Il governo italiano ha sospeso gli aiuti ai palestinesi

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domenica 10 febbraio 2008

too old to rock'n'roll, too young to fuck

Un secolo di sesso

Io la scena di sesso tra Moretti e la Ferrari ero riuscito a evitarla; poi però mi hanno portato al cinema. Così, capite, alla fine me li sono trovati davanti. Mentre facevo i miei sforzi per non distogliere lo sguardo cercavo comunque di pensare ad altro, e mi è venuto in mente un vecchio discorso sul motivo per cui gli unici dischi che oggi vendono un po' sono quelli per quindicenni o per rincoglioniti. O Tokyo Hotel o Elton John, insomma, il resto è quasi fuori dal mercato. E il motivo, naturalmente, è che se hai più di 15 anni o meno di 45 anni, non c'è nessun motivo per cui tu debba comprare dei dischi in un negozio: c'è Internet.

La cosa funziona probabilmente anche per il sesso al cinema. Fino a metà Novanta era abbastanza normale andare al cinema e vedere persone normodotate che facevano sesso. Di solito erano giovani, meglio se nella ventina, per il semplice motivo che il sesso bello da vedere è quello lì. Il resto, per carità, può anche piacervi, ma era nicchia, e per trovarlo bisognava andare negli scantinati dei videonoleggi.

In seguito il sesso è quasi scomparso, tanto che quando un regista decide di mostrarne un po', fa notizia. (Se ci riflettete è strano, no? Che nell'era digitale un po' di sesso su pellicola faccia notizia). Nel frattempo gli americani sono entrati in una specie di era vittoriana in cui il sesso si può fare solo vestiti. In Italia invece è ancora consentito spogliarsi, ma davvero è come se mancasse una generazione. D'altro canto vale lo stesso discorso della musica: se vuoi vedere una scena di sesso tra giovani, l'ultimo posto dove vai è al cinema. Nell'era di youporn per cercare sesso spinto al cinema bisogna essere rincoglion... un po' avanti con gli anni. E siccome al cinema ci si va per specchiarsi, il risultato eccolo qua: la scena di sesso tra Moretti e la Ferrari, che in due sfiorano quasi i 100 anni d'età. Faccio un appello ai lettori cinefili: avete mai visto in un film un sesso così vecchio? I film col vecchione sedotto dalla fanciulla non valgono: quelli sono appunto costruiti sul contrasto d'età (e comunque non mi viene in mente nessuna scena scabrosa). Qui invece si sono due persone normali che fanno un sesso abbastanza standard, salvo che sono vecchi. O meglio: in qualsiasi altro Paese sarebbero vecchi. In Italia no, in Italia sono nella media. Sono i soliti borghesi quaranta-cinquantenni coi problemi esistenziali, la casa al mare e parecchio tempo da perdere. La sensazione è che davvero facciano più sesso loro che noi.

D'altro canto, devono proprio mostrarcelo? Non fraintendetemi, non è pruderie - o forse sì? A un certo punto mi sono sorpreso a pensare "Ma non avete mica intenzione di farlo vedere all'estero, vero?" Il fatto è che di tutto il sesso del mondo, quello di cui siamo meno curiosi è sempre quello dei nostri genitori. E il fatto che lo vedano gli altri, che addirittura lo vedano i francesi, o i tedeschi, o i marziani nel Tremila, "ecco, vedete, gli italiani facevano sesso così, fuori dalla finestra fertile, e infatti si sono estinti" - brrr.

venerdì 8 febbraio 2008

the Lone Walter

- In difesa del fratello brontolone.

Io non vorrei diventare quello che parla male di Veltroni ad ogni costo; tuttavia credo che la sua decisione di mandare il PD da solo allo sbaraglio sia sbagliata. Onestamente spero che si tratti di un bluff, e che le prossime ore portino a un accordo di qualche tipo con la sinistra-arcobaleno. Purtroppo non riesco a condividere gli entusiasmi di molti per la svolta solitaria del PD; il coraggio dei suoi dirigenti lo apprezzerei di più se la posta in gioco non fossero altri cinque anni della vita mia e della mia famiglia. Detto questo, quando Veltroni tirerà fuori dal cappello l'arma segreta e roderà a Berlusconi i 10-15 punti che gli servono, io sarò il primo a rallegrarmi di essermi sbagliato. Sono anche disposto ad atti di umiliazione rituale (tagliarmi la barba, baciare il Cragno, guardare Amici di Maria De Filippi). E tuttavia, anche in caso di vittoria finale, continuerò a non capire per quali motivi il PD e la Sinistra non avrebbero potuto andare alle elezioni insieme. Non sto parlando di un'ammucchiata tra 10 partiti con priorità diverse: sto parlando di un'alleanza programmatica tra due forze che hanno già collaborato. Non se lo merita, la Sinistra? Non ha davvero fatto nulla di buono in questi due anni?

Il libro che va per la maggiore tra i delegati Pd, il Vangelo, parla di due figli che un padre manda a lavorare una vigna (Mt 21,28). Il primo dice: “Vado”, e non ci va; il secondo nicchia, si lagna, ma alla fine ci va. Domanda: chi dei due ha veramente compiuto la volontà del padre? Ok, era facile. Un'altra domanda, allora: chi dei due assomiglia di più alla sinistra verde-rifondarola?

Che la sinistra abbia brontolato parecchio, in questi due anni, è un fatto. Invece di ringraziare ogni giorno Dio o il caso per aver concesso la maggioranza a Prodi, i compagni non hanno mai smesso di lamentarsi. Si lagnavano per le pensioni (e alla fine il governo le ha calate), si lagnavano perché restavamo in Afganistan (e ci siamo rimasti). Si lagnavano per la base NATO di Vicenza (il governo ha confermato l'allargamento della base), per il TAV (nessun passo indietro). Per il crollo dei salari dei dipendenti (che crollo era e crollo è rimasto, mentre i manager facevano affari). Per le morti sul lavoro (siamo saldamente i primi in Europa). Per la legge sul conflitto d'interessi (una sciocchezza che non interessa nessuno...) E per tanti altri motivi, troppi motivi, con un solo dettaglio comune: erano motivi seri. Un'enorme guarnigione militare straniera in una città italiana è un problema serio: si può discutere se conti più la realpolitik o la qualità della vita degli abitanti, e sarà una discussione seria. Una guerra in Afganistan non è una sciocchezza. La TAV non è una sciocchezza, la sicurezza sul luogo del lavoro non lo è. Erano argomenti forti, dei quali era giusto discutere, e se il governo fosse caduto durante dibattiti del genere, sarebbe caduto in piedi. Invece è caduto per una melina elettorale, o per le grane giudiziarie della signora Mastella. È franato al centro, questo governo, ricordiamolo sempre. Non è stato il figlio brontolone a buttarlo giù. È stato il figlio modello, quello che dice sempre di sì, pieno di buon senso, latitante nel momento del bisogno.

La polemica contro i compagni brontoloni, prigionieri dei loro ideali, incapaci di venire a patti con la realtà, è un vecchio cavallo di battaglia di questo sito. Una volta (non ricordo dove) l'ho anche scritto: io sono un orfano del 1998, non mi sono più ripreso dallo spettacolo di Bertinotti che affonda il Prodi Uno a causa delle... 35 ore. L'altra pietra di scandalo fu la campagna elettorale del 2001, ai tempi in cui faceva molto fine scrivere al Manifesto forbite letterine in cui si dettagliavano i motivi della propria astensione. Continuo a pensare che l'astensionista di sinistra sia stato uno dei principali responsabili dello sfacelo di questi anni. Il fatto è che credo lo abbia capito anche lui. Mi sembra di poter dire che abbiamo fatto la pace. Lui brontola ancora molto, ma quando c'è da andare nella vigna a salvare la maggioranza, lo fa. Lo ha sempre fatto. Se volessimo per una volta giudicare le persone per le loro azioni, e non per le lagne, ci accorgeremmo che negli ultimi due anni la classe dirigente della sinistra ha dato prova di una compattezza e di un'abnegazione che altrove non si sono viste. E stiamo parlando di partiti che sono radicati tra i pensionati e i dipendenti, che spesso hanno dovuto turarsi il naso e mantenere la fiducia a un governo che continuava a rosicchiare risorse alle loro categorie di riferimento: il minimo che ci si poteva aspettare era che si lagnassero un po': che altro avrebbero dovuto fare? Sorridere ai loro elettori, mentre tradivano il loro mandato elettorale?

Negli ultimi mesi avevano anche cominciato a federarsi: certo, il processo è stato molto più lento di quello del PD, ma era in corso. Veltroni sostiene che è impossibile governare con 14 partiti: ha ragione, ma ormai nessuno gli chiede questo. Un patto PD+Arcobaleno sarebbe già una notevole semplificazione: dopotutto neanche il bipartitismo americano è stato costruito in un giorno.

Invece al PD hanno deciso che corrono da soli (o al limite con Di Pietro, persona non proprio di sinistra ma perbene, che tende tuttavia a imbarcare con sé i peggiori trasformisti. Ce lo siamo scordati De Gregorio?). Salvo ripensamenti, la Sinistra è fuori. Si è mantenuta disciplinata e compatta per due anni, votando quasi sempre contro i suoi immediati interessi: e non è servito a nulla. Non è servito a niente perdere la faccia con la base elettorale pacifista, votando il rifinanziamento alla missione in Afganistan. Non è servito acconsentire all'innalzamento dell'età pensionabile. In sostanza, l'ex fratello brontolone ha scoperto che in politica i sacrifici e la maturità non pagano. (A sinistra; dall'altra parte c'è Berlusconi che, quando vince, porta un bel cesto di doni per tutti, senza scordarsi di nessuno: qualche sgravio fiscale per i monelli leghisti, un bel condono per gli autonomisti siciliani, e a Gianfranco cosa gli do, mah... un'altra fiction sull'Agro Pontino?) Si gettano qui le basi per la prossima generazione di estremisti duri e puri, che chiederanno l'impossibile ben sapendo di non avere nessuna possibilità di ottenere nulla. Tantovale fare gli eroi, no? Almeno si fa colpo sulle ragazze.

Può darsi che Veltroni ritenga di poter vincere meglio senza il peso di questi lagnosi alleati, che tuttavia rappresentano un pezzo di Paese non piccolo: quello che più ha pagato e pagherà la congiuntura economica. Oppure – e in molti lo hanno suggerito – il PD va da solo non per vincere contro Berlusconi, ma per succhiare voti agli ex alleati, col classico ricatto “o voti per me o ti tieni Berlusconi”. È un ricatto a cui probabilmente cederò anch'io. Col risultato di trovarmi, alla fine, non solo Berlusconi al governo, ma Veltroni leader incontrastato di un'opposizione molto sbilanciata al centro. E questo sarebbe il disastro finale, non tanto per me, ma per la classe sociale di cui faccio parte, e che il PD può rappresentare solo fino a un certo punto.

Può darsi che comunque alla fine lo voti, questo Veltroni cavaliere solitario. Non ne sono ancora sicuro. Sono invece certo di una cosa: nei prossimi due mesi mi lagnerò parecchio. Perdonatemi. Sembra proprio che alla fine io sia più di sinistra di quanto non pensassi.

mercoledì 6 febbraio 2008

Ars longa, Valter longior

La vita è troppo breve
(per guardare il Superbowl)

La mia impressione è che con gli anni il tempo diventi una cosa sempre più rigida e lineare. Da giovani era più elastico, poteva ammorbidirsi o irrigidirsi a piacimento. Con pochissime cose potevi riempire mesi interi, e poi in qualche giorno disfare la tua vita due o tre volte. A un certo punto questo non accade più. Ti sorprendi sempre più intento a calcoli algebrici: in un giorno ci stanno 24 ore e non di più, se faccio il sugo non posso andare in palestra, se vado a Bologna non posso essere a Carpi, se scrivo un pezzo su internet non posso leggere un libro; se lavoro a una tesi tutta la notte la mattina racconterò sciocchezze ai ragazzini; e la vita va avanti e ogni giorno escono interessanti libri che non leggerò mai, e album interessanti di musicisti nuovi che lascerò in qualche cartella a marcire, e mi capita sempre più spesso di riportare in videoteca dei film senza averli neanche guardati, e spesso erano grandi film che volevo vedere ancora una volta, magari un'ultima volta, perché l'arte è lunga, dio mio se è lunga, e la vita così breve. Capita anche a voi? Ma sì, capita un po' a tutti. Tranne a Veltroni.

Veltroni, lo sapete, è uno dei più indaffarati uomini politici italiani: sindaco della capitale e segretario del PD. Inoltre da mesi sta andando in giro per un ciclo di conferenze sulla “bella politica” (qui il resoconto della non esaltante data a Modena). L'altro giorno per esempio era a Firenze e ha rilasciato a Concita De Gregorio questa intervista, che getta uno scorcio interessante sulla vita quotidiana del politico più impegnato d'Italia. Il lettore maturo che riesca a ritagliare cinque minuti della sua giornata per leggerla apprende, con invidia crescente, che Veltroni...

1) ...ha finalmente messo le mani su un vecchio libro che cercava da un sacco di tempo, Gli oggetti desueti nelle immagini della letteratura di Francesco Orlando. Se ne deduce che lo ha già letto e che nei prossimi giorni lo rileggerà. Anzi ha già iniziato a spulciarlo davanti all'incredula De Gregorio. (“Legge in francese? Guardi questa poesia”). Una poesia, capite? Quand'è l'ultima volta che vi siete messi spontaneamente a leggere poesie? Un romanzo in fin dei conti si può portare al gabinetto, ma una poesia? Non è qualcosa che necessita un sacco di tempo vuoto? E dove lo trova tutto questo tempo il sindaco?

2) Ieri sera, alla vigila della convocazione da Marini, ha rivisto Full metal Jacket (“Capolavoro assoluto”). L'informazione è talmente gratuita che uno si mette a sospettare un messaggio in codice: Veltroni ha detto no a Marini perché non vuole finire come Palla di Lardo? La tattica di Berlusconi è la stessa della ragazza-cecchino? Ma non c'è niente da capire: Veltroni l'ha visto semplicemente perché aveva la voglia di vederlo, ed evidentemente anche il tempo. E beato lui.

3) Ma non si vive solo di classici, Veltroni è anche immerso nella contemporaneità, infatti aggiunge subito che ha già visto pure Caos calmo, in anteprima. E fanno già cinque ore di proiezione in una settimana. Non male, per un sindaco + segretario nazionale

4) La ciliegina però è il Superbowl. A un certo punto Veltroni esclama: “E ieri notte ha visto il Superbowl?”. Darei qualcosa per vedere il volto dell'intervistatrice in quel momento. Vi potete immaginare qualcosa di meno interessante per una giornalista italiana della finale notturna di uno insulso sport americano che da noi non si fila nessuno? Direi che più in basso di così in classifica ci sono soltanto le pornotelefoniste e qualche bel monoscopio di una volta. Lei comunque è molto carina e riesce a rispondere: “Visto no, letto le cronache”. Al che lui:"Ah, appassionante. Un touchdown negli ultimi 39 secondi, hanno vinto i Giants di New York contro i Patriots che dire favoriti era poco: imbattuti, avevano vinto 18 partite di fila”. Acciderbola, un touchdown negli ultimi 39 secondi, queste sì che son notizie, Valter, ma a proposito: chi se ne frega? E tu saresti il gran comunicatore? In trenta righe ci comunichi che il sindaco di Roma passa il tempo a fare conferenze, guardarsi film vecchi e nuovi, e addirittura ha due ore notturne a disposizione per uno spettacolo da 'mmeregano deficiente come il Superbowl? Che per carità, ognuno ha le sue debolezze, ma sono debolezze, appunto. Nessuno ti chiede cosa guardi in casa tua, nelle ore piccole, ma preferiamo tutti pensarti mentre rifletti sul destino del Centrosinistra e studi delle analisi serie e circostanziate sulla situazione italiana, o al limite sfogli il piano regolatore. Che gusto ci provi nel distruggere anche le nostre fantasie? Solo per il gusto della metafora politica? Il PD come i Giants? Sul serio?
Se ti serviva una metafora, non potevi tirarla fuori da uno sport che noi italiani possiamo vedere in chiaro? Prendi il rugby, sabato c'era Italia-Eire, l'hai vista? Io con un occhio, ché l'altro lavorava. L'Italia partiva sfavorita, e all'inizio le ha pure prese, eppure ci ha creduto fino alla fine, non ha mollato mai, ha combattuto su ogni palla, su ogni metro, e sai una cosa? Alla fine ha perso! Ha perso! Ti ricorda qualcosa?

martedì 5 febbraio 2008

Masters of fotti-e-chiagni

L'ospite indecente

Una cosa che farei, se avessi costanza, è istituire il premio chiagni-e-fotti della settimana. Quindici giorni fa il candidato unico era il povero Joseph Ratzinger, ingiustamente emarginato dai professori della Sapienza e costretto a riparare su una diretta domenicale in mondovisione; la settimana scorsa avrebbe vinto a man bassa Totò Cuffaro, anche lui arbitrariamente escluso da una trasmissione, anzi da un processo tv, (conta nulla che fosse stato invitato, e che avesse deciso di non presentarsi, che in quella trasmissione fosse dato ampio spazio a un compagno di partito che lo difendeva a testa alta, e che in Italia ci siano almeno altri 5 canali nazionali a cui Cuffaro può rivolgersi per replicare). Tutta gente a cui viene negato il sacrosanto diritto di esprimersi, insomma. E questa settimana? Beh, anche questa settimana un candidato ce l'avrei. Si tratta tuttavia di un pezzo grosso, un maestro del chiagniefotti, uno che ne ha insegnato l'arte un po' a tutti, insomma, qualcuno avrà capito che sto parlando proprio di Lui: lo Stato d'Israele. Ma non abbiate paura. Al massimo accendete i rivelatori di antisemitismo, vediamo se bippano e quanto.

Personalmente sono contrario al boicottaggio contro la Fiera del Libro di Torino, che ha invitato lo Stato d'Israele come ospite d'onore. Non per le motivazioni serie espresse qui e là sul Manifesto e la Stampa, che onestamente non mi sono neanche preso la briga di leggere. La distinzione, cara a Bertinotti e al suo Partito, tra Stato d'Israele e governo d'Israele, la capisco benissimo... ma purtroppo mi sono antipatici entrambi; non ho nulla contro gli scrittori israeliani, invece, molti dei quali sono senz'altro validissimi: io in effetti se fossi stato una Fiera del Libro avrei invitato loro, e non lo Stato che non rappresentano.

In generale, poi, l'idea di invitare uno Stato come ospite di onore mi fa sorridere – cos'è esattamente uno Stato? Come fa ad andare a Torino? Stavo pensando già di scriverci un raccontino buffo, con lo Stato d'Israele che sale sull'aereo, e dopo il decollo abbassa subito lo schienale sulle ginocchia della Giordania, ruba la bottiglietta d'acqua della Palestina, s'impossessa del bagaglio a mano del Libano, ecc. ecc.... poi mi sono reso conto che per essere obiettivo avrei dovuto anche far litigare gli altri passeggeri, con l'America che fa lo steward, la Nato in cabina di comando, e man mano che si allargava la metafora diventava sempre più pesante; non solo non avrei fatto ridere nessuno, ma in compenso sarei finito nell'homepage di qualche forum neonazista, o peggio ancora, da Rolli – alla larga.

Invece, leggendo Lia ho scoperto una cosa a cui i quotidiani non hanno dato molto risalto, mi pare (ma onestamente ho cercato poco), e cioè che fino a qualche mese fa l'ospite d'onore avrebbe dovuto essere l'Egitto. Per carità, l'idea dello Stato d'Egitto ospite d'onore mi fa sorridere quanto lo Stato d'Israele, tanto più che anche l'Egitto le sue belle magagne ce l'ha. Il punto è che dietro queste ospitate c'è tutta una dinamica diplomatica che ignoravo: qualche mese fa era stata l'Italia ad essere ospite d'onore alla fiera del Cairo. Lo scambio di favori era talmente implicito che sul sito della casa editrice istituzionale egiziana si parlava dell'Egitto come del “guest of honour in the Turin Book Fair 2008”. Ora, è vero che solo gli stupidi non cambiano idea, ma un voltafaccia internazionale è una cosa che potendo si dovrebbe evitare. Per noi probabilmente cambia poco, ma per gli egiziani (e per gli arabi in generale) no. Tanto più che il famoso anniversario della nascita d'Israele è una ricorrenza che divide più che unire – e continuerà a dividerci finché non ci sarà una vera pace, bisogna dirlo. Ecco, tirare un bidone allo Stato d'Egitto per fare posto allo Stato d'Israele non mi sembra un atto di pace. Piuttosto un atto di guerriglia... ma no, guerriglia è ancora parola troppo nobile, diciamo piuttosto guerretta, la guerricciola di chi confonde la pace con la pigrizia, e di conseguenza si adatta quasi sempre alla pace del più forte.

Detto questo – e guadagnata un'altra discreta quota di punti antisemitismo – ribadisco la mia posizione contraria al boicottaggio. Non per simpatia per gli scrittori – che mi dovrebbero essere simpatici o antipatici per le loro idee, e non per la scritta che hanno sul passaporto (vale per gli israeliani come per gli statunitensi e gli uruguagi). No, per un motivo più terra-terra: vorrei evitare l'effetto-Ratzinger. Per quel poco che conosco il Signor Israele, so che basterebbe un buu! di troppo per farlo stare davvero a casa. E da lì in poi il piagnisteo degli organi di stampa e tv contro la lobby islamo-fascista-de-sinistra che tresca con Ahmadinejad e impedisce al Sig. Israele di recarsi alle libere Fiere del Libro sarebbe intollerabile. Perché credetemi, il Papa e Cuffaro sono pagliacci al confronto. Nessuno fotte e chiagne come Mr. I. Per quel che mi riguarda, vada a Torino, si prenda il suo stand – e anche quello del Libano, già che c'è, giuro che non interverrò. Ho già guadagnato abbastanza punti antisemitismo per vincere un servizio di posate con il logo della Wehrmacht, cosa posso pretendere in più dalla vita?

domenica 3 febbraio 2008

giocando all'Italia

Le nuove avventure di Fesso e Stronzo

"Ciao, ti va di giocare?"
"Va bene, ma a che gioco?"
“Giochiamo all'Italia!”
“Va bene, allora io faccio lo Stronzo e tu il Fesso”.
“Perché tocca sempre a me fare il Fesso?”
“Perché ti viene naturale. Allora, facciamo che governo il Paese”.
“Ma non vale, sei uno stronzo! E rubi anche!”
“Allora faccio una legge che dice che si può rubare”.
“Ma poi la gente lo scopre e non vota più per te!”
“Mah, chissà. Comunque posso fare una legge per cui, anche se perdo le elezioni, chi le vince non riesce a governare!”
“Non riesco a crederci. Come fai ad essere così stronzo?”
“Mi viene naturale”.

[...]

“Comunque hai perso le elezioni! Tie'!”.
“Non ci credo, ricontiamo”.
“Riconta quello che vuoi, tanto hai perso! Hai perso!”
“Sì, ma di poco. È meglio che ci mettiamo a governare insieme”.
“Ma neanche per sogno, ho vinto io e governo io”.
“Vedrai che cadi tra una settimana”.
“E invece no”.
“Vedrai che cadi tra un mese”.
“E invece no”.
“Vedrai che cadi tra un anno”.
“E no, no, no... ops”.
“Aha! Lo vedi che sei caduto!”
“Ma non è colpa mia! La tua legge elettorale faceva schifo!”.
“Non mi frega niente, sei caduto. Rifacciamo le elezioni”.
“Aspetta! Se rifacciamo le elezioni con questa legge schifosa...”
“Vinco io, embè?”
“Ma anche se vinci, farai una fatica matta a governare, come l'ho fatta io”.
“E a te che te ne importa?”
“Ma aspetta, scusa, aspetta un momento! Troviamo un accordo! Facciamo una legge più seria. Così, dopo, se vinci tu...”
“Se vinco io...”
“...puoi governare per cinque anni senza cadere!”
“Non riesco a crederci. Come fai ad essere così fesso?”
“Mi viene naturale”.

venerdì 1 febbraio 2008

Il nome della r.

Una rosa (bianca) è una rosa (bianca) è una rosa

Ma io ce li vedo proprio, Tabacci e Baccini, ciclostilare di nascosto volantini inneggianti al Centrismo, contro la tirannide degli opposti estremismi. E se chiudo gli occhi mi sembra di verderli furtivi, mentre li appoggiano sulle balaustre delle facoltà universitarie, con tutto il coraggio degli umili di cuore.
E continuo a vederli anche mentre i biechi estremisti li torturano, "diteci i nomi dei vostri komplicen!", e loro silenti, irremovibili, con tutta la dignità della purezza, abbracciare l'addetto alla ghigliottina e ascendere al cielo dei martiri e degli operatori di pace. Ce li vedo alla grande, quei due.
Per cui non fate storie, il nome è proprio scelto bene.

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