giovedì 11 settembre 2003

A un certo punto uno si stanca di fare il romantico ribelle. Sì, quando in giro ci sono modi così facili per guadagnarsi il pane.

Per esempio, potrei fare il Giornalista al Giornale. Certo, dovrei stare attento a non strafare, ma uno nelle mie condizioni è senz’altro in grado di diventare editorialista del Giornale. Del resto, anche il mio cane probabilmente sarebbe in grado di diventare editorialista del Giornale e guadagnare così di che vivere al suo padrone, ma siccome un cane non ce l’ho, non mi resta che indossare io stesso il collarino e il guinzaglio e andare a offrire i miei servigi.

Stamattina, per esempio, di che si tratta? Il solito, bisogna ammettere che Berlusconi ha esagerato ma però.
Benissimo, che ci vuole.

Titolo: Ma a Ventotene si stava da pascià
Sottotitolo: Quei soloni antifascisti che se la spassavano al confino

E adesso diranno un’altra volta che Berlusconi è matto, o un ignorante. Che non ha studiato la Storia. Pubblicheranno le foto di Gobetti, di Amendola: gente che comunque le bastonate se le era andate a cercare. O dei fratelli Rosselli, anche se uno storico del calibro di Pillitteri ha ormai provato che l’ordine di assassinarli partì da Togliatti. O – somma ipocrisia – di Gramsci: proprio quel Gramsci dalla salute cagionevole che al confino poté recuperare le sue forze e scrivere i deliziosi Quaderni del Carcere. Quel Gramsci che negli ultimi anni della sua vita era osteggiato dagli stessi compagni di partito, che gli tendevano (testimonianza di Pertini) insidiosi agguati a palle di neve.

Ma i comunisti sono così, li conosciamo. Non gli basta aver sostenuto i più feroci dittatori del secolo, Stalin, Pol Pot, Saddam Hussein; devono anche arruolare i morti altrui, per la loro trita propaganda. Non hanno ancora rimesso in formalina Salvador Allende che sono già pronti a scoperchiare il tombino del povero Matteotti, di cui del resto Mussolini non sapeva niente, anche se con un atto magnanimo se ne assunse la responsabilità (e qui un certo Mortadella, finanziatore di certi boia jugoslavi, avrebbe qualcosa da imparare).

E questa riesumazione continua, questo lezzo di morte che impregna i giornali e la tv, solo per uno scopo: attaccare Berlusconi, che ne ha detta un’altra delle sue. Certo, qui non difendiamo Berlusconi, (anche se farebbe bene a querelare quei bricconi dello Spectator che hanno pubblicato l’intervista senza prima fargli leggere la sbobinatura), lungi da noi prendere in un qualche modo le difese di Berlusconi. Anche se ha fatto quello che chiunque bravo italiano avrebbe fatto al suo posto: respingere un assurdo paragone tra un tiranno efferato come Saddam Hussein e uno statista autoritario, certo, ma italiano! “But no, but no”, ci sembra di sentirlo, nella suo rozzo e insieme geniale impasto anglo-italiano: non avremmo detto anche noi la stessa cosa?

E del resto è vero: a differenza di Saddam Hussein, che sgozzava i suoi collaboratori, Mussolini, non ha mai ucciso nessuno con le sue mani. È questo che intendeva Berlusconi, come si deduce chiaramente dal testo integrale dell’intervista in inglese. Se pure gli è capitato di disfarsi di qualcuno, Mussolini lo ha sempre fatto per interposta persona, come si conviene a un capo di uno Stato moderno, civilizzato, in una parola: occidentale.

E comunque bisogna ammettere, con Berlusconi, che la dittatura made in Italy fu senz’altro la più tenera della Storia coi suoi perseguitati. Altro che Siberia, una bella isola mediterranea, oggi meta di turisti radical-chic e registi di sinistra: Ventotene. Oh, certo, faceva la faccia truce, il puzzone, parlando di Gramsci ordinava: “Bisogna impedire a questo cervello di funzionare”. La verità è che, alloggiati in pensione completa a spese del fascio, i dissidenti prendevano il sole, allevavano i conigli, discutevano di politica e cultura (invece di andare a salvare l’onore della Patria sul fronte), e il loro cervello funzionava sempre meglio.

Prendiamo il caso di Altiero Spinelli, il fondatore della moderna idea di Europa (recentemente onorato in loco dal governatore Storace): era il classico militante comunista, che sbarca a Ventotene dopo dieci anni di carcere. Quando arriva, ha l’occasione di studiare, ma soprattutto di sperimentare cos’è davvero il comunismo (sull’isola la colonia comunista è la più numerosa, 400 confinati agli ordini del truce Longo): fatto sta che in poco tempo Spinelli lascia il Partito e redige il Manifesto europeista di Ventotene. "Se Ventotene ha lasciato in me un segno indelebile, anch'io l'ho a mia volta segnata. Quel manifesto ha reso il nome dell'isola, prima oscuro, noto in tutta Europa". Sono parole di Spinelli. Ma chi ha in Italia, in Europa, nel mondo, l’onestà intellettuale di ammettere che il miracolo di Ventotene è avvenuto anche grazie a un dittatore un po’ autoritario, certo, ma che garantiva il vitto e l’alloggio a tutti questi ingrati padri della Repubblica? Chi, a parte l’ingenuo, l’incauto, l’intuitivo, l’inarrivabile Berlusconi?

Forse a scuola non ha studiato il Novecento, ma lo ha vissuto, questo signore, al contrario di tanti professorini che più di un santino di Gramsci o Matteotti non ti sanno mostrare. Gli stessi che naturalmente si straziano per i poveri reclusi di Guantanamo, che rischiano di suicidarsi senza corpetto esplosivo. Gente che non cambierà mai, neanche se confinata a Ventotene (dove comunque Berlusconi è troppo furbo per mandarli). Là c’era il sole tutto l’anno, c’erano perfino le donne (Camilla Ravera litigava con Scoccimarro), e Pertini ti raccontava le barzellette. Il grande amico di Spinelli, Ernesto Rossi, riesce perfino a passare la prima notte di nozze con sua moglie, che aspettava da otto anni. Con un piantone dietro la porta, certo.

"Dal letto", ricorderà Rossi, "udivamo i suoi sbadigli e quando si soffiava il naso. Era un modo piuttosto incompleto di sentirsi "finalmente soli"". E tuttavia Ernesto scrive a sua sorella: "Passo questi giorni con l'Ada facendo una vita da Pascià".

Una vita da Pascià, questo era il destino dei dissidenti sotto il Fascismo. È questo il regime che un malizioso giornalista britannico ha osato paragonare a Saddam Hussein? No, no, no. Qui non si cerca di dare ragione a Berlusconi. È che Berlusconi questa ragione se l’è già presa da sola, dicendo finalmente quello che pensa la stragrande maggioranza degli italiani (vedi sondaggio datamedia qui di fianco). E allora, in via del tutto eccezionale, sapete cosa vi dico? Viva Berlusconi! Viva Berlusconi! Viva Berlusconi!



Il finale è un po’ incerto, lo so, ma la stoffa c’è. E allora? So guaire, so latrare, se c’è da scodinzolare non mi tiro indietro, cosa ci faccio qui? Cosa ci fa Facci al Giornale?

(Alcuni spunti sono stati ricavati dai testi divulgativi del fondatore del Giornale, che nella sua tomba si rivolta su sé stesso in moto circolare uniforme da due anni).

1 commento:

  1. Tra l'altro Gramsci mai ci stette, a Ventotene...

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