(Ciao. Su TheVision c'è un pezzo mio, si chiama Che c***o sta combinando il Pd con lo Ius Soli ma ce l'ho più col Corriere che col Pd. Non è che uno può sempre prendersela col Pd. Ok, un'altra volta me la prendo col Pd).
Può darsi. Magari un’altra volta se ne riparla. Oggi vorrei concentrarmi su un dettaglio, magari illuminante, senz’altro sufficiente a farmi incazzare: mercoledì mattina, mentre cerco sul Corriere notizie sul destino dello Ius Soli in Senato - e ne trovo di deprimenti - inciampo sull’autorevole rubrica delle lettere a Severgnini, interamente dedicata a una sola mail: un tizio di Milano molto arrabbiato con il PD perché con tante riforme che potrebbe fare, pensionistiche, costituzionali, elettorali, tagliare gli enti inutili, ecc. ecc. ecc… si sta intestardendo sullo ius soli. “sembra che l'unica riforma importante sia lo ius soli. Stiamo subendo da anni e anni flussi immigratori incontrollati e abusivi, e invece che mettere ordine e fare un sano repulisti il PD pensa solo allo ius soli”.
Uhm, certo.
Allora io non ce l’ho con questo tizio, davvero. Ammiro persino il coraggio con cui si è inventato l’aggettivo “immigratori” (la Crusca non disapproverebbe). Abbiamo tutti un lavoro, una famiglia, tanti impegni e il sacrosanto diritto di non sapere nulla di quel che ci succede attorno - perché quel che è successo negli ultimi anni è esattamente il contrario: prima di dedicarsi allo Ius Soli il Pd le ha provate tutte. Riforme costituzionali (bocciate da un referendum), riforme elettorali (bocciate dalla consulta), abolizione del CNEL (vedi referendum), ottanta euro ai dipendenti, cinquanta euro ai giovani, cinquecento euro agli insegnanti, il canone Rai in bolletta, qualsiasi cosa: il Pd ha veramente pensato a qualsiasi cosa prima di pensare alle gite d’istruzione dei nati all’est del fiume Prut. Non dico che sia giusto o sbagliato: alcune leggi valevano la pena, altre no, ma insomma per il Pd erano tutte più prioritarie dello Ius Soli.
Persino quelli storicamente abituati a venire per ultimi, ovvero i gay: persino loro hanno ottenuto una legge pur annacquata come il ddl Cirinnà, e l’hanno avuta un anno prima che lo Ius Soli finalmente approdasse (si arenasse) in Senato.
A proposito: ricordate che ci fu un momento, un po’ più di un anno fa, in cui un sacco di gente sembrava terrorizzata dall’idea che i gay potessero sposarsi e addirittura condividere la patria potestà di un figlio? Fiaccolate contro le scuole dove misteriose maestre, sobillate da George Soros, avrebbero modificato l’identità sessuale dei loro bambini? Addirittura in una scuola un bambino aveva portato un rossetto, era la fine! Tutta una bolla di chiacchiere che ingigantiva intorno a noi e infatti a un certo punto, puf, è sparita. I gruppi editoriali che lasciavano circolare queste puttanate, fateci caso, sono gli stessi che adesso ci raccontano di un’invasione di stupratori e veicoli di epidemie.
Eppure, nonostante le sentinelle in piedi e i vescovi in apprensione, un anno fa una legge così difficile passò. Un anno dopo (spero di sbagliarmi) per lo Ius Soli sembra troppo tardi. La deadline simbolica magari era il 15 settembre scorso, il giorno in cui 600 parlamentari hanno maturato il cosiddetto vitalizio (più banalmente è una pensione che matura a 65 anni). È il momento in cui alla maggioranza parlamentare si inceppa l’Arma di Fine di Mondo, anzi di Fine di Legislatura: la fiducia. Un anno fa i centristi della maggioranza non potevano permettersi di andare a casa: un anno dopo, qualche spicciolo si è rimediato e tutti comunque stanno già organizzandosi per la campagna elettorale. Perfino i grillini hanno già il candidato pronto. Insomma è andata così. La politica è anche fatta di scelte, di priorità, e i tre governi che si sono succeduti dal 2013 non hanno mai dato la sensazione di considerare lo Ius Soli la priorità.
E allora perché sul Corriere c’è un tizio che scrive l’esatto contrario?
Ok, è solo un tizio che ha scritto una mail. E infatti non ce l’ho con lui. Ma il Corriere, che tra *centinaia* di mail ha scelto proprio quella - con tanto di risposta di Severgini che, bontà sua, ne approfitta per avvertire che lo Ius Soli “è da fare prima o poi” - campa cavallo - cosa ci vuole dire?
Quel che io vedo sulla rubrica di Severgnini è il tipico siparietto poliziotto buono / poliziotto cattivo. C’è un tizio qualunque, platealmente male informato, che insiste che gli stranieri non li vuole e il Pd dovrebbe smetterla di pensare solo a loro (il Pd negli ultimi mesi ha bloccato i flussi dalla Libia mediante la creazione di campi di detenzione in loco, roba di cui tra una generazione ci vergogneremo come ci adesso ci vergogniamo di… delle nostre guerre coloniali? beh, quindi non ci vergogneremo un granché). E poi c’è il buon Severgnini che invece lo Ius Soli lo vuole, ma con juicio, con calma: quando è proprio la calma che ha ucciso lo Ius Soli. E mentre lo soffocava, gli editorialisti del Corriere stavano a guardare, scuotendo la testa, come a dire: non possiamo farci niente. Sapete, noi leggiamo le mail. O come scriveva Cazzullo lo scorso 15 luglio: “È vero però che un provvedimento del genere, in questo momento storico, sarebbe a torto o a ragione considerato un segnale di apertura, di accoglienza; in un momento in cui i sentimenti dell’opinione pubblica, come verifico ogni giorno leggendo la posta dei lettori, sono di segno opposto”.
Mi dispiace per aver citato ben tre righe di Cazzullo, prometto che non succederà più, però secondo me contengono l’immenso equivoco del giornalismo italiano: un giornalismo alla rovescia che invece di spiegare le cose se le fa spiegare dai lettori. Cioè se per Severgnini e Cazzullo lo Ius Soli è una cosa giusta, perché non provano a spiegare perché è giusta, con dati e argomenti? Invece fanno il contrario: leggono le mail e si fanno interpreti di una specie di sentimento popolare. Ci sono addirittura comunicatori che si lamentano perché lo Ius Soli è stato comunicato male, ad esempio Aldo Grasso il 23 luglio ha avuto la pazienza di spiegarci che la legge stava perdendo l’appoggio degli italiani perché era stata fraintesa fin dal principio. “La cittadinanza automatica a chi nasce qui non era prevista. Ma nessuno lo ha detto”. Beh avrebbe potuto dirlo, per esempio, Aldo Grasso, visto che ha un posto di rilievo sull’homepage del Corriere. Ma forse non era nemmeno la sua priorità. Grasso accusa l’ex ministra Cécile Kyenge di avere per prima seminato “sconcerto”, “parlando del passaggio dallo «ius sanguinis» allo «ius soli» senza spiegare «come»”. A dire il vero la Kyenge lo ha sempre chiamato “Ius Soli temperato”. Ha passato gli ultimi cinque anni a ripetere che la sua legge prevedeva uno Ius Soli temperato. Tempo forse buttato via, visto che molti giornalisti semplicemente non sono stati ad ascoltare.
E quindi? Forse smetterò di andare in gita all’estero - per altro ormai la Costa Azzurra non la reggo più. Meglio farsene una ragione. Forse lo Ius Soli era davvero un obiettivo troppo ambizioso per una maggioranza di sinistra-centro che al Senato traballa se sbattono una porta. Sicuramente fu un visionario Enrico Letta, quando pensò che il ceto cosiddetto riflessivo, quello che legge i giornali, avrebbe tollerato la visione di una ministra della repubblica di evidente origine africana. Forse questa enorme bolla di xenofobia che abbiamo intorno forse crescerà per sempre e non scoppierà mai. Forse siamo un popolo un po’ razzista, anche se qualche volta colpevolmente ce lo dimentichiamo. Fortuna che ci sono i giornali a ricordarcelo. Certi giorni sembra proprio che sia la loro missione. Loro lo sanno, sapete. Leggono le mail.
auguri! a te e a quelli.
RispondiElimina(quanto avanza ancora di bobdylan? più o meno)
Guarda, ieri ha fatto uscire altri OTTO DISCHI.
RispondiEliminahttp://bobdylan.com/news/bob-dylan-trouble-no-more-the-bootleg-series-vol-13-1979-1981-coming-november-3/
(ma te, dimme la verità: hai fatto un fioretto? hai perso una scommessa?)
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