Il governo italiano ha sospeso gli aiuti ai palestinesi

Il governo italiano ha sospeso gli aiuti ai palestinesi. Noi no. Donate all'UNRWA.

martedì 11 settembre 2001

Una p. manager giapponese ha trovato un sito nipponico che funziona. Si vede una torre che fuma mentre dall'altra parte arriva un altro aereo.
I clienti scrivono che probabilmente non riusciranno a consegnare niente oggi. Probabilmente i server andranno giù. Luis dice che mancano all'appello sei o sette aerei nello spazio aereo americano, e che a questo punto l'aviazione è mobilitata per abbatterli.
Bush è diretto in Alaska, dove terrà una conferenza stampa. Dirà che si sospetta un attentato terroristico.
Ed ecco il peggior presidente davanti alla peggiore crisi. Domanda: è una coincidenza?

Su Virgilio mostrano la twin tower che cade. Io sono stato in cima alle T.T., due anni dopo il vecchio attentato. Da sopra s'intuiva che il mondo è rotondo. Si vedevano le piscine sulle cime di altri grattacieli enormi, azzurre e piccolissime.

E continuano a dire che crollano le borse. Dovrebbe interessarci? Dovrebbe preoccuparci? Pensavamo fosse più importante il conteggio delle vittime, che devono essere moltissime. Pensavamo che le tragedie si misurassero ancora in vite umane.
Però intanto crollano le borse. E' un fatto.
E' anche la principale differenza tra Washington e Belgrado.
Scrive Francesca, da Philadelphia

Cari amici,
Non si sa ancora quanti morti ci possano essere, dicono che la gente si gettava dalle torri questa mattina per sfuggire alle fiamme. La situazione la` e` inimmaginabile, e` una tragedia spaventosa. Da Philadelphia ascolto la radio, una delle due torri e` crollata, pare, hanno evacuato la Casa Bianca, un aereo si e` schiantato contro il Pentagono e hanno evacuato piu` di ventimila persone, pare ci siano molti morti anche la`. Non ci si riesce a collegare a internet, il sito della Repubblica e` l’unico che si prende, a tratti, ovviamente la CNN non e` disponibile. Io ascolto NPR, ci sono centinaia di persone intrappolate nella zona delle due torri, che non riescono ad essere evacuate. Sono tutti molto cauti e non si sbilanciano sui mandanti eccetera. Hanno chiuso gli aerporti, non si capisce niente.

Dio, sembra di essere in un film di Gozzilla.



La cosa piu` incredibile e` che c’e` una diretta continua dai posti piu` impensati (l’appartamento di una giornalista che vive a un isolato dalle torri e non puo` a lasciare la propria casa perche` le uscite di sicurezza si sono bloccate, un ristorante a tre isolati dalle torri poco prima che fosse evacuato). A quanto pare i servizi di intelligence americani erano completamente impreparati.



La cosa assurda e` che oggi e` la giornata mondiale per la Pace.

Franc.
Caricamento: 4173867 su 4173867 byte caricati.

11 settembre 2001
Crolla il Future


È un brutto momento.
Siccome è difficile connettersi a un giornale, persino da qui, vale la pena di spiegare che due aerei (dirottati) partiti da Boston hanno investito le due torri gemelle di New York (una delle due è crollata); un altro è caduto sul (o vicino al) Pentagono, dove c’è un incendio; poi si parla anche della Casa Bianca o del Campidoglio, ma non so niente di sicuro. Bush -– per dirla con Luis – ha tagliato la corda: Casa Bianca evacuata.
C’è la rivendicazione di un Fronte per la Liberazione Palestinese che però ha smentito.
Noi – con tutto che siamo dall’altra parte del mondo -– lavoriamo in un palazzo tutto vetrate, e guardiamo il cielo nervosi, e ci chiediamo: Cos’è, uno scherzo?
Cerchiamo di saperne di più, ma i giornali sono lenti e comunque ne sanno poco. Sono costretto a ricorrere al Nuovo, ma mi pento subito. Apocalisse negli Stati Uniti, giusto per tenerci tranquilli. E poi: WALL STREET EVACUATA, CROLLANO I FUTURE.

Crollano i Future
Forse è l’apocalisse davvero.
Si vede che evacuando non hanno avuto tempo di chiudere le contrattazioni.

lunedì 10 settembre 2001

I mostri di Mantova


Ho sempre pensato che i nostri scrittori siano gente veramente tosta.
Vite spericolate, ma spericolate veramente: sesso, droga, carne umana, pedofilia, indumenti di cuoio.
Forse è per questo che mi sono sempre tenuto a debita distanza dal festival di Mantova. Come diceva un tale: “il coraggio uno non se lo può dare” … Magari a un buffet ti scappa una frecciatina e l’indomani ti ritrovi sempre lì, ma sotto forma di ripieno delle tartine. Meglio stare a casa, a immaginarsi orge e violenze inenarrabili…
Un pezzo dalla Repubblica on line dell’altro giorno riporta di un incontro tra due tipacci veramente poco raccomandabili: Ammaniti e la Tamaro. In estrema sintesi:

AMMANITI: Io sono cattivo.
TAMARO: Io sono più cattiva di te. Ho un rapporto molto forte col demoniaco.
AMMANITI: Guarda che io sono veramente cattivo. Da piccolo sognavo file di tombe lunghissime con i nomi dei miei amici.
TAMARO: Sì… ma io sono ancora più cattiva! Da piccola amavo raccogliere i ciclamini sulle foibe, perché sono più belli, nutriti dai morti che stanno li sotto!
AMMANITI: Sì? E io da bambino a scuola da bambino disegnavo mio padre crocifisso!

Fin qui è tutto vero… ma dopo aver letto un dialogo così, come si fa a mettere un freno all’immaginazione?

TAM.: Tuo padre crocefisso mi fa una ****. Io il mio l’ho sepolto nella nuda terra, e ogni primavera mi fa delle begonie superbe.
AMM.: Ah sì? Ma io da bambino ho sognato che impalavano mia madre con un passaggio a livello, poi a scuola la maestra ci ha chiesto di disegnare un sogno che avevamo fatto, e io ho preso benino.
TAM.: Non mi impressioni neanche un po’ con la tua infanzia difficile. Io i bimbi come te li aspetto fuori dall'asilo, poi li porto a casa e li uso come concime per le orchidee.
AMM.: Guarda che se mi fai arrabbiare io chiamo mio papà e ti picchia.
TAM.: E io chiamo mio zio, che è più grosso di tuo papà.
AMM.: Non è vero.
TAM.: Sì è vero.
AMM.: No.
TAM.: Sì.
AMM.: Uaaaaaaaaaaaaaaah! Maestra… c’è la Tamaro che mi fa arrabbiare…
TAM.: Ha cominciato lui.
AMM.: Non è vero!
TAM.: Sì è vero.
AMM.: No.
TAM.: Sì.
AMM.: Uaaaaaaaaaaaaaaah!

Per stasera basta. Vado a eccitarmi con foto di scrittrici nude.

giovedì 6 settembre 2001

Buonanotte, bambini (ovunque voi siate)


“Good night children, everywhere…”
(The Prisoner, episode 15: The girl who was Death)

Quando ero un bambino – uno strano bambino – mi facevo molti problemi.

Questa cosa della bomba atomica, per esempio, non riuscivo a mandarla giù. Così se era una bella giornata e uscivo a fare una corsa, a un certo punto m’incantavo a guardare le scie dei jet e pensare: adesso quello è un missile e ci uccide tutti.

Allora tornavo in casa e mi mettevo di fronte alla tv – peggio ancora. C’erano alieni veramente orrendi alla tv quand’ero bambino, alieni cattivi e basta, cattivi proprio senza redenzione, con poteri spaventosi. Non era semplicemente che volessero conquistare la terra – fin lì, d’accordo -– ma volevano conquistare proprio noi, i nostri corpi, e renderli mostruosi come i loro. L’unica era affidarsi alle capacità di qualche robot d’acciaio giapponese di cui però, istintivamente, non sono mai riuscito a fidarmi. Erano mostri pure loro, in fin dei conti, avevano una faccia ma non facevano un sorriso o una smorfia mai, e si muovevano con malagrazia. “Ma perché non ci montano le ruote”, mi chiedevo, “o un bel cingolato”? Vivevo pur sempre in un autofficina…

Cambia canale, c’è un film di fantascienza. Trama: dopo una guerra nucleare le scimmie prendono il potere. Oppure: dopo una guerra nucleare i giovani prendono il potere, e chi ha 25 anni viene terminato (ti montano una lucina gialla nel palmo della mano, che quando ne compi 24 diventa rossa). Oppure: dopo una guerra nucleare… continuate voi.

Forse ero io un po’ apprensivo di natura. O forse era davvero terrorizzante, la tv della mia infanzia. C’era un’angoscia che non era soltanto nelle storie, le bombe atomica e i relativi dopobomba, ma nei dialoghi, nelle immagini, in tutto. Molte trame naturalmente non le capivo nemmeno. Per forza: ero un bambino – ma le trame dei telefilm di oggi le capirebbe anche un bambino. No, erano trame aggrovigliate, difficili, impegnative, e non si capiva mai chi era il buono o chi il cattivo.

Poi l’infanzia è terminata, e non mi manca. All’altezza di Heidy e Candycandy la tv italiana è stata prima irrigata, poi inondata da un fiume di melassa che oggi ha rotto ogni diga. Oggi l’angoscia non c’è in tv, e non si capisce nemmeno perché dovrebbe esserci. La gente è stanca, la gente fa otto ore e poi ha voglia di sentire gente che ride, ragazzine che sculettano.

E poi sono venute meno le ragioni stesse della nostra angoscia, no? Bombe atomiche, guerre spaziali, chi ci pensa più?

A volte mi chiedo come verranno su i bambini. A volte mi chiedo come sarei venuto su io, se invece di Goldrake mi fossi trovato in mano i pokemon. Nessuna ansia di difendere la terra dai nemici, solo il problema di collezionare un sacco di esserini per essere più bravo degli altri… beh… forse anche la mia generazione guarda i pokemon di nascosto.

Però abbiamo visto anche Goldrake e Daitan3, una certa angoscia metafisica di salvare il mondo dagli alieni spersonalizzanti ce l’abbiamo, e questo mi fa pensare che Cacciari, quando rimprovera Casarini di usare un lessico da Guerre stelari, punge nel vivo.

Tutto questo parlare perché? Perché navigando mi sono ritrovato di fronte a uno dei miei peggiori shock infantili, quasi del tutto dimenticato. Un telefilm assurdo di cui conservavo pochissime immagini – una sigla inquietante in cui la faccia del protagonista si allarga come per uscire dallo schermo, finché all’ultimo momento non compare una sbarra di ferro a fermarla. Si chiamava (non me lo ricordavo) Il prigioniero. Il protagonista -– un musone terribile – è prigioniero di una comunità perfetta dove tutti sono felici, tranne lui, che si ostina a non voler farsi chiamare “Numero 6”. Il lavaggio del cervello, l’assunzione di droghe, la deformazione della personalità, sono ordinaria amministrazione in ogni puntata. “Paranoie da anni Sessanta”, direi adesso. Solo che allora non sapevo neanche che cosa fossero, gli anni Sessanta, e mi bevevo tutte le paranoie senza nessun filtro culturale.

(Adesso che ci penso negli ultimi anni abbiamo usato la cultura per difenderci da tutto. Ogni cosa che ci succedeva, era “Anni Sessanta”, “Anni Novanta”, “Postmoderna”, “Dentro il Novecento”, “Fuori dal Novecento”… come se il problema di Genova sia essere o no nel Novecento… sai cosa ci frega di essere o no nel Novecento, quando c’inseguono per pestarci nelle nostre stesse strade…)

La cosa più terribile comunque erano quelle enormi palle bianche che circondavano il villaggio perfetto e ti ‘inglobavano’ se cercavi di scappare. (E cioè: non solo morire, ma diventare parte del nemico, che per giunta è un mostro disumano-meccanico. Come i meganoidi).

E poi c’era questo protagonista. Ho scoperto che era un divo britannico, e che tutto il serial era un parto della sua fantasia. Bene. Ecco, aveva lo stesso problema dei robot giapponesi. Sosteneva di essere un essere umano, non un numero. Ma con che argomenti? Con quel muso, con quell’ostinazione a lasciare il Villaggio, non sembrava affatto più umano dei suoi nemici, i Numeri Due che sconfiggeva con raffinata crudeltà.

Rileggendo le trame ho scoperto che devo aver guardato tutti gli episodi della serie. Magari senza capire (anzi, sicuramente senza capire). Magari mentre armeggiavo coi mattoncini lego sul tappeto, ma li ho visti tutti, e da qualche parte dentro di me sono rimasti. Compresa l’ultimo episodio, incomprensibile, che mi fece una paura terribile, anche a causa di una canzone angosciante, stonata, che ogni tanto saltava fuori.
Scopro (ma lo sapevo già, in fondo) che si tratta di All you need is love dei Beatles. Certo. Se ci riflettete è una delle canzoni più strane che abbiate mai sentito. (Né quattro quarti né tre quarti). Tutto Quel Che Vi Serve è l’Amore. Con quel tono beffardo che ci metteva Lennon, e l’orchestrina di George Martin…L’ideale accompagnamento per un lavaggio del cervello. Pensate che oggi la usa Castagna…

Ma in fondo è giusto così, no? Il Villaggio del Prigioniero assomiglia tanto alla capitale della Repubblica Italiana, Milano Due. La città del Grande Fratello. La città del nostro Presidente, che ci scala le tasse e ci fa vedere la televisione. Che ci dà Tutto Quello Che Ci Serve… Tutto Quel Che…

…scusate, passava un aeroplano. Mi piace guardare gli aeroplani, la striscia che fanno nel cielo.

martedì 4 settembre 2001

So I followed her to the station
With the suitcase in a hand…


Tutte queste ragazze che mi lasciano.
E io che posso dire?
Lasciatemi, lasciatemi. Prima o poi qualcuna rimarrà…

Mi sono abituato a dire cazzate finché non parte il treno con lei dentro. Mi sono abituato a non prendere niente sul serio. Adesso la mia vita assomiglia a una sitcom, se fai attenzione riesci anche a sentire le risate registrate. Cose tipo: mi manchi – ti penso tutti i giorni – nel copione non ci stanno proprio. Se te le dico non ci credi.
Piuttosto dico: “Vai via? Beh, mi dispiace. Mi lasci il microonde?”

La mia vita è una sitcom di quelle che ripartono a settembre, fuori piove e tu arrivi a casa stanco, ti stendi sul divano, poi ti rialzi di scatto – “Oddio! Mi sono seduto sulla Petra! Qui sotto c’è la sua testa, il resto dov’è?”
La Petra era piccina, e se si tirava sopra una coperta sembrava scomparire: restava soltanto la testa, poggiata a mo’ di cuscino. Ne parlo al passato, ma sta bene, la Petra. Ha solo lasciato questa sitcom. Tutti stanno abbandonando questa sitcom. Resto solo io, il personaggio buffo.
Nessuno mi vuole scritturare. Sono schiavo del mio ruolo. Ogni tanto sento qualche ex collega che se la passa alla grande. Come la Pianca. Pianca, mi ricevi? La linea è disturbata…
"È il vento… sono in spiaggia, sai”.
“Aaah? E quando inizi con le prove? Ah, hai cominciato stamattina?” Beh, in bocca al lupo.

Mi hai lasciato: un PC che non vuole più chiudersi; una pila di manoscritti che nessuno vorrà mai più leggere; una tazza decorata a macchie di leopardo perché un giorno insinuai che era intonata con la tua biancheria.
Va là che ti divertivi, nella mia sitcom.
Tengo il tuo ombelico sul desktop e non mi frega quel che dice la gente.

It’s hard to tell, it’s hard to tell
When all your love’s in vain
All your love’s in vain

Altri pezzi