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venerdì 9 marzo 2007

la scrittura è un'invenzione senza futuro

Italiano, punto a capo

Qual è la prima cosa che vi è venuta in mente, leggendo la lettera del ragazzo Giuseppe?
Che bravo, che sveglio, finalmente un ragazzo che ci dà la scossa, non ne possiamo più di giornalisti sensazionalisti e prof sfiduciati (che poi alla fine è sempre solo Marco Lodoli che legge i suoi editoriali e si deprime da solo). Finalmente qualcuno che ricorda a tutti che stare a scuola è ganzo! C’è l’intervallo, il campo di calcetto, i ciliegi sono in fiore! È il posto dove la più stupida cosa che accade, accade per la prima volta! Voi che fingete di compiangerci, dareste un occhio della testa per assaggiare ancora un po’ di quel gusto della prima volta che a scuola è acqua corrente. Ecc. ecc.

Questa è la prima cosa che viene in mente. A voi.
La prima cosa che è venuta in mente a me è: che bravo, che sveglio, finalmente un ragazzo che ci dà la scossa, peccato che non sappia usare la punteggiatura.

Mi presento: il mio nome è Giuseppe Rosario Esposito. Sono un ragazzo napoletano, uno di quelli che ha la fortuna di poter andare a scuola; un ragazzo come tanti, uno di quelli che può sedersi di fronte ad un Pc per scrivere una lettera che probabilmente sarà ignorata poiché non fa abbastanza "Spettacolo". Non siamo forse nella società dello spettacolo ad ogni costo?

Ed allora Guardando la televisione, leggendo i quotidiani, non sento che parlare della "Non scuola". Non leggo altro che articoli interminabili sull'ennesimo video caricato su YouTube, che riprende chissà quale altro atto di vandalismo o di bullismo.

Si parla solo di questa "non scuola" che ormai sembra aver preso il sopravvento su tutto e tutti!

E la scuola? Quella vera, quella dei ragazzi che scrivono per far sentire la loro voce, quelli che in centinaia e centinaia parlano della "scuola che c'è" su di un forum on-line di cui nessuno ha scritto, quelli che si interessano dei reali problemi dei sistemi di istruzione, quelli che hanno deciso di creare un manifesto europeo degli studenti?
Che fine ha fatto quella scuola? Indubbiamente è più spettacolare far parlare di sé piuttosto che parlare di sé. Allora, forse, più che scrivere una lettera, dovrei filmarmi con uno di quei videofonini mentre riempio di botte qualche insegnante. Non lo so! Forse sono un folle, se penso che a qualcuno importerà questa lettera; sono un sognatore, quando ogni mattina cerco sui titoli dei giornali "la scuola che c'è", restando puntualmente deluso da quei caratteri cubitali.

Forse dovrei già sapere che nessuno risponderà a questa lettera. E forse mi dovrei abituare a non sapere cosa sono gli obbiettivi di Lisbona 2010, in fondo cosa importa! So cos'è YouTube. Ma scusate se non posso fare a meno di sognare.

Sei scusato per i sogni; un po' meno per le virgole.

Deformazione professionale, d’accordo; ma attenti. La mia professione è per l'appunto la scuola. Secondo voi è un errore mettersi a correggere i punti e le virgole a questo ragazzo?
Significa che la punteggiatura, per voi, non è un problema? Significa che è inutile insegnarla ai giovani? Che soprattutto, non ha senso correggere la punteggiatura nelle lettere che i giovani scrivono ai giornali, perché perderebbero in freschezza e in genuinità?

Niente di male, basta dirlo. E io smetterò di correggere la punteggiatura a scuola. Che roba da fare ce n'è comunque. Se decidiamo che è inutile, che è roba pallosa da adulti, che l’italiano si capisce anche senza, facciamone a meno. Resterà più tempo per i verbi irregolari e la Guerra Fredda (“si chiama così perché la combattevano d’inverno”).

Se avete studiato un po’ di Storia della Lingua, sapete che ogni lingua moderna nasce dagli errori di quella antica (se non l’avete studiata, fidatevi: ogni lingua moderna nasce dagli errori di quella antica). I primi documenti delle lingue neolatine sono i cataloghi degli errori più correnti stilati dai professori di grammatica tardo-antichi: monaci stressatissimi che non ne potevano più di correggere sempre le solite vocali e le solite desinenze. A un certo punto gli errori hanno vinto: è nato il volgare. Ogni lingua nasce volgare.

Se vogliamo sapere come sarà l’italiano di domani, non abbiamo che da leggere Giuseppe Esposito. Chiaro? Io non correggo Esposito perché non mi va come scrive. Può scrivere come gli pare, se la vede poi lui coi suoi insegnanti. Io lo correggo per capire che lingua parleranno domani. È una cosa che m’interessa: non so voi, ma io ho intenzione di farmi capire ancora per cinquant’anni almeno.

Prima sorpresa: più o meno è lo stesso italiano nostro. Esposito usa le stesse parole (poche) che usiamo noi. L’italiano non è che stia cambiando molto, dopotutto (non date retta ai lessicologi: quelli vogliono solo vendervi il dizionario nuovo con “blog” e “ipod”, come avete fatto a viver senza?) La nostra lingua si evolveva molto di più nei secoli scorsi, quando l’Italia era divisa in Stati diversi, i dialetti imperversavano, e radio e televisione non avevano ancora cristallizzato la lingua nazionale. I nostri nonni facevano fatica a parlare italiano; noi non dovremmo fare fatica a comunicare coi nipoti. Questa è una buona notizia, forse.

La principale differenza è - appunto - la punteggiatura. Esposito non la sa usare. O meglio: la usa in un modo molto diverso da quello di noi vegliardi. Virgole e punti sono jolly, più o meno intercambiabili. Il punto interrogativo non è obbligatorio. Il punto-a-capo è praticamente abolito. In fondo la cosa ha un senso: se vai a capo, che bisogno c’è di metter punto? L’economia degli SMS si fa sentire: inutile premere un tasto in più, è pleonastico. Ridondante. Propongo l’abolizione del punto-a-capo: se devi andare a capo, fallo e basta.

(L’alternativa è continuare a sbraitare come un ossesso: perché non mettete mai i punti a fine frase? Eh? Perché non mettete mai quei c***** di punti? Lo fate apposta? È una questione personale tra me e voi? Cosa vi costano?)

Giuseppe si è messo al PC, ma quella che gli è venuta sulle dita non è una lettera. È un discorso. La lingua orale sta vincendo sulla lingua scritta. Tra qualche anno il fratellino di Giuseppe non siederà più al PC: si inquadrerà con la webcam e farà un discorso alla nazione. Se già lo fa Di Pietro...

La punteggiatura si perde, come si è persa l’abilità a scrivere e leggere la musica. Una volta era indispensabile: non esistevano radio e giradischi, la musica girava sotto forma di spartiti da interpretare. Oggi siamo un popolo di esperti di musica, ma nessuno la legge più. Ormai è raro anche tra i musicisti di professione.
Può darsi che alla scrittura stia succedendo la stessa cosa: forse non è una vera arte, ma solo un medium. Può darsi che la tecnologia lo stia rendendo desueto, com’è successo al Codice Morse o ai dischi in vinile. Esposito non impara più la punteggiatura perché, sostanzialmente, non gli serve. E allora perché devo perdere tempo a insegnargliela?

Non ha più senso imparare a improvvisare un discorso davanti a una webcam, senza pause e balbettamenti? La sintassi di domani sarà orale o non sarà! La gente guarderà ai punti e virgola come noi guardiamo le cacchine di mosca su uno spartito: cosa avran voluto dire, mah.

E io mi arrendo. Ho passato gli anni migliori della mia vita a combattere contro le virgole, gli apostrofi, gli accenti; e ho perso.

32 commenti:

  1. Io mi accorgo oggi, dopo i ruggenti anni del liceo classico in cui scrivevo temi che sembravano piccoli capolavori di letteratura (mi meraviglio io stessa quando mi ricapitano tra le mani), che la lingua parlata ha schiacciato tutto il latino che ho studiato e non sono più capace di stabilire quando un punto e virgola sia più significativo della virgola stessa!
    E quando, come adesso, potrei anche fare a meno dei punti esclamativi! V.

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  2. leggendolo dal feed (ah, ho visto che hai seguito il mio consiglio e hai messo su FeedBurner :-) ) non si vedevano le correzioni, e mi sono trovato a chiedermi "ma dove sta il problema? Finalmente uno che non mette virgole tra, parole a, caso"!
    Poi vorrei farti notare ke nel testo originale nn c'erano abbreviaz da sms, il che mi pare confortante.

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  3. Scusa l'ignoranza ma "se" non è una congiunzione? Ci va la virgola, prima?

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  4. Sei in piena deriva severgniniana.

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  5. Gli errori però subiscono una sorta di selezione darwiniana. Quelli che sopravvivono fino ad entrare nel dizionario sono spesso quelli che semplificano la vita senza aumentare l'ambiguità. Ad esempio: se il titolo del post fosse "la scrittura è un invenzione" il significato non cambierebbe ma si sarebbe risparmiata

    1) memoria informatica e banda, perché il titolo avrebbe un carattere di meno
    2) (ed é più importante): memoria cerebrale, perché potremmo smettere di interrogarci se "un" voglia l'apostrofo e quando.

    Sarà inelegante, ma funziona così. Per motivi simili, perderemo presto anche gran parte dei congiuntivi, visto che lo ha già fatto il francese (lingua molto simile alla nostra). Lì già da parecchio si può dire "Se io andavo".

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  6. Free lance, allora perché perdere tempo a coniugare i verbi? A questo punto usiamo l'infinito presente e via, tanto si capisce. Risparmiamo tempo e banda.
    Io salutare.

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  7. No, così non va. Io adoro il congiuntivo e devo dire che chi parla correttamente ed elegantemente in italiano esercita un fascino enorme su di me.
    Mi auguro che questa corsa verso la rovina finisca e che riscopriamo tutti la bellezza della nostra lingua tanto mortificata. V.

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  8. Bel pezzo, carinissimo. Mi ricorda le mie battaglie inutili sul modo di andare a capo, che la mia prof voleva insegnarmi e che io non imparavo per ripicca. Finchè non scrissi un programma per l'HP41 che mi divideva una parola in sillabe.
    Sul fatto che l'italiano non evolve più come hai tempi dei mille staterelli, hai ragione e torto. Non evolve perchè è una lingua della provincia. L'inglese, lingua del mondo odierno, evolve eccome.
    Per cui se vuoi correggere per capire la lingua del domani, devi correggere l'inglese.
    L'italiano è finito.

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  9. Sulla musica hai informazioni sbagliate. I musicisti professionisti sanno leggere tutti o quasi. E anche molti dilettanti, anche se ormai non ci si limita allo spartito tradizionale e si usano diffusamente i simboli degli accordi (che sono un linguaggio abbastanza sofisticato di per sé), intavolature, file MIDI da poter esaminare coi software che lo permettono, eccetera.

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  10. scusa leonardo, ma a me pare che la versione che tu hai corretto non sia quella presente su internet.

    basta andare sul link che tu stesso hai postato, e si scopre che la punteggiatura originale non e´ quella riportata da te. che poi mi paia ancora piu´ errata, beh, e´ un altra questione.

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  11. Sul fatto che l'italiano non evolve più come hai tempi dei mille staterelli, hai ragione e torto.

    Facciamo che della punteggiatura ce ne preoccupiamo dopo, che dici?

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  12. free lance, mi spieghi dove si risparmia un carattere scrivendo "un invenzione" anziché "un'invenzione"? Al limite risparmieresti un po' d'inchiostro, ma a video non ce ne facciamo molto.

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  13. A proposito: non ci avevo fatto caso prima ma anche i titoli di Repubblica.it che riassumono il contenuto della lettera sono carenti di punteggiatura. (O forse, per quanto riguarda i titoli di giornale, la cosa è ritenuta accettabile?)

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  14. Anch'io ho avuto uno choc. Mi sono detta: "Se questa punteggiatura fa schifo, allora getto la spugna. A me pare perfetta."
    Meno male, prof., che era colpa di Feerdburner.

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  15. Vedo che non è molto chiaro (colpa mia, come sempre): quelli evidenziati in rosso non sono gli errori, ma le mie correzioni.

    Sono abbastanza d'accordo con chi sostiene che l'accento su "un" femminile è spacciato: non per il risparmio di un carattere, ma per il grande risparmio di energia mentale (non avete idea di quanto sia frustrante passare il tempo a correggerlo). Stessa cosa per "qual", dove non ci va, ma ce lo mettono tutti.

    A tal proposito, tenete d'occhio il tag: Contro la lingua italiana, man mano che lo riempio ci trovate roba interessante.

    Il congiuntivo invece è una perdita vera: c'è una differenza espressiva tra "se io andavo" e "se io andassi", perlomeno ci dovrebbe essere: andavo è narrativo, andassi è ipotetico; nei fatti, purtroppo, andavo è informale e colloquiale, e andassi forbito e letterario: con tutto questo, ha ancora molte chances rispetto al francese, perché ormai si è cristallizzato, e al giorno d'oggi la lingua è molto più conservativa di quanto non sembri.

    In generale, è vero, l'italiano è spacciato: aggiungo che anche noi, nei tempi lunghi, saremmo tutti morti.

    Riguardo ai musicisti professionisti che non sanno leggere la musica: per "professionisti" non intendevo gli orchestrali, ma la stragrande maggioranza dei signori che scrivono ed eseguono le canzoni che ascolto tutti i giorni per radio o sul pc.

    Ricordo da bambino la fatica a leggere lo spartito di Momenti di gloria di Vangelis. Beh, salta fuori che nemmeno Vangelis legge i suoi spartiti. E allora f'nql.

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  16. la mia prima reazione dopo aver letto il tuo post è stata: ossignùr che scassamaroni!

    però hai ragione. f'nql a giuseppe.

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  17. mmmh. non credo che l'italiano sia spacciato.
    Ti segnalo un bell'intervento di Wu ming1 su lipperatura
    (http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2006/12/letture_del_ven.html#comment-26649199)
    in cui sono presenti anche dei link interessanti quello a uno studio di Tullio De Mauro: http://www.corriere.com/printer.php?storyid=12272
    E non credo nemmeno che l'italiano orale stia scavalcando l'italiano scritto. Piuttosto ho l'impressione che l'italiano si possa scrivere in tanti modi diversi rispetto a prima, che l'italiano ricco, articolato, elegante, non stia affatto morendo. Forse è in corso una democratizzazione della scrittura, oggi scrive chiunque per gli scopi più vari.

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  18. Con tutto il rispetto per Wu Ming e De Mauro, non passano i loro pomeriggi a correggere 'ste insulse cacchine di mosca.

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  19. Sotto il tag "contro la lingua italiana" attendo ardentemente un'invettiva contro l'orrendo e scorrettissimo uso di "piuttosto" che è invalso recentemente nella lingua parlata (e non solo).

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  20. .mau: hai ragione.

    pfd'ac: lingue come l'inglese e il francese usano la stessa parola per diverse persone del verbo. Ma hanno l'obbligo di utilizzare il soggetto del verbo. L'italiano no. Infatti "Mangiare mela" non si capisce che vuol dire.

    leonardo: tifo anche io per il congiuntivo. Strano a dirsi, il francese è una lingua che cambia più spesso dell'italiano.

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  21. Stavo leggendo alcuni tuoi post ...contro la lingua italiana.

    Mi e` venuto in mente che da quando non frequento piu` la scuola sono stato sempre piu` indifeso rispetto agli attacchi dell'abbrutimento linguistico.
    Colpevoli principali? Durante gli studi scientifici di una laurea ed un PhD le occasioni per scrivere in italiano sono sempre meno. La lettura non aiuta perche` tra blog e giornali non e` che si trovino esempi eccellenti di stile. Sui libri ormai ci sto per il contenuto e la forma scivola via senza essere notata.
    Mi chiedo se tu sconosca una buona grammatica italiana che difenda/rinforzi i bastioni della proprieta` linguistica di cui ero tanto fiero quando ero piu` giovane. Una grammatica da adulti, senza esercizi puerili e facilmente consultabile. Utile a dirimere i dubbi grammaticali che possono occorrere durante la scrittura e la chiacchiera; che sia diretta ma completa.

    Qualcosa che mi spieghi quando usare "se stessi" o "se` stessi" o "loro stessi". E che magari mi dia anche un po' di nomenclatura: non mi dispiacerebbe sapere cosa diavolo e` "la forma atona della terza persona plurale del pronome personale complemento" o come usare forme ipotetiche ardite senza soffrire il senso di colpa dovuto all'uso dell'indicativo.

    Per il problema della punteggiatura. Gli articoli scientifici in inglese usano praticamente solo il punto, e lo fanno per ragioni serissime. Ma questo non vale nell'italiano scritto generico. Un tempo sapevo pure usare il punto e virgola... :-(

    Conosci una buona grammatica che mi possa fare comodo? Scommetto che nel settore esistono guerre di religione che neppure tra Roma e Lazio.

    Cordialmente,

    Massimo

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  22. Leona', a casa mia la frase "In generale, è vero, l'italiano è spacciato: aggiungo che anche noi, nei tempi lunghi, saremmo tutti morti." si chiama non rispondere.
    Tu hai introdotto il problema dell'evoluzione della lingua italiana. Sei professore di italiano e sei efferato. Ma lavori su un binario morto. Mica e' colpa mia.
    Se ti confrontassi con una lingua in evoluzione come l'inglese, avresti un'altra opinione.

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  23. Carletto, di recente sono andato a un seminario di discipline della comunicazione, invitato a dire le solite p... le solite cose sui blog.

    Su 20-30 persone, risultava che sapessero l'inglese in 5 o 6. Studenti di discipline della comunicazione.

    Io dico che qui, ancora per una generazione, l'italiano bisogna saperlo bene.

    Massimo, i grammatici di solito sono tutte persone brave e ragionevoli, che non fanno guerre di religione. Le varie superstizioni grammaticali (non cominciare una frase col gerundio, non mettere una virgola dopo la e, non accentare "sé stesso") nascono a scuola. Qualsiasi grammatica ti confermerà che le frasi possono iniziare col gerundio, le virgole si possono mettere dopo le e e "sé stesso" è meglio accentarlo.

    Tra tanti libri potrei consigliarti questo: questo: credo sia la copia tascabile di uno che ho io.

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  24. Perfettamente d'accordo.
    Io ho un'ossessione per la lingua, per la punteggiatura, per l'utilizzo della parola giusta al posto giusto.
    Peccato che, vedendo come insegnano a fare gli "elaborati" a mia figlia di 8 anni in 3a elementare, non abbia più alcuna speranza.
    Io ho ancora i miei quaderni della 3a: non erano ammessi errori di ortografia, sintassi, costruzione logica. Forse (anzi, sicuramente) ho avuto una maestra illuminata, ma i nostri "pensierini" erano meglio scritti (sui contenuti, lasciamo perdere, ieri come oggi). E' drammatico, non si insegna a scri vere, a rileggere, a dare un senso a quello che si scrive. Lo verifico direttamente tutti i giorni con le stagiste che arrivano post-laurea (spesso Scienza della Comunicazione, bella roba!). Non hanno la più pallida idea di come si scrive per farsi capire da chi dovrà leggerti, avendo scritto per 4 (o 3?) anni per professori con lo stesso identico problema. Però sono bravissime ad usare power point, ed a fare ctrl C e Ctrl V da Internet!
    Bleah
    tittirossa

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  25. Un particolare, quando si mette una frase tra virgolette e alla fine si chiude con un punto per quanto ne so esso va all'interno delle virgolette, così come qualsiasi altro segno di sospensione; comunque per imparare a scrivere bisogna leggere, più si legge e più ci si può difendere da errori di grammatica, punteggiatura e scrittura in generale (senza dimenticare il linguaggio parlato). Inoltre si amplia il vocabolario con il quale si può costruire conseguentemente una comunicazione più precisa, brillante e libera.

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  26. Quello che tu dici su punto e virgolette va contro la prassi di gran parte dell'editoria italiana. In pratica stai difendendo l'uso anglosassone (che effettivamente prende sempre più piede). Io sono un tradizionalista, su questo punto. Purtroppo in questo caso non c'è una regola univoca: l'errore si fa se nello stesso testo metti a volte il punto fermo dentro e a volte fuori.

    (E dopo "un particolare" dovevi usare i due punti).

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  27. Hai ragione a proposito della punteggiatura, solo che leggendo soprattutto libri di autori stranieri non avevo mai fatto caso all'uso della lingua italiana che dici essere tradizionale, cioé la punteggiatura sempre al di fuori delle virgolette. Per cui buono a sapersi, per il resto mi hanno sempre tutti consigliato di seguire sempre uno stesso stile, qualunque fosse, evitando di creare confusione all'interno del testo; in linea con ciò che tu dici.
    E come si dice: lo scrittore deve fare sempre qualche errore, altrimenti il correttore di bozza, in rima, non fa una mazza.

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  28. WoW! Questo si che è un blog interessante, leggendo queste righe luminose, mi è parso quasi di poter reperire qualche informazione utile che, come una cura, possa frapporsi alla mia crescente dislessia ed ignoranza della lingua sia parlata che scritta... Cavolo! La punteggiatura è importante. Ed ancora più importante è darsi da fare perché non venga scordata ed ma al contrario usata a dovere.

    Un grazie sincero per il suo lavoro! Cercherò di seguire più spesso le "lezioni".

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  29. Massimo, insegno Italiano anch'io e mi permetto di suggerirti un manuale di grammatica, a mio parere ottimo (riduzione per le scuole dell'editio maior, credo UTET): L. Serianni, V. Della Valle, G. Patota, "Lingua italiana", ed. Archimede. Va benissimo anche il Dardano-Trifone, della Zanichelli (non ce l'ho qui e non posso essere più precisa).
    Quanto alla supposta guerra persa contro la decadenza dell'italiano, mi pare una questione di lana caprina. Sarei entusiasta se i miei connazionali SCEGLIESSERO di abolire l'apostrofo dopo l'articolo indeterminativo femminile per economizzare i loro gangli cerebrali in sovraccarico da tv. La rabbia mi sale perché, semplicemente, ne ignorano l'esistenza.
    Quanto alla punteggiatura, ho sempre pensato che sia come le sfumature di colore in un quadro. Ma anche qui, se la scelta è consapevole e motivata, va bene anche il monocromatico. So per certo però che così non è: non si è in grado di scrivere quello che si sente, e quello che si sente ha mille sfumature. Come rinunciare a dar lor voce senza perdere se stessi?

    Che bello poter parlare di questo...

    Ciao a tutti

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  30. Condivido i crucci di Massimo (e lo sa Dio quanto ho faticato per raggiungere livelli discreti di padronanza della lingua) e apprezzo i commenti di Paola: anche secondo me si puo` fare un uso creativo solo se prima si conosce bene la lingua: basta "licenze poetiche" a chi poeta non e`!!!
    Vivendo all'estero(piace il gerundio?), (ci va la virgola? A me piace!)mi sono trovata ad insegnare italiano agli stranieri e finalmente, dovendole spiegare, ho capito la vera ragione di tante regole grammaticali che mi sono -furono..!- state spiegate e che avevo imparato solo passivamente...come fa un bambino delle elementari a comprendere le astruse definizioni della grammatica???
    Comunque confermo che meno si scrive e piu` si perde questa capacita`. Ma ancora ammiro e rimango rapita quando leggo un testo veramente scritto bene.
    Grazie per questo blog (parola inglese contrazione di web e log) e grazie professore per i tuoi consigli.
    sperando di miglioarre sempre
    Concetta

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  31. Scopro solo adesso questo post. Molto interessante, ma...

    ...ma, come minimo, da un contributo in difesa della punteggiatura corretta ci si aspetterebbe... una punteggiatura corretta. E invece...

    1.) "Significa che è inutile insegnarla ai giovani? Che* soprattutto, non ha senso correggere la punteggiatura nelle lettere che i giovani scrivono ai giornali, (...)"
    * Qui ci vuole una virgola. O no? Il "che" non è legato a "ha senso"? E allora bisogna chiudere il "soprattutto" fra due virgole. Oppure togliere la virgola dopo "soprattutto". Insomma, o due virgole o nessuna. Ma una sola... no.

    2.) "L’italiano non è che stia cambiando molto, dopotutto (non date retta ai lessicologi: quelli vogliono solo vendervi il dizionario nuovo con “blog” e “ipod”, come avete fatto a viver senza?)* La nostra (...)"
    * E qui non ci vuole forse un punto? Chiudiamo la frase e ne cominciamo una nuova con la maiuscola... senza inserire il punto?

    Sono pignolo? Ohibò! Se s'han da fare le pulci agli altri, bisogna non averne addosso.

    O no?

    M.

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  32. Nel primo caso ci vuole una virgola, nell'altro il punto interrogativo basta e avanza.

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