Pages - Menu

martedì 9 dicembre 2008

Ma io non c'è metodo

Tema: descrivi la tua famiglia
Nel mia famiglia ci sono: la mia mamma, il mio papà, la mia sorella e io.
Mia mamma lavora in uno lotano negozio, ogni mese viene a casa guarda io, mia mamma sebbene un po' violenza, ma qualche volta verso io e benissimo, mia mamma è una benevola madre. 
Il mio padre è molto magro, indossare un occhiali, lui ogni giorno di mattina è telefona io dice: devi vesti bene. Mio Padre è molto interessarsi io, se io dove fa male, lui è subito bollire natrimento da me. 
Sebbene qualche volta lui
Da mia sorella nascere, io molto felice perché io dopo c'è una compagna, ma mia mamma detta dopo 3 o 4 mese mia sorella deve andare a Cina con mia zia, perché loro devono lavorano, non c'e tempo guidare lei. Io essere molto attaccati a lei. Ma io non c'è metodo.
In seguito, mia mamma porta a mia sorella andare a Cina, nonno e nonna è molto felice, dice io e mia sorella è molto rittrato, io ogni settimana fa telefona mia nonna, mia sorella mi chiama Sorella, sorella....., qualche volta io nel computer guarda foto di mia sorella, lei è molto grasso, coscia come piedi di maiale, è molto carina.
Io, mi chiamo ***, addesso in prima media, io italiano non è molto bene, io non molto piace Italia, perché è troppo noia, ***** è una città piccola, non c'è cosa da gioco, io ogni giorno in casa gioca computer, addesso occhi è un po' miopa.
Ma ogni Italiano sono gentile.


Questo tema non è stato scritto da una ragazza seduta in un angolo china sul dizionario bilingue per due ore incluso intervallo: è il puro frutto della mia fantasia.

20 commenti:

  1. Hai usato i sinonimi di Word, vè?

    RispondiElimina
  2. per un attimo credevo in posto di eNZO...

    RispondiElimina
  3. mi sa di post a favore delle classi ponte...ma forse sbalgio...

    ELF

    RispondiElimina
  4. Questo tema, ahimè, è stato scritto da una ragazza seduta in un angolo china sul dizionario bilingue per due ore incluso intervallo

    RispondiElimina
  5. E non facevi prima a riprodurre quello vero di una ragazza col dizionario bilingue? (Poi veramente pensavo che lo scrivente fosse un ragazzo)

    P.s.:(come carattere da riprodurre è uscita una simil-parola cinese. Che finezza)

    RispondiElimina
  6. beh veramente il mio ragazzo italiano, che ha fatto le elementari dalle suore non scrive tanto meglio...
    e dico un po' di giorni fa il mio collega laureato e dottorato mi ha chiesto con quante z si scrivesse organizzazione...

    RispondiElimina
  7. Beh, non bisogna sottovalutare il fatto che l'italiano è più complicato del cinese. Prima di essere cosparso di piume e pece mi spiego: la consecutio, la declinazione dei sostantivi, la coniugazione dei verbi, non esistono (la taglio con l'accetta, eh, se ci fossero dei sinologi che leggono). Esiste una moltitudine di ideogrammi da memorizzare, ognuno dei quali col suo significato specifico. Quindi non è strano leggere temi tutti al pesente, o all'infinito: quando c'è da scegliere il tempo verbale, per esempio, il vocabolario non aiuta. Controprova: metti la ragazzina e un suo coetaneo italiano davanti ad un'equazione e poi pubblica la soluzione del bambino italiano...

    RispondiElimina
  8. Va bene, ora date anche un'occhiata ai contenuti.

    RispondiElimina
  9. nel senso che il papà chissà dov'è a lavorare? che la sorellina appena nata è stata rispedita in cina dai nonni perchè la mamma deve lavorare e non può occuparsene? Brutta storia, ma purtroppo coi cinesi è così un po' dappertutto. Prova a chiedere a qualche mediatore culturale: ti dirà di famiglie in cui il babbo magari è a Prato, la mamma a Canton e il figlio vive con lo shushu (più o meno "zio", ma può anche non essere parente)e il cuoco del ristorante sotto casa.

    RispondiElimina
  10. Ok, grazie per il momento "brutta storia ma è così dappertutto".

    RispondiElimina
  11. mi dispiace se la mia risposta ti è sembrata banale/generalizzata, ma la mia compagna lavora coi ragazzini cinesi, qui nella mia provincia (che non è la tua, ma confina)e mi ha raccontato decine di storie così. Se poi vai a scavare, questi ragazzini non sono abbandonati, perchè la rete che li ha portati qui (parentale o...altro)li supporta. Il loro vivere in clan da un lato è limitativo perchè "chiude" all'integrazione, dall'altro fa sì che siano seguiti a scuola, se stanno male ecc. E poi ha ragione, povera piccola...italia troppo noia (p.s. l'ideogramma di "festa", in cinese è lo stesso di "casino").

    RispondiElimina
  12. vabbe', professo', questa bambina in Italia sarà arrivata da poco. Più che di una classe ponte, c'è bisogno di una classe extra (con più ore dedicate alla lingua italia). Lo so che il problema con i bambini stranieri è reale, ma le classi ponte non riesco proprio a farmele piacere, mi sanno di ghetto e non credo sarebbero funzionali, sarebbero delle Babele ingestibili. Scusa.

    Questa non è solo una ragazzina con un problema linguistico, non le piace l'Italia e le hanno portato via la sorella. Mica facile oh! (E lo hai capito, sennò non avresti pubblicato questo tema).
    Non capisco cosa intenda con "ma ogni italiano sono gentile". Ma per il resto si è spiegata benissimo.

    Secondo me: se li separiamo ulteriormente dai coetanei, li faremo sentire ancora più esclusi, soli, annoiati. E' una ipotesi e non una soluzione, lo so.
    Che proponi?

    Simona

    PS: detto tra noi, "pure io troppissimo noia in italia".

    RispondiElimina
  13. Ha fatto le elementari in Italia.

    Il tema, oltre a essere comprensibile, è molto bello.

    RispondiElimina
  14. Non ci capisco un accidente. Prima dici che è frutto della tua fantasia, poi chiedi valutazione dei contenuti, infine fai intendere che è scritto realmente da una ragazzina cinese. Se non mi fai capire da che "punto di vista" devo leggere il tutto non riesco a farmi delle idee razionali (pur soggettive).

    RispondiElimina
  15. Mi dispiace non poter essere più chiaro.
    Non è che chiedo una valutazione, al limite un po' di attenzione per quello che c'è dietro la grammatica. Anche solo qualche secondo prima di scrollare le spalle e concludere che tanto è sempre così dappertutto. Non credo che sia così, né sempre né dappertutto.

    RispondiElimina
  16. Leo: "Non credo che sia così, né sempre né dappertutto."
    Magari non sempre e neppure dappertutto, ma qui, oggi, nel mondo reale, è così.
    L'hai voluta la bicicletta multiculturale? Non ti piace più?
    Ecchissenefotte: sai quanti cinesi trovo, pronti a pedalare più
    forte di te, anche senza sellino?

    TheBlogger

    RispondiElimina
  17. Sono d'accordo con te: il tema è molto bello, per nulla banale e non manca di avventati tentativi espressivi: "lei è molto grassa, ha le coscie come piedi di maiale, è molto carina", oppure "mia sorella mi chiama: sorella, sorella..." o anche l'intraducibile ed espressivo "...lui è subito bollire natrimento da me", o l'uso di "sebbene". tuttavia questa bambina sta sempre in casa con la zia e il suo computer. Dove acquisirà il vocabolario e la corretta capacità espressiva in italiano? Qui a Roma ci sono ragazzini cinesi di 2^ generazione che parlano in dialetto romaenesco e vanno sempre in giro con la sciarpa della Roma, ma non è questo il punto. Lei essere molto attacata a comunicare. Ma lei non c'è metodo. è qui che sta il punto. Al di là del tentativo mascherato di reintrodurre classi differenziate, al di là dell'ottima opportunità di favorire ore supplementari di italiano, la scuola dovrebbe darsi un metodo per l'interculturalità.
    Dovrebbe porre a studenti, professori e famiglie delle regole e dovrebbe essere luogo di socialità interattiva.
    Da molti anni seguo i percorsi di scolarizzazione di bambini rom slavi, nella stragrande maggioranza nati in Italia. Le carenze di metodo della scuola sono visibili e malvage. Questi bambini rom e romani sono un peso per tutti, una responsabilità non gradita. Ma in tanti anni, tranne eccezioni personali, nessuna scuola si è fatta avanti con noi per cercare di capire insieme quali sono le ragioni delle difficoltà, quali sono le parole chiave da imparare, cosa rende orgoglioso, diverso, ma separato un bambino rom, se esistono progetti di scolarizzazione di rom che abbiano ottenuto successo. Mai un progetto specifico che investa direttamente la didattica. Mai un'idea su cosa possa considerarsi risorsa anzichè peso. Eppure in questo circolo quella rom è la presenza di altra cultura prevalente. Eppure qualche successo c'è stato. Eppure questi stessi successi hanno evidenziato quali sono i problemi.
    E le chiacchiere sulle classi ponte sono solo un modo per non bagnarsi i piedi e non parlare di ciò che servirebbe
    Renato

    RispondiElimina
  18. una mia amica russa e' arrivata in italia col il figlio che ora fa la terza media una decina di anni fa.
    dovendo lavorare ha lasciato il figlio all'asilo dove le care maestre gli hanno vietato di parlare la sua lingua obbligandolo al solo italiano.
    col risultato che ora il ragazzo rifiuta il russo e parla un eccellente italiano.
    avrebbe avuto la stupenda possibilita' di essere bilingue ed avere una marcia in piu'.
    ma come dire il sistema lo ha inibito.

    la morale se si puo' fare e' che oggettivamente siamo un paese ancora troppo immaturo per accettare la diversita' e il pluralismo in tutte le sue sfaccettature. e sono d'accordo con renato. siamo monoculturali.
    finche' saremo qualcosa ovvio...

    RispondiElimina

Puoi scrivere quello che vuoi, ma se è una sciocchezza magari la cancello. Di solito però ci metto molte ore. Se il tuo commento non viene pubblicato subito, è colpa dell'antispam che ha dei criteri tutti suoi. Non ti preoccupare, magari scrivimi un messaggio più breve, appena posso recupero tutto.