mercoledì 9 ottobre 2002

"Fa' qualcosa per il tuo sito", mi dicono, "ci stiamo annoiando".
E che ci posso fare? Il blog non è che uno specchio, come dice Stendhal.blogspot.com, gli troviamo le rughe che abbiamo addosso noi. Lo so che non sono divertente: d'altronde, coi tempi che corrono – guerre, scioperi, rincari… potrei per una volta tirar fuori Berlusconi.

Impariamo l'Inglese con Silvio

Funziona sempre, Berlusconi. Vediamo, cos'ha fatto oggi? Ecco: Mike Bongiorno senatore a vita. Roba che neanche Caligola. Dico, ma avessi anche solo un decimo della sua fantasia, qui ci si divertirebbe tutti i giorni.

Non si erano ancora spenti gli echi della battutaccia su Cacciari – a proposito, l'altro giorno su Radio 24 Santalmassi ha fatto sentire il sonoro, e il dito mi è scivolato sul pulsante Rec. Ora, quello che Silvio ha detto in italiano già lo sapete dai giornali: il premier danese è più bello di Cacciari, mia moglie è una povera donna, ecc…
Io invece vi invito a concentrarvi sulle due frasette in inglese che Berlusconi bisbiglia direttamente al collega danese. Le potete ascoltare qui (accompagnate da una risata agghiacciante):

"povera donna, eh eh eh eh eh…
You don't know the history
I explain after
"

Un inglese piuttosto approssimativo, da parte di un presidente-imprenditore, il cui senso comunque è chiaro: ehi, amico danese, tu non sai di cosa sto parlando e perché ti rido in faccia, "non sai la storia", te la racconto dopo con calma. Spicca, in questo gergo da vacanza studio a Brighton, l'uso di una parola un po' più ricercata: "history".
History?

Ho controllato sul Ragazzini. Ho dato un'occhiata al Longmann: niente da fare. I significati di "History" sono tre
1: (the study of) events in the past, "lo studio di eventi del passato"
2: a (written) account of history, per esempio la "Storia d'Italia" di Montanelli è una "History"
3: e poi c'è il mio significato preferito, quello dei dialoghi d'azione: "you'll be history" non significa "passare alla storia", ma essere spacciato, finito, sottoterra. "Next time you'll be history", said the gangster…

Nessuno dei tre, purtroppo, ha a che vedere con quello che intendeva Berlusconi. Lui voleva soltanto dire al povero scandinavo: sta tranquillo, se ti rido in faccia c'è un motivo, c'è una storiella divertente, poi te la racconto. Beh, bastava dire "story". Era anche più facile! Perfino alle elementari sanno dire "story"! Perché è andato a scovare per forza la parola più difficile?
Questo è il classico errore da parvenu (in gergo nostro si dice "ipercorrettivismo"). Dovendo parlare in una lingua che non sa, Berlusconi ha paura di sembrare ignorante. Sceglie perciò le parole più diverse da quelle italiane: incerto tra "story" e "history" sceglie senza dubbio la seconda, non perché sappia cosa vuol dire, ma perché suona 'meno italiana' dell'altra.

Il risultato è che Rasmussen, probabilmente già piuttosto allibito, si è sentito dire da un Berlusconi sghignazzante le seguenti parole (traduzione letterale):

"ahahahahahah
tu non conosci la Storia
io spiegare poi".

Dove Storia è inequivocabilmente quella con la S maiuscola ("events in the past"), che dai Sumeri fino al Novecento, passando per Greci, antichi Romani, guerra dei Trent'anni, rivoluzione francese, un paio di guerre mondiali, tutte cose che magari Rasmussen credeva di aver imparato. Immaginiamoci cosa deve aver pensato in quel momento: ma come, tutte quelle notti insonni sui libri di scuola, tutte quelle vigilie di interrogazioni al lume della speranza di diventare un giorno il premier danese, tutta quella fatica per arrivare un giorno in Italia a farsi ridere in faccia da un nanetto che non sa l'inglese… "Tu non conosci Storia, io dopo spiega te" Gesù, ma come parla questo, mi prende in giro? Solo perché ho il torto di essere un bel ragazzo? E perché tutti ridono qui intorno? Cosa ci trovano di divertente?

Vorrei tranquillizzare Rasmussen: noi non ridiamo delle battute di Berlusconi: ridiamo di lui. Come Berlusconi ben sa, del resto. E il giorno dopo non c'è divisione della sinistra che tenga: la battutaccia di Berlusconi va nel titolo di prima pagina anche su "Libero". Coi tempi che corrono, tagli, licenziamenti, arruolamenti, quell'uomo se le inventa tutte per distrarci. È una risorsa nazionale – l'ultima che ci resta, ahimé. Senza di lui, di cosa rideremmo? Saremmo spacciati, sottoterra, una triste "history" che nessuno conosce, e nessuno vuole sentirsi raccontare.

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