lunedì 27 maggio 2019

Salvini è sempre più solo


Per la seconda volta nel giro di un anno c'è stato un momento in cui, a un passo dal trionfo, Salvini è sembrato tentennare: allontana da me questo calice. Un anno fa un fuorionda lo catturò mentre si lasciava spaventare dai sondaggi riservati che annunciavano il crollo di Renzi: troppo presto, troppo forte. Quest'anno, dopo aver girato la penisola come un matto, un mulo, una di quelle rockstar che si scrivevano il nome del paese sulla mano per ricordarselo, a un certo punto Salvini si è come autosospeso. Non ha annullato nessuna data, ma ha smesso di cavalcare qualsiasi notizia gli convenisse - dalle mie parti un clandestino ha dato fuoco a due vecchiette e lui ha glissato. Addirittura ha liberato Tria: ha lasciato autolesionisticamente che circolasse l'idea di ritirare gli 80€ che Renzi aveva infilato nelle buste dei dipendenti. Per la seconda volta nel giro di un anno, Salvini ha avuto paura di vincere, o almeno di vincere troppo. Perché alla fine questa campagna elettorale permanente inaugurata da Berlusconi, in cui lui è cresciuto senza aver mai fatto altro nella vita, è tutto quello che ha: ma non è uno di quei giochi dalle regole ben definite come per dire il ciclismo. Qui se cominci a staccare davvero gli avversari, come fai a essere sicuro che dietro quella curva ti stiano ancora seguendo, come fai a non temere che abbiano deciso di lasciarti andare da solo al macello. Magari all'arrivo non c'è nessuna ragazza con fascia e mazzo di fiori; di sicuro c'è l'Iva al 25%, lo spread, un sacco di elettori che a questo punto la flat tax la pretende, eccetera. Non dissimilmente da Renzi qualche anno fa, Salvini è costretto a correre per restare in piedi. Forse ha più fiato, sicuramente conosce meglio il terreno; proprio per questo motivo la prospettiva di andare avanti da solo potrebbe sgomentarlo. E non ha alternative: sia M5S che Berlusconi sono spompati, con uno dei due dovrà comunque appoggiarsi ma sarà più un peso che un sostegno.

Per oggi tutto qui, ricordo a tutti che domani pomeriggio sono a Modena a presentare il magnum opus di Raffaele Alberto Ventura.

Ps: vedo che in queste ore circola un'analisi post-voto di Wu Ming che trovo allo stesso tempo condivisibile e ingenua. Analisi condivisibile, perché ricorda a tutti che i voti si contano, e che le percentuali al netto dell'astensione sono un'astrazione che conduce a errori di prospettiva che possono essere fatali (sicuramente lo furono nel caso di Renzi, quando cinque anni fa prese meno voti di Veltroni ma si convinse di rappresentare un "40%"). Analisi condivisibile, perché a ignorare l'astensionismo si fa l'errore che fu di D'Alema, e poi di Veltroni, e che oggi è di Calenda: si insiste a immaginare che le elezioni si vincano in un fantomatico Centro dove starebbero i cattolici e/o liberali in attesa del migliore offerente (in pratica Casini e i suoi famigliari, neanche tutti). Analisi ingenua, perché nel tentativo comunque lodevole di alimentare l'ottimismo della volontà, postula che nell'astensione si nasconda un esercito di riserva che prima o poi la sinistra riuscirà a riattivare. Bella idea, salvo che se fin qui non è successo evidentemente non è semplice, né inevitabile. I motivi per cui la sinistra si presenta al voto divisa sono più profondi di quanto le beghe di corridoio potrebbero suggerire. Specie se le elezioni sono europee, in un momento in cui una parte cospicua della sinistra nell'Europa sembra non credere più (e non riesco nemmeno a darle tutti i torti). Poi certo, tradizionalmente uno dei modi in cui una parte politica riesce a organizzarsi e motivare la base, anche alle urne, passa dalla costruzione di una leadership; il che lascia purtroppo fuori chi nel concetto di leadership non crede.

6 commenti:

  1. Mi permetto di aggiungere che la "leadership" conta molto di più della "burocrazia di partito" perché da quel pantano essa riescece ad emergere.
    Berlinguer è stato un emerso,Veltroni un emerso,anche Renzi è stato un emerso.
    Anche Zingaretti è emerso ma vorreste che si riaccolli sulle spalle del pd chi ne è fuori.
    L'emblema del paradosso in cui molti vivono,di norma molto istruiti e dal pensiero cosmopolita,ma ingenui nel perdersi nella cortina fumogena che gli staziona,come un nube fantozziana,appoggiata come un visore in cui scorrono i bei ricordi(che fossero anche pochissimi solo essi si rimembrano con nostalgia)e,come per un miracolo del regresso,si ritrovano in una reductio infantilistica in cui esiste un taumaturgico processore della società che aspetta solo di essere messo in moto per ripartire.
    Di solito,i tali,vivono coscientemente di tale illusione e la propalano con costanza per poterci vivere(anche bene molte volte),molti stanno col loro visore che dagli addetti di cui sopra viene aggiornato con nuovi bei ricordi,anch'essi senza un reale problema di sopravvivenza fisica e perseguono "l'obiettivo".
    Chissa quale sia è bravo.
    Lo Zinga potrebbe appartenere a quel genere di leader che entreranno nei visori.
    Un bel ricordo che nulla smosse.

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  2. Poi dai! Accostare Salvini a Renzi?!?
    Che ti stia sugli zebe passi...pero...

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  3. Scusa Orlo, non capisco la storia dell'emblema del paradosso...

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    1. Io nn ho capito quale sia "l'obiettivo".
      Forse potrei essere più esaustivo se qualcuno me lo spiega.
      Per ora nn riesco ad andare oltre e me ne scuso.

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  4. ...ma ingenui É nel perdersi...
    Pardon Anonimo mi sfuggi il verbo

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  5. io penso che Salvini non sia andato casa per casa (in Sicilia o in Basilicata) a minacciare gli elettori, questi hanno scelto Salvini (magari prima preferivano berlusconi o renzi, valloasape').
    oh, sì la propaganda e le fake nwes (Ero… rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C’era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C’è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! Non è stata colpa mia! Lo giuro su Dio!)
    e ci sono milioni di persone che non votano. ecco, fossi un segretario di partito (di qualunque partito) pagherei qualcuno per farmi capire chi sono (quelli che non votano più)
    una volta il piccì ha preso più del 30% alle europee (poco dopo i funerali di berlinguer se non ricordo male), una volta la lista bonino (con non mi ricordo quale nome, di sicuro con i soldi di Berlusconi) ha preso l'8%... il piddì con Renzi il 40%...
    insomma alle europee si vince e si perde. capire il perché aiuterebbe.
    Temo che noialtri pagheremo caro e pagheremo tutto (come abbiamo sempre fatto). Anch'io non credo che ci siano in giro tutti 'sti democristiani scontenti che non votano perché non sanno per chi votare.
    Un'ultima cosa
    per me il m5srilli sta su una brutta china, me lo fa pensare una cosa sola: non hanno perso perché hanno fatto delle cazzate, no, hanno perso perché non se so' spiegati bene... quand'è così è un piano inclinato, non c'è scampo!
    Quel che mi preoccupa è cosa combineranno adesso. Ecco un Salvini col delirio d'onnipotenza (e la sua proverbiale voglia di analizzare acutamente i problemi per risolverli con soluzioni creative ma non pasticciate e improvvisate) unita alla scempiaggine di Di Maio (e la sua proverbiale voglia di analizzare acutamente i problemi per risolverli con soluzioni creative ma non pasticciate e improvvisate)... ecco la vedo buia

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