lunedì 11 maggio 2015

Un'ipotesi sul renzismo

(Riassunto: cosa c'è dietro il renzismo, questo misterioso fenomeno che nelle menti di molti nostri amici ha sovvertito alcuni concetti, ad es. la democrazia? Non si sa, però nel frattempo il berlusconismo è finito e non abbiamo elaborato nessun lutto. E se non fosse una coincidenza?)

La gente che dice di ricordarsi le cose, mente. I ricordi non sono come documenti crudi emersi da un archivio. Sono un continuo rimontaggio di frammenti che deformiamo a piacere in continuazione, qualcosa che reinventiamo tutti i giorni, adeguandola alle informazioni che abbiamo oggi, alle cose in cui crediamo adesso. Mai esattamente la vecchia canzone, sempre la cover della meteora del momento.

Ora dobbiamo raccontare a noi stessi come abbiamo passato gli ultimi vent'anni; e spiegare a noi stessi che non abbiamo perso tempo a paventare il golpe di un vecchietto sessuomane. Molti non ci riescono. Vent'anni, santo cielo. Possibile che non abbiamo parlato d'altro? Cosa ci era successo?

A questo punto scatta la reazione più inevitabile: il nostro io narrante, l'incessante cercatore di nessi causa-effetto, comincia a girare a vuoto e, non trovando nessuno più plausibile a cui dare la colpa, la rovescia su di sé. È colpa nostra. Lo avevamo scambiato per un gigante, e non capivamo che era un nano. Siamo stati noi a non volerlo sconfiggere. Sarebbe bastato così poco. Se Bertinotti nel '98 non avesse. E Turigliatto nel 2008. E Bersani. C'è tutta una serie di episodi che si inserisce perfettamente nella narrazione, che da cronaca politica diventa immediatamente apologo morale: Bertinotti nel '98 rappresenta l'anima massimalista coerente fino all'autolesionismo che è da reprimere in ciascuno di noi, ecc.. Turigliatto ne è una riedizione in sedicesimo, ma vi aggiunge un altro concetto importante: l'orrore per il diverso. Bertinotti era ancora parte di noi, Turigliatto il nostro amico che rifiutava di crescere, quello con cui dovevamo smettere anche solo di discutere, tempo perso. Da soli, possiamo andare solo da soli, in un posto che sappiamo solo noi. A sentirli parlare, sembra che Berlusconi non abbia governato per metà del tempo.

A questo punto tocca inserire qualche dato discordante, giusto per verificare se la storia non assume un senso diverso. È difficile negare l'impatto emotivo che ebbe nel 1998 la sfiducia a Prodi da parte della Rifondazione di Bertinotti. Quella sera si ruppero amicizie, un partito si spezzò in due cocci che non si sono mai più messi assieme. Ma emotività e frazionismo a parte, fu la fine del centrosinistra? No. Affondò al massimo l'Ulivo di Prodi, che avrebbe navigato comunque a vista fino ai bombardamenti in Serbia. Seguì D'Alema, e poi Amato. A questi governi si possono rimproverare molte cose (la mancata legge sul conflitto di interessi tra le prime), ma proseguirono un'operazione di risanamento e verso la fine avevano anche un tesoretto da reinvestire. La legislatura si spense al suo termine naturale, dopo cinque anni; poi rivinse Berlusconi, come spesso capita in democrazia.

Bertinotti nel '98 fece cadere un governo, ma non ci precipitò in nessun baratro. Berlusconi tornò al governo solo tre anni dopo, e non ci tornò perché il centrosinistra era litigioso e inconcludente. Ci tornò perché prometteva, come al solito, il bengodi, e molti italiani si dissero: proviamo, magari stavolta toglierà a qualcun altro per regalare a me. Prodi e Amato, in effetti, non regalavano quasi mai niente a nessuno. Berlusconi non tornò al potere per colpa di Bertinotti o per colpa nostra - a meno che tu che leggi non l'abbia votato nel 2001. L'hai votato? Io no, quindi perché mi dovrei sentire colpevole?

Perché se riconosco che sono innocente, devo poi accettare una verità un po' più dura, ovvero che sono impotente. Preferiamo vivere nel mondo magico della prima infanzia dove ogni avvenimento è connesso con i nostri desideri, che in un universo assurdo che può implodere in qualsiasi momento senza un motivo. La vittoria di Berlusconi nel 2001 era abbastanza ineluttabile: il naturale ritmo dell'alternanza, il logoramento dei partiti di governo, l'opacità del candidato rivale che pure era stato scelto belloccio e relativamente giovane. Ma con un po' di sforzo possiamo immaginare che sia stata invece colpa nostra. Eravamo litigiosi e disuniti e così vinse lui.

Cominciò una lunga traversata nel deserto. Cominciò nel peggiore dei modi - Genova - proseguì in modo abbastanza pirotecnico con l'11/9 e le manifestazioni antiguerra. Nel frattempo il governo tentava di sfondare sull'articolo 18, trasformando per qualche mese Sergio Cofferati nel leader della sinistra. Non funzionò, la guerra in Iraq monopolizzava il dibattito e a metà legislatura cominciò a esser chiaro che il governo sonnecchiava. Berlusconi non si faceva vedere per mesi e poi riemergeva con qualche ruga in meno e il parrucchino più basso. Nel frattempo la sinistra si riorganizzava intorno a Prodi e tutto lasciava pensare che nel 2006 il pendolo sarebbe tornato dalla nostra parte.

Non fu così.


Ma questa è un'altra cosa che ci stiamo raccontando male. Non fu così a causa di Mastella, o di Turigliatto. Se Mastella e Turigliatto divennero così importanti fu perché quelle elezioni, l'Ulivo, non le vinse. Le pareggiò. E senza la lotteria delle circoscrizioni estere, le avrebbe perse. Trovatosi in una situazione molto particolare (che mal si adatta alle nostre ricostruzioni personalizzate), Prodi decise di andare avanti a oltranza.

E poi successe qualcosa di piuttosto grave che non ci raccontiamo quasi mai. Ci raccontiamo di Mastella e di Turigliatto, e ci dimentichiamo di De Gregorio, il senatore dell'Italia dei Valori che passò al centrodestra, e che qualche anno dopo rivelò di avere ricevuto tre milioni di euro da Berlusconi per questo motivo.

Insomma Berlusconi stava usando le sue ingenti fortune (messe assieme frodando il fisco, corrompendo la guardia di finanza, mantenendo illegalmente una posizione di monopolio televisivo, e altre cose che mi dimentico o che magari non sappiamo) per causare una crisi di governo. Questo non ce lo racconta soltanto De Gregorio, ma la celebre intercettazione col dirigente Rai Saccà in cui spiega che la tal attrice piace a un altro senatore del cui voto ha bisogno per far "cadere il governo".

Berlusconi congiurò per far cadere Prodi. Offrì ricompense in denaro e in natura. E noi tutto questo lo sappiamo, ma non ce lo raccontiamo. Ci raccontiamo che è stato Turigliatto. Ma qui non è più questione di racconti. Il voto di De Gregorio pesava tanto quanto quello di Turigliatto: rammentare soltanto il secondo è una nostra scelta, magari non del tutto consapevole. È che quando immaginiamo Berlusconi vediamo ormai un vecchietto ai servizi sociali: non il corruttore che spendeva milioni per sciogliere un parlamento. Stiamo cercando di rimuoverlo da tutti i ricordi che abbiamo, belli e brutti, e quindi togliamo la nozione di lui che paga De Gregorio e la sostituiamo con una in cui Turigliatto per coerenza fa cascare il governo su un voto per l'Afganistan. Mai più governi di coalizione! Guarda cosa succede a farli!

Vedi che forse una rimozione c'è. Passiamo il tempo a guardarci negli occhi, a rovistare alla ricerca di infinite pagliuzze, a gli errori che commettemmo nel 1998 o nel 2008 - nel frattempo Berlusconi ci entra in casa con una trave bella grossa, ma che importa? È esattamente la reazione di certe coppie anziane dopo che la loro casa è stata svaligiata. Forse non ho chiuso bene la finestra. Forse non ho acceso l'allarme. Se avessi almeno lasciato una luce accesa. Insomma, deve essere colpa mia. I ladri non entrano nella casa di chi è senza colpe.

Non importa quanto Berlusconi ci abbia danneggiato in questi vent'anni. A un certo punto abbiamo deciso che ci meritavamo tutto. Che quel che ci offendeva davvero non erano gli abusi che commetteva quotidianamente (tra le altre cose un'emittente tv lasciata illegalmente in chiaro per più di dieci anni a sparar propaganda), ma il "Berlusconi in noi". Abbiamo interiorizzato. Abbiamo introiettato. Ci siamo fottuti, pardon, da soli. Avremmo potuto sconfiggerlo soltanto dentro di noi. Come non era chiaro: bisognava essere più onesti di lui ma non elitari, più intelligenti di lui ma non snob, bisognava domandarselo spesso. Che nel frattempo il Berlusconi vero, in carne e ossa, avesse campo libero per corrompere senatori era tutto sommato irrilevante. Lo avremmo battuto sul campo (anche se barava) soltanto quando fossimo riusciti a eliminarlo in noi. Finché qualcuno a un certo punto non ebbe l'idea: potremmo provare a rimuoverlo, semplicemente. Cancellare in noi l'antiberlusconismo, che non è che un fantasma speculare di Berlusconi stesso. Se smettiamo di essere antiberlusconiani, anche Berlusconi d'incanto sparirà. Siamo nel puro pensiero magico, come si vede; stavamo regredendo, o forse eravamo semplicemente disperati.

Era il momento di Walter Veltroni (continua...)

9 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  2. Ma non è sbagliata la virgola in: "La gente che dice di ricordarsi le cose, mente". Tralresto pare un errore estremamente comune nei giornali..

    RispondiElimina
  3. Ho l'impressione che tu decida le tue idee a seconda di qual'è il cattivo del momento. Ora ti è preso così, di sostenere un concetto di democrazia fantozziano, fatto di contrattazioni lunghissime e traballanti. Come quando il megadirettore chiama Fantozzi e gli dice "anch'io come lei penso che ci siano molte ingiustizie, e che vadano risolte organizzando assemblee tra tutte le persone ragionevoli, come me e lei." Fantozzi: "Mi scusi... ma così ci vorranno mille anni!" Il megadirettore: "Posso aspettare, io." Ecco tu in questo periodo sei il megadirettore di Fantozzi.

    RispondiElimina
  4. È un caso che tu non abbia nemmeno accennato al ruolo che ha avuto il Porcellum in questa storia, o forse è la dimostrazione che non hai l'obiettività necessaria a compiere questa analisi, e sei tu pure imbevuto di narrazione (antirenziana nel tuo caso, ma che differenza fa)?

    Visto che ricordare è importante, cerchiamo di non dimenticare che metà dei disastri dell'ultimo decennio sono dovuti a una legge elettorale varata proprio a quello scopo - quello cioè di creare una situazione di ingovernabilità permanente, e che (al di là del modo) l'assoluta priorità era quella di riformarla (cosa a cui ha dovuto pensare la corte costituzionale, tra l'altro).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. come se ne è comprati 2, perchè solo 2 gli servivano, cosa impedirà a Berlusconi di comprarsene 26, per far saltare per aria anche il governo Renzi uscito dall'Italicum?

      Elimina
    2. In un paese normale, lo impediscono i magistrati.

      Non capisco la domanda. In pratica stai proponendo di rendere ancora più schiacciante il premio di maggioranza per costringere Berlusconi a spendere più soldi per i senatori? (GENIO!)

      Elimina
    3. Il porcellum è una legge che Berlusconi si fece scrivere per vincere le elezioni. Sarà colpa nostra pure quella.

      Elimina
  5. e comunque, cari invasati renziani, perchè non mi stupisco che non vi rendiate conto che Leonardo sta parlando di Veltroni, e non di Renzi, come "svela" il finale? Non era Veltroni che nel 2008 impostò la campagna elettorale sul non nominare nemmeno Berlusconi? E vi ricordate come andò a finire (stavolta senza bisogno di corruzione berlusconiana, del resto Veltroni è quel genio che da responsabile comunicazione del PCI barattò l'astensione piccista sul decreto Craxi che regalava il monopolio della tv a Berlusconi per la riserva indiana di Raitre, e pensava di aver fatto uno scambio alla pari).

    RispondiElimina
  6. @nodwarf (in risposta al commento del post precedente):

    I ministri che manifestano contro il governo è una leggenda metropolitana. Non è mai successo. Lo spiega Mussi in un'intervista al Manifesto:
    http://ilmanifesto.info/leopolda-contro-cgil-solo-chavez-faceva-cosi/

    Ho fatto una piccola ricerca: ciò che successe fu diverso ma ugualmente emblematico.

    Nell'ottobre del 2007 Rifondazione Comunista si trovò a mantenere una posizione ambigua, perché da una parte teneva il Ministero della Solidarietà Sociale e qualche altro viceministero, dall'altra non poteva perdersi una manifestazione organizzata da ambienti di sinistra, altrimenti sarebbe stata vista con sospetto dalla propria base. Tra l'altro, la manifestazione aveva i soliti motivi confusi: la CGIL per esempio non partecipò perché "non ne capiva il senso".
    http://www.repubblica.it/2007/08/sezioni/politica/partito-democratico-9/dalema-ministri/dalema-ministri.html

    Alla fine scelsero di fare entrambe le cose: partecipare alla manifestazione ma "con toni pacati", e senza i Ministri. Non protestavano "contro il governo", ma perché secondo loro il nascente PD stava mettendo le basi per uno stravolgimento del programma di governo. Questo lo disse Franco Giordano, allora segretario di Rifondazione.
    http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/politica/manifestazione-sinistra/manifestazione-sinistra/manifestazione-sinistra.html

    L'opposizione prese la palla al balzo, suggerendo che "i ministri manifestavano contro se stessi", o qualcosa del genere. Anche le ali ostili a rifondazione nel governo misero il dito nella piaga, in particolare D'Alema, Veltroni e Mastella.

    In pratica quell'errore politico non solo fu una delle pietre tombali di Rifondazione, che l'anno dopo sparì dal Parlamento e dal panorama politico italiano, ma diventò il simbolo della confusione e della mancanza di coerenza della sinistra radicale. "Manifestare contro se stessi" era una metafora troppo perfetta per non diventare leggenda metropolitana. E così è successo.

    RispondiElimina

Puoi scrivere quello che vuoi, ma se è una sciocchezza magari la cancello.

Dimmi.

Offrimi un caffè

(se proprio insisti).