giovedì 11 agosto 2011

Il futuro di chi ha memoria

(2008-11)
La Storia, ho studiato, si ripete in farsa. Anche se stanotte non riesco a rammentare il perché: e non saprei a chi chiedere qui. E dire che dalla quantità di triangolini rossi ricamati dovremmo essere tutti mezzi intellettuali.
In realtà passiamo il tempo a rubarci le patate. La Storia si ripete in farsa, ma io non ci trovo molto da ridere, francamente. Può darsi che qualcun altro da fuori stia ridendo di me, di noi, ecco, questo avrebbe un senso. La fuori, nell'urlo del vento, Qualcuno ride. Io sto qui abbracciato a un deportato rumeno che trema più di me, e penso a Enea, alla prima volta che l'ho incontrato.

Non insegnavo nella sua classe, quindi ha del miracoloso che si ricordi di me. Ero lì di passaggio, sostituivo un collega con le piattole. No. Mi confondo. Le piattole ce le ha il mio collega di adesso, quello che trema, ed è pur sempre un segno di vitalità, di solito a un certo punto ti abbandonano anche loro. Il mio collega di allora era una collega, in realtà, una filologa molto brava che si fece venire un esaurimento nervoso e così la classe restò abbandonata a sé stessa per più di una settimana prima che mi mandassero a tamponare. Quando arrivai mi scambiarono per l'ennesimo supplente, avevano già predisposto il lettore dvd. I dvd!
Ma pensa cosa mi metto a ricordare.
I dvd. Che tecnologia insulsa. I lettori si rompevano a guardarli. I dischi si segnavano a sfiorarli. Specie quelli educativi. Invece le minchiate che portavano a scuola i ragazzi, quelle funzionavano sempre.

“Sentiamo, cosa vorreste guardare”.
“Alien vs Predator 2”.
“Non se ne parla”.
“Ma abbiamo visto il primo, vogliamo sapere come va a finire”.
“Sentite, ce l'ho io un buon film”. (Probabilmente in quegli anni me lo portavo sempre addosso). Ed è anche nel programma di Storia di quest'anno, così uniamo all'utile il d...
“È in bianco e nero, vero?”
“Sì, ma vedrete che è appassionante, e soprattutto è un film che parla di cose reali, cose che anche se vi appariranno mostruose, ben più mostruose di un Alien o di un Predator, sono successe realmente, nel nostro mondo, ai nostri nonni”.
“I nonni?”
“Facciamo bisnonni, ormai, e sapete cosa significa? Quando guardate Alien, per quanto possa spaventarvi, siete sempre sicuri dall'altra parte dello schermo. Ma l'orrore di questo film è ancora tra noi, da qualche parte, che incuba...”
“Incuba?”
“Aspetta soltanto il momento adatto per schiudersi e crescere, prolificare, riprendere il controllo... non vale la pena dargli un'occhiata, studiarlo, capire come abbiamo fatto a sconfiggerlo?”
“Cazzo, sì!”
“Ehi ehi ehi, tu... come ti chiami?”
“Galavotti”.
“Di nome?”
“Enea”.
“Che bel nome. Enea, niente parolacce qui dentro, d'accordo?”
“Sì, prof, mi è scappata, ma lo guardiamo questo film di mostri veri, o no?”
“Certo, certo, guarda, comincia adesso, attento alla candela”.

Un idiota ha aperto la porta.
Una folata di vento gelido mi spazza i ricordi dalla testa, sembra voglia gonfiare la baracca e portarsela via. Qualcuno si sta alzando, cerca di mettersi sull'attenti. Quindi l'idiota che ha aperto la porta è il comandante.
“Il professore è ancora qui?”
Mi libero dalla stretta del mio collega, che forze per alzarsi non ne ha.
“Sono qui, comandante Galavotti”.
“Facciamo due passi”.

Appena fuori dalla baracca mi getta una giacca sulle spalle. Ma io forse non sto tremando di freddo. Anche se non avevo scelta, non mi è piaciuto seguirlo. I miei colleghi penseranno che sono una spia. O forse è troppo tardi per preoccuparsene? Mi vuole liberare, qui in mezzo al nulla? O ammazzarmi? Mi accorgo senza stupore che la seconda opzione mi angoscia meno della prima.

“Professore, devo dirle, in questi anni ho pensato molto a lei”.
Siamo al discorso d'addio, dunque. “Ah, sì, beh...”
“Vede, ne ho discusso anche con i miei camerati, e siamo arrivati alla medesima conclusione: gli anni delle medie sono stati i più formativi”.
“Però. Chi se l'aspettava”.
“Sì, perché in quegli anni hai la mente e il cuore... come dire... teneri. Si plasmano su quello che trovano, capisce. E io ho avuto una grande fortuna a incontrare persone come lei”.
“Ma davvero?”
“Ho ancora vivide nella memoria le immagini che ci proiettava, tutti quei film... a volte penso che tutto quello di buono che ho fatto nella vita lo devo a quei film. Senta (mi prende sottobraccio, la sua uniforme di ufficiale si strofina sul mio pigiama liso). Siamo venuti a sgomberare il campo”.
“Bene. Cioè... È una notizia buona, no?”
“No. Ora dobbiamo dividervi in gruppi di sei e poi mettervi in fila. Lei cerchi di stare in fondo alla fila. Sempre in fondo”.
“Ma perc...”
“Poi vi portano nel piazzale, e sparano al torso del primo della fila. La pallottola trapassa e ne ammazza anche altri quattro, ma a volte l'ultimo si salva, capisce? Se riesce a fare il morto fino a sera può scappare”.
“Ma farà freddo!”
“I cadaveri scaldano”.
“Enea, perdonami, posso farti una domanda seria?”
“Dica pure, prof”.
“Perché tutto questo orrore, perché?”
“Cosa vuole che le dica, stiamo esaurendo le munizioni, dobbiamo fare economia. O preferirebbe che vi strangolassimo? Converrà che questo è un metodo più pietoso”.
“Ma...”
“E lo abbiamo preso da un film, sa? Quello in bianco e nero lungo lungo, ha presente? Che gran film! Credo proprio che ce lo abbia fatto vedere lei”.
“Sì, però...”
“Aveva ragione, sa? Anche dai film si può imparare. E noi abbiamo imparato tanto. Ora, se non le spiace, devo procedere allo sgombero. In bocca al lupo, professore”.
“In bocca al lupo, Enea, e grazie”.
“Ma grazie a lei. E mi raccomando. Sempre in fondo alla fila. Si ricordi”.

*******

"Oh, finalmente un genocidio", sospirò la paziente Verola. "Il modo migliore per festeggiare la fine del primo turno. Non resta che procedere all'eliminazione di uno di voi..."

1 commento:

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