giovedì 19 ottobre 2006

- fuga da Capannonia (noi puffi siam così)

Cara Piccola Impresa mia,

non credere che questo non mi costi fatica.
Tu non sei qualcuno che io possa liquidare con leggerezza. Sei stato mio padre, mio amico, mia zia. Mi hai pagato gli studi, hai pagato la macchina. Ma fosse solo questo.
È che mi sei sempre stata simpatica, Piccola Impresa. Io sono cresciuto giocando in un terrazzo sul capannone di una ZI*, e se ho mai pensato di essere organico a qualcosa, quel qualcosa eri tu. Sul serio. Io ho portato l’odor di nafta al liceo, l’ho portato all’università, e ne andavo fiero. Guardateci, dicevo, siamo l’Ultima Borghesia. Dopo di noi non ci sarà più nulla da imborghesire, pensavo (mi sbagliavo: ci sono ancora gli albanesi e i marocchini). Perciò guardateci, siamo grezzi e democratici. Niente da invidiare ai figli dei professionisti, perché i nostri papà creavano più ricchezza di loro e noi imparavamo le lingue anche meglio di loro. Niente da rimproverare ai figli degli operai: sapevano il nostro stesso odore. Piccola Impresa mia, ti ho amato tanto.
Adesso caccia il grano, però.

Lo so che non sei brutta come ti dipingono.
Non necessariamente leghista e tremontiana. Magari stavi per votare Prodi, lo scorso aprile. Ma lui continuava a pestare su quel tasto. Sempre e solo su quel tasto. L’evasione, l’evasione. Piccola impresa io ti capisco: ti sei cagata addosso. E chi non l’avrebbe fatto al posto tuo? Io stesso, se il 50% di quel che guadagno fosse in nero, non avrei votato Prodi. Invece l’ho votato, e ho fatto bene.
Perché io non sono te. Non sono organico.
Io sono la persona a cui tu stai rubando. E quindi caccia il grano.

Lo so, lo so, è assurdo, è perfino imbarazzante – perché in fin dei conti tu rubi per dare a me. Perciò, di che mi lamento? Cos’è, idealismo il mio? Ma come mi permetto di fare l’idealista nel piatto in cui ho mangiato?
Ma no, cara Piccola Impresa, niente idealismo tra noi. Solo franchezza. Io ti ho osservato per anni, e ho capito che hai qualcosa che non va. Seriamente.
Tu sei malata, Piccola Impresa mia. Tu non rubi per dare a me – questo chiamalo se vuoi effetto collaterale – tu rubi perché non sai fare altro. Tu non hai un progetto, un modello di sviluppo. Tu hai solo un’ossessione. Sei cresciuta lavorando e accumulando, e di fronte alle nuove sfide reagisci sempre nel medesimo modo: lavori e accumuli. Ma non vai da nessuna parte.

Lascia stare i dottoroni che ti dicono che va tutto bene, che sei forte, sei la spina dorsale del Paese. Cazzate. Li paghi perché ti dicano cazzate. Non è mai esistito un Paese con una spina dorsale fatta di piccole imprese. C’è solo l’Italia e – curiosa coincidenza – non funziona più. Ci sarà un motivo, scusa, se dovunque le imprese crescono, e qui da noi restano Piccole.
Perciò, piantala di vantarti per i tuoi difetti. Tu non hai deciso di restare piccola impresa, semplicemente non ce la fai a crescere. Tu non sei più il miracolo italiano. Tu sei la malattia dell’economia italiana, e questa malattia si chiama nanismo. Piantala di tesser lodi dei tuoi piccoli capannoni, dei tuoi piccoli macchinari, dei tuoi piccoli affari. La grande Valpadana, ma va là. Il bosco dei puffi è diventata, la Valpadana. Ti sei scavato una tana e l’hai chiamato modello di sviluppo. Sbagliato. Non era un modello di sviluppo. Era una tana.

Ogni tanto veniva qualche straniero a guardare, e tu li trattavi come selvaggi con le pezze al culo, Piccola Impresa. Se solo avessi studiato un po’ di più – ma non hai mai avuto molto tempo per studiare, lo so anch’io. Passava il turco e comprava un vecchio macchinario: ma sì, pensavi tu, che male c’è, avranno il diritto anche loro a farsi qualcosa nelle loro tane turche.

Ora, Piccola Impresa, posso capire i cinesi. Un miliardo e duecentomila cinesi che piombano improvvisamente nel Commercio Mondiale non sono colpa di nessuno (neanche dell’euro o di Prodi). Ma tu sei riuscita a farti fottere persino dai turchi, come hai fatto? Gli hai svenduto i macchinari ed il know how!
Tempo una generazione e loro avranno Grandi imprese. Mentre tu resterai Piccola Impresa, perché sei fatta così. Il tuo capannone, la tua piccola produzione, la tua tana. Tuo padre aveva le pezze al culo, tu hai una mercedes, tuo nipote avrà le pezze al culo. A proposito, tuo nipote è mio figlio. Caccia il grano.

Lavorare, lavorare, sempre solo lavorare. Credevi fosse un’etica, invece era un’ossessione. Non sei mai riuscito a immaginare nient’altro. Neanche un sistema migliore di lavorare. Neanche un futuro per i figli i tuoi – almeno gli operai li mandavano all’università. E tante volte se li vedevano tornare indietro fuoricorso e fricchettoni, lo so. Ma per quanto ingenuo, quello era un modello di sviluppo. L’operaio voleva evolversi in qualcosa di più colto. Ma tu, Piccola Impresa, volevi solo evolverti in Piccola Impresa. Appena l’erede manifestava chiari sintomi asinini, lo spedivi al diplomificio: poco tempo da perdere, che tanto in fabbrichetta si guadagna meglio che in banca o a scuola. Che bel risparmio di tempo, eh? Risultato: una generazione di Piccoli Imprenditori Deficienti. Tamarri e snob in una botta sola, quel tipo di gente che resta in coda per ore fuori dal Billionnaire. E poi piangi, piangi, Piccola Impresa. Potevi pensarci prima. Ma chi aveva tempo per pensare? A lavurèr.

Io lo so che per te la scuola non è mai stata importante, Piccola Impresa. Ne hai frequentata poca, e tutto quello che ti è servito l’hai imparato altrove. Ma tu eri in una fase eroica, lo capisci? Come faccio a spiegarti? Hai presente Mosè, l’attraversamento del Mar Rosso? l’Esodo! Almeno una messa alla domenica, Piccola Impresa!
Insomma, ci sono possibilità che capitano una volta sola: metter su una piccola impresa con tanta voglia di lavorare e una cultura relativamente approssimativa. Gli anni Cinquanta e Sessanta. Quella meravigliosa inflazione che ti estingueva i mutui praticamente da sola. Ti sei sentito un eroe, Piccola Impresa, e un po’ lo eri. Ma restavi un ignorante. In Mercedes, ma ignorante. Avresti dovuto calcolarlo, mica sei scemo (sei solo ignorante). Avresti dovuto investire in cultura. Mandare il tuo figlio nelle scuole giuste, proiettarlo su obiettivi importanti. E invece no.
L’operaio ci pensa. L’albanese e il marocchino stanno già iniziando a pensarci. Ma tu no. Tu – caso unico del mondo – sei convinto che si possa aver successo per più di una generazione, senza studiare. Per grazia divina, probabilmente. Tra tutte le plaghe del mondo, Dio dovrebbe aver scelto proprio la Val Padana per elargire al suo popolo preferito il suo gentile dono: la Piccolezza. Seh. Ma caccia il grano, pirla. Soffrirai? Te lo meriti. Chiuderai? Non facciamone un dramma. Se campi di nero, stai già campando a spese mie. Saldiamo il conto subito.

Tu non hai bisogno di una Tremonti-Tris. Non hai bisogno di un altro piccolo capannone, di un altro piccolo appalto in nero. Tu hai bisogno di scuole serie, scuole buone, per i tuoi nipoti (i figli te li sei bruciati).
Ma le scuole italiane fanno schifo, dici. Esatto! Perché mancano i soldi! I soldi che hai rubato in questi anni, Piccola Impresa.
La tua mercedes, la tua barchetta – e adesso piangi che non è colpa tua, che la colpa è dei ricchi veri, quelli da yacht. E invece no, Piccola Impresa. La colpa è proprio tua, che in trent’anni di furto alle casse dello Stato non sei riuscito nemmeno a mettere insieme un tre-alberi. Perché evidentemente hai un limite strutturale, una carenza, un gap. Chiamalo come vuoi. Io lo chiamo ignoranza.

Come hai detto? Sì, si può curare. Tuo nipote andrà in una scuola migliore.
Se cacci il grano.
Oppure lascia perdere. Fottitene, continua a evadere. Visco taglierà i fondi alle scuole: avremo classi di trenta monelli e professori esauriti. E tu avrai qualche soldo in più per il tuo nuovo capannone, il tuo ristorante preferito, le tue care vecchie Maldive. Cara Piccola Impresa.
Saluti alla Puffetta, mi racomando.

* Zona Industriale, o ignoranti. Non leggete mai i cartelli gialli?

26 commenti:

  1. Fantastico!

    senti, anche in barba al decreto del tre ottobre mi permetto d citarti sul mio blog, in attesa che tu mi faccia causa...

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  2. Complimenti per la lucida cattiveria. Io linko il post. O è proibito anche questo?

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  3. non vorrei dire, Leo, ma in questo caso il (tuo) conflitto di interessi è lampante!

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  4. troppo giusto. qui nessuno ha intenzione di pagare il conto. Ed è un continuo 'chiagni e fotti'. altro esempio lampante: le rendite di posizione (v. rivolte di commercianti, tassisti, ordini vari).
    mi permetto di segnalare, sul tema PMI e non solo, "La regina e il cavallo", di Salvatore Rossi (Banca d'Italia). Che tra l'altro si legge anche volentieri

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  5. Teribbile!

    Esagerato ma vero. Non si può fare di ogni erba un fascio, ma la piccola impresa era ed è spesso così.

    Fra le piccole imprese ci metto anche la Fiat, Ferruzzi, Cirio e sorelle che hanno fatto più danni e sono costate anche di più.

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  6. complimenti, acuto e graffiante, come sempre, quante azienducole del "ricco nordest" mi vengono in mente leggendoti...

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  7. Davvero ben scritto :-)



    PieroS

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  8. sai che quando non fai troppo il cttolico sei bravino.
    vai, mi sbilancio: il blog è vivo*



    * se ci vediamo, paghi da bere

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  9. Dovrò passare questo link a qualche collega, di quelli che fra venerdì e sabato saranno qui...

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  10. sai Leonardo che dovresti iniziare a preoccuparti
    sei talmente convincente e capace che potresti iniziare a raccontare cazzate immani (non è questo il caso) ed avere, a priori, ragione.
    io non ci dormirei la notte
    Marcello

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  11. In quest'orgia di commenti entusiasti mi permetto di difendere il diavolo:

    1. La piccola impresa c'è in ogni Paese, non è una peculiarità italiana.

    2. La pressione fiscale in Italia è altissima. Anche la persona più onesta del mondo cercherebbe di evadere il fisco.

    3. La gente in Italia ha la sensazione che i soldi delle imposte vengano sperperati in assistenzialismo, prebende, favori e rendite di posizione. Non spesi in progetti utili. Questa è la differenza più evidente con il famoso "modello scandinavo", in cui si pagano tante tasse ma se ne vedono anche i benefici.

    4. Scrivere che i figli degli industrialotti siano solo una massa di deficienti viziati e burini è una semplificazione indegna. Quelli bravi hanno studiato (in America).

    Per il resto, grande post come sempre.

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  12. anche l'elvetico tiene ragione. poi, non so laggiù in tortellinolandia ma qui in veneto abbiamo sì piccole eterne imprese ma molte sono anche cresciute sai?

    negli ultimi anni (e in quelli futuri) c'è stata una selezione spietata. gli ignorantoni tamarri capaci solo di evadere stanno chiudendo a ritmi impressionanti mentre chi ha investito un attimo in innovazione va che è un piacere

    e più che zi è zai :)

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  13. Qualche domanda.
    E' vero che le imprese italiane soffrono di nanismo, ma non potrebbe essere anche una questione strutturale?
    Comunque siamo sicuri che il mondo dei grandi sia quello che funziona?
    Perche' la fuori con i grandi devi mangiare e crescere mangiare e crescere, perche' se non mangi vieni mangiato, o no?
    E la HP che si compra la CompaQ soffre di gigantismo? E allora aumenta l'efficenza, taglia migliaia di posti di lavoro perche' non indispensabili ecc. ecc.
    Se fosse stata adeguatamente supportata forse la piccola impresa avrebbe potuto essere un modello interessante di decentralizzazione, o no?
    E comunque che il dipendente sia un eroe perche' paga le tasse, no dai, e' propaganda. Quando fa lo straordinario prova a chiedergli vuoi 30 in busta o 50 in mano? E vediamo come si comporta l'eroe.
    A parte l'ultima frase non voglio far provocazioni ma domande appunto, quindi pace :)

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  14. Leo, scusa, un commento stanco e sciatto del venerdì sera: ma cos'è tutta sta smania di crescere? tutta questa voglia che le aziende si espandano? dov'è tutta questa necessità del progresso?
    da uno che aveva fatto Attac qualche dubbio in più me lo aspettavo.

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  15. ebi, non che voglia fare l'avvocato d'ufficio di leonardo, però, mi pare, i casi sono due:
    1) consideri le imprese una robetta di passaggio sulla via di una trasformazione strutturale verso un altvo mondo possibile;
    2) pensi che le inprese ci sono e ci resteranno, e in fondo è anche grazie a loro che stiamo qui a digitare, a prendere i nostri voli low cost, ecc. ecc.

    Se sei nella posizione 1), oh, avanti, si lavora per superare le contraddizioni del capitalismo. io mi tiro fuori, ma buona fortuna.

    Se sei nella posizione 2), magari qualche domanda su 'sta retorica delle piccole imprese te la poni. e magari ti chiedi se sono meglio quelle piccole e quelle grandi. sono cose che, mi pare, leonardo ha fatto con una intelligenza decisamente sorprendente per uno che è stato lupetto per 15 anni*.


    *(leonardo, come cazzo hai fatto a resistere per gli ultimi 14 anni e 11 mesi?)

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  16. Le imprese dureranno anche dopo gli esseri umani. Sempre. Domineranno Alpha Centauri.

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  17. oddio, quanti siete.

    Dal fondo in su:
    Credo che il problema non sia tanto la piccola impresa, quanto una piccola mentalità d'impresa. Nessuno ci costringeva a crescere, verissimo. In certi casi forse avrebbero dovuto costringerci a non crescere, perché non avevamo i mezzi culturali per farlo. In alcuni casi si è proceduto semplicemente per accumulazione di capannoni.

    Io parlo solo per sentito dire, ma ne sento parecchie. C'è gente che dirige multinazionali ma pretende ancora di mettere la sua firma su ogni documento, perché è cresciuto così. Sì, ma dopo un po' non si cresce più.

    E comunque che il dipendente sia un eroe perche' paga le tasse, no dai, e' propaganda.

    Sì, è propaganda che io, per esempio, non ho fatto. Il problema è proprio che non voglio essere trattato come un eroe perché ho le trattenute sullo stipendio. Voglio meno medaglie al valor civile è più soldi, perché me li merito.

    gli ignorantoni tamarri capaci solo di evadere stanno chiudendo a ritmi impressionanti

    E' proprio questo il punto: basta piagnistei. Un sacco di gente se lo merita, di chiudere.

    * Le piccole imprese non esistono solo in Italia. Verissimo. Ma c'è un tipo di retorica sul piccolo è bello che è tipica solo dell'Italia, anzi solo di alcune regioni.

    La gente in Italia ha la sensazione che i soldi delle imposte vengano sperperati in assistenzialismo, prebende, favori e rendite di posizione. Non spesi in progetti utili. Questa è la differenza più evidente con il famoso "modello scandinavo"

    Fatta la tara a un certo spreco strutturale (che esiste probabilmente in Scandinavia), anche qui c'è un problema di mentalità. Un pregiudizio, o come la chiami tu, una "sensazione", serve ad avallare un comportamento negativo. Ecco, questa non è cultura: è maleducazione. Prima paghi, poi - se effettivamente i tuoi soldi vengono usati male - ti lamenti. Ma finché non paghi non hai diritti (battiamo sempre lì: no representation without taxation).

    Il mio conflitto d'interessi è acclarato ed è un conflitto d'interessi interiore.

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  18. Sarebbe interessante stampare questo post e distribuirlo nelle ZI della Campania per vedere le reazioni dei piccoli imprenditori sebbene temo che la maggiorparte di loro si limiterebbe ad accartocciarlo e butarlo via (a terra) facendo spallucce.
    Qui, nella Giungla, non c'e' finanziaria che tenga per le PuffImprese.

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  19. Davvero un bel post. Complimenti per il coraggio

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  20. e vai!!
    ti leggo da un bel po' e ora mi metto pure a fare i complimenti.
    Pensa che è domenica sera e sono in ufficio a finire il lavoro, almeno qualche pagina intelligente su internete (e il biglietto in tasca per Del Bono domani)tirano un po' su il morale

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  21. Tutti dipendenti che scrivono di cose che non conoscono universitarietti spillasoldi (alla
    famiglia ) dipendenti, mezzi comunisti , qualche tontolone, e
    qualche radicalscich di merda (quelli che più odio - preferisco i comunistacci almeno sono coerenti).
    Fino a 5 anni fà ero un dipendente
    poi ho voluto aprire la ditta individuale ( perche se no col cazzo che da dipendente riuscivo a prendermi la casa singola e mantenere dignitosamrntr i miei figli (VENGO DA UNA FAMIGLIA POVERA ES. VIAGGIO DI NOZZE A FIRENZE ALBERGO 2 STELLE).ALLORA
    PERCHE DOVEVO FARE LA STESSA VITA DEI MIEI. BENE APRO LA DITTA INDIVIDUALE E SCOPRO LA MAREA DI TASSE DA PAGARE PER AVVIARLA , 11 ORE DI LAVORO TUTTI I GIORNI MILLE SACRIFICI HAI IL PENSIERO CHE QUALCUNO NON TI PAGHI ED è SUCCESSO , E POI STRONZONI MA QUALE NERO CHI LAVORA CON LE INDUSTRIE ( E NON I PRIVATI) FATTURA FINO A L'ULTIMO CENTESIMO.
    ALTRO LUOGO COMUNE DA SFATARE , QUANDO ERO DIPENDENTE GUARDAVO LA BUSTA PAGA E DICEVO GUARDA QUANTE TASSE HO PAGATE MA QUANDO MAIIIIIII MERDA SCHIFOSA MA VOI SIETE MAI ANDATI IN BANCA A FARE UN BONIFICO O APRIRE IL PORTAFOGLIO PER PAGARE IL MINISTERO FINANZE QUANDO MALEDIZIONE AVETE PAGATO IRPEF O INAIL APRENDO IL PORTAFOGLIO E VERSAto UN PO DI 300 -400€ AL MESEEE NON ALL'ANNO BENE NOI TUTTI I SANTI MESI FACCIAMO I VERSAMENTI SI CHIAMA F24 IN DAL NOSTRO CONTO CORRENTE , PRELEVIAMO I SOLDI(NON CHIACCHERE ) E PAGHIAMO PER OGNI DIPENDENT IRPEF, INAIL, INPS IRAP ECC E SI VERSANO ALLO STATO ITALIANO TUTTI MESI EX SE AD UN DIPENDENT DEVO DARE 900 EURO NETTI IO PAGO 1800 EURO CI COSTA TRA TASSE E STRATASSE IL DOPPIO 800 E ALTRI 800 , DOVREBBERO FARLO FARE A TUTTI IL PICCOLO IMPRENDITORE O ARTIGIANO (E LASTESSA COSA ) CIAO FATEMI SAPERRE

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  22. Sono d'accordo con te anonimo del viaggio di nozze a firenze , anchio sono piccolo- micro imprenditore (artigiano) e veramente quando ? quando ? quando si urlerà in tutta italia urlareeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee che noi dal conto corrente della ditta paghiamo le tassacce al dipendente tutto paghiamo anchio ( che ho fatto il dipendente ) non ho mai pagato un bel cazzzzooo di gnente la bella busta netta e bastaaa mica il minestero dellefinanaze mi chiamava per farli il bonifico dell' irpef in busta paga , inail inps irap cazz medap e viscacciomerda , niente .Un bel luogo comune inculcato dai sindacati , comunist, e merda varia e veroooooooo. Sapete che in tutta la costituzione italiana non esiste dico non esiste le parole libero mercato e impresa si vede
    che la costituzione è stata fatta da un quaranta per cento di comunistacci maledetti, ci pensate a questo a scrivere lo urlerei , maledettei quando ero operaio li odiavo i sindacalisti e sinistra adesso li odio cento dico cento volte di piùùùùùùùùùùùùùùùù, ciao basta .

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  23. Allora, se volevate confutare la tesi del pezzo (i piccoli imprenditori italiani vanno in malora perché non hanno molto studiato) direi che non ci siete riusciti.

    Ce l'abbiamo solo in Italia, una classe imprenditoriale che non sa mettere la punteggiatura.

    Se avete fatto il passo più lungo della gamba, cosa posso dire? Non sono mica tutti bravi. Voi evidentemente non lo siete. Se leggete l'italiano come lo scrivete, qualunque fornitore è in grado di fottervi con un contratto.

    Altrove troverete siti e forum in cui vi dicono che la colpa non è vostra, macché! E' dei comunisti. Andate là.

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  24. Redazione Finanza In Chiarosabato 17 novembre 2007 16:35:00 CET

    Tasse? Si, grazie.

    Di redazione (del 17/11/2007 @ 04:40:15, in Osservatorio Internazionale)

    Il modello scandinavo.

    Gli Scandinavi dimostrano che è possibile conciliare il successo economico con uno Stato sociale ben funzionante. Che cosa si intende per modello scandinavo? E’ un modello applicabile nel resto dell’Europa?

    La Svezia, la Danimarca, la Norvegia e la Finlandia hanno raggiunto ciò che più di un economista considerava come impossibile: una piena crescita economica nonostante un’elevata fiscalità ed un forte Stato sociale.

    Nel novembre dell’anno 2006 J. D. Sachs, economista americano laureato Premio Nobel, rilevava come i Paesi scandinavi superassero i paesi anglo-sassoni nella maggior parte dei parametri economici.

    In quasi tutti gli studi, sia che si tratta di tasso di povertà, di libertà di stampa o di speranza di vita, gli Scandinavi occupano i primi posti. Anno dopo anno gli studenti finlandesi primeggiano nelle speciali classifiche PISA. In Danimarca, i salariati si sentono meglio protetti che in Germania benché almeno un quarto di loro cambia posto di lavoro ogni anno. In media gli Svedesi mettono al mondo 1,8 figli. A ciò occorre aggiungere che il sistema sanitario è gratuito, la rete di asili nido è capillare, funzionante a tempo pieno e… [continua]

    http://www.finanzainchiaro.it/dblog/articolo.asp?articolo=74

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