[2013]. Nel giorno di San Valentino, mentre tutto il mondo cattolico e no si preoccupa di scambiarsi sciocchi e futili pegni d’amore, i linguisti ricordano i loro Santi, i loro eroi. I fratelli Cirillo e Metodio non inventarono, come dicono in tanti (e l’ho detto tante volte anch’io) l’alfabeto cirillico, il più usato da Belgrado a Vladivostok, il primo a lasciare la Terra con gli Sputnik. Più probabilmente l’alfabeto da loro disegnato è il glagolitico, che nelle steli più antiche che ci sono rimaste è un bizzarro mosaico di aste e cerchiolini che avrebbe potuto inventarsi un Tolkien ubriaco di sidro. In ogni caso è stato il primo alfabeto slavo (prima forse c’erano delle rune di cui si è persa ogni traccia, scarabocchi da stregoni, niente che valesse veramente la pena). Se l’invenzione della scrittura è il discrimine tra Storia e preistoria, la Storia slava comincia tardissimo, con questi due fratelli linguisti che non erano nemmeno così slavi. Forse da parte di madre (si chiamava Maria). Il padre, Leo, era un graduato dell’esercito bizantino a Tessalonica, oggi Salonicco, Grecia. Non chiedetevi cosa ci facesse una slava a Salonicco. Già da qualche secolo gli slavi erano un po’ dappertutto tra steppe e Balcani. Lo stesso nome, “slavi”, era già un sinonimo per lavoratore di infimo grado, senza diritti, alla mercé del padrone (oggi si dice “precario”): allo stesso modo in cui chiamiamo “polacche” le badanti anche quando sono bielorusse, a quel tempo se la tua matrona si lamentava di non aver tempo per svuotare la fossa biologica le rispondevi “pigliati una sklava, una slava”, poi in italiano è diventata schiava e in inglese slave. Ora che lo sapete ogni volta che dite “slavo” vi sentirete in imbarazzo, e prima o poi bisognerà porsi il problema di quanto sia poco politically correct chiamarli così, invece di, boh, persone “diversamente europee”? No, ma pensiamoci.
| Stella gialla sul Caucaso |
Possiamo dedurre che fu un buco dell’acqua, da un punto di vista teologico perlomeno: l’Islam continuò a contrapporre il suo monoteismo radicale alle strane derive triangolari degli infedeli. Forse prima di spiegare la trinità ai musulmani avrebbero fatto meglio i teologi del tempo a spiegarsela tra loro, visto che stavano ancora litigando sul cosiddetto "filioque", a grandi linee la posizione del Figlio rispetto allo Spirito Santo (diatriba non ancora del tutto risolta). In ogni caso Cirillo si difese bene, e qualche tempo dopo fu inviato presso i Khazari, quel popolo di cui nessuno vi ha mai parlato a scuola perché scappa da ridere anche agli insegnanti quando sarebbe ora di parlare dei Khazari; e dire che ci si potrebbe scrivere un post bellissimo solo sui Khazari, il cui khanato si estendeva dalla Crimea al Lago d’Aral: una potenza militare che i bizantini corteggiavano da più di un secolo. Poco tempo prima i clan della classe dirigente khazara avevano preso una decisione singolare: volendo abbandonare la vecchia religione del loro passato nomadico e passare a uno di quei monoteismi moderni che andavano così di moda, avevano optato per… l’ebraismo, il più sfigat diversamente fortunato dei tre. Cirillo era stato inviato forse per invitarli a desistere, a preferire il bel credo niceno-costantinopolitano: anche in questo caso niente da fare, tutti probabilmente lodarono il suo bell’accento khazaro, ma nessuno fece caso ai contenuti.
La conversione dell’ebraismo dei khazari è a tutt’oggi una questione molto controversa, perché anche se oggi sono una curiosità di eruditi, tra il settimo e il decimo secolo erano una nazione popolosa, o come si diceva nella zona, un’orda. Erano già il risultato di infinite mescolanze euroasiatiche, e tra loro vivevano ebrei sin dai tempi della diaspora e forse anche da prima. Ma è corretto affermare che a un certo punto l’ebraismo divenne la loro religione di Stato? Magari fu solo la mania passeggera della corte e di qualche ricca famiglia, come quando Madonna portava i braccialetti della kabbalah, chi lo sa. La questione è delicata perché dopo essere stati la potenza egemone dell’Europa orientale, a un certo punto i khazari scomparvero, sconfitti militarmente dai russi di Kiev e assorbiti dalle altre orde che si muovevano in zona. L’ipotesi che possano essere gli antenati degli ebrei aschenaziti dell’Europa orientale (popolarizzata da Arthur Koestler nella Tredicesima Tribù) è suggestiva, ma è stata smentita dagli studi sul DNA e sopravvive su internet sotto forma di bufala antisemita: svegliaaaAAAAAA! Dicono che i loro antenati vivevano in Israele ma invece erano khazzariiiii!!!!!111.
| Stele di Bascanska (isola di Krk), il più antico documento in glagolitico |
| Le lingue slave in Europa, oggi |
Intanto l’arcivescovo di Salisburgo mormorava. In teoria la Grande Moravia rientrava nella sua giurisdizione, ma quelli pretendevano di pregare nei loro astrusi borborigmi invece che in latino. Alla fine il mormorio arrivò a Roma, e Cirillo dovette andare a spiegarsi presso Niccolò I. In quell’occasione fu davvero bravo: ebbe il colpo di genio di portare in dono le reliquie di San Clemente, ritrovate in Crimea dove l’ex vescovo di Roma, il primo successore di Pietro di cui si abbiano riferimenti storici, era stato esiliato e martirizzato nel 99 (tra parentesi: Clemente è il primo caso attestato di papa costretto, per ragioni di forza maggiore, a farsi sostituire). Non c’è nulla come qualche osso morto di martire per cementare un’amicizia tra chierici, ma Niccolò dovette anche ammirare l’erudizione di Cirillo e il fatto che, malgrado fosse un inviato di Costantinopoli, avesse preferito non imporre la lingua o l’alfabeto greco. Oggi noi associamo immediatamente il cirillico coi riti ortodossi, ma nel primo secolo il suo destino dipese da Roma: furono i vescovi di Roma a vietarlo perché anti-latino, o autorizzarlo perché diverso dal greco.
| Questo è un glagolitico quadrato che si sviluppa in Croazia, già un po’ più simile al cirillico medievale |
Metodio decise di non curarsene e continuare a pregare nella lingua messa in iscritto da suo fratello. Il filotedesco Svatopluk, che non poteva sopportarlo, mandò i suoi agenti a fare una soffiata a Roma: Metodio continua a usare quei simboletti pagani, e in più non dice “filioque” nel Credo! In teoria era un’accusa infamante, la necessità di inserire la parola “filioque” nel Credo stava lacerando definitivamente i rapporti tra Roma e Costantinopoli, tra rito romano e greco. Ma a quanto pare la spiata di Svatopluk fu un buco nell'acqua: ai tempi di Metodio persino a Roma non avevano ancora cominciato a dire “filioque”. Era una cosa più settentrionale, il Papa era d’accordo ma a Roma ancora non si usava, le abitudini sono sempre più forti delle teologie. Comunque Metodio in quell’occasione riuscì a dimostrare la sua fedeltà a Roma e a strappare un consenso informale per il rito paleoslavo. Finché Metodio fu vivo l’alfabeto continuò a circolare.
| Il cirillico nel mondo. Le nazioni in verde chiaro usano anche altri alfabeti, per esempio in Uzbekistan stanno cercando di smettere, ma è più difficile di quanto sembri. |
Cirillo fu davvero il responsabile dell assassinio di Ipazia?
RispondiEliminaGrazie
Renato