sabato 19 ottobre 2002

Marco Biagi è morto (son diversi mesi, ormai), e a me dispiace, anche se da vivo non lo conoscevo.
Da morto, invece, è diventato molto famoso. Gli hanno dedicato una Fondazione (e presto piazze e strade), per poco non gli hanno fatto funerali di Stato, ma in compenso ha fatto dimettere un Ministro.
Ora, se c'è dell'ironia in tutto questo, io non la vedo o non la voglio capire. I morti, per quel poco che ne so, non si interessano alle cose di qui, non hanno interessi o rancori (soprattutto non lottano insieme a noi), e più di ogni altra cosa chiedono d'essere lasciati in pace.

Perciò è triste, sinceramente, dover vedere così spesso Marco Biagi riesumato, per un convegno o una conferenza stampa. Se dobbiamo onorarne la memoria, ci sono tempi e luoghi adatti, e vanno rispettati.
Invece a Modena era una bella giornata d'ottobre, con un'illusione di primavera nell'aria, e in Centro molta confusione per via di uno sciopero generale che – singolare coincidenza – la CGIL ha indetto già da diversi mesi. Ma i morti non amano la confusione e non partecipano alle polemiche, o per lo meno non dovrebbero.

Al convegno c'era Angeletti, segretario della Uil: cos'era venuto a fare? A dire che "gli scioperi inutili non servono e sono diseducativi anche per i lavoratori": insomma, è venuto a insegnarci l'educazione. "Hanno detto che volevano fare uno sciopero contro il patto per l'Italia, questo patto prevede tre cose; riduzione delle tasse per i redditi medio bassi, investimenti per il mezzogiorno e finanziamenti per gli ammortizzatori sociali: fare uno sciopero contro tutto questo si commenta da solo". Ma se ci avessero promesso l'America senza averla prevista nel budget, non sarebbe ugualmente il caso di protestare? E per dire queste poche cose, bisognava venire nelle aule di Marco Biagi?

E poi c'era Pezzotta, segretario della Cisl: cos'era venuto a fare? A dire che lo sciopero della Cgil "ha registrato la più bassa adesione degli ultimi tempi. I dati che abbiamo dicono che la partecipazione non è arrivata al 30%. Avevo detto che era uno sciopero inutile: penso che la larga parte dei lavoratori italiani l'abbia preso così". Secondo Pezzotta non ci sono problemi se il 30% dell'Italia si ferma. Ma si era mai sentito un sindacalista parlare in questi termini di uno sciopero? Dov'è finito il rispetto per le categorie? Ed era il caso di rinnegarlo proprio nelle aule di Marco Biagi?

All'uscita dal convegno, nel Foro Boario c'era molta confusione, perché tutti questi sindacalisti e consulenti e sottosegretari sono persone importanti e non viaggiano certo senza scorta, coi tempi che corrono. Sì: c'è sempre un ingorgo di auto blu e di scorte speciali nel parcheggio di Economia, quando i sindacalisti e i sottosegretari e gli economisti vengono a riesumare Marco Biagi. Riposi in Pace, professore, per quel poco che può.

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