mercoledì 15 ottobre 2008

Communication breakdown, it's always the same

Il falso e vero verde

Ieri è partita YouDem, una tv che non guarderò perché non ho il decoder, e se lo avessi guarderei cose più interessanti e possibilmente non immerse in un verde fosforescente. Naturalmente io non sono un esperto di comunicazione, eh: però nello spezzone che è stato consegnato ai TG, Veltroni e Riotta apparivano come due marziani che complottano nel sottomarino dei cattivi di Ottobre Rosso (il sottomarino dei buoni invece aveva sfondi azzurri, riposanti, o arancioni, caldi e rassicuranti).

Di fronte a spettacoli come questi, il problema non è più tanto perché, ma chi.
Chi è che ha deciso che quel maledetto colore deve spuntare dappertutto, non solo sullo sfondo, ma persino rifrangersi sulle guance del leader? È per caso lo stesso esperto che immerse tutti i manifesti elettorali in un glorioso verde vomito che trasformava i candidati in alieni? Quanto lo avete pagato? Siete sicuri che Berlusconi non lo stia pagando un po' di più? Perché il lavoro che sta facendo è ottimo, da un certo punto di vista. Sono pronto a scommettere che nei prossimi giorni gli ultimatum di Veltroni-verde-psicadelico, lanciati a Riotta dalla plancia di un sottomarino sovietico, ce li faranno vedere con una certa frequenza anche sui telegiornali in chiaro (ieri s'è visto persino al tg2 delle tredici). Insomma, la strategia comunicativa c'è, ed è brillante, ma è chiaramente anti-PD, e Veltroni non ne è il protagonista, ma la vittima.

Io non sono esperto di comunicazione, lo ripeto. In effetti, non sono esperto di un granché, per esempio non m'intendo molto neanche di calcio. Però se vedo un portiere che afferra il pallone e lo scaglia nella sua rete, una certa idea riesco a farmela. Ecco, Veltroni piazza almeno un autogol a settimana; quando non c'è lui ci pensano Franceschini, o Morando. Posso avanzare il sospetto che qualcosa non vada?
Fingiamo che il Pd non abbia gravi problemi di democrazia interna, di rappresentatività, di organizzazione; resterebbe comunque un enorme problema di comunicazione. Finché lo dico io, coi miei trascorsi estremisti, va be', chissenefrega. Ma a se furia di spalmare l'america su tutto, Veltroni è riuscito anche a stuccare obamiani della prima ora come Bordone (che implora basta America, basta Obama!), il sospetto si rafforza.

Non è che Veltroni non si dia da fare, anzi. Il leader viaggia, rilascia dichiarazioni, cambia linea ogni qualvolta lo ritenga necessario (disorientando magari l'elettore che non ha capito in che modo il Berlusconi-interlocutore-per-le-riforme di tre mesi fa si sia trasformato nel Berlusconi-minaccia-per-la-democrazia). Eppure in un qualche modo sembra slegato dal mondo in cui viviamo: sempre fatalmente in ritardo di quattro o cinque giorni.

La settimana scorsa è scoppiata una grande bolla, ce ne siamo accorti tutti. Persino l'estremista di sinistra ha tremato per i titoli a dieci anni della povera mamma. Persino lo scettico razionalista, di fronte a un paio di bancomat in tilt, ha confessato la sua preoccupazione (quelli un po' meno razionali erano già nel panico da mezza giornata). Nel frattempo Veltroni dov'era, cosa dichiarava? Già da parecchi giorni stava andando avanti con la storia della dittatura soft, dello svuotamento della democrazia. Erano gli stessi giorni in cui temevamo tutti che ci si svuotasse il portafoglio, altro che democrazia; i giorni in cui persino i liberali speravano in un'autorità statale forte, a Bruxelles o a Roma; qualcuno coi nervi saldi. Nel fragore dell'emergenza, quando si parlava di nazionalizzare gli istituti bancari, poteva veramente interessare a qualcuno se Berlusconi fosse democratico o no? Le dichiarazioni di Veltroni hanno continuato a risuonare come un persistente piagnucolìo, che per fortuna andava spegnendosi nel rumore di fondo. I contenuti non erano affatto sbagliati; a essere sbagliata era la tempistica.

A un certo punto nel loft devono essersi accorti che qualcosa non andava. E hanno reagito... nel modo sbagliato. Anche perché si sono trovati con una bomba a orologeria innescata: la Grande Manifestazione. Quella che Veltroni aveva promesso ancora in primavera.
Ora, c'è un motivo abbastanza semplice per cui un partito o un sindacato, quando ha un problema, indice una manifestazione subito e non quattro mesi dopo. Intanto bisogna evitare che qualcuno s'impossessi della lotta al posto tuo, come appunto ha fatto Di Pietro in luglio. E poi bisogna battere sul ferro finché è caldo, non aspettare che la situazione cambi magari a tuo sfavore, ridurre le incognite... chi può dire cosa sarà di noi da qui a cento giorni? Il crack non era previsto dagli analisti finanziari, figuratevi dagli esperti del loft. Che infatti si sono ritrovati con una Grande Manifestazione programmata contro il governo proprio mentre il governo si proponeva difensore dei risparmi degli italiani. Sì, non lo potevano prevedere. Ma è proprio per questo che le manifestazioni non vanno troppo posticipate.

È qui che Morando se ne esce col suo capolavoro: dichiarare al Giornale che la manifestazione del 25 ottobre non sarà antigovernativa, anzi di sostegno al Governo. Un modo sicuro per togliere a qualche migliaio di sostenitori la voglia di perdere un sabato a fine ottobre. Se ne sarà reso conto? Morando non ha perso semplicemente il contatto con la base (se mai ne ha avuto uno) ma la fiducia: è convinto che bastino due o tre scene madri di Berlusconi salvatore dell'economia per infinocchiarci. In realtà l'Italia continua a essere piena di antiberlusconiani, esattamente come in aprile: gente che di manifestare contro questo governo non vede l'ora. Questo vale soprattutto per due categorie, molto importanti per il bacino elettorale del PD, che hanno la sensazione di essere diventati la preda di guerra dei berlusconiani: insegnanti e impiegati statali. La stretta della Gelmini sulle scuole e quella di Brunetta sulle ore di malattia sono colpi bassi, che dopo lo choc iniziale cominciano a risultare dolorosi; basterebbe dar voce a queste lotte per ricominciare a fare opposizione seria. Ma bisognerebbe essere contrari a quello che sta facendo la Gelmini o Brunetta, e temo che Morando e Veltroni non lo siano. E qui il problema smette di essere un problema di comunicazione, e diventa una questione di contenuti, ovvero: il minimo requisito per fare opposizione è avere idee opposte a quelle dominanti. Se non ce le hai, forse è meglio che ti fai da parte. Lapalissiano, vero? eppure non passa mica.

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