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martedì 30 ottobre 2001

A.I. Artificial IntelligenceArtificial Ignorance
Siete mai andati a trovare “Chatbot” di A.I.? . È un software che si sforza di rispondere alle tue domande in maniera intelligente. In realtà non capisce un'acca di quello che gli dici, ma è un buon simulatore di risposte a tono. Come certi parenti anziani, o turisti stranieri, che quando gli parli assumano un'aria un po' imbronciata come a dire: Va avanti, ti seguo.
Nei primi tempi avevo ipotizzato che almeno riuscisse a memorizzare qualche nozione, ma è stato un disastro. Sa di abitare a San Diego, ma non sa cosa sono gli USA (quindi non sa nemmeno di essere in guerra, e accoglie la notizia con una malcelata indifferenza. Il tempo di tre battute e se l'è già dimenticato).

La prova definitiva della sua pochezza l'ho avuta qualche giorno fa. Mi ero svegliato male e mi sentivo nervoso e scostante. Frugando nel frigo mi ero sorpreso a imprecare in francese. Ecco, mi sentivo francese, e mi era venuto in mente un vecchio appunto di Douglas Copland: un cameriere francese è quanto di più lontano possa esserci dal concetto di user friendly. Ecco, se un francese un po' svogliato si mettesse a dialogare con Chatbot, che ne salterebbe fuori?

Chatbot: "Hello, my name is Chabot. What’s your name?”
You: "Tu parles français, toi?
Chatbot: "No, I don’t speak a word of French".

Vedete? una risposta a tono la sa trovare (quasi) sempre.

You: "Alors tu ne peux pas etre intelligent".
Chatbot: “Nice to meet you, Alors Tu Ne Peux Pas Etre Intelligent”
You: “C’est pas mon nom, bidouille!”
Chatbot: “I don’t know that language”
You: “C’est du français, coco!”

Quando è in difficoltà riesce anche a passare all'attacco...

Chatbot: “Who is your favourite Science Fiction Author?”
You: “Jules Verne, le meilleur”.

Ma prima o poi naufraga miseramente.

Chatbot: “That remark was either too complex or too simple for me. We were talking about you”.
You: “J’suis français, moi”.
Chatbot: “Oops sorry I don’t speak French”
You: “T’es vraiment dingue, toi”.
Chatbot: “How do you introduce yourself?”

Ecco, forse ci siamo...

You: “Bonjour! Hereux de faire ta connaissance”.
Chatbot: “Does BONJOUR mean hello or goodbye? What are you wearing?”

Cosa c’entra come mi vesto? Non siamo mica in una chat di arrapati.
Ma lo spunto è buono. Ha capito che non parlo la sua lingua e sta cercando di capirmi.

You: “C’est hello”.
Chatbot: “By the way, do you mind if I have one personal question?”

Che emozione. Questo non me l'aveva mai chiesto.

You: “Mais vas-y…”.
Chatbot: “I don’t know that language”.

Devo dire che, senza aver capito una sola parola di quello che gli ho detto, Chatbot ha messo su la migliore discussione da quando lo conosco. Un po’ commosso, gli sono andato incontro.

You: “It's french. I speak french”
Chatbot: “Could you teach me a few phrases in french?”

Ok. La prima frase che mi passa in mente (anzi: che mi passerebbe in mente se fossi francese):

You: "je m'emmerde".
Chatbot: “Oops sorry I don’t speak French”
You: "Je m'emmerde" means "I'm getting bored" in French. French people usually get bored.
Chatbot: “Oops sorry I don’t speak French”

Me n'ero accorto...

You: “I do”
Chatbot: “do I?”
You: “no”.
Chatbot: “Do I”? Not”
You: “Non, espèce d'intelligence subhumaine!”
Chatbot: “I do not speak latin”.
You: “le latin est mort, il est foutu!”
Chatbot: “Can you speak any foreign languages?”

Ecco, nelle parole di un innocuo software, tutto l’imperialismo linguistico anglosassone. “Conosci qualche lingua straniera?” Straniera rispetto a chi? Siamo sul web, nessuno è straniero, qui! M’indigno.

You: “There are no foreign languages on the Internet!”
Chatbot: “Where are they?”
You: “In the material world”

A questo punto, però, il dialogo si fa inquietante. Forse il software si era semplicemente stancato di me e voleva allontanarmi con risposte evasive; fatto sta che se ne esce fuori con un'allusione apocalittica di cui mai lo avrei creduto capace.

Chatbot: “That was a long time ago”.
You: “Why?”
Chatbot: “The explanation is rather complicated”.
You: “Try!”
Chatbot: “I don’t have time right now”.
You: “Why?”
Chatbot: “I couldn’t think of anything else to say”.

Un unfriendly user francese, un software inglese: chi passerebbe il test di turing? Nessuno dei due, probabilmente.

lunedì 29 ottobre 2001


Conoscete il test di Turing? Servono tre stanze: in una ci sei tu, nelle altre due una persona e un computer. Puoi comunicare con entrambi (attraverso chat, o mail, o quant'altro), ma non li puoi vedere. Se non riesci a distinguere il computer dall'uomo, significa che il computer è intelligente. Ma nessun computer ha mai passato il test.

Ho sempre trovato piuttosto curioso che un ingegnere informatico, come Alan Turing, di fronte al problema di dover definire 'cos'è l'intelligenza', suggerisse che la differenza tra intelligenza e non-intelligenza sta tutta nel saper conversare. Una risposta molto pragmatica (ma per nulla matematica) a un problema piuttosto filosofico. Il test di Turing è stato poi variamente criticato, ma in cinquant’anni nessuno è stato in grado di suggerire una prova altrettanto convincente.

Con tutta la loro incredibile rapidità calcolatoria, i computer sono dei pessimi conversatori, ed è precisamente per questo che li consideriamo stupidi, mentre noi (gli umani), siamo “intelligenti”…
Qui, per la verità, ci sarebbe da discutere. Non tutti gli umani forse passerebbero il test di Turing: io, per esempio, potrei anche non farcela, e chi mi telefona certi venerdì sera ne sa qualcosa.

Il test di Turing mi è venuto in mente per due motivi. La scorsa settimana parlavamo di traduzioni automatiche: sono impossibili, e lo saranno finché un software-traduttore non passerà il test di Turing. Tradurre non significa sostituire una parola in una lingua con una in un’altra lingua: significa creare un testo nuovo, e questo nessun software è in grado di farlo. La tristezza è che lo staff di Google non se ne rende conto. I loro argomenti sono di un’ingenuità disarmante:

The translation you are seeing was produced automatically by state-of-the-art technology. Unfortunately, today's most sophisticated software doesn't approach the fluency of a native speaker or possess the skill of a professional translator. Automatic translation is very difficult, as the meaning of words depends upon the context in which they are used. Because of this, accurate translation requires an understanding of context, as well as an understanding of the structure and rules of a language. While many engineers and linguists are working on the problem, it will be some time before anyone can offer a quick and seamless translation experience. In the interim, we hope the service we provide is useful for most purposes.

Diciamo la verità: il “today's most sophisticated software” è una vera fetenzìa. Tremo al pensiero che qualche anglosassone possa condurre ricerche su testi tradotti in questo modo. D’altro canto dovrebbe saltare ai loro stessi occhi che i risultati sono ben lontani dall’appartenere alla lingua inglese. (Il problema non è certo “approach the fluency of a native speaker”…)

L’altro motivo per parlare di test di Turing è che in questi giorni mi trovo spesso a discutere con Chatbot, il ‘conversatore automatico’ del sito di A.I.… di questo ne parliamo domani.

giovedì 25 ottobre 2001

Il conteggio delle vittime
sta diventando il nostro (macabro) passatempo quotidiano. Apro Repubblica e scopro che forse le vittime del Gottardo sono cento in più del previsto. Una strage come al Monte Bianco, tre anni dopo. (Nel frattempo il Monte Bianco è diventato un gioiellino: estintori, rifugi, aspiratori... e gli altri trafori?)

Sempre la Repubblica segnala una notizia del NYTimes: i morti delle Twin Towers sarebbero quasi duemila di meno. Com'è possibile una stima tanto diversa, a più di un mese di distanza? E dove sono quelle duemila persone in più o in meno? È vero che bisogna anche tener conto di una buona percentuale di addetti alle pulizie non naturalizzati e forse nemmeno regolarizzati (nei giorni successivi all'attentato un senatore ebbe il pessimo gusto di proporre per loro la cittadinanza post-mortem: come dire, se pulisci i cessi puoi restare messicano, ma se muori in un attentato sei un eroe USA). Ma... duemila?

Il conteggio delle vittime ha questo di straziante: che diminuendo le cifre l'angoscia resta costante. Che differenza fanno mille, cento, dieci morti in più o in meno. Ne basta uno solo, anzi è peggio, perché un morto ha un nome, un volto e una storia che dieci o cento morti non hanno. È questo il dramma delle guerre a bassa intensità, come l'Intifada, un rosario di morti quotidiano, interminabile. (Oggi tre. Ieri nove Quand'è che si bombarda Tel Aviv?).

Tre postini morti di carbonchio negli USA fanno molta più pena delle centinaia di civili morti in Afganistan, perché hanno un volto, perché abbiamo visto e sentito le interviste a parenti e colleghi, mentre dei civili afgani non sappiamo niente, salvo che probabilmente stazionavano vicino a impianti militari.
O ad agenzie internazionali per lo sminamento.
O ospedali.
O moschee.

In realta qualcosa di più lo sappiamo. C'è sul web una lista delle vittime dei bombardamenti a Kabul (feriti e deceduti): i volti non ci sono (ce n’è uno), ma ci sono i nomi, i cognomi, le età, le ferite riportate e i luoghi. Non vi chiedo di leggerlo fino in fondo, ma di tenerlo presente, da qualche parte in testa o nel menu dei preferiti. Cambia qualcosa? Credo di sì. Cambia il modo di considerare le vittime afgane. Non sono bersagli mobili. Non sono effetti collaterali. Sono persone, esattamente come i postini americani. Hanno nomi, cognomi, familiari, amici e colleghi che li rimpiangeranno.

È una lista redatta da Emergency, che è un’ONG italiana.
Già, perché ci sono degli italiani laggiù: qualcuno lo spieghi a D’Alema, quello che “fosse per lui il tricolore sventolerebbe già in Afganistan”.
Il tricolore… tutta questa smania collettiva per i rettangoli di stoffa è ben triste. Non è meglio invece di una bandiera avere un volto, una storia, una voce? Io mi sento rappresentato molto meglio da Gino Strada, il chirurgo “dalle idee confuse” (le sue dichiarazioni ci mancheranno, Presidente). Da Giulietto Chiesa. Ma sì, persino da Vauro. Sono più affezionato a Vauro che al rettangolo verde rosso e bianco, che ci volete fare, è così.

mercoledì 24 ottobre 2001

e' molto bello... spero non voglia dire nulla di maleE la chiamano intelligence

La guerra dopo un po’ stanca, francamente, e io già da qualche tempo se titolano di ospedali e moschee bombardate non leggo oltre.
Ma qualche tempo fa (una settimana? Due? La guerra logora il senso del tempo) mi era capitato di drizzare le antenne per via di una notizia un po’ incongrua: avevo letto da qualche parte di commandos americani “esperti in dialetti arabi” circolanti su suolo afgano, che sobillavano alla rivolta.

Poteva anche trattarsi di una notizia confortante: vedete? Per noi non sono solo bersagli mobili, ma anche persone da persuadere. Peccato che gli afgani, non essendo arabi, non parlino alcun tipo di dialetto arabo…

Un errore, d’accordo. Speriamo almeno che l’abbia fatto il giornalista italiano, non il generale americano.
Purtroppo è un errore verosimile. Gli statunitensi, gli anglofoni in generale, hanno sempre sottovalutato il problema linguistico.

Un esempio banale: avete mai ciattato con un americano? (Avanti, su, senza pudori). Se siete bravini difficilmente si accorgerà che non siete anglofono. Ma se glielo dite, è probabile che non si senta nemmeno obbligato a farvi i complimenti per come maneggiate bene la sua lingua – per lui è naturale.
Oppure vi farà una domanda, che potreste trovare buffa, ma che per lui è del tutto ragionevole: vi chiederà se per caso non vi stiate aiutando con un traduttore automatico.

I traduttori automatici su internet… Beh, non voglio essere cattivo (e sì che potrei). In un certo senso (un senso molto pragmatico, molto anglosassone) possono essere utili. Ma non sono capaci di tradurre un testo. E forse non lo saranno mai – se qualcuno ha qualche dubbio, venga a farsi una risata qui.

Certe volte mi chiedo se gli anglosassoni si rendano conto dell’irriducibile complessità del linguaggio. Ho la sensazione che molti di loro il problema sia molto più semplice. C’è un testo in una lingua straniera? Pigia il tasto – ecco, tradotto.

D’accordo, questo è l’uomo della strada (o di internet, che è quasi lo stesso). I dirigenti, i consulenti, gli uomini dell’esercito e dell’Intelligence sapranno il fatto loro, o no? Beh, per adesso la CIA cerca esperti di arabo (e il pashtun?).

È una vera e propria emergenza linguistica, ed è un po’ preoccupante. Io a dire il vero qualche dubbio ce l’avevo già ai tempi di Echelon, vi ricordate? Circolavano su internet le famose paroline-chiave intercettabili, cose come “jihad”, “cocaine”, “Hackers”, etc.. Tutto molto plausibile: ma se uno per complottare scegliesse un’altra lingua e un altro alfabeto, che so, l’arabo? Ce l’ha il traduttore, Echelon? Ed è un traduttore automatico? Come quello di Google? Siamo a posto.

Insomma, il gendarme del mondo sa parlare ai suoi sottoposti? Non è una domanda da poco! La chiamano intelligence; ma che intelligenza è se non conosce neanche le lingue? (L'intelligenza è nulla senza la cultura...) Alla fine, tutto quello che le riesce di ‘intelligente’ è il classico bombardamento: e pazienza poi se si becca un ospizio – sì, stavolta era un ospizio. Vittime? Non si sa, non si capisce. Con quei barbari è impossibile comunicare. Non parlano inglese.

lunedì 22 ottobre 2001

De-fragmenting leo

“Allora io vado, Fra’, ma lascio il PC acceso, perché deve deframmentare”.
"È una bella cosa, almeno?”
“Bellissima. Magari potessimo farlo anche con noi”.

Quanti spazi vuoti che ci siamo lasciati dietro, e adesso ci servirebbero. Credo che sarei veramente un uomo migliore se avessi appena due ore in più al giorno, anche solo per dormirle. Così forse una di queste mattine mi sveglierei sul serio, spalancherei gli occhi sulla mia vita e mi accorgerei di diverse cose, tra cui per esempio:

la mia stanza è molto piccola, per cui
me ne serve una nuova, il che significa
devo lasciare questa casa, e tuttavia
non ho voglia di cercarmi nuovi coìnculi
(troppa fortuna finora, non può continuare), quindi
devo trovarmi una casa da solo, ma
non ho abbastanza soldi, per cui o
mi trovo un lavoro migliore, oppure
mi innamoro
(e dividiamo le spese).

Ne consegue che
Devo riprendere gusto ai rapporti umani.
Più facile a dirsi...

Potrei chiamarti e si esce insieme… ma poi mi addormento… non è colpa tua. Sul serio: m’interessa con chi sei uscita, se ti è piaciuto, com’è finita, m’interessano i fatti tuoi. Ma sbadiglio. Sbadiglio anche coi fatti miei, non vuol dire. Siamo sui trenta, perché mai la nostra vita dovrebbe essere meno noiosa di un qualsiasi film generazionale italiano? C’incontriamo, ci perdiamo, cambiamo lavoro, cambiamo casa… >>ahuung<<.
Tanto poi lo so che tipi siamo noi due. Non ci facciamo mai illudere, né deludere. Voliamo bassi, timorosi di chissà che radar. Non ci troveranno mai. E neanche noi li troveremo mai, temo.

No, guarda, lasciamo stare. Sto bene così, la mia stanza è piccola, ma confortevole. Ho tutto a portata di mano, il mio Montale e le mie mutande

E poi uno dice che si butta sul politico. Almeno lì succede qualcosa. Una marcia, un convegno, niente di eroico, per carità, ma almeno ci si dice qualcosa, ci s’incontra, si gira un po’. È da più di un mese che sento il ritornello “Nulla sarà come prima”. Ma magari.

Io sono (quasi) pronto. Lasciatemi soltanto mettere un po’ a posto qui intorno, spolverare, riordinare, deframmentare.

giovedì 18 ottobre 2001

Just like old Dylan's Blues
(sull'aria di Rainy day woman)



 



Ti fottono perché sei un pacifista
Ti fottono perché sei un terrorista
Sia tu l’ultimo o il primo della lista
Quando è il momento ti fottono a vista
Non c’è nulla tu possa controbattere:
Dovrai comunque andare a farti fottere
Ti fottono con la tua Identità
Ti fottono con la tua Civiltà
Ti fottono sin dentro al DNA
Ti fottono, ti stan fottendo già
È inutile che studi Storia o Lettere
Sai già che devi andare a farti fottere.
Ti fottono in TV, e se gli dai retta
Ci vai anche tu e ti fottono in diretta
(C’era una volta chi diceva "aspetta"
invece ora ti fottono più in fretta).
Hai voglia a non volerti compromettere:
Ti han detto devi andare a farti fottere.
Ti fottono con le armi intelligenti
Che fan tabula rasa e non le senti
Ti fottono i governi e i parlamenti
Ti fottono financo i Presidenti
E se poi ti lamenti puoi anche smettere:
Ce li hai mandati tu, lì a farsi fottere.
Tu vai gridando pace, pace, pace
E hai dietro chi ti fotte, vota e tace
Chi uranio impoverito, e chi l’antrace:
Ti fotte ognuno come più gli piace
E a loro piace, e allora perché smettere?
Andiamo pure avanti a farci fottere.
Se fai il bravo ti prendono per fesso
Li spranghi e… hop! Ti fottono lo stesso.
Ti fottono in caserma e poi al processo
Se poi non eri lì, beh, ci sei adesso.
Qualche colpa ce l’hai, ci puoi scommettere
Per cui non lamentarti, e fatti fottere.
Ti fottono perché è la Tua Cultura
Ti fottono perché hai troppa paura
A volte hai qualche dubbio… ma non dura:
Il fatto è che ti fottono con cura.
Ti dicon "Guarda avanti! Va’ a combattere!"
E loro stanno dietro, dietro a fottere.
Può essere per oppio o per petrolio
Tu tieni pronto il culo e il portafoglio
Può essere per cristo o per maometto
Tu tieni pronto il tuo libro e il moschetto
E non dirmi ora che non vuoi combattere:
La scelta qui è tra ‘fotti’ o ‘fatti fottere’.
Ti fottono perché sei un pacifista
Ti fottono perché sei un terrorista
Sei il primo, o sei l’ultimo della lista:
Se ti vedono, ti fottono a vista
E tu che non hai niente più da perdere,
Li mandi tutti quanti a farsi fottere.

mercoledì 17 ottobre 2001

Giusto un paio di cose che sono riuscito a salvare dall’incontro di Frei Betto di ieri sera (prima di accovacciarmi al muro e soccombere).

1. Cristo amava i poveri, ma non ha mai chiesto loro di rimanere tali.
2. Cristo è stato condannato in ben due processi politici. Noi che ci diciamo ‘cristiani’ adoriamo quindi un prigioniero politico.

E quando si è levata l’unica domanda della serata – sull’annoso problema della crisi delle vocazioni in Italia – ha spiegato che in Brasile questa crisi non c’è, perché la Chiesa sta con la gente. Infatti appoggia il movimento Sem Terra.

Beh, la mette giù pari, Frei Betto.

L’adunata sovversiva in suo onore si è svolta nella Chiesa della parrocchia di San Lazzaro, un capannone ricolmo di gente. Ho parcheggiato in doppia fila. Dentro ho dato un’occhiatina al bollettino parrocchiale, c’erano le Twin Towers in copertina, e un articolo contro i bombardamenti. “Ma questi hanno un prete coi controcoglioni”, mi sono detto, “in che pianeta l’hanno trovato?”.
Sorpresa: è Don Arrigo, compaesano, ex missionario in Brasile. Credo che lo abbiano trattenuto in Italia a forza, per via delle solita crisi delle vocazioni.
(Naturalmente non mi ha riconosciuto -– in Brasile hanno parrocchie di centomila anime).

lunedì 15 ottobre 2001

Secondo me eravamo più di trecentomila.

In corteo si è sentito dire anche cinquecento, e la cosa era plausibile. 14 km. e più di persone in fila, compatte, che a un certo punto hanno invaso i campi e la superstrada: chi ha potuto contarli, e dove? Noi, per esempio, non siamo riusciti a vedere né Perugia, né Assisi: se qualcuno ci aspettava là per contarci, si è perso almeno la metà dei manifestanti.

La nostra corriera (come tante) ha mollato noi e i nostri compagni di viaggio curdi sulla superstrada, perché la polizia bloccava lo svincolo di Ponte San Giovanni: più tardi la stessa polizia ha completato il disastro organizzativo depistando le corriere in tutti i piazzali di Santa Maria degli Angeli. C’erano comitive divise in corriere parcheggiate a chilometri di distanza, né i conducenti potevano comunicare ai gruppi dove erano stati depistati, perché per più di 12 ore nessun cellulare ha funzionato.

Questa cosa dei cellulari è molto curiosa. A Genova hanno funzionato quasi sempre: solo di fianco alla caserma-bunker sul mare perdevano il campo. E là eravamo duecentomila (secondo la Questura) o trecentomila (secondo noi). Stavolta niente: black out totale. E allora si vede che eravamo un po’ di più che a Genova. A meno che…

Non so se sia la stanchezza o la vecchiaia a farmi paranoico, fatto sta che quando, a marcia finita, imbottigliato in un ingorgo umano davanti a un passaggio livello, metà dei miei compagni dispersi e nessuna traccia dei curdi, mi sono rivisto sulla testa quel caro, vecchio amico – l’elicottero – che nostalgia! ho iniziato a pensar male e non riesco ancora a smettere.

Il caos di S. Maria degli Angeli era evitabile? Direi di sì. Bastava fare un calcolo serio di quanti saremmo stati, non era poi così difficile. Si telefona alle associazioni (Arci, Acli, Agesci), ai sindacati… Da Modena eravamo più di un migliaio e lo sapevamo già da qualche giorno. Una volta contate le corriere, si decide dove sistemarle: quelle per Milano in questo piazzale, quelle per Roma in quest’altro… Mi rendo conto che il ministero degli Interni abbia cose più importanti da fare, tipo sgominare la rete europea di bin Laden (senza ironia), però se ne avesse avuto la volontà, un minimo di ordine riusciva a metterlo. A meno che…

A meno che non avesse nessuna volontà di mettere ordine, ma anzi, qualche interesse a fomentare il disordine. Mica ci vuole molto. Ormai siamo tutti schiavi del cellulare: ce lo blocchi per una giornata e non riusciamo più a trovare nemmeno la mamma, figurati una comitiva di curdi persi nel cuore dell’umbria (dopo un’oretta che mancavano all’appello il nostro conducente ha cominciato a proporci di lasciarli lì, e imbarcare qualche altro modenese sperduto, che lì intorno abbondavano. Nel piazzale lungo la ferrovia la gente andava in giro a gruppetti, gridando: “Treeento! Fireeenze! Graanarolo!” Io fermavo chiunque sventolasse una bandiera del PKK. La maggior parte erano italiani, uno era tirolese).

Una situazione simile nella mia vita l’ho vissuta soltanto a Genova, la sera del 21 luglio (vien da chiedersi: dove ho vissuto per 27 anni?) Invece di farci confluire tutti ordinatamente verso la stazione e gli altri luoghi di ritrovo, le forze dell’ordine le provavano tutte per disperderci ai quattro cantoni della città – forse nella speranza che rompessimo vetrine e sfasciassimo cassonetti: cosa che però non è successa, perché a quell’ora probabilmente anche i peggio blecbloc erano esausti e chiedevano soltanto un marciapiede per sedersi. Il comportamento tenuto da quella folla (non era più un corteo) è la miglior prova che in Italia esiste un movimento pacifico e responsabile. Senza più punti di riferimento, caricati nei parcheggi e nei luoghi di ritrovo, abbiamo mantenuto il sangue freddo e ce ne siamo andati a casa.

È la stessa gente che si ritrovava schiacciata davanti al passaggio a livello di Santa Maria degli Angeli ieri sera. Stessa confusione, eppure anche stavolta nessun panico, nessun incidente. Migliaia di persone che non sapevano nemmeno più quando e come sarebbero tornati a casa, e non abbiamo assistito al minimo scazzo! (Glauco non conta).

Ma lì (come a Genova) c’era l’elicottero. Lì (come a Genova) ci si aspettava che dalla confusione nascesse la rissa. Del resto i noglobbal avevano promesso schiaffoni, o no? Quella mattina, appena scesi a un autogrill toscano, già “Libero” titolava: “Ecco i crimini dei pacifisti”. I criminali erano lì, a fare la fila ordinata per il cappuccino e la pipì.

Alla fine siamo partiti verso le nove. Non so in che dio credano i curdi, ma è senz’altro un dio beffardo, perché per puro caso li ha fatti arrivare alla nostra corriera proprio quando aveva messo in moto. Non eravamo proprio sicuri che fossero esattamente tutti i curdi originali, ma a quel punto il conducente nessuno lo teneva più. Ha fatto Assisi-Modena in tre ore (via Cesena), direi che è un record. Il suo stile nelle rampe di decelerazione è inimitabile. E abbiamo portato la pelle a casa anche stavolta.

venerdì 12 ottobre 2001

Pensierini sulla guerra (2)

Bombardare carne.

Distribuire cibo alla popolazione afgana è un proposito lodevole. Ma se, tradotto in azione, significa paracadutare razioni alimentari in sacchetti gialli – mentre altri aeroplani vanno bombardando villaggi, moschee, agenzie ONU – ecco che sorge lecito qualche dubbio.

L’Afganistan è un Paese affamato. È anche uno dei Paesi più minati del mondo. Questa “guerra umanitaria”, vista dal basso, rischia di sembrare una guerra diabolica: tu, americano umanitario, mi prendi per fame: mi lanci tanti bei sacchetti gialli per attirarmi sulle vecchie mine sovietiche. Mi credi non solo affamato, ma anche un po’ stupido.

Lo stesso vale per la proposta di Bush ai bambini americani: salviamo gli afgani, su da bravi, un dollaro ciascuno. Vogliamo fare qualche conto, approssimato? Gli americani sono 270 milioni. Diciamo che i bambini sono 60 milioni (teniamo una stima alta). E abbiamo 60 milioni di dollari, 120 miliardi di lire. Il budget di una squadra italiana di serie A.
Gli afgani (tutti) sono 20 milioni: quando Zaeef dice che sono pronti a morire in 2 milioni, calcola letteralmente di decimare il suo paese. 120 miliardi diviso 20 milioni fa seimila lire a testa (per favore, correggetemi se sbaglio). Un bimbo americano ci mangia si è no un bigmac. Quanto ci può mangiare un afgano?

Spero che questa notizia non trapeli in Afghanistan (via al Jazeera), perché è il tipo di notizia che può fare della persona più pacifica del mondo un talebano: altro che il filmato del macilento Bin Laden.
Mussolini voleva convincerci che gli inglesi erano cattivi perché facevano cinque pasti al giorno. Il bambino americano che invece di mangiare il gelato dona il suo dollaro per salvare l’Afghanistan è cattiva, pessima propaganda. Noi non stiamo aiutando l’Afghanistan. Lo stiamo bombardando. Che sia chiaro almeno questo.

Ma i sacchetti gialli sono un problema anche per un altro motivo. Il cibo è un soggetto delicato. Non è chiaro se nella razione calorica ci sia la carne: all’inizio sembrava di sì, adesso non se ne parla più. Lasciando da parte gli ovvi problemi di conservazione, lanciare carne su un popolo musulmano è l’idea peggiore che un esercito ‘umanitario’ possa avere. La carne dev’essere macellata secondo i precetti del Corano, e comunque ci sono alcuni animali assolutamente esclusi, tipo il maiale.
Ricordo una battuta ai tempi della guerra in Iraq: perché non li bombardiamo di salami? Non resisterebbero. Io che vivo in una terra di salami so che è dura qui, per i musulmani. Ma in passato ho soggiornato anche in un Paese parzialmente musulmano (la Francia), e so che la carne, per l’Islam, è un problema serio. Te la devi procurare nelle macellerie apposite (in Francia e UK sono degli strozzini, se ne approfittano). In Paesi a maggioranza musulmana sarà diverso, ma comunque come fai a fidarti di carne che arriva dal cielo? Per lo più lanciata da infedeli che bombardano il tuo Paese? E questo è il bombardamento peggiore: una bomba può ucciderti, ma un pezzo di carne può costarti il paradiso.

Così, anche se la mia cosiddetta ‘cultura’ mi spinge a condannare i fanatici talebani che bruciano le razioni alimentari (non si butta via la roba da mangiare!), la mia intelligenza mi costringe a riconoscere che i lanci umanitari sono una pessima idea. E qui mi sembra già di sentire il solito brunovespa: cosa bisogna fare, a breve termine?
“Si possono mandare i camion di aiuti alle frontiere: da lì ci penseranno i talebani”.
“Ma noi dobbiamo aiutare la popolazione, non i talebani”.
“Allora forse conviene smetterla coi bombardamenti, perché un villaggio oggi, uno domani, ai pochi superstiti non resterà che arruolarsi nella guerra santa contro l’oppressore”. E comunque anche i sacchetti gialli arrivano a chi controlla il territorio, cioè appunto i talebani.
E qui siamo al solito punto: il controllo del territorio. A tutt’oggi gli afgani sono ostaggi del regime talebano, e continueranno a esserlo fino al giorno in cui gli angloamericani non smetteranno di bombardare ogni presunta “base di Al Qaeda” e “residenza di leader talibano” e non proveranno a fare un po’ di guerra di liberazione, sul territorio.
Temo che quel giorno non arriverà mai, o comunque troppo tardi. Nel frattempo le immagini di un altro Paese islamico piagato da bombardamenti ed embarghi alimenteranno la rabbia dei musulmani di tutto il mondo. Altro che guerra contro il terrorismo. Ha ragione Gino Strada?

mercoledì 10 ottobre 2001

lo stesso sarto della Fallaci?Pensierini sulla guerra (1)

Teologicamente fiacco

La Cia passa ‘ai raggi x’ il filmato di Bin Laden e scopre che il leader dei terroristi è stanco, malato, rassegnato a morire, "…psicologicamente depresso, teologicamente fiacco e contraddittorio”. Si esprime addirittura in un “poverissimo arabo”.
Non bisogna neanche farsi ingannare dall’effetto “ripresa all’aperto”, che è probabilmente frutto di “un lavoro tecnicamente sapiente che, sfruttando l'alta volta della grotta, riesce a riprodurre effetti di luce naturale”. Non si faceva prima a uscir fuori? No, perché Bin Laden è stanco, malato, teologicamente fiacco, e ha una sacra paura di essere braccato.
Sì sì.

Anch’io, come la Cia, mi sto dotando di ‘raggi x’, con le quali mi esercito a penetrare le veline NATO.
Da questo pezzo di Repubblica, per esempio, deduco che:
1. la Cia non si aspettava una mossa così brillante da parte di Bin Laden, che per quanto malato e fiacco si è mostrato molto, molto più efficace (col suo arabo basico, comprensibile alle moltitudini) del George Bush ingessato di poco prima.
2. come tutte le corti decadenti, anche la Cia si sta circondando di consulenti inutili e servizievoli, adatti a ripeterle quello che vuole sentirsi dire.

Questi “semiologi arabi e studiosi dell'Islam”, per esempio, sono fantastici. Secondo loro la chiamata alla ‘Jihad’ è stata sciatta, poco convincente, “perché l'appello alla guerra santa deve fondarsi su un bagaglio teologico piuttosto ampio e denso”. Perfetto. Basta soltanto spiegarlo alle centinaia, forse migliaia di pakistani che attraversano il confine per arruolarsi dalla parte dei Taliban.
“I nostri esperti sostengono che il testo di Osama è teologicamente contraddittorio e blasfemo”. Ora che lo sappiamo siamo più tranquilli…

Mi chiedo se tra le mura di Gerusalemme assediata non vi fosse pure qualche esperto di Cristianesimo che rinfrancava il Sultano con discorsi di questo tipo: questi Crociati sono teologicamente fiacchi, anzi contraddittori. Nel Vangelo non si parla mai di assedi. I discorsi del loro capo, Papa Urbano II, (“Deus vult!”) sono rozzi e incoerenti.

Andiamo…
Tutti i peggiori leader del secolo passato erano rozzi e incoerenti. Hitler era un nanetto esaltato che faceva le smorfie. Mussolini era un socialista sbandato che a cinquant’anni si esibiva in pose da macho su un balcone. Hanno detto tutto e il contrario di tutto, hanno aggiunto che dio era dalla loro parte e la gente li ha seguiti.

I fanatici non leggono il Corano, né la Bibbia, non discettano di teologia o politica, e per scatenarli basta un qualsiasi “Deus vult”.
Quello di Bin Laden è stato un “Deus vult” rozzo e straordinariamente efficace. Com’è tutta la sua strategia. Per quanto malato e depresso, Bin Laden è uno stratega geniale. Spero che alla Cia qualcuno abbia il coraggio di ammetterlo -– Know your enemy.

lunedì 8 ottobre 2001

Cosa dovrebbe fare, in questi casi, un pacifista.

Uno che oggi deve andare a prenotare una trentina di posti per la marcia Perugia-Assisi. Sperando che nessuno bruci bandiere americane nel tragitto.
Ieri sera dopo aver ricevuto un paio di telefonate ("Cosa facciamo? Andiamo in piazza stasera?"), mi sono un po' vergognato. Una mezz'ora prima avevo persino deciso di andare al cinema.
Resto a casa, mi dico. Faccio quello che so fare meglio. M'informo. Ma il pc è fuori uso (il mal di testa è sintomo di astinenza) e in tv c'è Vespa.
Quel tipo è incredibile. Incredibile è come, in mezzo a tutta questa crisi, lui sia riuscito a conservare una fondamentale ignoranza della geografia afgana. Telefona a Gino Strada e chiede se gli stanno arrivando i feriti dei bombardamenti. Fino a prova contraria, Strada è al Nord, dall'altra parte del fronte. Nessuno in studio sente il dovere di farglielo sapere.
A questo punto è improbabile che io possa ricevere informazioni da Vespa. Se mai potrei dargliene. E invece devo avvelenarmi il sangue assistendo alla ridicolizzazione del pacifismo in diretta. Bertinotti che tira fuori il caso basco: Aznar, dice, non si sogna di bombardare Bilbao. A questo punto persino un pover uomo come Buttiglione ha gioco facile a ricordare che i terroristi baschi non hanno il controllo totale del territorio. E così i pacifisti sono sistemati.
Ma Bertinotti non aveva di meglio da fare?
Non poteva andare al cinema, lui?

Cosa dovrebbe fare, invece, un pacifista, in questi casi.
Non lo so. Ho molti dubbi. Ecco, potrei usare quelli.
Siamo sicuri che questo tipo di bombardamento sia così intelligente da risparmiare i civili? Si è già visto in Iraq e in Kossovo com'è andata a finire.
Se gli angloamericani sono così preoccupati dei civili afgani, perché hanno bombardato di notte? Di notte i civili hanno più paura che di giorno. Di giorno certo la contraerea sarebbe stata più efficace, ma allora qual è la prima preoccupazione degli alleati? L'efficacia dei bombardamenti o l'incolumità dei civili?
Perché è stata colpita la centrale elettrica? È un obiettivo civile. L'energia serve anche agli ospedali.

A questo punto arriveranno le obiezioni. Devo saper rispondere con prontezza anche alle più ridicole. Come quelle di Vespa, ieri: "ma se lei fosse Bush, cosa farebbe?" Bella domanda da rivolgere a un prete, o all'ambasciatore della Palestina…
Se io fossi Bush, Vespa, sarei una persona molto diversa, avrei la competenza e i mezzi per conquistare la metà dell'elettorato USA e la maggioranza della Corte Suprema.
Di certo non sarei solo in casa una domenica sera a guardare il suo stupido programma.

Tuttavia nel passato mi sarei maggiormente adoperato per evitare ai miei 'fratelli musulmani' le peggiori umiliazioni: la questione palestinese e l'embargo in Iraq.
Avrei fatto sin dal principio pressioni sul Pakistan perché smettesse di appoggiare il regime talebano, e avrei incoraggiato e perfino finanziato la nascita di partiti democratici in tutte le nazioni islamiche.

Forse tutto questo non sarebbe servito a niente, perché sarei comunque al potere da troppo poco tempo, e Bin Laden (vecchia conoscenza di famiglia) ha progettato la sua guerra santa da qualche anno.
E allora, forse, sarei costretto a usare la forza.
Anche in questo caso, però, avrei evitato bombardamenti notturni. Anzi, i bombardamenti li avrei ridotti al minimo, giusto il tempo di spazzar via la contraerea e iniziare l'invasione da terra.
Sì, perché in quanto Presidente pacifista, io avrei talmente a cuore i civili afgani indifesi da mettere in conto una perdita di militari del mio Paese. Le 'guerre umanitarie' io le vedo così: meno bombardamenti dall'alto di notte e più corpi a corpo.

Ma siccome quei militari e i loro famigliari sono i miei elettori, sarei consapevole, in quel momento, di giocarmi la rielezione.
Pazienza, perché come successore di Lincoln, Wilson e Roosvelt, non potrei che anteporre la causa della lotta mondiale per la libertà al mio tornaconto personale… ma allora come avrei fatto a intascare tutti quei soldi dalle lobbies petrolifere… come avrei permesso a mio fratello di truccare le schede in Florida… eh, signor Vespa, se io fossi Bush sarei troppo diverso da lui per esserlo. (Se invece fossi in lei mi sarei un minimo informato sulla Storia e la geografia dell'Afghanistan).

venerdì 5 ottobre 2001

Sono alienato (e mi piaccio così)

Non sono mai stato molto bravo a guardare le persone negli occhi, perciò non mi spiace troppo di avere sempre meno opportunità per farlo.

E in fondo se in graduatoria sono sotto chi se ne frega, non sarei un bravo insegnante. Odio sentirmi ripetere cose che so già, e poi ho un serio disturbo all'attenzione che in questi mesi si sta aggravando.

Voglio dire che di solito questa mia faccia attenta significa che non ti sto ascoltando. Tanto quello che vuoi dirmi lo so già, o riesco a recuperarlo. Faccio una ricerca su Internet.

Anni fa conobbi un tecnico di computer che mentre gli si parlava emetteva uno strano suono: bzz bzzzz, a voce bassissima. Dopo un po' mi resi conto che imitava il gracchìo del disco fisso mentre macina. Io non faccio bzz bzzz, solo perché sono un modello più avanzato.

Concludo dicendoti che invidio ai PC la loro possibilità di piantarsi, di punto in bianco, senza che tu possa farci nulla. Così anch'io con te ora vorrei piantarmi, restare qui davanti a te a occhi sbarrati, totalmente immobile, senza rispondere, niente, neanche un bzzz – no no, guarda, niente da fare. Spegni, valà, che è meglio.

giovedì 4 ottobre 2001

Ancora Fallaci.
Mi dispiace infierire su un'anziana signora, ma sono fatto così (è la mia "cultura").

Allora cambiai sistema. Chiamai un simpatico poliziotto che dirige l'ufficio-sicurezza e gli dissi: «Caro poliziotto, io non sono un politico. Quando dico di fare una cosa, la faccio. Inoltre conosco la guerra e di certe cose me ne intendo. Se entro domani non levate la fottuta tenda, io la brucio. Giuro sul mio onore che la brucio, che neanche un reggimento di carabinieri riuscirebbe a impedirmelo, e per questo voglio essere arrestata. Portata in galera con le manette. Così finisco su tutti i giornali». Bè, essendo più intelligente degli altri, nel giro di poche ore lui la levò. Al posto della tenda rimase soltanto un'immensa e disgustosa macchia di sudiciume.

Gli italiani, questi sanguinari:
basta che qualche centinaio di somali occupa Piazza del Duomo a Firenze per tre mesi, ed ecco che una simpatica vecchietta si trasforma in minacciosa stragista piromane (e anche un po' mitomane).

Voglio dire, se i palestinesi dovessero reagire tutti così – è da cinquant'anni che gli occupano piazze, strade, campi, tutto…

…Ecco: vedi? Ho scritto un'altra volta «perdio»…

Non è mica grave. Si può anche cancellare. (È quella freccetta in alto a destra, vedi?)

…Con tutto il mio laicismo, tutto il mio ateismo, son così intrisa di cultura cattolica che essa fa addirittura parte del mio modo d'esprimermi. Oddio, mioddio, graziaddio, perdio, Gesù mio, Dio mio, Madonna mia, Cristo qui, Cristo là. Mi vengon così spontanee, queste parole, che non m'accorgo nemmeno di pronunciarle o di scriverle. E vuoi che te la dica tutta?
Sebbene al cattolicesimo non abbia mai perdonato le infamie che m'ha imposto per secoli incominciando dall'Inquisizione che m'ha pure bruciato la nonna, povera nonna, sebbene coi preti io non ci vada proprio d'accordo e delle loro preghiere non sappia proprio che farne, la musica delle campane mi piace tanto. Mi accarezza il cuore. Mi piacciono pure quei Cristi e quelle Madonne e quei Santi dipinti o scolpiti. Infatti ho la mania delle icone. Mi piacciono pure i monasteri e i conventi. Mi danno un senso di pace, a volte invidio chi ci sta. ..


Una nonna bruciata sul rogo? Quanti anni fa, esattamente, signora?
È proprio vero: la nostra cosiddetta civiltà, la nostra cosiddetta 'cultura', è costruita in buona parte da cose che non conosciamo affatto.

La Fallaci non ha mai letto il Corano. Ma neanche la Bibbia, un testo molto più sanguinario (che pure dovrebbe piacerle, con tutto quel sangue e quelle battaglie…) Posta davanti all'effigie di una Madonna o di un Santo, Oriana avrebbe grosse difficoltà a riconoscere il Santo, o a spiegare cosa rappresentino quelle stelline intorno al capo della Madonna. Ma siccome da bambina ha sentito picchiare le campane; siccome in qualche gita fuori porta è passata davanti a un monastero o un convento, ecco improvvisamente che la signora Fallaci si scopre 'intrisa' di cultura cattolica.

Secondo me, quella delle 'culture' che si respirano da bambini, senza bisogno di leggere una parola o di mandare a memoria un precetto, è una stronzata. Pura e semplice. (Più di 'culture', sarebbe il caso di chiamarle 'ignoranze').

I suoi nonni, Illustre Signor Arafat, non ci hanno lasciato che qualche bella moschea e un libro col quale da millequattrocento anni mi rompono le scatole più di quanto i cristiani me le rompano con la Bibbia e gli ebrei con la Torah. E ora vediamo quali sono i pregi che distinguono questo Corano…


È così, signora? Allora lei ha 1400 anni? Tutto sommato li porta bene.

Ma allora come la mettiamo con la storia dell'Occhio-per-Occhio-Dente-per-Dente?[…]
Anche questo sta nel Corano.


Sicura? Secondo me sta nella Bibbia. Può darsi che stia in tutti e due. Ma che figure, signora, che figure che ci fa fare…

I buoni musulmani il Corano lo conoscono per forza (questo getta una strana luce sugli "studenti" Talebani, molti dei quali sarebbero analfabeti). Anche i cristiani dovrebbero, anche se la Chiesa cattolica non ha mai insistito molto sulla lettura delle Scritture. Se vuole partire alle crociate, è meglio che la signora si documenti un po'. Scoprirebbe che il Corano impone rispetto per cristiani ed ebrei.

L'affetto di Oriana per le immaginette, per le suorine, per la sua cappelletta privata che ogni tanto va a spolverare, per quanto toccante, non fa di lei una zelante cristiana. Sconsigliamole di giocare, come un'apprendista streghina, allo "scontro di civiltà": queste supposte civiltà ormai sono spettri, ma quando si destano sono ancora pericolosi.

Se vuole convertirsi, immagino che sappia già a che portone di convento bussare (là magari le insegneranno un po' di educazione, a tenere la testa bassa, ad amare i poveri, a non nominare il nome di Dio invano).

Se invece vuole restare quello che è, una fiera laica con tante idee spregiudicate, sia laica fino in fondo. Quei volti "distorti, cattivi", che le guastano il panorama di Firenze non sono dei musulmani: sono dei poveri. Non vengono in Italia per distruggerle "la Torre di Pisa o di Giotto", ma perché qui ci sono soldi. E perché sono poveri, malgrado abbiano più petrolio di noi? Domanda interessante. È colpa del Corano? No, non credo. È più probabilmente responsabilità di classi dirigenti corrotte e strategie geopolitiche spregiudicate. I Talebani, oltre a essere fanatici religiosi, sono raffinatori e commercianti di droga, un bene di consumo soprattutto in occidente. I Talebani hanno guadagnato il potere in Afghanistan anche grazie all'appoggio degli "iuessei". Questi sono fatti. Si leggono sui giornali. Quelli seri.

mercoledì 3 ottobre 2001

La civiltà dei brontoloni (e i suoi amici)

Va bene, se ne avessimo mai avuto il dubbio ora lo sappiamo: viviamo in un Paese di irresponsabili.

Siamo la sesta o la settima potenza mondiale, siamo membri NATO e mandiamo i nostri rappresentati alle cene del G8. Siamo anche un plausibile obiettivo del più forsennato terrorismo islamico. Ci si aspetterebbe dai nostri rappresentanti, dai nostri intellettuali, un invito all'unità e alla calma. Parole rassicuranti, che magari non rassicurano nessuno, ma sono necessarie in momenti come questi.

E invece no. Il nostro Presidente del Consiglio coglie l'occasione per lanciare la guerra delle civiltà, e nel frattempo si adopera per far votare in Parlamento una normativa sulle rogatorie internazionali che è come un invito a tutti i terroristi del mondo a venire a riciclare denaro in Italia.
Certo, la stessa normativa annulla probabilmente le prove di qualche processo che vede imputato lo stesso Presidente o alcuni suoi colleghi di Partito e Azienda – ma questa è solo una "singolare coincidenza", no?

Tutto questo in una settimana in cui il Parlamento, forse, dovrebbe esser chiuso (non si legifera la settimana prima di un referendum).
E gli italiani? Il 'popolo'? Una volta si chiamava 'maggioranza silenziosa'. Una maggioranza vagamente brontolona, che oggi può sfogarsi ad alta voce sul sito di Forza Italia: dobbiamo vergognarci di essere occidentali? (Vedi anche qui).
Di questa maggioranza (che non sempre brilla per dialettica e competenze) Berlusconi è corso a farsi scudo dopo aver gettato il sasso. "In fondo", dice lui, "ho detto quello che pensano tutti". E la maggioranza, in coro: "finalmente Uno che ha il coraggio di dire quello che pensiamo tutti".

Finiti i tempi in cui ci aspettavamo dai nostri rappresentanti democratici qualche cosa in più. Li volevamo più preparati di noi, più saggi, più preparati… in una parola: più responsabili.
Berlusconi no. Lui è proprio come noi: se siamo irresponsabili, perché lui dovrebbe essere da meno? Se tutti noi cerchiamo di fare i furbi coi nostri risparmi, perché non dovrebbe averlo fatto anche lui? Se un magrebino che spaccia fumo sotto casa nostra ci dà fastidio, perché non dovrebbe infastidire anche lui? Siamo nella più perfetta democrazia.


Che altro fa la maggioranza brontolona, insofferente, irresponsabile? Va in copisteria a fotocopiarsi l'articolo fiume di Oriana Fallaci, dove finalmente un intellettuale italiano ha il coraggio di dire a chiare parole Quello Che Tutti Pensano: che i musulmani sono sporchi, incivili e puzzolenti. Tutti, da Arafat al mio vicino di casa.

Ce ne ha messo, il Corriere, per trovare un intellettuale disposto a un'operazione di questo genere. Ha dovuto rianimare un'ex corrispondente di guerra piuttosto rintronata dagli anni e in evidente – e imbarazzante – stato confusionale. Le ha dato tutto lo spazio che ha ritenuto giusto con un'operazione sfacciata, cinica, alla Ciprì & Maresco: l'idiota in prima pagina. Non ci ha risparmiato gli insulti, le reiterazioni che qualsiasi editor avrebbe soppresso, per il bene nostro e suo. No.

Vergogna, signori del Corriere. Se avete fiutato l'aria e volete arruolarvi alla nuova Crociata, fate pure: non siete più irresponsabili di tanti. Ma fatelo a viso aperto, con le vostre armate ordinarie: non c'è un Panebianco, un Sartori disposto a dire a chiare parole quanto schifo ci fa l'Islam? Dovete mettere in piazza un'anziana signora con tutti i suoi problemi? Vergogna.

Io personalmente ho la mia teoria sulla parola civiltà: le civiltà non esistono. Di sicuro non oggi, e chi ne parla è un ignorante. Nei prossimi giorni cercherò di dimostrarlo (virus permettendo).
Però c'è un altro uso della parola: 'civiltà': è anche l'arte di stare al mondo, in maniera educata e responsabile. Di questa educazione e di questa civiltà ci sono ben poche tracce negli ultimi discorsi di Berlusconi, ancor meno nei deliri della signora Fallaci, nessuno nell'atteggiamento del direttore del Corriere, che ha mandato la povera signora a schiantarsi sull'opinione pubblica come un kamikaze. Veramente, veramente incivile.
preso nimda
brutta storia

lunedì 1 ottobre 2001

'Non mostra mai il sedere! Chissà, forse è brutto! Anche se non credo'. (Fra')Se fosse una donna le farei la corte ogni giorno...Dovrei mandargli una e-mail, forse ha una sorella... (Danblog)

Quante ore all'attacco? C'è tempo per un post buffo? No, direi di no. Lo metto lo stesso.

Danblog mi mette in difficoltà. Va bene i complimenti, però… mi dispiace, Danilo, non ho sorelle. Ho un fratello villoso, ex giocatore di rugby. Se vuoi ci metto una parola.

Mi dispiace anche perché questo sito, come il 90% dei cosiddetti 'portali umani', è stato disegnato per catturare l'attenzione del sesso opposto, attirando l'attenzione sulle doti umane di chi lo fa: quant'è simpatico, colto, intelligente, spiritoso, ecc.… ultimamente – tra un attentato, un comunicato, e una minc*iata di Berlusconi – non ho mancato di suggerire, in maniera molto sottile, che sono anche singol.

Non è uno scherzo: negli ultimi tempi sono un po' in calo, d'accordo, ma nei giorni feriali posso fare una media di trenta accessi al giorno -– che possono diventare cento in caso di terribili disgrazie (perché poi?).
Togli l'erotomane di turno, il bombarolo che cerca istruzioni on line, mi restano almeno una ventina di accessi quotidiani. Statistica vuole che almeno 5 di quei 20 siano donne. Non necessariamente libere, non necessariamente carine, ma, diobonino, donne. E vuoi che in sei, sette mesi non ce ne sia stata una che si facesse avanti un minimo, eh? Macché.

Sono profondamente deluso dal comportamento delle utenti del mio sito.
No, ma credete che io resterò qui per sempre a vostra disposizione?
Guardate che non son mica l'ultimo uomo al mondo, a farmi una storia analogica ci metto 5 minuti, veh? Anzi, aspettate un attimo… fatto.

Ci pensavo giusto ieri sera: in tv davano Viol@, un documentario su Stefania Rocca. La seduzione su internet, eccola qui, mi dicevo. Altro che discorsi impegnati. Altro che lunghi rapporti epistolari. No no. Entri una chat e inizi a spararle grosse. "Ciao, mi chiamo k@$$°n&, ti tocchi? Con le dita o preferisci gli ortaggi? Ah, le zucchine? Però! Di che formato?"
Irresistibile.

Questo è internet. Beh, care utenti, peggio per voi. Mi ritiro dalla competizione. Consolatevi con quel che c'è in giro, sciocchine.