giovedì 18 luglio 2002

Le tentazioni del raccoglitore di firme

Nel quarantesimo giorno di chiusura della campagna (l'estate torrida era all'apice), un coordinatore provinciale, chiuso nella sua cella, riconteggiava per la quarta volta le firme su un modulo spurio, quando il demonio comparve, e lo tentò. Portava occhiali da sole e valigetta ventiquattrore, e il suo alito sapeva d'aria condizionata. Il coordinatore aveva finito il gatorade e grondava sudore sul modulo. "Cosa fai, pirla", disse il demonio, "non vedi che lo rovini?".

"Ah, sì", si scusò il coordinatore. "Tanto questo è da sbattere via. Il consigliere ha scritto cinquantuno firme invece di cinquanta".
"E tu correggi, no?"
"Eh, non posso. Dovrebbe rifirmarlo lui, ma è in ferie in Birmania".
"Andiamo, falsifica la firma. Chi vuoi che se ne accorga?"
"Ma poi ci vuole il timbro".
"E falsifica anche quello. Quante firme hai raccolto?"
"Siamo a mille, non mi lamento".
"Poche, poche. Su, falsifica, falsifica, non fai male a nessuno".
"Bah, forse hai ragione… però poi vado all'inferno…"
"Per così poco? Naaaa! Mille firme, hai detto?"
"Sì, eccole qui".
"E lì ci sono i dati di nascita, la residenza, tutto…"
"Già".
"Hai pensato di metterle in un database?"
"Ohibò, e perché?"
"Così. Non si butta mai via niente. Metti che un domani ci sia un'altra raccolta da fare, le hai già pronte".
"Sì, ma le firme…"
"Le firme, le firme… se mi dai retta… chi vuoi che se ne accorga…"
"Ah, sì?"
"Ma sì! Sapessi quante ne ho viste, io! C'è gente che è morta da dieci anni e ancora continua a firmare per i referendum! E le liste elettorali! Se tu sapessi!"
"Ehi, un attimo. Tu sei il demonio. Tu vuoi veramente portarmi all'inferno".
"E con questo? Non si sta mica male, sai? D'estate fa anche più fresco che qui".
"Ah sì?"
"Sì. Ma senti, mi sembri un tipo intelligente. Io qui ho un contratto già pronto: ti compro l'anima e un migliaio di dati sensibili".
"E in cambio?"
"In cambio? Quel che vuoi. L'eterna giovinezza? La felicità? Quel che vuoi. Un altro mondo è possibile!"
"Mmmm. Non so se posso. Ho delle responsabilità, sai".
"Andiamo, il contratto è già pronto. Basta solo la firma".
"E tu falsificala, chi vuoi che se ne accorga".
Quest'ultima risposta indispettì il demonio, che scomparve in una nuvola di zolfo. Un calo di zuccheri, pensò il coordinatore, e scosse la testa.

Nel cinquantesimo giorno di chiusura della campagna (l'estate torrida trionfava) il demonio riapparve all'incrocio tra la tangenziale di San Possidonio e la provinciale per Concordia. Vestiva pelli di cammello ruvide e parastinchi bianchi, stava in mezzo all'incrocio e guai a chi lo spostava. Ma il coordinatore sfrecciava ai novanta all'ora e quasi lo investì.
"Ehi!", disse il demonio, "ma che modi sono questi".
"Oddio, scusa, è che ho una fretta dannata. Tra un quarto d'ora mi chiude l'ufficio elettorale di San Martino in Rio, e…".
"Ma dì, non ti vergogni? Sessanta chilometri per andare a certificare un paio di firme nella bassa reggiana? Che spreco di energie e d'idrocarburi!"
"Bah, forse hai ragione, ma già che sono qui…"
"Torna indietro! Chi vuoi che se ne accorga, per due firme in più o in meno! Tanto non saranno mai abbastanza! A che punto sei?"
"Siamo a duemila, non c'è male".
"Poche, troppo poche. Ormai la battaglia è persa. Torna indietro! Scommetti su un altro cavallo!"
"Bah, forse hai ragione. Due vetrine sprangate fanno più notizia di sei mesi di banchetti, di riunioni, di incontri. È straziante".
"Ecco, lo vedi? Il mondo è fuori squadra. Ma tu meriti ben altro. La felicità, l'eterna giovinezza, questo genere di cose. Ora, se vuoi dare un'occhiata al mio contratto, io…"
"Vuoi dire che sei venuto fin nella bassa reggiana solo per far su la mia anima? Che spreco di energie, figliolo!"
E detto questo, il coordinatore sgommò in direzione Rio Saliceta. Un miraggio, pensò. L'umidità sull'asfalto, senza dubbio.

Ma il sessantesimo giorno di chiusura della campagna (fuori impazzava il temporale) il demonio riapparve nel fragore della folgore. Vestiva un gessato extralarge, ma aveva rughe profonde, da sciopero della fame protratto. Fuori dall'ufficio protocolli il coordinatore riordinava i moduli, mentre attendeva gli ultimi timbri. "Ah, sei tu", disse. "Mi hai spaventato".
"Sono io, sì. Come va con le firme?"
"Siamo a tremila, ce l'abbiamo fatta".
"Bravo, bravo, io non ho mai dubitato di te".
"Io sì".
"E adesso? Che farai, ci hai pensato?"
"Mah, mi piacerebbe tornare anch'io in pirelli, però io non ci sono mai stato, alla pirelli".
"Ma per carità. Ora che hai mostrato al mondo il tuo talento, vuoi sprecarlo così?"
"Sono un po' stanco, e poi hanno detto che deresponsabilizzo la gente".
"Sciocco! Non hai occhi per vedere? Il mondo ha bisogno di un leader, di un portavoce, un messia!"
"Sì, ne ho sentito parlare".
"E tu, tu, nel tuo piccolo, hai scommesso sul cavallo giusto, e ora non c'è limite a quello che puoi fare! Dì a quelle firme di trasformarsi in angeli, ed essi ti serviranno!"
"Mi serviranno a cosa?"
"Oggi una campagna, domani dieci, cento, mille campagne, il mondo! Forse che non mancano le giuste cause?"
"Ma potrei perdere".
"Saranno belle sconfitte! E poi ti rialzerai, prenderai un cappuccino alla buvette, dichiarerai a reti unificate che non ti danno abbastanza spazio in tv! Sarai un eroe, un protagonista! Quello che la gente vuole".
"Ma finirò all'inferno".
"Ooh, sai la differenza. Allora, firmi o no?"
"Un'altra volta, magari, eh? Anzi, lasciami il volantino, così intanto ci penso su".

La campagna per la Tobin Tax è finita. Sono state raccolte più del triplo delle firme necessarie a presentare l'iniziativa di legge parlamentare in parlamento.
Nella provincia di Modena sono state raccolte e certificate 3100 firme. Non ne è stata falsificata nessuna, né è stato stipulato alcun patto col diavolo – solo con Sinistra Giovanile, Rifondazione, CGIL e Forum Sociale Modenese. Alcuni comuni hanno aiutato concretamente la campagna. Il comune di Modena no, non ha messo un soldo.
Io sono molto contento. Grazie a tutti.

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