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martedì 3 marzo 2026

Tablet e straccetto, studente perfetto


[Questo pezzo è uscito sul Manifesto del 27/2/2026]. Chi pulirà le scuole? Annoso dibattito. Contrariamente a quanto si crede, a molti studenti non dispiace dedicare un po' del loro tempo a riordinare l'aula. Non la considerano affatto un'incombenza umiliante, anzi a volte un diversivo gradito alla lezione frontale: il che può spiegare come mai spesso producano molti più rifiuti del necessario. 

La questione rimane di scottante attualità perché la legge di bilancio prevede il taglio di più di duemila figure ATA (ausiliario, tecnico e amministrativo) da qui al 2027. È pur vero che anche le classi si ridurranno, a causa di un calo demografico e in base ad arcani studi basati sulle rilevazioni Invalsi che dimostrerebbero ciò che nessun insegnante in cuor suo si sentirebbe di confermare, ovvero che le classi numerose sarebbero più efficienti delle classi più contenute. 

Così, invece di avere più spazio per ragazzi che continuano a crescere in altezza (mentre i banchi tendono a diventare più piccoli per questioni di sicurezza), continueremo a vivere, insegnare e studiare in meno aule, ma altrettanto affollate: e chi le pulirà? Un suggerimento ce lo ha dato il Ministro dell'Istruzione e del Merito con la circolare dello scorso 25 febbraio, la quale invita dirigenti e personale “a sensibilizzare gli alunni e gli studenti alla pulizia e al decoro degli ambienti scolastici e degli arredi”. “In particolare”, prosegue, “si ritiene utile l'introduzione di una regola volta alla sistemazione dell'aula, degli arredi e del materiale didattico personale o condiviso al termine delle lezioni così come al riordino dei laboratori, degli attrezzi delle palestre e di ogni altro ambiente scolastico...” Parole di buonsenso, come si vede, che purtroppo non nascondono più di tanto la gravità della situazione: il bilancio è quel che è, la spesa militare aumenta e quella per la scuola si riduce sempre più: del resto gli studenti non votano e gli insegnanti non sono il segmento su cui il centrodestra punta per vincere le elezioni. I genitori, loro sì, potrebbero sollevare obiezioni al fatto che i figli dedicano parte del tempo scolastico a riordinare e rassettare; ma nel caso facilmente se la prenderanno col dirigente. Per quest'ultimo, in effetti, è più facile farsi finanziare laboratori e progetti innovativi che mettere a bilancio l'acquisto di spugne e scope, o a contratto qualcuno che le sappia usare. Tablet e straccetto, studente perfetto. 

Nelle stesse ore il ministro ci ha informato di un decreto “che stanzia 30 milioni di euro per la realizzazione di progetti didattici per promuovere la cura e il rispetto dei parchi e dei beni scolastici da parte degli studenti”. Tanta attenzione potrebbe commuoverci, se non provenisse dallo stesso governo che ha appena tagliato 480 milioni ai fondi per la sicurezza degli edifici scolastici. “Gli spazi pubblici, una volta riqualificati, potranno essere trasformati in veri e propri ambienti didattici all'aperto”. Non è affatto un'utopia, anzi non c'è dubbio che si realizzerà, alla prossima frana o al prossimo sisma, quando insegnanti e allievi si ritroveranno letteralmente senza un tetto sotto il quale studiare. 

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