lunedì 10 febbraio 2014

Tempi duri per Llewyn Davis

A proposito di Davis (Inside Llewyn Davis, Joel e Ethan Coen, 2013).

Wintertime in New York town
The wind blowing snow around
Walk around with nowhere to go 
Somebody could freeze right to the bone
I froze right to the bone 

Tempi duri a New York. Senza un dollaro in tasca, senza un posto dove posare la chitarra e il sedere; un partner che ti armonizzi il ritornello; qualcuno che ti spieghi dove stai sbagliando, un gatto fuggito da riportare ai tuoi ultimi amici. Tieni duro Llewyn Davis, il vento freddo che spazza Washington Square forse è un annuncio di primavera. Sta per sbocciare l'ultima grande stagione del folk, non mollare Llewyn Davis. Forse sei vittima di un incantesimo, e un estraneo a migliaia di miglia se la spassa col tuo destino. Forse questo non è semplicemente il tuo show; non sei che la comparsa che fischia nell'ombra e nell'ombra ritorna. Cosa stai facendo della tua vita, Llewyn Davis? (continua su +eventi!)



John Goodman mai così inquietante, irradia luce opaca su tutto il film.

A proposito di Davis è un film che può lasciare estasiati o sgomenti. Se non vi piace il folk; se non apprezzate i primi dischi di Dylan; se mantenere lo sguardo su un menestrello per quattro strofe e altrettanti ritornelli rientra nella vostra idea di noia, non provateci nemmeno. Ma anche chi colleziona i dischi di Phil Ochs o Van Ronk può rimanere interdetto dallo sguardo raggelante che i Coen buttano sul Greenwich Village del 1961. Un attimo prima che tutto esploda, il loro eroe immaginario Llewyn Davis è tentato dal fallimento; pronto a partire con la prima nave, il destino lo ributta a terra e lo aspetta in un vicolo. Chi ha il palato per le storie di sventura e fallimento apprezzerà immensamente A proposito di Davis.



Ma vi ricordate se era maschio o femmina? Perché anche questo ha la sua importanza.

Non so se sia il caso di A.O. Scott, il critico del New York Times che lo ha messo al primo posto nella Top10 del 2013. Alle pendici della stessa classifica, sei film ex aequo presentati come variazioni di un edonismo senza scrupoli “Just look at all my stuff!” It’s capitalism, baby! Grab what (and who) you can, and do whatever feels good. We’re all going to hell (or jail, or Florida) anyway. Il grande Gatsby, The Wolf of Wall Street, The Bling Ring, Spring Breakers, Pain and Gain e American Hustle: sei storie di avidità e autoaffermazione. Nel frattempo i Coen guardano come sempre altrove, e si inventano il biopic senza senso di un cantante senza direzione e senza pubblico, uno dei 999 che non ce la farà. Vittima di oscure maledizioni, Davis attraversa le leggende degli altri senza rendersene conto; ama il folk ma non la gente (in inglese è la stessa cosa); incide un successo e non se ne accorge; sfigato parente di re Mida, trasforma in merda ogni cosa che incontra. In un 1961 parallelo, Holly Golightly e Paul Varjak non trovano più il gatto e proseguono ognuno per la propria strada, e di chi è la colpa.

A proposito di Davis è allo Stella Maris di Alba (21:00); al Cinelandia di Borgo S. Dalmazzo (20:20, 22:40); al Multilanghe di Dogliani (21:00); ai Portici di Fossano (21:15).

13 commenti:

  1. http://www.unita.it/politica/foibe-grasso-istria-friuli-jugoslavia-tito-strage-1.550446

    Leo, credo che non ti difetti l'impegno civile.
    Si avvicina la giornata di commemorazione delle vittime delle foibe.
    So che non è nelle tue corde, sarebbe però altamente significativo un tuo pezzo per zittire una volta per tutte fasci e grullini che così la piantano di chiedere: e le foibe?

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    1. ...siccome per allora mi sarò scordato, lo scrivo qui, adesso:

      31 marzo 2014
      ...domani è il Primo Aprile:
      A Leona', facce ride!!!

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    2. Mi dispiace, ma se non ho niente di originale da scrivere di solito preferisco non scrivere niente e leggere gli altri.

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  2. j.j.
    ma lo deve scrivere anche se non ha fatto nessun pezzo sul gioprno della memoria (quello del 27 gennaio)
    dopo quante volte che scrivi di ebrei o zingari devi scrivere obbligatoriamente sulle foibe?
    aspe', ma stai a scherza'?
    oh, ce casco sempre!

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    1. Marcell_o, le vittime delle foibe non hanno dignità?
      Non meritano di essere ricordate?

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    2. certo che sì, solo non credo sia obbligatorio scriverci un post. credo

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  3. Collezionista di dischi di Phil Ochs presente!
    Ma non si è capito se a te il film è piaciuto.
    'sera
    Serena

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    1. Mi è piaciuto molto, ma allo stesso tempo capisco chi ci rimane male e si lamenta. Non è un film per tutti, diciamo.

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    2. Molto significativo il "diciamo" di scuola d'alemiana finale.

      Lascia intendere che può piacere MA solo a chi è superiore antropologicamente...

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    3. Che io sappia, se sei inferiore antropologicamente non ti fanno neanche entrare alle proiezioni. Ci hanno il rivelatore di antropologia vicino ai popcorn: se hai l'antropologia bassa non puoi entrare.

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  4. l'ho visto e mi ha convinta fino ad un certo punto. i personaggi sono tutti belli, gatto in primis, ma ho avuto la sensazione che mancasse qualcosa alla storia. e non so, il finale doveva interrompersi due minuti prima, con una certa voce e figura sul palco.

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  5. Visto ieri. Classico film che "si racconta male", nel senso che non sai bene cosa dire alla gente per convincerla di quanto sia straordinario.

    Il gatto. Il gatto è la chiave di tutto. Enigmatico. Sfuggente. Che ti sveglia teneramente a suon di fusa e poi sparisce. E tu dietro, con affanno. Forse è una metafora della passione per la musica, o forse della vita stessa, chissà.

    Lo stregone Goodman! Sarà lui il responsabile della maledizione? Forse ha davvero preparato la "scodella di merda" come minacciava di fare...
    (Il gatto! Ho messo sotto il gatto! Ma no, era un sogno... e poi forse non era IL gatto, ma solo UN gatto...)

    O forse ha ragione la ex. Un doppio condom avrebbe risolto tutto. Chissà poi com'è quel figlio perduto, che adesso dovrebbe avere tre anni, più o meno.

    Niente. Non si può proprio spiegare questo film.

    ;-)

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