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domenica 12 aprile 2026

La sofferenza di Emanuele Fiano


Venerdì è stato il giorno della passione di Emanuele Fiano, segretario nazionale di Sinistra per Israele: e se per caso vi stavate preoccupando di altre cose – stragi in Libano, Hormuz ancora chiuso, voli annullati, potremmo restare senza fertilizzante... ecco, sì, va bene, siamo evidentemente entrati in una crisi mondiale dalla quale forse non si uscirà senza una catastrofe, ma cerchiamo di mettere le cose in prospettiva. Venerdì Emanuele Fiano era molto preoccupato.

Per le centinaia di vittime civili in Libano

Ma no. 

Peraltro Israele ci ha prontamente fatto sapere che almeno la metà erano militanti di Hezbollah, quindi meritevoli di morte, e che per Israele un rapporto di una vittima innocente ogni vittima colpevole è assolutamente civile e degno dell'esercito più morale del mondo, per cui no, Emanuele Fiano non era preoccupato di questo.

Per la reputazione di Israele?

Perché questa idea che il mondo stia per andare in fiamme semplicemente perché Netanyahu ha convinto Trump che una guerra all'Iran era fattibile, e ora Netanyahu non può essere convinto che un cessate il fuoco è necessario – ecco, tutto questo pare stia incidendo negativamente sulla reputazione di Israele nel mondo, perlomeno così dice Jonathan Safran Froer e chi siamo noi per mettere in discussione la premessa di J. S. Froer – ovvero che Israele, prima di questa guerra, avesse ancora una reputazione da difendere. Verrebbe la voglia di supplicare gli obiettivi libanesi, i gazawi che patiscono la fame, i cisgiordani che vengono quotidianamente aggrediti e uccisi dai coloni: perché vi ostinate a farvi colpire? Non capite che così facendo, consentite a Israele di minare la propria reputazione? Non trovate ci sia dell'antisemitismo in tutto questo? Una situazione oggettivamente preoccupante: forse che Emanuele Fiano era preoccupato di questo?

No. 

Emanuele Fiano venerdì era molto preoccupato – mettetevi seduti – perché il PD milanese ha proposto in consiglio comunale di ritirare il gemellaggio tra Milano e Tel Aviv. Un gemellaggio, capite. Con Tel Aviv. Si può restare in un partito che si ritira da un gemellaggio?

 

Evidentemente si può, perché dopo una notte di "sofferenza", ha usato questa parola, Emanuele Fiano ha deciso di restare nel PD. Di ciò mi sembra necessario ringraziarlo, non solo a nome di tutto il partito, dei militanti e dei sostenitori, ma più in generale dell'umanità tutta, in nome della quale traggo il mio sospiro di sollievo. Sappiamo che l'angelo di Dio promise ad Abramo che avrebbe risparmiato Sodoma, se solo vi avesse trovato dieci uomini giusti; per come poi andarono le cose mi sembra evidente che non li trovò... ma chissà, forse grazie all'eroica sopportazione di Emanuele Fiano, il PD potrebbe essere risparmiato da un'analoga ira di Dio. 


Chi segue Fiano e Sinistra per Israele da un po', credo abbia ormai familiarizzato con la sofferenza di Emanuele Fiano. È un patimento storico, con radici profonde, che si rinnova ad ogni stagione. Fu nello scorso autunno, ad esempio, che Emanuele Fiano soffrì per le contestazioni ricevute durante un'assemblea all'università di Venezia. In quell'occasione il fior fiore dei cattedratici e degli opinionisti si mobilitarono per gridare: vergogna! Emanuele Fiano non è stato fatto entrare all'università!

Anche se in effetti nell'università c'era entrato.

Va bene – rispose il fior fiore –  ma è terribile questa cosa che non lo abbiano fatto parlare, no?

Certo che era terribile, anche se in effetti, Emanuele Fiano aveva assolutamente parlato. 

Va bene, però è terribile questa cosa che non lo abbiano fatto finire, che lo abbiano cacciato via, no?

Indubbiamente era terribile. Benché in effetti Fiano fosse rimasto finché gli inservienti non gli avevano chiesto, scusi, ci scusi, signore, l'università alle 19 chiude.


Chiunque altro di fronte a questa ennesima provocazione avrebbe ceduto, lasciando le aule in balia di chi doveva pulirle per il giorno dopo: chiunque altro, ma non Emanuele Fiano. "Non potevo accettare anche quella prevaricazione". L'episodio, spiegò, gli aveva ricordato quanto era successo a suo padre: davvero, subire una contestazione all'università gli aveva ricordato quando suo padre, dopo il 1938, avendo perso i diritti civili, non era più potuto entrare a scuola. E in effetti se ci pensate è più o meno la stessa situazione, no? Che differenza c'è tra essere contestati da un gruppo di studenti all'università e diventare un cittadino di serie B che non può più godere del diritto allo studio? Se lo chiedete a Emanuele Fiano, nessuna differenza: e quindi non chiedetemelo a me, magari mi verrebbe una risposta diversa e probabilmente, a questo punto, antisemita.  

Così insomma venerdì la sofferenza di Emanuele Fiano ha rischiato di traboccare, perché qualche membro del suo partito aveva osato proporre di ritirare un gemellaggio con Tel Aviv. Una città dove "centinaia di migliaia di persone hanno chiesto la fine della guerra"... ecco, se davvero l'hanno chiesta (e se davvero sono "centinaia di migliaia") si potrebbe quantomeno obiettare che non l'hanno proprio ottenuta: forse per Fiano è l'intenzione che conta – ma anche l'intenzione potrebbe incrinarsi, se a quelle "centinaia di migliaia" (facciamo decine di migliaia?) giungesse notizia che il comune di Milano ha sospeso un gemellaggio. 

Sono cose che succedono, no? Tu scendi in piazza per manifestare contro qualcosa che in coscienza ritieni sbagliato. Il tuo governo ti reprime, ti malmena persino, ma tu resisti... finché non giunge un messaggero con la ferale notizia: il Comune di Milano ha sospeso il gemellaggio! No.  

A quel punto puoi essere il telavivese più eroico, ma davvero, come si fa? Come si può lottare per un mondo migliore con la consapevolezza di non avere più il Comune di Milano al tuo fianco? Perlomeno questo mi sembra il ragionamento di Emanuele Fiano, il quale poi giustamente aggiunge: e allora perché non chiedete anche la sospensione del gemellaggio con San Pietroburgo? Già. Qualcuno a quel punto ha persino osato obiettare che il gemellaggio con San Pietroburgo è stato già sospeso: rilievo abbastanza indelicato, nei confronti di una persona che si sta impegnando con tutte le sue forze per difendere Israele con le armi retoriche che Israele suggerisce, la più popolare tra le quali in questi mesi è lo specchietto putiniano. Chiunque si permetta di criticare lo Stato Ebraico, anche solo di fischiarlo allo stadio, deve essere messo di fronte a un simile impietoso dispositivo: perché non hai fischiato altrettanto i russi? Ti abbiamo sentito, che li fischiavi più piano. Così fanno da anni, e mica si può pretendere che smettano così, d'un tratto, semplicemente perché non è così che funziona – che ne sappiamo alla fine noi di come funzionano le cose? Noi viviamo nel mondo reale, forse dovremmo accettare che Fiano è in un mondo diverso. 

Un mondo dove la reputazione di Israele conta più della nostra vita, di quella di chi ci sta intorno: un mondo dove Israele non solo ha diritto di esistere, ma ne ha molto più di noi. Un mondo dove il PD non è un partito di centrosinistra, votato da milioni di persone che si preoccupano della crisi medio-orientale e mondiale, e dell'escalation armata a cui il governo israeliano (non troppo osteggiato dall'opposizione israeliana) sta trascinando l'umanità, no: in questo mondo il PD ha un senso solo se Emanuele Fiano, vincendo una troppo giusta ripugnanza, continua a militarvi; portando in dote certo non un cospicuo pacchetto di voti (gli ebrei milanesi essendo poche migliaia, e quelli sionisti persino meno), ma quel quid arcano e imperscrutabile senza il quale davvero forse l'angelo di Dio potrebbe distruggerci, da un momento all'altro. Questo Emanuele Fiano non lo vuole – per ora – e per questo motivo dobbiamo essergli grati. A lui e agli altri nove giusti che devono pur esserci al mondo, oggi. 

Domani boh, vediamo. 

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