giovedì 17 ottobre 2002

"La verità è che tu ce l'hai con gli americani".
"Ma no, anzi".
"Con tutto quello che hanno fatto per te".
"Beh, in effetti…"
"Ingrato, ecco cosa sei".

Ma non è vero. Io ho un grande rispetto per la civiltà americana. Molto più di quanto ne possa avere, per esempio, Mirko Tremaglia.

Il Columbus Day anche quest’anno non ha tradito le aspettative. […] Lo testimoniano le tantissime bandiere tricolore che sventolavano sulla strada più famosa del mondo, che si è vestita di verde, bianco e rosso. Ma lo testimonia soprattutto la presenza dell’ospite d’onore di questa edizione del Columbus Day: il Ministro per gli Italiani nel Mondo, Mirko Tremaglia che, in piedi su una macchina d’epoca e sventolando un Tricolore, ha aperto il corteo accompagnato dall’entusiasmo della gente che si avvicinava per stringergli la mano, per manifestare la propria gratitudine per la sua partecipazione all’evento e per le intense espressioni di solidarietà dell’Italia verso gli Stati Uniti dopo gli attentati dell’11 settembre.

Con amici come Tremaglia, chi ha bisogno di nemici?

Ognuno ha le sue piccole curiosità: per esempio, io mi chiedo come ci sarà arrivato, il ministro Tremaglia, a New York. Con un volo di linea, probabilmente (business class). In questo caso, qualche inserviente del J.F.K. Airport, o del La Guardia, gli avrà messo in mano quel simpatico cartoncino che regala a tutti i turisti europei un attimo di buonumore.
È il famoso questionario per entrare su suolo americano: avete presente? Viene chiesto al viaggiatore, senza tanti preamboli, se collabora ho a collaborato con organizzazioni terroristiche; se ha mai spacciato o comprato stupefacenti; e altre amenità che non rammento. Bisogna barrare il "sì" o il "no" e consegnare.

Ovviamente, nessuno si aspetta che voi confessiate di aver fatto parte di un'organizzazione mafiosa o di avere cospirato contro gli USA: il questionario non va in mano alla CIA (io senza volere mi dimenticai di consegnarlo e nessuno mi fece niente). È soltanto un sistema, apparentemente ingenuo, ma in realtà semplice ed efficace, per spiegare ai viaggiatori di tutto il mondo che sono graditi, sì, ma ad alcune condizioni.
Il cartoncino, insomma, ha lo stesso significato che potrebbe avere un volantino "Vietato l'accesso a terroristi e spacciatori" appeso ai cancelli dell'aeroporto: ma è un po' più elegante. E mi chiedo se il Ministro Tremaglia ci abbia riflettuto su.

Sì, anche perché tra le domande del cartoncino, ve ne sono un paio molto esplicite, che dicono più o meno così: "Ha collaborato con l'esercito tedesco negli anni dal 1940 al 1945? Ha fatto parte del partito nazista o ha collaborato col partito nazista negli anni Quaranta?"
Il viaggiatore distratto sorride e barra il "no", ma il Ministro Tremaglia ha ben poco da ridere. Non ha mai fatto mistero di essersi arruolato, a 17 anni, nelle forze armate della Repubblica di Salò. E soprattutto (da quanto emerge dalle sue dichiarazioni), non sembra essersene ancora pentito.
Eppure non sono soltanto terroristi e spacciatori a non essere graditi, sul suolo americano. Anche nazisti e collaborazionisti sono personae non gratae. È scritto sul cartoncino. Il Ministro l'ha compilato?

È doloroso sentirsi dare lezioni di americanismo da un repubblichino. Ma fosse solo questo. Il Ministro per gli Italiani nel Mondo è anche il promotore di una delle più assurde e nefaste modifiche alla Costituzione in Italia – un palese insulto all'americanissimo principio "No taxation without representation".
"No taxation without representation" significa, papale papale, che non può essere tassato chi non è rappresentato in parlamento. E viceversa: non può essere rappresentato in parlamento chi non paga le tasse.
Una banalità, direte voi, ma per gli americani è come dire "liberté, egalité, fraternité".

Al principio non c'erano che una dozzina di colonie britanniche che si facevano i fatti loro – poi la Madrepatria pretese che pagassero le tasse sul serio, e così nacquero gli Stati Uniti d'America. Perché non ci poteva essere "tassazione" senza "rappresentazione". E viceversa: chi non paga le tasse, non è rappresentato. Non vota e non può farsi eleggere.

Il principio vale ancora oggi – tanto che a Portorico, protettorato USA, ogni tanto si fa un referendum col seguente quesito: "vogliamo diventare il 51esimo Stato degli Stati Uniti d'America, sì o no"? Scegliendo Sì, i portoricani diventerebbero 'americani' come tutti gli altri, con i loro bravi seggi al Congresso e al Senato, e le loro cartoline elettorali per votare Bush e Gore. Ma hanno sempre votato no. Perché? Perché si sentono inferiori? No. Perché così pagano meno tasse.

Quello che mi piace degli USA è questo tipo di approccio ai problemi, semplice, pragmatico, che talvolta può sembrare un po' ingenuo e senz'altro certe volte è un po' drastico. Se sei nazista, fuori. Se non paghi le tasse, non puoi votare e non puoi farti eleggere. Punto.
Questo tipo di mentalità, in Italia, è sconosciuta. Prendete i dibattiti stile: "perdoniamo i ragazzi di Salò". Negli USA non avrebbero senso: cosa c'è da perdonare? Hanno fatto una cazzata, hanno perso una guerra, discorso chiuso. Prendete il caso dei Savoia: cosa pretendono ancora? Prendete il caso di Mirko Tremaglia, che tanto ha brigato, per legislature e legislature, finché non è riuscito a ottenere da una maggioranza bipartisan una cosa come il diritto di voto per gli italiani all'estero.

Ma chi sono questi italiani all'estero? Non si è mai capito bene. Quanti sono? Quasi quattro milioni.
Hanno i diritti civili nei Paesi di residenza? Di solito sì (negli USA senz'altro). Ma soprattutto: le pagano le tasse? Le nostre tasse? No, sembra di no. E allora perché dovrebbero votare per il nostro Parlamento? Mah. Così, per solidarietà. In ricordo dei bei tempi andati.

Onorevole Ministro, mi creda, io non trovo nulla di male nell'andare in giro in parata su una macchina d'epoca sventolando il tricolor. Il Verde, il Bianco, il Rosso, mi sembrano colori bellissimi, e le macchine d'epoca poi, le Alfa, le Bugatti, l'Isotta Fraschini, son ben cose che mi fanno sentir fiero, non so bene di cosa, ma fiero. Inoltre mangio molta pastasciutta e conosco il testo di due o tre canzoni napoletane ("Te'ssi fatta 'na veste scollata… 'Nu capiello coi nastri e coi rosa…").
Però sono convinto che essere italiano significhi un'altra cosa. Essere italiano, per me, significa partecipare al prodotto lordo nazionale, contribuire come posso alla Cosa Pubblica, e ricevere in cambio dei miei contributi alcuni servizi (sanità, igiene, istruzione, strade decenti, ecc.). In tutta franchezza, onorevole Ministro, il mio vicino di casa marocchino, che lavora in un cantiere, avrebbe più diritto lui di votare e di essere rappresentato che un italiano di Brooklyn che sfila al Columbus' day con la maschera di Pulcinella. E credo che Thomas Jefferson mi darebbe ragione. E credo che George Washington ci darebbe man forte. Non ci può essere Rappresentazione Senza Tassazione!

Onorevole Tremaglia, Lei è andato in parata a New York, e ha ribadito che gli americani sono nostri amici. In che senso nostri amici? Gli amici sono persone che rispettiamo e cerchiamo di comprendere.
Se Lei rispetta gli americani, cosa aspetta a chiedere scusa per averli combattuti mentre davano le loro vite per liberarci?
E come può comprendere gli americani chi si è creato un feudo elettorale extrastatale, una cosa mai vista al mondo, una circoscrizione di gente che ha il diritto di dire la sua sulla repubblica italiana senza pagare le tasse? Representation without Taxation? No, Onorevole ministro, mi creda, lei non ha capito nulla dell'America!
Per lei l'America è solo quel posto dove tutti sventolano i tricolori e suonano il mandolino per le strade, e poi si va a mangiare le trenette al pesto da Pino, all'incrocio con la Sesta Strada…

E’ un altro trionfo di tricolori” ripeteva Tremaglia alle varie emittenti, anche americane, che approfittando delle varie soste, gli si avvicinavano, “ed io sono emozionantissimo nel vedere questo entusiasmo, questo amore per la Patria e per il Tricolore che proprio voi avete conservato con devozione. Sono istanti che porterò sempre nel cuore, perché questa è tutta la mia famiglia, tutta la mia vita”.

(Sarà. Io avevo pur letto da qualche parte che il ministro era sposato con Mrs. Italy…)

Dedicato a Massimo -- senza il quale questo post non avrebbe mai potuto... ecc.

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