non pone un problema di ricorsione? Cioè: dire che gli italiani sono "severgninisti" perchè una volta hanno generalizzato, non è esso stesso un severgninismo?

    Dài, scherzo. Leonardo, se vuoi cancellare fai pure.

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  15. Ma infatti qui si rivendica il severgninismo al quadrato (però non si pretende nemmeno di fare giornalismo).

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  16. http://www.corriere.it/cronache/12_gennaio_19/concordia-severgnini-su-financial-times_e3470532-42a0-11e1-8207-8bde7a1445db.shtml

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  17. http://italians.corriere.it/2012/01/20/viviamo-in-severgninia/
    "Be’, non sono d’accordo; ma non è scritto male."

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  18. Ahahah.
    Fa ridere perchè in realtà è esattamente l'opposto.
    Back to Brunovespia sarebbe il titolo adatto. Quel paese dove l'unica cosa che conta è l'intervista alla moldava che apparentemente si intratteneva col comandante. O il plastico della nave mentre affonda. E dove tutti in un nanosecondo diventano lupi di mare ed esperti comandanti di navi da crociera e disquisiscono di rotte e biscaccine (si scrive così?).
    Magari fosse Severgninia, perchè dalle metafore si può anche imparare qualcosa.
    E far metafora non vuol dire che la colpa dell'incidente è di tutti i brunovespiani e non del comandante (certo magari quando è stato detto tutto quello che c'era da dire sul comandante io inizierei ad indagare un po' anche sulla Costa Crociere). Non vuol dire che è nella natura di Schettino di andare a schiantarsi sugli scogli.

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  19. Mi piacerebbe sapere quali metafore sono state azzardate dai giornalisti nostrani e no dopo il disastro della Bp nel Golfo del Messico o per quanto accadde con Katrina....tanto per fare due esempi e chissà quanti se ne potrebbero fa...e li faccio, in maniera molto superficiale, dopo aver ascoltato Rampini su La7 che come ogni volta s'è messo a confrontare gli stati uniti all'italia.

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  20. Anche per gli inglesi tutto quel che accade è sempre continuamente metafora dei difetti dei popoli. L'unica differenza è che si concentrano sui difetti degli altri popoli.

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  21. Mah, non mi pare che ci sia qualcosa di fuori contesto nelle "metafore" dei vari Severgnini, Gramellini, e cosi' via. A qualcuno e' passato per la mente che questo e' il loro lavoro (commentare, dare un'opinione, non fare cronaca)? Non ho letto i commenti di Severgnini quindi non mi esprimo, ma il Buongiorno di Gramellini mi e' sembrato piuttosto appropriato. Siamo tutti bravi a puntare il dito (io per prima), ma credo che un passo indietro e un esame di coscienza sia sempre utile. Questo non assolve gli Schettini vari dai loro errori, ma forse aiuta noi a non scagliarci contro il primo (magari innocente) che passa. Non so voi, ma un richiamo cosi', ogni tanto, mi serve...

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    1. No, non sono fuori contesto le metafore, sono solo un po' troppe, un po' troppo automatiche.

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  22. Quello che noi vediamo come un difetto o un pregio degli italiani, cioè farsi passare per una persona carismatica e sicura di se per poi crollare quando si presenta il primo problema serio, alla fin fine è una caratteristica umana abbastanza comune. Chi si mette nei panni del leader sceglie una linea, se sbaglia è un fallito o viceversa un vincente ... cito mia suocera "Chi non fa un cazzo non sbaglia mai"

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  23. Ma cosa c'entra beppe severgnini?

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  24. Mi rendo conto che non è esattamente il punto del pezzo, ma quelli che vanno in motorino facendo le pinne o partono in auto senza allacciare le cinture rispondono solo della loro vita, non di quella di altre quattromila persone.

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  25. Hai giustamente criticato, insieme al severgnismo, questa retorica che c'e` un po' di schettino anche in noi stessi perche' diciamo bugie alla suocera (sic!), con tanto di insopportabile spot della Proraso. Adesso dovresti essere coerente e avere il coraggio di spendere una parola di apprezzamento per lo spot della Fiat. ;-)
    http://www.youtube.com/watch?v=heCVR7kKyRw

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  26. Se c'è proprio obbligo di ricavare dalla vicenda Concordia una riflessione più ampia sul nostro paese (facciamo finta che proprio si debba fare) questa che incollo mi sembra la più corrispondente:
    "L’Italia è una penisola in cui i carabinieri di Prato, cui ha telefonato una signora di Prato che aveva ricevuto la telefonata di sua madre che vive in Sicilia, comunicano alla capitaneria di porto di Livorno un naufragio avvenuto all’Isola del Giglio."

    di Adriano Sofri (Il Foglio, Piccola Posta del 20 gennaio)

    Fausto

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  27. Se posso dire:

    http://edue.wordpress.com/2013/09/17/heavy-rotation/

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