venerdì 5 dicembre 2008

Mi è sembrato di vedere un Sepolcro

Il Ponte sul fiume Ipocrisia

Quando il mese scorso scoppiò la polemica sulla proposta della Lega di istituire classi ponte (classi differenziali per stranieri analfabeti), il PD prese una posizione chiara: siamo contro. Io non ci riuscii.
Non riuscivo a capire (e faccio tuttora un po' fatica) quel che succede nella scuola dell'obbligo. Entri in una classe e ti trovi davanti dieci facce di colore diverso, e l'appello suona come la lista dei nomi dell'equipaggio di Star Trek. È bello, ma anche molto caotico. Poi entri nella classe di fianco e sono tutti bianchi. Tutti. Non c'è un giorno che io non mi stupisca di questa cosa.
E alcuni giorni mi arrabbio anche. Che senso ha tuonare contro le classi ponte, quando le si lascia esistere nella realtà? Ma proprio quando ne stavo scrivendo con più foga, mi capitò di ascoltare le parole assennate di Maria Pia Garavaglia, Ministro Ombra dell'Istruzione del PD, che mi spiegò i miei errori, con la franca chiarezza dei puri di cuore.
Se si separano i bambini di diversa estrazione rispetto ai nostri, i nostri bambini cresceranno credendo che cio' che e' diverso vada separato. Il dato pedagogico e' che non si puo' iniziare da piccoli a fare apartheid. In termini educativi, poi, i bambini imparano in fretta la lingua attraverso la mimica, attraverso le frequentazioni, e con cio' diventa subito lingua madre; se invece la apprendono in classi diverse la considerano una seconda lingua.

In quel momento vidi la luce, e capii che mi sbagliavo: separare i bambini di diversa estrazione è diseducativo. Bisogna sempre tenere unito ciò che rischia di dividersi, e poi i bambini imparano in fretta, no? Attraverso la mimica. Per dire, devi insegnar loro l'Infinito di Leopardi? Ti basta mimarlo e il gioco è fatto.
Da quel momento divenni un fan segreto di Maria Pia Garavaglia; non osavo confessarlo perché so che razza di lettori mi trovo, ma la sera nel mio lettino fantasticavo di me e di lei nottetempo intenti a bruciare le scuole che fanno concretamente apartheid, separando i bambini bianchi dai bambini scuri. Queste scuole esistono in tutte le città: si chiamano scuole cattoliche. Prendono persino soldi dallo Stato, in palese violazione della Costituzione(*), anche se con queste vacche magre Tremonti stava cominciando a riavvitare il rubinetto.

Oggi però la CEI ha fatto la voce grossa, pure il Papa ha detto qualcosa, e Tremonti si è rimangiato tutto (che è poi la cosa che meglio gli riesce). Tutto abbondantemente previsto, ma c'è un dettaglio che m'ha spezzato il cuore.

Quando ogni cosa sembrava tornata al suo posto, e le scuole cattoliche coi bambini bianchi hanno riottenuto i loro fondi grazie ai quali tutti i bambini scuri non cattolici si concentreranno nelle altre scuole-ghetto (coi fondi tagliati), finalmente Maria Pia Garavaglia ha parlato.
Ma non ha parlato di apartheid stavolta, no.

Ha chiesto ancora più soldi per la scuola dei bianchi.

(*) Art. 33: "Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato".

Dimmi.

Offrimi un caffè

(se proprio insisti).