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lunedì 22 maggio 2023

Se l'Ucraina stesse perdendo, cosa ci racconteremmo?

Tra i libri che mi piacerebbe riuscire a salvare dalla muffa anche quest'anno (ma è sempre più difficile) c'è un classico dei mercatini dell'usato che potrebbe anche essere usato contro di me. S'intitola La nostra guerra ed è stato pubblicato nel 1942-XX dalla "Consociazione turistica italiana" (in seguito si sarebbe di nuovo chiamato Touring Club Italia).


Si tratta di un agile volumetto, dalla grafica razionale e pulitissima (c'è un font meraviglioso, il Semplicità) che spiega tutti i motivi per cui Italia Germania e Giappone, che proprio non avrebbero voluto fare la guerra, oh, alla fine si erano trovati praticamente costretti dal blocco plutodemobolscevico che li stritolava, e che comunque meglio così perché stavano vincendo tutto – l'Italia in particolare passava di trionfo in trionfo, con giusto qualche ripiego strategico in Africa – e che l'Eurasia del futuro sarebbe stata un luogo di pace e civile rispetto per i popoli. Un'ucronia, però non cupa e angosciosa alla Dick: una cosa molto istruttiva. La gente che la scrisse – e sapeva scrivere – viveva già in quell'eclissi della coscienza individuale descritta pochi anni dopo da Orwell: riuscivano a raccontare tutto come se tutto avesse un senso e mentre leggi per un attimo anche tu trovi che due più due faccia cinque. È solo un attimo, ma capisci che funziona, e che quindi può funzionare anche oggi: e che quindi ti conviene stare attento. Ho sempre avuto la tentazione di mostrarlo in classe, ho sempre avuto la paura di essere frainteso.

Ci ho ripensato un poco in queste ore, quando in capo a un mese in cui mi era capitato di leggere come i russi si fossero impantanati a Bakhmut, di come la Wagner si ritrovasse disperata senza più munizioni a Bakhmut, di come gli ucraini stavano eroicamente resistendo a Bakhmut, di come i russi con la loro economia devastata ormai non avessero più le risorse per prendere Bakhmhut e stessero abbandonando Bakhmut, ecco, sugli stessi organi di stampa ho letto per la prima volta che può darsi che gli ucraini si siano ritirati da Bakhmut – la quale Bakhmut poi, diciamolo, è un obiettivo assolutamente secondario che non senso intestardirsi a difendere, tanto più che è tutto macerie. 

Tutto questo è probabilmente vero; non voglio dare l'impressione di essere quello che la sa più lunga semplicemente perché diffida delle uniche informazioni che trova: è un atteggiamento che ho visto dilagare sui social e decisamente crea dei mostri. Non ho seri motivi per dubitare che a un certo punto la Wagner fosse in difficoltà, a Bakhmut, né che gli ucraini non vi abbiano resistito eroicamente, fino al momento in cui non restavano che macerie e non valeva la pena andare avanti. E che si trattasse di un obiettivo più simbolico che tattico ce lo diciamo da mesi, dopodiché magari ucraini e russi sanno cose che noi non sappiamo, ma se non le sappiamo è inutile fantasticarne. 

Prendiamo atto che anche sul fronte a vincere è per ora il pantano; l'offensiva russa è stata lenta e deludente, e quella ucraina per ora non si è vista: magari parte domani, capacissimo. Non posso comunque impedirmi di pensare – sono stato allenato a pensare – che se questa guerra la stessimo perdendo, le notizie che ci arriverebbero dal fronte non sarebbero molto diverse da quelle che leggiamo: i russi fanno fatica, i russi si ritirano, i russi non ce la fanno, i russi in effetti si sono presi una città ma era una città inutile, ormai sono spacciati. Significa che invece stiamo perdendo? Non necessariamente, ma nemmeno si può escludere. Zelensky è molto attivo in questi giorni, ha bisogno del nostro aiuto e non ha pudore a chiederne di più. Non è un fatto nuovo. È anche stato dal papa, e questo forse sì, è un fatto nuovo, perché Francesco in quest'anno è riuscito a mantenere, non senza fatica, una posizione terza che potrebbe tornare utile nel momento in cui si cominciasse a parlare di pace. Forse si sta cominciando a parlare di pace, il che però significa anche che non stiamo vincendo. 

Sulla guerra in Ucraina esistono sostanzialmente due narrazioni. Quella russa somiglia abbastanza a quella che troviamo sui vecchi libretti fascisti che conserviamo per capire come riuscivano a raccontarsela: è il solito imperialismo che quando è frustrato assume sempre tinte paranoiche. Gli ucraini erano russi, poi la Nato li ha corrotti, ma molti ancora vorrebbero essere russi, specie in Donbass, e i fascisti ucraini li hanno bombardati finché non siamo entrati per difenderli. È un copione che la Russia è pronta a recitare in tutti i Paesi confinanti e non vassalli: gli abcasi vorrebbero essere russi ma i georgiani glielo impediscono, i transnistriani vorrebbero essere russi ma i moldavi glielo impediscono, ecc. ecc. Giova ricordare che sia Abcasia sia Transnistria sono militarmente (non ufficialmente) occupate da militari russi. È il vittimismo tipico dei prepotenti sulla difensiva, in Italia lo conosciamo bene, lo abbiamo quasi inventato e continuiamo a praticarlo. Questa per quanto riguarda la narrazione russa.

Poi c'è la narrazione della Nato, che più o meno corrisponde a quella dell'Ucraina, e che per quanto possa avvicinarsi alla realtà in campo più di quella russa, non può per definizione essere la realtà oggettiva: questo per vari motivi. Il primo motivo che mi viene in mente è che l'oggettività non esiste, possiamo soltanto tirare una media di tante osservazioni soggettive, Pirandello, Heisenberg, e così via. Il secondo motivo è che la Nato ha i suoi interessi strategici, non è che appoggia le nazioni gratis et amore libertatis. Il terzo motivo è che nessuno in guerra dice solo la "verità". Se poi si passa ai giornali italiani, è molto improbabile che dicano la verità anche in tempo di pace, e quindi insomma è chiaro che non possiamo fidarci al 100% di Zelensky – che comunque, per tanti motivi, consideriamo assai più affidabile di Putin. Dobbiamo allenarci a fare la tara a tutto quello che sentiamo, senza scadere nel complottismo, e non è facile. Come facevano i nostri bisnonni? Ascoltavano l'Eiar, poi Radio Londra, e poi? Probabilmente stavano attenti soprattutto alle posizioni. A El Alamein, se avessimo vinto come titolavano i giornali, non ci saremmo ritirati. Allo stesso modo, a chi ci ripete che la guerra è necessaria e che la Russia va ricacciata dietro i confini del 1992, bisogna far presente con molto tatto che i russi oggi sono su posizioni più avanzate che un anno fa. Magari domattina comincia la controffensiva, magari Zelensky che oggi chiede armi a tutti dopodomani sarà a Mariupol e in giugno a Sebastopoli. Magari. Oggi no. L'economia russa che doveva cascare più di una volta, in un qualche modo tiene: se i cinesi si sfilano, gli indiani comprano di più e questo forse è sufficiente perché la situazione arrivi a uno stallo, uno stallo costosissimo sia in termini di risorse (russe e Nato) sia di vite umane (russe e ucraine). Uno stallo che potrebbe anche andare avanti fino all'autunno, cioè per un altro anno, e poi? È chiaro che noi avremo ancora per molto armi da buttare nel piatto – per qualcuno è anche un affare, teniamone conto. Anche i russi probabilmente avranno per molto tempo effettivi da mandare al fronte. Il primo serbatoio che potrebbe esaurirsi, a occhio, è quello degli ucraini: per quanto continuiamo ad armarli, non è che possano reggere all'infinito. 

A volte mi chiedo cosa succederà a molti attivisti pro-Nato quando all'improvviso la narrazione smetterà di dire "confini del '92" e si sposterà su "trattative di pace". È una domanda retorica: molte persone cominceranno non solo a chiedere la pace, ma anche a credere di averla sempre chiesta; perché è l'unica opzione logica, perché le vittime sono troppe, perché protrarre un conflitto di queste proporzioni sul suolo europeo è terribilmente pericoloso, e per tanti altri motivi che diventeranno improvvisamente ragionevoli tanto quanto era ragionevole, fino a poche ore fa, chiedere ai soldati ucraini di resistere tra le macerie di Bakhmut. Certo, è lecito cambiare le proprie opinioni. Spesso è indizio di spirito critico. A tal proposito, vorrei proporre a molti alfieri della Nato un esercizio: provate per una volta ad avere un'idea che non corrisponda a quella del Dipartimento di Stato USA. Anche solo per un istante, come in quei film di androidi in cui a un certo punto il protagonista umano si stagliuzza il braccio per essere sicuro di non essere, a sua insaputa, un androide; voi invece alla terza guerra che vi sembra giusto combatterla mentre i pacifisti sono tutti automaticamente Chamberlain; alla terza guerra che a un certo punto finisce in un mezzo disastro e non non se ne parla più, provate a formulare un'opinione su voi stessi, ci riuscite? I bot non è detto che ci riescano.

18 commenti:

  1. Nota a margine: grazie a questo post ho appreso come il titolo del libro "La nostra guerra" di Enrico Brizzi sia in realtà una citazione.

    Ma adesso entriamo in oggetto.
    In guerra la narrazione è parte del conflitto stesso e purtroppo la ricerca di fonti indipendenti è molto difficile. Io cerco di informarmi non solo attraverso i giornali occidentali, ma anche con Al Jazeera o raccogliendo informazioni attraverso contatti sul territorio (anche se, come ci viene insegnato nella Certosa di Parma, alle volte chi sta sul territorio non capisce niente).
    Ho visto Bakhmut cedere poco a poco, con gli ucraini che applicavano la tecnica del minare un edificio, mettervi un piccolo presidio, costringere quelli della Wagner ad attaccarlo in forza e poi ritirarsi di colpo, facendo brillare le mine: l'edificio è perso, ma la Wagner ha perso un centinaio di uomini. Ho assistito alla perdita del centro, al ritiro dietro la ferrovia, poi all'asserragliarsi nella cosiddetta cittadella (un complesso di condomini sovietici alla periferia occidentale) e infine verso venerdì alla perdita anche di quella.

    Per questo quanto ieri è stata smentita la perdita di Bakhmut mi sono chiesta a che pro fare una simile dichiarazione: ci si rimette solo in credibilità.

    Anche io attendo spasmodicamente una controoffensiva che sembra non materializzarsi mai, domandandomi dove punterà, a che prezzo e dove abbia senso.
    Verso Melitopol? Ne avrebbero un gran bisogno, visto che a Melitopol la resistenza sta venendo annientata... però è tutta pianura e ci sono le forticazioni russe.
    Verso Donesk? Ma ha senso andare verso zone occupate ormai da un decennio e quindi imbevute di propaganda?
    Verso Bakhmut, ancora? E perché? E con quali mezzi?


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  2. Non è mai stato neppure del tutto chiaro cosa intendessero i pacifisti con trattativa. Ci affrettiamo a prendere le distanze dalla NATO perché siamo persone di buon senso, non ci piacciono le armi e diffidiamo degli usa, così intanto facciamo finta di non accorgerci di aver voltato le spalle all'Ucraina e chiuso un occhio davanti all'imperialismo russo. Non è mai stato chiaro cosa vogliono i pacifisti, ma soprattutto non è mai stato chiaro come lo vogliono ottenere: si ok la pace ma al prezzo di cosa? Preparando quali future guerre? Dando forza e leggitimità a quali regimi?

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    1. I pacifisti chiedono, banalmente, un cessate il fuoco, e un compromesso che comporterà cessioni del territorio ucraino (che l'esercito ucraino non controlla totalmente da 10 anni e più). Bastava chiedere.
      "Voltare le spalle all'Ucraina" è una cosa tanto bella da dire quanto poco sensata, non è che l'Ucraina ha bisogno che i pacifisti mostrino l'altra parte del corpo. Hanno bisogno di armi e le armi gliele stiamo dando, nessun pacifista per ora ha bloccato un solo container. Molti pacifisti danno l'impressione di valutare la vita dei soldati ucraini un po' di più di chi pensa che possano combattere a oltranza, tanto li armiamo.

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    2. Supponiamo che per una complicata combinazione astrale e con l'aiuto degli Dei si riesca a mettere ad uno stesso tavolo Zelenski e Lavrov per trovare un compromesso e che il compromesso proposto dall'Occidente sia la cessione territoriale di alcune fette dell'Ucraina alla Federazione Russa, magari nel Donbass che tanto l'Ucraina lo ha perso un decennio fa.
      Non sarebbe facile far digerire tale compromesso agli ucraini, ma magari minacciandoli si potrebbe anche riuscire a costringerli, del tipo che se tanto desiderano entrare in NATO ed UE, allora devono spogliarsi di un pezzo di territorio.
      Ovviamente gli ucraini vorrebbero garanzie molto precise, ad esempio un ingresso nella NATO subitissimo, memori della volta che accettarono di spogliarsi delle armi atomiche in cambio della solenne promessa che mai Russia e USA li avrebbero attaccati.
      Le domande che mi pongo sono le seguenti
      1) Una UE di fatto intenta a praticare un "mercato dei popoli", tipo trattato di Campoformio, non correrebbe il rischio di essere travolta da una vampata di sovranismo euroscettico al cui confronto la Brexit è acqua di rose?
      2) Una Russia che vede che basta attaccare per ottenere, non potrebbe domani decidere di rosicchiarsi qualche altro pezzetto qui e là?

      Con questo non voglio dire che la risposta giusta sia la guerra ad oltranza, facendoci magari trascinare in un conflitto atomico planetario perché qualcuno nel gran casino fa partire un missile per sbaglio e buonanotte al secchio, dico solo che noi stessi abbiamo molti meno margini di manovra di quelli che pensiamo di avere.

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    3. Sono i motivi per cui questa guerra era meglio non cominciarla. L'UE tra l'altro non è che ci tenesse tanto. La Nato ci ha provato ma se non vince c'è un prezzo da pagare per tutti (più per noi che per gli Usa ma si sapeva).

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    4. Sul fatto che questa guerra fosse meglio non cominciarla sono d'accordissimo.

      Sarebbe stato meglio che i Russi non fomentassero i secessionisti del Donbass.
      Sarebbe stato meglio che non si pappassero la Crimea.
      E soprattutto sarebbe stato meglio che a Febbraio 2022 non avessero tentato una guerra lampo per un chirurgico cambio di regime a Kiyev.

      Però purtroppo Putin non ha avuto alcuna remora a fare tutte queste cose, la guerra è scoppiata e quelli che si trovano a scegliere se violare i propri princìpi fornendo armi o violare i propri princìpi praticando il mercato dei popoli siamo noi.

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    5. @Leonardo la stessa idea di "pace" un anno fa avrebbe portato alla resa incondizionata di Kiev e all'occupazione russa di tutto il territorio ucraino. Non so se è qualcosa per cui vale la pena morire. Sinceramente non mi sento di giudicare perché fortunatamente non è un tipo di esperienza con cui abbiamo dovuto avere a che fare in Italia, almeno negli ultimi 70 anni. È chiaro che la tregua arriverà con delle concessioni e tutti speriamo che la gente smetta di morire il prima possibile. Come ci si arriva a quel punto però cambia tutto.

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    6. Un anno fa era un anno fa, gli ucraini hanno difeso Kiev e hanno fatto bene, i russi si sono ritirati da Kiev ed è stato un bel momento.
      Da lì in poi, guardando la cartina, le cose non hanno girato esattamente per il verso giusto, per dire se ci fosse stato un cessate al fuoco un anno e due giorni fa, Mariupol sarebbe ancora ucraina.

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    7. Ma forse è il caso di farlo decidere agli ucraini, se è il caso di combattere o no. E mi pare che abbiano le idee molto chiare al riguardo.

      Inoltre, scrivendoti dalla Germania, ti posso assicurare che se avessimo ascoltato i filo russi mascherati da pacifisti altro che bloccare un container di armi, non sarebbe partita nemmeno una macchina con le coperte per l'Ucraina.

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    8. Gli ucraini danno l'impressione di voler combattere finché avranno armi, e quindi la decisione spetta più alla Nato che a loro (a noi non spetta niente)

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    9. Io parlavo su un piano etico, non letterale. Riformulo: è giusto che la decisione di combattere spetti agli ucraini.
      Oltretutto paragonare questa guerra alle guerre di invasione degli Stati Uniti in Iraq e Afghanistan è poco calzante, a dir poco.

      Dai per scontato che, se avessimo trattato, Mariupol sarebbe ancora Ucraina: mi sembra decisamente troppo fiducia nella parola data da Putin.

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    10. Non credo che ci sarebbe potuto essere un cessate il fuoco un anno fa – per gli stessi motivi per cui non c'è adesso, però credo sia interessante far notare che da un anno in qua gli ucraini hanno per lo più ceduto territorio: e questo malgrado un altissimo sacrificio in vite umane e un notevole sforzo del complesso bellico industriale occidentale. Insomma non stiamo vincendo.

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    11. No, purtroppo non stiamo vincendo.
      D'altronde proprio nei commenti pubblicati su questo blog, più o meno a marzo 2022 c'era chi aveva detto che i russi si sarebbero impantanati.
      Forse qualcuno ha equivocato pensando che impantanamento russo = travolgente vittoria dell'Occidente, ma i due concetti sono lungi dall'essere equivalenti.
      Ci siamo impantanati un po' tutti, direi.

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  3. Io non ho problemi ad ammettere che in questo conflitto mi trovo schierata dalla parte dell'Ucraina.
    Personalmente NON ritengo che questa guerra sia stata causata dall'espansione verso Est della NATO e dell'UE; a parte che NATO ed UE sono due enti ben diversi e con finalità ben distinte, i vari paesi dell'Europa Orientale sono entrati volontariamente in tali organi e non attraverso un atto di conquista.
    Per fare un esempio, la recente manifestazione pro-UE tenutasi a Chisinau indica come il processo di candidatura (ed eventualmente, in futuro, di adesione) non sia semplicemente una congiura delle elites.
    Fatta questa premessa, il modo in cui gli organi di informazione italiani trattano la guerra è abbastanza propagandistico: giornalisti che se gli dai una carta muta non sono nemmeno capaci di metterla col Nord in alto, che trasmettono emozioni in luogo di informazioni, nei cui articoli ogni casolare è "strategicamente cruciale", ogni scontro è "decisivo" e "spalanca la strada", ogni minaccia russa è "mostruosa e aberrante", ecc.
    Come ha scritto Nadia poco sopra, occorre rassegnarsi al fatto che la stampa italiana non è una fonte affidabile e cercare altrove, ma d'altronde il fatto che quasi tutti i giornali italiani (con poche eccezioni, ad esempio il Post è un'eccezione) trasmettano emozioni invece di informazioni è un problema generale e non solo di questa guerra.

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  4. Questa è l'analisi più onesta, lucida e pragmaticamente pacifista che abbia letto sulla situazione militare in Ucraina e sulla "fog of war" mediatica che la rappresenta a sostegno dell'atlantismo. Niente da dire se non la tristezza per tutte le supercazzole sprecate per arrampicarsi sugli specchi da chi cerca una vittoria militare con la pelle degli altri e dirà di non averla mai cercata quando ci si siederà a un tavolo di trattative (che i pacifisti chiedono dal primo giorno di guerra) perché gli interessi economici della ricostruzione diventeranno prevalenti rispetto agli interessi geostrategici (ed economici) del blocco atlantico, che finora hanno sostenuto la narrazione nazionalista e militarista di una possibile vittoria militare contro il più grande arsenale nucleare mondiale.

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    1. Buonasera :)
      Io non so chi sia stato così pollo da credere (un anno e mezzo fa) alla favola bella della vittoriosa cavalcata ucraina sino alle porte di Mosca...
      ...forse anche perché tale favola non è mai esistita.
      A febbraio 2022 si parlava degli ucraini che avrebbero organizzato una guerra di resistenza organizzandosi alla bella e meglio in un terrorismo occupato, con le principali città e snodo ferroviari saldamente in mano russa.
      Fra l'altro, nel mese subito prima della guerra i principali leader europei erano tutti volati a Mosca, alcuno facendo finta di fare la voce grossa ma altri andando a implorare Putin di non trasformare le esercitazioni militari in un attacco, disposti a discutere di tutto e a trattare su tutto.
      Ma non è stato sufficiente: Putin voleva che l'occidente imponesse agli ucraini di sottomettersi alla Russia, con un governo fantoccio deciso da Mosca.

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    2. *in un territorio, non in un terrorismo, maledetti correttori!

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  5. Io sono una persona che a distanza di un po' di tempo ama tornare sulle discussioni del passato, osservandole nella luce di quanto nel frattempo il tempo stesso ha contribuito a far emergere dalle nebbie del futuro.

    Nei primi giorni di Giugno, l'esercito ucraino ha infine iniziato la tanto attesa controffensiva: i risultati ottenuti sinadora son luci ed ombre.
    Da una parte, non avendo nessuna aviazione a supportarli, gli ucraini hanno riconquistato ben poco terreno, non riuscendo a sfondare le linee difensive russe più profonde.
    Dall'altra, utilizzando mezzi occidentali che se colpiti riescono a salvare la vita di chi li guida, gli ucraini hanno causato notevoli perdite fra i russi a fronte di un numero limitato di perdite dalla loro parte, riuscendo dunque a capovolgere il verso dell'attrito.
    Da segnalare poi il fatto che gli ucraini sono riusciti a mandare in crisi il sistema logistico russo nei territori occupati, fattore che nel lungo termine potrebbe essere molto importante.
    Nel frattempo, i russi hanno fatto saltare la diga di Nova Kakhovka, causando danni immensi sul suolo ucraino, danni che si aggiungono alla lunghissima lista di cose che qualcuno dovrà pagare a guerra finita. Tale gesto è coerente con lo spirito punitivo-vendicativo che i russi hanno tenuto durante tutta la guerra verso il popolo ucraino: non ci accogliete come liberatori? allora noi spacchiamo tutto!

    Quindi, alla fine, chi vince? Per il momento nessuno e ci vorrà ancora un sacco di tempo, durante il quale le cose non potranno che peggiorare.
    L'idea romantica della guerra come di una gloriosa cavalcata non era vera tempi di Agamennone, né a quelli di Belisario, né a quelli di Caterina Sforza: perché dovrebbe essere vera oggi?

    Ritornerò su questa pagina fra qualche mese.

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