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venerdì 6 febbraio 2026

Un poliziotto isolato non è in trappola: è la trappola


– A Torino come sapete c'è stato un corteo, la polizia ha ferito diversi manifestanti (un manifestante invece ha ferito un poliziotto), e io non ne sto parlando perché, appena comincio, mi rendo conto di scrivere le stesse cose e ne ho pudore. Ma pare che sia un problema solo mio – questo pesantissimo archivio a destra che mi ricorda come tutto sia stato già riflettuto lungamente e invano. Altri non si fanno il problema, altri non hanno nessun pudore a premere un tasto – quei bei tasti sulle tastiere di una volta, ricordate? Sarà un F6 o un F7 – che evochi immediatamente le Bierre, Vallegiulia e Pasolini. Paragoni che erano insensati, stucchevoli e sballati venticinque anni fa – non sto esagerando, l'archivio non perdona: ventitré anni fa. E io dovrei vergognarmi perché mi viene in mente invece Genova 2001, e le due o tre cose che mi pare di aver capito allora? In mezzo ai dinosauri, anche il mammut può sentirsi giovanile.

Quando parlate delle BR, ma di cosa (cazzo) parlate? Cosa c'entravano le BR coi centri sociali? Nulla, ci stanno come minimo vent'anni di distanza. Le BR erano lo spauracchio quando eravate bambini? Ok, ma non lo siete più da un pezzo, non potevate studiare un po'? Lo studio anche a questo serve, a levarvi le paure. State continuando a usare i teoremi del nonno, quelli che non hanno mai dimostrato di funzionare nemmeno su un piano euclideo. Credete che nelle scuole e nelle università si annidino i cattivi maestri: non fu così per le BR, non era così nel 2001, non è così nemmeno oggi – fino a prova contraria. Pensate che una piazza aggressiva (una piazza che non si rassegni a prenderle soltanto) porti inevitabilmente alle BR: se fosse andata davvero così, perché dopo Genova nessuno si è dato al brigatismo? Proprio nessuno! Avete vent'anni a disposizione per capire quanto avete torto, perché non imparate niente mai? È sconfortante. 

– Bisognerebbe invece sforzarsi di notare che tutto cambia, e quasi mai in meglio; che anche situazioni che sono riuscite a mantenersi in equilibrio per venti, trent'anni, potrebbero però essere cambiate ogni volta in modo impercettibile, finché un giorno l'equilibrio non regge più. A me dispiace che Askatasuna sia stato sgomberato; sono sicuro che sia stato un luogo importante e formativo per molti torinesi – detto questo, se continuate a ragionare come vent'anni fa, il minimo che possa succedere è che qualcuno vi aspetti esattamente dove vi facevate intrappolare anche vent'anni fa: se siete prevedibili, qualcuno potrebbe pensare di sfruttare la cosa. Forse a qualcuno fate comodo così, fatevi venire il dubbio ogni tanto. Riporto un pezzo di comunicato:

Al termine della manifestazione, una parte del corteo ha deciso di proseguire in corso Regio Parco e un’altra parte, numericamente significativa, ha deviato in Corso Regina per avvicinarsi allo stabile di Askatasuna, oggi murato e devastato al suo interno dai vari distruttori in divisa. In corso Regina, l’apparato repressivo messo in campo dal governo Meloni e dal ministro Piantedosi ha risposto subito alla deviazione con una forza sproporzionata, scaricando centinaia di lacrimogeni sullo spezzone. Questa gestione muscolare, coerente con quanto visto nei giorni precedenti (quasi 800 fermi e identificazioni, intimidazioni, minacce), è stata però colta di sorpresa. Non si aspettavano che lo spezzone colpito reggesse l’urto, resistesse, avanzasse metro dopo metro, senza panico né tentennamenti con l’obiettivo di avvicinarsi a uno stabile che è stato strappato come uno scalpo dal governo per cancellare un pezzo di quella storia partigiana che ha caratterizzato da sempre Torino e che mai gli andata giù.  

Allora: questa roba è giocare alla guerra, e non funziona. Forse per vent'anni avete pensato che funzionasse, ma era un'illusione. Ve lo facevano fare soltanto nella misura in cui gli era comodo mostrare poliziotti feriti e qualche carrozzeria ammaccata. Non è un pezzo di storia partigiana, è una liturgia e voi non siete i sacerdoti; ogni tanto qualcuno di voi sarà l'agnello. 

– Penso a quello che succede in Minnesota: anche lì non è i manifestanti ogni tanto non perdano la pazienza – anche ad Alex Pretti qualche giorno prima era saltata – eppure lì è molto chiaro che l'ICE mena e i manifestanti le prendono. Per quanto sia inevitabile che qualcuno resista alle cariche, bisognerebbe fare questo sforzo di capire che il messaggio che deve passare è che i poliziotti le danno e i manifestanti le prendono, e non viceversa. Dare un martelletto in testa a un poliziotto significa dare una medaglia al poliziotto, qualcuno ancora non l'ha capito? Inoltre: se vedi un poliziotto isolato, non è in trappola lui; lui è la trappola.

– Se fai esattamente quello che la polizia vuole che tu faccia, tu in pratica stai prendendo ordini dalla polizia: accetta la cosa. Hai un bel da negare che esistano infiltrati: l'infiltrato sei tu, per forza stai negando. 

– Ogni tanto, come ho spiegato, mi fisso un relitto alla deriva, ad es. Parenzo. Parenzo a poche ore dagli scontri stava già chiedendo a qualcuno di dissociarsi. 

Poche ore prima aveva spiegato ai suoi follower che sì, effettivamente la cifra di 70000 morti palestinesi nella Striscia di Gaza, fornita dalle autorità di Gaza (e mai smentita da quelle israeliane), la cifra più volte denunciata come propaganda antisemita... e recentemente confermata da fonti anonime dell'IDF, non costituisce un genocidio, perché? Perché "Israele ha stimato" che tra quei 70000 c'erano più di 20000 terroristi, il che (secondo Israele) sarebbe un'ottima proporzione: non è genocidio se per ogni nemico uccidi un civile o un civile e mezzo.

È una logica aberrante che solo Israele ha il coraggio di reclamare – ma anche di questo si è già parlato: rimane da annotare la coincidenza. David Parenzo, che ci chiede di dissociarsi dal terribile fatto che un poliziotto ha passato qualche ora in un pronto soccorso, sta rivendicando il massacro di 70000 palestinesi, sta spiegando che è un massacro giusto, migliore di altri massacri commessi negli ultimi anni da eserciti meno morali di Israele. 

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