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mercoledì 7 dicembre 2005

I ricordi puzzano – un prigioniero

Sì, quel che racconta risponde al vero. Verso la fine di luglio – non ricordo bene il giorno – ebbi un diverbio con Pioquinto, che dirigeva il reparto Nostalgia.

Vuole sapere il perché. Oh, le solite futili risse da redazione. Pioquinto, come sa, era un papista convinto… Per lui il compito del Reparto era dimostrare come già vent'anni fa il futuro Papa avesse già in mente il Teopop fatto e finito. Ci spingeva a forzature esagerate, in questo senso.
A un certo punto però passò il segno. Credo che fu quando mi chiese un pezzo su una dichiarazione dell'estate 2005. A quel tempo il futuro Papa aveva parlato dell'Italia come di una terra felice, in cui tutti i ragazzini avevano un paio di telefoni cellulari. In fede, può persino darsi che allora le cose andassero così: erano anni incredibili.
Ma Pioquinto voleva spingermi a scrivere un pezzo sull'"accorato invito all'austerità del predestinato Pontefice", e per quanto spingesse (e anch'io spingevo) il pezzo non usciva, niente. La crisi del foglio bianco – consideri che facevano 35° all'ombra, e niente elettricità: battevamo su vecchie macchine da scrivere dal nastro scolorito, e il sudore ci colava sui tasti. E Pioquinto faceva la voce grossa perché voleva il pezzo. A un certo punto devo semplicemente avergli suggerito dove infilarselo, il pezzo. E lui ha chiamato la sicurezza – due buttafuori partime – e mi ha fatto portare nella Stanza 68 del MinCul, sede di San Petronio.

Se ho avuto parua? E beh certo, che mi crede, un eroe? Io sono sempre stato sensibile a questo tipo di cose.
No, in realtà non sempre.
Fino a trent'anni io non ho mostrato un solo sintomo. Un po' di insofferenza, è vero, per certi ritornelli. Per dire, appena sentivo dire "io sono figlio di una generazione", mettevo mano al telecomando. Come si fa a dire "io sono figlio di una generazione"?
Ricordo una delle prime crisi. Fitte allo stomaco, poi vomito, diarrea, una cosa molto penosa. Per sbaglio facendo zapping ero incappato in Albano Carrisi.
Sulle prime fui incapace di collegare davvero causa ed effetto, voglio dire, l'espressione "Albano mi fa cagare" poteva avere un senso figurato, ma… non potevo davvero credere che questo signore che in realtà non conoscevo (benché ne sapessi parecchio su, di lui: ma mai abbastanza, secondo i direttori di rete) mi facesse cagare, concretamente (molto concretamente). Non sapevo ancora che in quegli stessi giorni, in tutta la penisola, centinaia di miei coetanei condividevano la mia stessa incredulità.
Nei mesi seguenti, però, divenne sempre più difficile negare a sé stessi l'evidenza. Nausea, vomito, diarrea. Foruncoli. Emicranie lancinanti. Raptus nervosi e fenomeni di autolesionismo. Fosse stato solo Albano: ma anche Celentano sortiva lo stesso effetto (il che poneva dei problemi ai palinsesti: c'era forse qualcosa d'interessante da offrirci, a parte Albano e Celentano?) E Morandi e i Rolling Stones. E i filmati inediti in esclusiva di Lucio Battisti. Fu proprio durante la trasmissione di un filmato inedito in esclusiva in un tg estivo che avvenne il primo caso d'intossicazione di massa: centinaia di chiamate al pronto soccorso in tutt'Italia, un suicidio a Viterbo e almeno tre stragi famigliari in Lombardia. In tutti i casi erano coinvolti dei trentenni, come me.

Appariva evidente che gli Anni Sessanta ci avessero stracciato definitivamente. Ma era difficile dare una spiegazione scientifica a un fenomeno siffatto. Psicosi collettiva? Sindrome? I medici scuotevano la testa: non è possibile essere davvero intolleranti agli anni Sessanta. Sono stati anni meravigliosi – sa, io sono figlio di una generazione che…
(In molti casi il soggetto tendeva ad avere una ricaduta davanti al medico).

Una risposta l'avrebbe data soltanto Arci, anni dopo, in un corollario della sua Teoria dei Cristalli che riguardava appunto l'intolleranza agli anni Sessanta (e Settanta, come purtroppo scoprimmo quando iniziammo a vomitare davanti a dibattiti su Italia-Germania 4-3 e il movimentismo e gli Anni di Piombo). Secondo Arci il ricordo può essere cristallizzato e immagazzinato così per molti anni. Perfetto. La cristallizzazione è una specie di pastorizzazione del ricordo: si perde un po' del gusto, ma in compenso il prodotto si conserva molto meglio.
Però non è che si possa conservare in eterno – dopo un po' anche i ricordi puzzano. La sindrome dei Sessanta-Settanta non era stata che l'esposizione al pubblico di una partita di ricordi pesantemente avariata. Gli operatori dell'infotainment avevano colpevolmente lasciato in commercio ricordi fuori data di scadenza. Tutto qui?

No, non tutto qui. Se siete arrivati fin qui, lo sapete che tipo era Arci. Per lui non esisteva teoria astrusa senza applicazione pratica. La sua prima e ultima domanda era sempre: "Questo può servire al Teopop?" Un nuovo modo per far soffrire la gente? Eccome se poteva servire al Teopop! Così, quando si pose il problema dello smaltimento degli anziani babyboomers (nessuno aveva più intenzione di pagare le loro pensioni, e avrei voluto anche vedere), Arci si fece promotore del progetto "Stanza 68". Trasformare innocui e ciarlieri pensionati in aguzzini. Poteva venire in mente solo a lui.

Come forsegià sa io con Arci ci ho lavorato, insomma, il settore non mi è del tutto sconosciuto. Per esempio so che c'è una stanza 68, a San Prospero, dove quando abbassano il reticolato c'è Mario Capanna che ti schizza in faccia e inizia a spiegarti quanto erano formidabili quegli anni. È due piani sottoterra, ma ugualmente si sentono le urla. A San Lazzaro c'è un posto dove ti fermano le palpebre e ti costringono a vedere Bertolucci per ore e ore. Ecco, io temevo una cosa del genere.
Mi trovo invece davanti un vecchietto mite, quasi nascosto da una pila di libri e giornali (una cosa indecente, con quel che costa la carta. Ma il Teopop non lesina certo in crudeltà).

"Oh, eccoti finalmente. Non abbiamo molto tempo".
"Ci conosciamo?"
"No. Tu forse hai sentito parlare di me. Io sono un prigioniero".
"Certo, e chi non lo è".
Fa una faccia come chi ingoia un rospo. "Io lo sono da molto tempo, Immacolato. Prima che tu…"
"Sì, certo, certo, prima che io nascessi tu eri già prigioniero, tu sei figlio di una generazione di prigionieri, e come ci si divertiva in prigione quando la tua generazione dava assalti alle prigioni, perché credevate in una prigione migliore, dove secondini e prigionieri avessero tutti insieme il diritto di bleaaaaaaaaaargh…"

Ho rovesciato il pranzo lì per lì, credo su un trattato di Spinoza. Lui ha scosso impercettibilmente la testa. Se mi disapprovava, lo faceva con un certo stile.

"Va meglio?"
"No".
"Vedo che ormai riesci a fare tutto da solo".
"Sarà l'ambiente, non so… l'odore dei libri. Com'è che hai tutti questi libri?"
"Ti offendono?"
"No, ma è…"
"È sempre così, con voi. Mi invidiate perché ho il tempo per leggere. «Avessi io il tempo che ha lui». Poi vi vergognate della vostra invidia e state male. Ma io non ci posso fare niente. Ogni tanto riesco a farmi dare un libro dalla direzione, tutto qui".
"Ma qui ce n'è parecchi".
"Sono prigioniero da molti anni, Immacolato".
"E non hai fatto altro che leggere?"
"All'inizio scrivevo anche. Scrivevo piuttosto bene. Non c'è niente come la reclusione, per scrivere".
"Lo so".
"So che lo sai. Scrivevo parole piene di buon senso, e vuoi sapere una cosa? La gente le leggeva. La gente amava le mie parole piene di buon senso. Si commuoveva. Diceva a gran voce: quanto buon senso, questo prigioniero".
"Quanto buon senso".
"Lui sì che ha capito. Lui sì che si è pentito. Lui sì che ha parole di buon senso".
"Ma non ti hanno liberato".
"No, perché? A loro piaceva leggere, tutti i giorni, le mie parole di buon senso. Che interesse avrebbero avuto a liberarmi?"
"Ma perché eri dentro?"
"Storia lunga".
"In soldoni"
"Ho desiderato la morte di un uomo".
"Tutto qui?"
"In seguito quell'uomo è stato ucciso".
"Ma questo non vuol dire che…"
Scuote la testa. "Lascia perdere. Ero giovane, avevo un certo ruolo, scrivevo già cose non del tutto piene di buon senso, erano anni difficili… forse non puoi del tutto capire. La mia generazione…"
"Bleeeeargh!"
"Ecco appunto. Mi dispiace".
"Bleeeeeargh!"
"E mi dispiace essere qui a torturarti con questa storia. D'altro canto…"
"Bleeeeeeeeeeargh!"
"…erano mesi che ti aspettavo".
"Come… come sapevi che sarei venuto?"
"Prima o poi avresti fatto incazzare Pioquinto, è matematico. D'altronde, io sono solo una pedina in tutta questa storia. Il mio compito è farti uscire dalla porta sul retro".
"C'è una porta sul retro?"
"È un passaggio segreto, come nei romanzi d'appendice. Sbuca in via del Guasto. Troverai due vecchie conoscenze che ti accompagneranno a un'auto parcheggiata. Per di qui".
"Un momento. Cosa sta succedendo?"
"Stai per entrare in clandestinità, Immacolato. Per la seconda volta. C'è un movimento di opposizione al Teopop che…"
"Bleeeeeeeeeeeeeeeeeeeeargh!"
"Vedo che sei già alla bile, mmm. D'altronde puoi ancora scegliere. Qui c'è il VHS della Meglio Gioventù: scegli. Puoi accomodarti sul divano e morire di conati o…"
"C'è Defarge dietro a tutto questo, vero?"
"Non sono autorizzato a rispondere".
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