Sul piano esistenziale, perché perdo tempo a scrivere queste cose? Non lo so neanche io, probabilmente ho interrotto qualche attività ancora più stupida. È vero, lo stanno scrivendo in tanti, c'è un centro che si crede moderato e che invece sta amplificando gli stessi contenuti della destra, regalandole un'egemonia che i suoi cosiddetti intellettuali mai avrebbero saputo costruire (i veri intellettuali di destra non sono Giuli o Veneziani, ma Galli della Loggia, Cazzullo, Mieli: davvero, sentiteli parlare, ormai si odono in sottofondo le marcette). È vero, ma è comunque un fenomeno circoscritto a quelle poche migliaia di persone che ancora scrivono e addirittura leggono i giornali. Dopodiché se pure la destra vincerà le poche elezioni che ci restano, non sarà certo per il frizzante contributo di tutti i pachidermi che stanno montando sui vagoni di coda. È una curiosità, probabilmente stimolata dall'algoritmo che appena apro un social mi mette sotto il naso questi poveri borghesi declassati coi loro ragionamenti sempre più stereotipati, affinché io reagisca... come? Forse producendo un'altra lenzuolata di testo come questa, maledetto algoritmo, mi hai fregato anche stavolta. Stiamo tutti girando sempre più veloce, me compreso, e osservarli mi fa passare il tempo; non credo che questa pratica di osservazione mi salverà, anche se al personaggio di Poe, ora che ci penso, succede.
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venerdì 16 gennaio 2026
Il mainstream nel maelström
Ho smesso un po' di scrivere qui e ora non so come ricominciare – nel frattempo è successo di tutto – ma vi ricordate quel vecchio racconto di Poe dal punto di vista del marinaio che viene inghiottito dal maelmström, il Gorgo, vi ricordate di quel momento che sembra eterno in cui lui a forza di fissare il vuoto finisce per distrarsi, per osservare i relitti che ruotano sotto di lui, a calcolare le traiettorie, a scommettere sul momento in cui verranno inghiottiti dall'orizzonte degli eventi, ecco: forse posso difendermi così, se mentre il caos mi gira intorno sempre più vorticoso mi fisso su dettagli inutili che mi precipitano sotto, ad esempio Anna Paola Concia che rilascia interviste al Giornale. Cos'è Anna Paola Concia di fronte al vuoto, e perché il vuoto dovrebbe fare differenza per Anna Paola Concia? Così mentre il mondo brucia sto per mezza giornata a pensare se rispondere a una letterina scritta "col cuore" (scritta malissimo) che dice le solite cose affinché decine di relitti come me le rispondano nel solito modo, e proprio quando finalmente mi convinco che non ne vale la pena, ecco precipitarmi tra capo e collo Luigi Manconi che si domanda come mai a sinistra amiamo tanto i dittatori – perché Maduro era un dittatore, no? Sì, beh, forse Trump è stato un po' irrituale ad arrestarlo extraterritorialmente, ma perché noi lo amiamo? Almeno in tv un sindacalista a una manifestazione sembrava amarlo, e questo deve proprio scatenare il dibattito, ma forse se mi distraggo e conto fino a mille anche questo dibattito scemerà... uno, due, sei, novecento, novecentonovanta... ma ecco che scoppiano rivolte a Teheran – come tutti gli inverni, mi sembra di ricordare – e due terzi di infosfera italiana, diciamo da Repubblica fino alla Difesa della Razza cominciano a domandarsi retoricamente perché i filopalestinesi non manifestano contro gli ayatollah. Subito, senza neanche aspettare il fine settimana, come un sol uomo, e in effetti ormai sono un uomo solo, come l'entità di Pluribus – c'è solo una differenza di toni, ancora un po' più queruli a destra, coi loro slogan bene scanditi anche quando denunciano impossibilità geografiche; più compassati e grevi al centro, dove fa fine commiserare questa sinistra appassionata per i dittatori e insensibile alla sacrosanta esigenza delle donne iraniane di mostrare i capelli, potrebbero in effetti esserci altre rivendicazioni ma ormai si è deciso che bisogna insistere sui capelli, è un copione che si ripete inesorabile da quando questo blog esiste, ed esiste da un quarto di secolo ormai: potrebbe essere una semplice coincidenza, ma prima dell'11 settembre certi discorsi non li avremmo tollerati nemmeno dai fascisti, nemmeno dai bambini; non per l'ideologia balorda che sottendono, (lo scontro delle civiltà, sul serio?) ma per la fissità degli argomenti – ma sul serio, non ci fa caso nessuno al fatto che stanno scrivendo la stessa cosa, tutti, ogni santo giorno? E uno come me cosa dovrebbe rispondere, che non ha già risposto cento volte in venticinque anni... io non ce la faccio a girare in tondo così, non so voi come facciate, io sarò un relitto nel Gorgo, ma voi siete il Gorgo. Anche quei pochi di voi che ancora si distinguono, i pezzi più solidi nella solita zuppa, ormai sono di quel bruno indistinto che assumono gli oggetti più vicini al centro del Gorgo: ecco che precipita Manconi, ecco che precipita Adriano Sofri, ecco Michele Serra... potremmo farne una questione generazionale; potremmo semplicemente sollecitare al pensionamento chi in molti casi una pensione la percepisce già... ma basta ascoltare qualche minuto di qualche giovane podcaster per rendersi conto che no, i giovani ci stanno capendo poco come i vecchi, senza l'alibi dell'arteriosclerosi, ma col vantaggio che non possiamo rimproverarli di avere sprecato le loro potenzialità: no davvero, non l'hanno fatto.Sul piano mediatico, quel che sta succedendo è che intorno a questo governicchio, che se fosse per le sue forze intrinseche cascherebbe l'altro ieri, si sta coalizzando un blocco non sociale ma retorico. Quante volte abbiamo constatato come la destra al governo non sapesse trovare il tono, e in effetti dopo tre anni di governo aa Meloni strilla ancora come fosse l'opposizione. Dove noi vedevamo un deficit di immagine, i saggi giornalisti italiani hanno riconosciuto un'opportunità: la possono fare loro la comunicazione di regime; mica perché nessuno li obblighi, come a Teheran, o li ricatti, come a Washington, o li avveleni, come a Mosca, no; loro si prestano spontaneamente e con quel sincero afflato orwelliano; del resto sono sempre stati in guerra con l'Eurasia; non si sono mai fidati di quei torbidi Goldstein che dicevano di servire l'Occidente ma trescavano con ayatollah e bolivaristi.Sul piano sociale, la classe media è finita; del resto ne notavamo lo sfarinamento vent'anni fa, e non abbiamo fatto molto perché reggesse i colpi. È successo negli USA, perché non sarebbe dovuto succedere prima o poi anche nel nostro volenteroso satellite. Può darsi che sia un destino del capitalismo, a furia di mangiarsi tutti nel libero mare resistono solo balene e plancton. Dalla deriva finale ci salva, per ora, il non aver liberalizzato le armi nei supermercati, non aver ceduto (per ora) al presidenzialismo e non avere sacrificato (per ora) l'indipendenza della magistratura: tutti argini che non è che possano tenere all'infinito. Politici e giornalisti, che la loro classe la davano per scontata, non la trovano più: vorrebbero convocarla in piazza (come in marzo per l'Ucraina) ma poi vengono solo i pensionati; mentre i giovani sfilano contro il genocidio, maledizione! insieme ai musulmani, ma chi è che li sobilla? (nota come per Concia e compagnia i musulmani siano sempre ospiti appena arrivati a cui bisogna spiegare come ci si comporta; e pazienza se sono nati in Italia e ci vivono da prima che lei se ne andasse a Berlino). È terribile quando una classe smette di esistere, specie per chi ci viveva dentro come un pesce nell'acqua, e non capisce nemmeno cosa gli stia mancando. E i cosiddetti moderati (che non si capisce cosa starebbero moderando), i cosiddetti liberali, a pensare per classi non si sono mai allenati; si consideravano democratici, ma la loro idea di democrazia era abbastanza schematica: due poli borghesi e vinca il migliore. L'idea che altrove altre classi si possano sentire rappresentate da partiti non borghesi non l'hanno mai accettata. Maduro è un dittatore, com'è possibile che in Venezuela una larga fetta della popolazione lo sostenga? Saranno ignoranti, gente che vota per sbaglio. I mullah sono oscurantisti, com'è possibile che dopo qualche manifestazione di piazza non caschino come pere mature? Eh, forse intorno a loro c'è un blocco sociale ancora compatto, soprattutto nelle campagne. Questi discorsi però non si possono fare; presumono l'esistenza di classi sociali che non condividano i desideri e le aspirazioni di noi borghesi del tardo Novecento, e così non è una coincidenza che il nuovo simbolo della rivolta iraniana diventi una ragazza che dall'altra parte del mondo si accende una sigaretta con la foto dell'ayatollah. Una cosa veramente rock'n'roll, salvo che probabilmente a questo punto il rock'n'roll suona vecchio pure a Teheran. Io però su facebook sto in una bolla in cui si litiga ancora su quale sia il miglior disco dei Pink Floyd, ragion per cui.
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