giovedì 10 luglio 2008

Radical-cheap

Non è un Paese per signorine

Ma adesso che abbiamo chiamato pompinara una ministra, e frocio il papa, il tutto con tanti vaffanculo di contorno, almeno la smetteranno di chiamarci radical chic?

Adulti, guardatevi dal girotondo: è un rito pagano, il mondo casca e tu ritorni bambino. Quella che cominciò nel 2002, come nobile campagna in difesa della costituzione promossa da intellettuali e giuristi, in sette anni si è trasformata in una cerimonia rabbiosa e viscerale, che in quanto a energia negativa non ha molto da invidiare ai raduni leghisti. È stata una lentissima, progressiva mutazione. Antropologica, certo. E berlusconiana, naturalmente. Non importa quanto cerchiamo di reagire al modello imposto: la nostra coscienza collettiva è solo una crosta sottile. Lei (la nostra coscienza collettiva, intendo) forse era andata in piazza Navona con l'idea di organizzare la presa della Bastiglia, ma intanto il nostro inconscio collettivo stava preparando una puntatona di Zelig: ehi, la sapete l'ultima sul Papa?

A questo punto però bisognerebbe decidersi: la sinistra è fuori del mondo perché parla solo di cose astruse che non interessano a nessuno, o perché indulge al triviale e dice pompino al pompino? E da un estremo all'altro, c'è stato mai un momento in cui la sinistra abbia azzeccato la frequenza giusta per parlare alla gente? E se questa frequenza (bassa) l'avessero captata proprio Grillo e la Guzzanti? Mentre le discussioni sui decreti e sui lodi restano chiacchiere da pubblico specializzato, il fango gettato sul ministro Carfagna è materia da gossip, da bar, da maggioranza silenziosa e maldicente. Per questo non mi sento di condividere il giudizio finale di Maltese. Se nei prossimi mesi Berlusconi e Tremonti non azzeccheranno qualche numero, il malcontento popolare prenderà piede nutrendosi proprio di queste schifezze da basso impero.

A proposito di Impero: all'università il mio autore latino preferito era Svetonio. Scrittore e storico mediocre, ma propagandista geniale. Lui non perdeva tempo a criticare la tirannide imperiale da un punto di vista filosofico o politico: gli bastava appioppare a tutti gli imperatori i vizi peggiori che si potevano rintracciare sul mercato del pettegolezzo. È così che la dinastia Giulio-claudia si è trasformata in quella combriccola di pazzi maniaci assassini e pedofili che ancora ci affascina. Ecco, attenzione a liquidare Guzzanti e Grillo come due comici incarogniti. Istintivamente hanno scelto la strategia di Svetonio, che è la più adatta ai tempi: la corruzione del corpo come metafora della corruzione dello Stato. La trasformazione dell'avversario in mostro morale ha precedenti illustri: Benedetto XVI non è il primo Papa a essere accusato di nefandezze e sodomie, e la folla che marciava sulla Bastiglia era incattitivita da anni di basse chiacchiere sui costumi di Luigi e Maria Antonietta. Insomma, la politica si potrebbe fare anche così. È una politica rozza, populista e tribunizia, ma si può fare, e non è detto che non porti risultati: guardate Bossi dov'è arrivato.

Ora sento già qualcuno replicare che noi non dovremmo imitare Bossi. Ma è possibile che siano gli stessi che qualche mese fa ci rimproveravano di aver perso il contatto con la “gente”, di crogiolarci nella nostra supposta superiorità antropologica, mentre Bossi ci fregava i voti. Insomma, decidetevi: ci preferite radical-chic o vaffanculisti da piazza? Qualsiasi strategia vi andrà bene, probabilmente, purché sia perdente nel breve termine e vi consenta di darci lezioni per qualche anno in più.

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