sabato 26 marzo 2022

I talk fanno schifo e nessuno li guarda davvero


1. Con gli anni '90 il dibattito politico in Italia si sposta irreparabilmente dai quotidiani al palinsesto tv. I talk show diventano il luogo primario in cui l'opinione pubblica, in teoria, si esprime. In pratica diventa da subito una grande caciara. Un'apparente varietà di voci nasconde (neanche troppo bene) una semplificazione brutale sia degli oggetti del discorso sia dei soggetti che discutono. La tv del resto è ancora metà Stato e metà Mediaset, due entità che non per coincidenza cominceranno ciclicamente a sovrapporsi. Un fantasma di pluralità veniva nobilmente concesso ai telespettatori mediante quella pratica primorepubblicana conosciuta come "lottizzazione". 

2. I talk sono un'arena in cui vince chi chiacchiera in modo più spigliato. L'approfondimento è un servizio di due o tre minuti; l'esperto deve semplificare e far sua la retorica degli imbonitori. A ogni tesi deve seguire un contraddittorio perché la sintassi del talk lo prevede, e se non si trova nessuno decente in grado di contraddire una tesi, lo si paga. Oppure se ne prende uno gratis, ma indecente.

3. I talk fanno schifo. Quelli fatti bene. Stanno al dibattito politico come il wrestling alla lotta libera. Le eventuali competenze degli invitati non si misurano sul campo, ma si esibiscono proprio come i muscoli dei wrestler. Chi vince e chi perde è già deciso in partenza, così come il premio partita per entrambi. Spesso i più bravi sono proprio i cattivi: farsi odiare è un'arte e non stupisce che gli ingaggi possano essere più alti. 

4. Nessuno li guarda davvero: il sospetto è che chi ne parla si sia visto perlopiù gli highlights ritagliati sui social, i clippini in cui l'Opinionista A "asfalta" l'Opinionista B (è wrestling, appunto). Sostutuendosi all'informazione e al dibattito, i talk hanno alienato milioni di persone nate e cresciute in un Paese in cui la politica era quella cosa lì, quella di cui si discuteva nei talk urlati e/o noiosi. Quando una deputata del M5S, all'indomani della vittoria elettorale del 2013, si ritrova a un tavolo con Pierluigi Bersani, il suo primo pensiero non è: sto discutendo a tu per tu con il rappresentante del primo partito italiano. Quando apre bocca, è per dire: "sembra di stare a Ballarò". In quale altra dimensione potrebbe Bersani discutere con qualcuno? La deputata esprime la sua incredulità, per essere passata come Alice dall'altra parte dello specchio: e insieme il suo rifiuto per tutto ciò che, essendo televisivo, non può essere autentico.  

5. Il motivo per cui i canali tv hanno insistito sui talk è meramente economico: costano poco. Meno della fiction, meno dei reportage. La maggior parte degli ospiti partecipano gratis, per conquistarsi la famosa visibilità che in molti casi serve ad accreditarsi in talk più importanti, in una spirale di fama e di follia che ha convinto molte persone di essere statisti proprio nel momento in cui venivano esibiti come pupazzi. 

6. È più di un decennio che stiamo selezionando la classe dirigente coi talk: direi che non sta funzionando. Del resto già i Cinque Stelle nel 2013 erano una reazione alla politica-talk: al tempo dovevano solennemente giurare di non andare in tv (in seguito si lamentavano di non essere invitati). La fine politica di Monti comincia proprio con le sue comparsate televisive: Draghi se ne tiene ben lontano, e del resto un altro politico che è sempre andato pochissimo in tv e non si è mai fatto coinvolgere nei talk è Silvio Berlusconi.

7. Prendete due persone ugualmente istruite: uno guarda i talk tutte le sere, uno non li guarda mai. Il primo non risulterà in nessun modo più informato del secondo. Io non ho mai guardato un talk per più di dieci minuti in vita mia. Non capisco come una persona possa arrivare all'undicesimo senza addormentarsi. Il contenuto di un talk di due ore si può sintetizzare in un testo leggibile in cinque minuti. 

8. I talk sono diventati il paesaggio informativo: non li guardiamo ma diamo per scontato che ci siano e che li guardino gli altri. Questo in parte potrebbe spiegare come mai molta gente si consideri oppressa dalla politica e dai dibattiti da talk show benché persino in televisione ci sia un'abbondanza mai vista di contenuti alternativi. Tutte le culture anti-"mainstream" insistono molto sul concetto che occorre spegnere la tv: se chiedi a un adepto di che tv stia parlando, invariabilmente si tratta dei talk show. Ed è sempre un talk show che hanno guardato più di te. Il novax medio dice di non avere la tv in casa ma sa distinguere un virologo televisivo dall'altro, io non ho mai imparato ad abbinare nomi e facce.

9. Non esistono ricerche in merito e non saprei come farle, ma ho il forte sospetto che il pubblico dei talk show sia per lo più composto da spettatori che detestano i personaggi – così come del resto chi guarda i programmi di cronaca nera detesta gli assassini e li vorrebbe catturati e puniti. La maggior parte dei pupazzi è sulla ribalta per farsi detestare, e lo sanno: si comportano odiosamente perché in questo consiste l'ingaggio. 

2 commenti:

  1. "Non capisco come una persona possa arrivare all'undicesimo senza addormentarsi."
    Grazie ad urla varie e non-sequitur, come mutatis mutandis quando dalle mani passano alle sediate nella WWE.

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  2. Novantadue minuti di applausi!

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