venerdì 24 luglio 2009

E com'è che ancora non si muore

La scuola dell'endorfina

A fine luglio per i prof la scuola è ormai un vago ricordo che si perde nei vapori dell'afa. Non ci fosse la FLC (Cgil scuola), che ci raggela mettendo nero su bianco i tagli che ci aspettano a settembre. Solo alle medie si tratterebbe di 2487 esuberi. Potrebbero sembrarvi pochi, dopotutto stiamo parlando di un dato nazionale; ma stiamo parlando anche di scuola dell'obbligo. Qui l'esubero è quasi una prima assoluta, si fa persino fatica a crederci: una cattedra che scompare? Prima lì c'era un professore di ruolo – puf, non c'è più. Dove finirà? Eh, mistero. 2487 misteri.

Un po' se ne andranno in pensione. Le chiacchiere telegiornalistiche sull'innalzamento dell'età pensionistica hanno anche questa funzione, di messaggio subliminale alle vecchie prof: PREPENSIONATEVI FINCHé SIETE IN TEMPO... niente di male, salvo che con loro se ne andrà un bagaglio di competenze acquisite sul campo che – in mancanza di un serio percorso accademico di formazione per gli insegnanti – è quello che ha tenuto in piedi la scuola dell'obbligo italiana, nel bene e nel male.

Questo carico di esperienza che perdiamo non sarà ricompensato da un carico di entusiasmo in entrata, nel senso che le sessantenni che mollano non saranno rimpiazzate da un esercito di fresche trentenni. Per queste ultime, anzi, i cancelli della scuola dell'obbligo si serrano forse per sempre. Molte di loro hanno pagato fior di tasse universitarie e post-universitarie – il famoso biennio di Scuola Speciale per l'Insegnamento. Soldi buttati via. Prima di loro, se ci fossero posti (e non ci sono) bisognerebbe sistemare i finti supplenti – non quelli che si fanno una settimana ogni tanto; quelli di fascia alta, gente che la scuola assume a settembre e licenzia a giugno. Ci sono docenti che passano anche dieci anni in una situazione del genere. Nessuno li chiama più supplenti: i loro studenti e i genitori spesso ignorano che essi lo siano: loro stessi a volte fanno fatica a ricordarsene; bene, per loro la strada verso l'immissione in ruolo si allunga. Repubblica spara diecimila supplenze in meno. Solo al Sud si tratterebbe di più di settemila: “l'equivalente di quattro stabilimenti Fiat di Termini Imerese”. Roba da guerra civile, invece no. È fine luglio, ormai siam tutti al mare.

Un giorno bisognerà riparlare di questa classe docente, più o meno la stessa che circa dieci anni fa montava la “più grande manifestazione di categoria del dopoguerra” contro il ministro Berlinguer (reo di voler aumentare la paga ai più meritevoli) e che oggi si avvia al macello in ordinata fila indiana. La solita attribuzione di colpa al sindacato, quello che-difende-sempre-i-privilegi-acquisiti, convince fino a un certo punto: nel comparto scuola si tesserano subito anche i supplenti. Un giorno bisognerebbe davvero riparlarne.

Oggi però vorrei cercare di spiegare a chi non è pratico cosa succederà a settembre, quando i suoi figli torneranno a scuola. Da principio, nulla: la scuola avrà ancora lo stesso numero di aule, di finestre, forse anche di bidelli. E quindi la prima reazione degli utenti sarà: “Ok, non è successo nulla, si vede che la scuola funziona benissimo anche senza tutte quelle cattedre che hanno tagliato”. Sono più o meno gli stessi pensieri che fa il soldato a cui una granata ha appena tranciato un arto: aspetta, com'è che non sento dolore? Beh, forse quel braccio non mi era così indispensabile dopotutto. Benedetta endorfina, non ci fossi tu. Qualcosa di analogo succederà nel mese di settembre: amputata di netto, la scuola farà finta di niente e anzi, non è escluso un soprassalto di isterico entusiasmo. Cercheremo tutti di dimostrare che possiamo farcela, prima di accasciarci al suolo.

I problemi usciranno sulla distanza. Intanto occorre capire cosa è stato tagliato. Non è così facile, è stato fatto un lavoro di fino. Pensate che tagliando un'ora, una misera ora settimanale di italiano ai nostri figli, i tre ministri sono riusciti a ridurre le cattedre d'Italiano del 25%. Com'è stato possibile?

Lunga storia, che mi va di raccontare. A partire dagli anni Novanta gli insegnanti di Italiano (che fanno anche Storia, Geografia ed Educazione Civica) hanno progressivamente ceduto ore settimanali ai colleghi, di solito di lingua straniera. Se avete fatto le medie fino agli Ottanta, non avete frequentato probabilmente più di tre ore di lingua straniera alla settimana. Col tempo le lingue straniere sono diventate due (un escamotage per garantire a tutti un'infarinatura d'inglese e non licenziare le prof di francese), e le ore cinque. E i prof d'Italiano si sono ritrovati coi pacchetti di 10+6 o 10+4 ore, dove “10” sta per Italiano, Storia e Geografia in una classe, “6” per solo italiano, “4” Storia e Geografia.
In questo modo si rispettava la tradizionale alternanza di due insegnanti in un corso triennale. Mettiamo che il corso X sia quello della prof. Bianchi e del prof. Rossi.: i due si dividono la prima X (la Bianchi fa Italiano, Rossi S+G); la seconda X sarà il feudo del prof. Rossi, mentre le dieci ore di It+St+Geo della terza X spetteranno interamente alla prof. Bianchi.

Unico inconveniente: sia il prof. Rossi che la prof. Bianchi sono relativamente sottoccupati. Rispetto alle 18 ore di lezione settimanali che devono offrire per contratto, la prof. Bianchi quest'anno ne farebbe 16, il prof. Rossi 14 (l'anno prossimo viceversa).
Questo non significa che mangino il pane dello Stato a tradimento. Di solito la prof. Bianchi impiega le due ore settimanali per coprire delle supplenze, mentre il prof. Rossi fa tre ore di Materia Alternativa Alla Religione Cattolica e la quarta la usa per mettere a posto la biblioteca. Poi, naturalmente, c'è sempre qualcuno che fa il furbo: ma in generale le ore di eccedenza di questi prof sono necessarie per tappare buchi e svolgere mansioni che altrimenti la scuola dovrebbe finanziare coi fondi d'Istituto; e tenete presente che i dirigenti scolastici ormai non hanno i soldi per il toner della fotocopiatrice.

A questo punto intervengono Gelmini-Brunetta-Tremonti: e con un semplice taglio di un'ora, zacchete! Riducono le due cattedre per corso a una cattedra in mezzo. Da 10+6 o 10+4, il prof. Rossi e la prof. Bianchi passeranno, da settembre, a 9+9. Dove in questo “9” devono rientrare Italiano, Storia e Geografia (più l'Educazione Civica a cui la Gelmini tiene tantissimo, adesso sembra che prima di lei non si facesse).
Il prof. Rossi così potrà insegnare It+St+Geo+EdC in due classi, mettiamo la prima e la seconda X; e la prof. Bianchi farà lo stesso in terza X e... in un'altra classe di un altro corso, magari la prima Y. In questo modo si passa da due prof per corso a tre prof per due corsi. In pratica si perde una cattedra di Italiano ogni due corsi. Semplicemente tagliando un'ora, un'ora sola a tutti. C'è del genio, in questa macelleria.

Anche perché, al genitore che obiettasse che nove ore di Italiano, Storia e Geografia sono un po' pochine, la Gelmini è già pronta a replicare che non è vero, le ore sono dieci: in effetti l'ora l'ha persa solo l'insegnante, non lo studente. Lui la frequenterà lo stesso, soltanto che adesso si chiamerà (mi pare) ora di approfondimento delle materie letterarie. A tutt'oggi (luglio inoltrato) permane il mistero sull'identità del professore che la insegnerà. Non può essere né la Rossi né il Bianchi, entrambi impegnati full time a 18 ore. E quindi chi?
Ecco, la cosa interessante è che da nessuna parte si trova scritto che l'insegnante di approfondimento delle materie letterarie debba essere necessariamente un prof di Italiano, abilitato all'insegnamento della nostra bella lingua madre. Potrebbe essere, per esempio... un altro insegnante che deve completare le sue 18 ore... magari un prof. di religione... o meglio ancora di francese (così si libera un posto per quella chimerica classe full english che per ora resta un sogno di presidi e genitori). Forse che non ce l'hanno anche i francesi, una letteratura? Anzi meravigliosa. E quinci sian le nostre viste sazie.

Insomma, in questo modo cosa succede? (“Niente”, disse il fante agitando il moncherino). All'inizio non dovrebbe avvenire nulla di strano. Le prime crepe arriveranno coi malanni di stagione. Cosa succede se un prof si ammala? Pagare un supplente è fuori discussione. L'anno scorso di usavano i prof d'italiano con le ore eccedenti... ma non ci sono più ore eccedenti. E quindi? E quindi vediamo. Si può lasciare la classe sola col bidello, perché no. Se il bidello non è ritenuto affidabile, si può dividere la classe in tanti spezzoni e distribuirli nelle altre aule. Per inciso, molte aule italiane, a norma della famosa legge 626, non potrebbero contenere più di 25 alunni: è proprio una questione di metratura, più di così non ci stanno. Già ora stiamo tranquillamente oscillando intorno ai 28 per ambiente. Se i prof cominciano ad ammalarsi (qualcosa mi dice che cominceranno presto), non sarà così strano bussare ed entrare in un'aula dove si trovano 35-40 studenti. E pensare che Bertolaso è preoccupato perché le scuole italiane non rispettano i criteri antisismici. Come se 40 studenti in un'aula che ne dovrebbe contenere 25 lo sentissero, un sisma.

E gli studenti stranieri? Di solito l'alfabetizzazione era in mano a un insegnante d'italiano con qualche ora eccedente. Non ci saranno più ore eccedenti, quindi molte scuole lasceranno perdere l'alfabetizzazione. Del resto quelli che non sanno l'italiano non sono quasi mai quelli che disturbano di più: se ne stiano in fondo all'aula zitti e buoni (rigorosamente ripartiti in classi diverse, con insegnanti che non hanno tempo da dedicare esclusivamente a loro, altrimenti sarebbe razzismo).

Nel frattempo cominceremo a sentire la vera emorragia, che è quella degli insegnanti di sostegno. Ora, può anche darsi che negli anni passati ci sia stata una certa corsa al sostegno – che era anche un sistema per immettere in ruolo un po' di gente e alleggerire la situazione degli insegnanti. C'è anche stata una sorta di corsa alla certificazione da parte delle famiglie: molti ragazzi che vent'anni fa sarebbero stati semplicemente “asini che non s'impegnano” adesso hanno un documento che li riconosce dislessici, o disgrafici, o altri oscuri disturbi dell'apprendimento. Alcuni di questi grazie al sostegno vengono effettivamente recuperati e riescono a ottenere risultati che vent'anni fa non avrebbero ottenuto: altri no, la scuola è ben lontana da essere una macchina perfetta, però... però come tutti i meccanismi, non è che migliora se la prendi a mazzate. Quindi cosa succederà esattamente quando a settembre un sacco di disgrafici e dislessici non risulteranno più disgrafici e dislessici? All'inizio nulla. Li metteremo nel primo posto davanti alla cattedra e cercheremo di far lezione anche per loro. Quelli che in aula proprio non ci riescono a stare li libereremo più spesso nel corridoio. E poi? E poi niente, andrà avanti così finché qualcuno non si farà male, e anche dopo. Del resto a scuola ci facciamo tutti male continuamente, è solo che quest'anno ci capiterà più spesso. Qualche incidente in più, qualche insegnante esaurito in più, magari un suicidio in più, questo tipo di cose. Quel tipo di cose che succedono sempre in altre scuole.

Quello che senz'altro succederà nella vostra, è che vi chiederanno un obolo più spesso. Per il toner della fotocopiatrice, per le nuove lavagne elettroniche che il ministero ci aveva promesso e chi le ha viste più, tra un po' cominceremo a chiedervi anche i soldi per l'intonaco e i sanitari. E per gli assistenti di qualche cooperativa, che metteremo al posto dei prof di sostegno nelle situazioni in cui davvero non possiamo più farne a meno. La differenza tra una scuola che ha genitori generosi e una che fa quel che può comincerà a rendersi evidente, anche solo dallo stato dei giardinetti. In altre parole: ci stiamo privatizzando senza disturbare nessuno (a parte voi, carissimi genitori).

Ah, in teoria stiamo anche diventando più cattivi. Ovvero: quando uno studente ha la media del cinque siamo autorizzati a dargli un sei, e a settembre addirittura avremo la facoltà di guarire disgrafici e dislessici con la sola imposizione delle mani – però chiunque disturba lo sospendiamo, il Ministro è d'accordo. Ma lo faremo davvero? In molte situazioni mettersi contro i genitori sarà ancora meno conveniente. E bocceremo? Con la prospettiva di ritrovarci trenta ragazzi per classe, di cui magari uno dislessico decertificato e tre analfabeti senza più corso di alfabetizzazione? E chi bocciamo, il dislessico e l'analfabeta? E se li promuoviamo, con che faccia bocceremo quelli che anche non studiando un tubo l'italiano un po' lo sanno? Non sono domande retoriche, me lo sto chiedendo e la risposta arriverà tra un anno. Nel frattempo pare che il tanto sbandierato aumento di bocciature non ci sia stato: a riprova che bocciare in generale non conviene. E a un insegnante in difficoltà conviene ancor meno.

17 commenti:

  1. Alle superiori e' gia' da anni che le cattedre sono _almeno_ di 18 ore: non ricordo chi fosse ministro, se quel bravuomo di Berlinguer, o il dotto De Mauro, o la metifica Moratti (a parte la presentabilita' personale, non ho mai colto grosse differenze sostanziali).
    Fatto sta che no, non ci fu la guerra civile. E non ci sara' neppure stavolta, estate o inverno.
    E il sindacato, piu' che i privilegi degli insegnanti, ha sempre difeso le proprie prerogative consociative, facendo battaglie di facciata o di principio ma mai sui punti cardine.
    Del resto il declassamento della categoria (credo unica tra i pubblici dipendenti) dal ruolo al contratto a tempo indeterminato e' passato a suo tempo senza colpo ferire. E da eoni sulla contrattazione i lavoratori della scuola non hanno piu' voce in capitolo, fa tutto l'Aran col benestare dei sindacati, la Cgil forse il peggiore: mi ricordo benissimo il segretario dell'epoca, quando si fece il referendum e i lavoratori bocciarono il contratto nazionale che lui aveva firmato, andare in TV a dire, con sicumera, che i lavoratori dovevano rendersi conto che sbagliavano, invece di avere la decenza di dimettersi e tornare a lavorare, se mai si ricordava come si fa.

    tibi

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  2. Mah , che l'Italia sia un paese in fallimento è ormai chiaro ; cosa volete che siano 2700 insegnanti tagliati... Sarà anche terribile , ma cosa si puo' fare?
    Ci sono da mesi mancati pagamenti agli insegnanti di scuole medie ed elementari anche al nord italia e pure nella regione più efficiente Emilia-Romagna migliaia di maestre e maestri hanno fatto l'autunno a pane e cipolle perchè i pagamenti di vari settori pubblici erano razionati "per la crisi" , i soldi sono finiti (quelli veri , liquidi , non i finti miliardi per fare i ponti sullo stretto o le centrali nucleari , che tra l'altro non si faranno mai).

    Sarà sempre peggio , fateci l'abitudine per salvarvi la pelle.

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  3. Mio figlio inizia le medie quest'anno. Siamo proprio fortunati :-(

    (btw grazie davvero per la messe di informazioni. Sono terribili, ma almeno ora so.)

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  4. Mi sarò spiegato male io.
    - Gli insegnanti tagliati sono molti più di 2700. 2700 sono le cattedre (comunque qualsiasi altra azienda che annunciasse 2700 licenziamenti andrebbe in prima pagina anche sopra a un presidente mandrillo che scopa in un sito archeologico).
    - Le cattedre erano a 18 ore anche prima, ma prima gli insegnanti di italiano avevano 2-4 ore da offrire per fare altre cose necessarie (materia alternativa, supplenze, progetti, alfabetizzazione) che da settembre non saranno più coperte.

    E' strano che non sia arrivato ancora qualcuno a dire che 18 ore sono poche (del resto arrivare in fondo a un pezzo così non è facile). Metto le mani avanti: sto parlando di 18 ore di lezione, non di lavoro. Le ore effettive di lavoro di un insegnante non sono computate, sarebbe interessante farlo, ma credo che valga un patto non scritto tra lo Stato e lo Statale ("io ti pago poco e non voglio sapere troppo di come passi il tempo").

    Personalmente non avrei obiezioni ad aumentare anche l'orario (in effetti io faccio già più di 18 ore alla settimana): però dovrebbero pagarmi le ore in più, e questo non hanno la minima intenzione di farlo. Già adesso farsi pagare gli straordinari in tempi brevi comincia a essere complesso

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  5. Alle tue osservazioni devo solo aggiungere che il triumvirato Tremonti (il vero capo), Brunetta (il servitor gentile) e Gelmini (chi è costei? Bhò..) ha anche sistemato noi insegnanti di tecnologia. Fino a ieri le nostre 18 ore erano 12 frontali (2 per 6 classi) e 6 a disposizione per progetti, supplenze, alternativa alla religione, mense, informatica... Da settembre saremo tutte le 18 ore in classe (2 per 9 classi), come i colleghi di educazione musicale o artistica. Premesso che personalmente mi va benissimo (di fare il tappabuchi ne avevo due palle così), voglio proprio vedere chi il prossimo anno farà quello che facevamo noi in quelle 6 ore. La mensa? Se va bene si parla di affidarla a cooperative esterne... Progetti? Si può farne a meno... Ma supplenze (tante in una scuola sempre più anziana) e l'alternativa alla religione? Che miserie.... Ciao, Maurizio

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  6. Appunto: alle superiori erano gia' 18 ore, frontali; alle medie allora erano 18 ore di attivita' didattica o riconducibile complessiva, non tutte necessariamente di fronte ad una classe ad insegnare una materia curriculare.
    Quindi non avevate 18 ore 'di cattedra', bensi' dovevate essere in servizio fino a 18h. Ecco perche' adesso si perdono 'cattedre' alle medie: perche' sono state portate a 18 ore, quindi bastano meno insegnanti a coprirle (e fanculo alle attivita' collaterali).
    Dire che 'le cattedre erano a 18h anche prima' e' impreciso e fuorviante: ti eri spiegato meglio prima.

    tibi

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  7. tibi, guarda che anche alle superiori ci sono le ore di disposizione per le supplenze, il ricevimento genitori, l'alternativa alla religione e quant'altro, e che io sappia rientrano nelle 18 ore.

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  8. No, tu non sai. Per avere una cattedra, devi insegnare materia curriculare per _almeno_ 18 ore: ad esempio, se per il numero di ore per classe della materia tu puoi avere o 16 o 19 ore, la tua cattedra dev'essere di 19, punto.
    Le ore per supplenze non fanno cattedre, al massimo ti possono utilizzare per quelle se sei sovrannumerario, cioe' hai perso la cattedra.
    E il ricevimento genitori si fa in piu', non rientra nelle 18 ore. E nemmeno i consigli di classe, i collegi docenti, o le riunioni per materie.
    Men che meno gli scrutini, che sono atti dovuti della funzione docente: ci puoi mettere anche 300h a classe, son caxxi tuoi.

    tibi

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  9. Di scrutini, consigli, collegi e simili sapevo. Ma mi era sempre risultato che il ricevmento genitori e le ore di disponibilità rientrassero nelle 18. Ok.

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  10. Cose apparentemente lontane sono in realtà collegate tra di loro... e alla fine non tutti i conti tornano!

    gruppoa.org

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  11. Io quest'anno ho avuto il trasferimento (insegno italiano, sono di ruolo di 7 anni), sempre alle medie, ma su una cattedra divisa fra due comuni (fino adesso ero rimasta 7 anni fuori dalla mia provincia, perché non riuscivo ad ottenere un trasferimento più vicino a casa). La cattedra è così divisa: non, come immaginavo, 9h da una parte e 9h dall'altra, ma 16h da una parte e 2h dall'altra. Nella scuola dove ho 16h mi hanno già detto che dovrò fare delle ore in più, perché non sanno come coprire le classi; nell'altra scuola non so ancora cosa diavolo potrò fare, perché non posso avere una classe completa per insegnare le mie materie: italiano prevede 6h, storia e geografia almeno4, e io ne ho solo due. Mi metteranno a fare cosa? Supplenze? Le mitiche ore di approfondimento (con classi che non conosco e che non ho in altri momenti, per cui vai a sapere cosa dovranno approfondire e come valutarli...)Boh.

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  12. Ah, dimenticavo: @->Falecius: le ore di ricevimento dei genitori sono fuori dalle 18 di insegnamento. Praticamente le si fa in quello che gli altri continuano a considerare "tempo libero".

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  13. sul sito
    www.manuelaghizzoni.it informazioni sulla scuola e università

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  14. Notturno, interno, alcuni amici a cena, si parla di lavoro.

    Il "softuerista" parte subito con le ultime tecnomeraviglie web 2.0, streaming, p2p e oscuri linguaggi di programmazione. Non te ne frega quasi niente, ma e' un'utile fonte per sapere quale portatile comprare e come rimuovere i 3000 virus che prosperano nei meandri del tuo hard disk.

    Il vigile descrive con passione le nuove BMW in dotazione al gruppo motociclisti e ti spiega quanto e' stupida l'idea dell'assessore di mettere le mega-fioriere troppo vicino alla rotonda.

    Il piccolo (piccolissimo) imprenditore trinca un bicchiere di rosso dopo l'altro e si esalta per il nuovo robottino di pallettizzazione che ha fatto installare in azienda.

    La segretaria ti racconta dell'ultima fiera a Shenzen a cui ha accompagnato il suo capo e di quanto i cinesi mangino davvero strano, altro che la Lanterna Rossa dove si va il venerdi sera.

    Perfino il bancario ti strappa un sorriso, quando descrive la cassiera dell'altra agenzia che si e' sentita male durante una rapina e ha vomitato sul malcapitato malfattore.

    E' il momento del professore/essa (di scuola media inf o sup non fa differenza), e sulla tavolata cala una spessa coltre grigia,come una nebbiolina kafkiana, se capite cosa intendo.

    Il docente attacca con un lungo preludio di peste e corna all'indirizzo dell'attuale ministro dell'Istruzione e dei suoi predecessori, da Pasquale Stanislao Mancini ai giorni nostri (anche il piccolo imprenditore di solito inizia tirando quattro cristi contro il governo, ma lo smoccolare dura cinque-secondi-cinque e poi passa ad altro con uno sbuffo rassegnato).

    Poi il/la prof prende il largo: lunghi minuti di esegesi delle ultime circolari ministeriali; dettagliate spiegazioni di pratiche per richieste di trasferimento; infinito concionare sul numero di ore tagliate, di cattedre defalcate, di insegnanti di sostegno per capita decapitati; acute chiose su concorsi, corsi e ricorsi, graduatorie, prepensionamenti, scioperi e astensioni.

    Insomma, tutto un meta-discorso sulla propria professione, senza mai avvicinarsi al suo oggetto, ma rimanendo sempre nell'orbita piu' esterna delle cose di burocrazia che girano intorno al nucleo del proprio lavoro: ficcare qualcosa dentro giovani testoline. Loro, i discenti, non compaiono mai, se non come denominatore nel rapporto cattedre/studenti.

    Per fortuna poi tocca all'assicuratore e alle sue vicissitudini alla macchinetta del caffe' con la collega popputa.
    E il nebiun si solleva.

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  15. Anonimo, è una bella storiellina, ma secondo me l'hai infiorettata parecchio.
    Ovvero: non credo che tu abbia avuto nella stessa cena un softerista, un vigile, un imprenditore, una segretaria, un bancario, un assicuratore, un insegnante... A quel punto, perché non invitare Mannheimer? Sul serio, con uno spaccato sociale così le tue cene diventano statisticamente interessanti.

    Secondo me il tuo è un raccontino a tema: volevi mostrare come solo gli insegnanti si lamentino e perdano di vista il gusto e il senso del loro lavoro. Ok, ce l'hai fatta. Però secondo me hai barato.

    Hai barato perché secondo me non è vero, statisticamente, e neppure individualmente: sul serio conosci un insegnante che invece di parlarti del suo lavoro, e dei problemi veri che vive con gli studenti (o al massimo coi colleghi) ti annoia con la cronaca delle circolari ministeriali? Lo conosci solo tu, e nessuno te lo invidia.

    Tutti gli insegnanti che conosco io hanno talmente tante esperienze vere, professionali e umane da raccontare, che di sicuro non hanno bisogno di attingere alle frustrazioni ministeriali per vivacizzare una bicchierata tra amici.

    Anche su questo blog, se guardi bene c'è una certa proporzione tra i pezzi in cui si parla di scuola vissuta e i pezzi in cui si parla di scuola come istituzione.

    Però i metadiscorsi sono importanti. Non li faccio di sicuro in una cena tra amici, ma sono importanti. Perché a un certo punto è inutile continuare a parlare dei problemi di Gino e Pino come se fare l'insegnante fosse farsi dei romanzi su Gino e su Pino, senza ricordarsi che Gino fino all'anno scorso aveva 15 ore di sostegno e adesso non le ha più, e qualcuno ha deliberato di toglierle.

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  16. Caro Leonardo,
    ma io sono R. Mannheimer e le mie cene sono sempre statisticamente rilevanti.

    No, va bene, diciamo che ho voluto fare un temino didascalico, non lo nego. E' una subdola tecnica che ho tratto da certi blog eversivi.

    Pero' credimi, ho comunque attinto a storie e personaggi veri e, soprattutto, ho amici insegnanti che parlano cosi' a tavola, persino dopo un bottiglione di Barbera.
    Sono di varia estrazione sociale e regionale, appartenenti a differenti coorti statistiche, ergo ho deciso che sono un campione sufficientemente rappresentativo (e che Gauss mi perdoni).

    Giuro che tutto quello che so su SSIS, graduatorie, trasferimenti da da' a do' e da do' a da' l'ho imparato durante la consumazione rituale del predetto bottiglione.

    Dubito che tu, dalla bicchierata con un artigiano o con un barista, possa dire di aver imparato qualcosa sulla deduzione degli interessi passivi come modificata dal governo Prodi o sulla nuova normativa comunale per la definizione dei materiali da usarsi nell'arredo esterno dei pubblici esercizi.

    Poi, certo, anche i prof hanno racconti divertenti di ragazzini che entrano in aula in motorino (!), di incontri al calor bianco con i genitori e di incontri altrettanto hot fra la supplente di Fisica e il membro esterno (vabbe', magari il membro esterno non c'e' neanche piu' alla matura, ma lo si e' infilato volentieri nell'esempio).

    Diciamo che, mediamente, gli insegnanti svettano per affabulazione burocratica.

    Con la notevole eccezione (sempre dai miei studi) delle maestre d'asilo, che, invece, sembrano genuinamente entusiaste del loro lavoro e parlano sempre con affetto dei nanetti loro affidati.

    Quindi la morale e': meno cavilli e piu' amore per tutti.

    Ciao.

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  17. stanca... solo questo
    io farò cattedra solo con le ore di approfondimento inventate dalla Gelmini... certo ho un posto di lavoro... uno stipendio... e non è poco... ma non farò il mio lavoro. Non insegnerò! Non farò altro che approfondire (ironicamente dico) 26 menti per 18 classi... senza neppure poter dare un voto! Che triste... è un modo per uccidere lentamente un insegnante che aveva ancora conservato l'amore per la sua professione... non ho parole solo tanta amarezza

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