venerdì 3 agosto 2012

Fin qui nessuna traccia dei nativi

The class they couldn't teach

"Eravamo la classe a cui gli insegnanti non potevano fare lezione, perché ne sapevamo più di loro". Questi due versi di una canzone dei Police, quindi molto vecchia ormai, mi sono tornati in mente lunedì mentre partecipavo a una chiacchierata sull'insegnamento, e in particolare sull'insoddisfazione dei professori. Il pretesto era un rapporto della fondazione Gianni Agnelli, ma a un certo punto qualcuno ha tirato in ballo la questione dei nativi digitali: che è il modo anni '10 di definire i giovani d'oggi, la generazione che è nata davanti al computer e che quindi malsopporta una didattica tradizionale a base di quadernini a righe e quadretti e lavagne di ardesia. Io a quel punto forse sono stato antipatico, forse ho recitato fino in fondo il mio ruolo di insegnante scettico che in tutte queste novità digitali ci crede fino a un certo punto. A mia discolpa posso solo canticchiare una vecchissima canzone dei Police, intitolata Born in the 50s: Sting è del '51, avrà finito il suo percorso scolastico intorno al '68, e già allora condivideva la sensazione di avere una marcia in più rispetto ai suoi insegnanti. Probabilmente è stato sempre così, soprattutto nei periodi di crescita, quando i cambiamenti veloci mettono in discussione le conoscenze del passato e la scuola si scopre improvvisamente come il baluardo di tradizioni inutili. Probabilmente ogni generazione è insoddisfatta dei suoi insegnanti, e il cosiddetto "digitale" è semplicemente il terreno in cui si esprime oggi questa insoddisfazione: finché alla lavagna di ardesia non si sostituisce quella digitale, giusto per scoprire che comunque la lezione bisogna studiarla lo stesso, e che studiare è comunque fatica. Probabilmente la sensazione di "saperla più lunga" l'hanno avuta tutte le generazioni, compresa la mia.

Il fatto è che io, che pure su internet ci passo parecchie ore al giorno, non posso dire di conoscere nativi digitali. So che da un certo punto in poi devono esserne nati, so che a un certo punto arriveranno, posso anche immaginare che siano già tra noi: però non li vedo (i lamenti del barbogio professore proseguono sull'Unità, H1t#138).

11 commenti:

  1. vedendo i miei non-ancora-treenni smanettare sull'iPad, direi che entro otto anni li vedrai.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Stavo per dire la stessa cosa. Quando la mia quasitreenne è passata dall'iPhone (mio) al MacBook del papà si è arrabbiata perché lo screen non era touch.

      Elimina
    2. Pardon, credo che Leonardo intendesse dire una cosa leggermente più sottile e che voi stiate confondendo uso e fruizione critica. Leonardo non si preoccupava del fatto che chi è nato negli anni 2000 sappia maneggiare un iPad, ma piuttosto che ne sia un utente consapevole.
      Se la generazione dei "nativi televisivi" si è rivelata la vittime ideale della pubblicità e della propaganda televisiva, chi vi garantisce che i "nativi digitali" saranno in grado di utilizzare la rete in maniera consapevole e critica?
      Saper smanettare su un iPad è come saper schiacciare i tasti di un telecomando: non ci incastra nulla con il suo uso consapevole.

      Elimina
  2. o la mia tredicenne con uno smartphone Android o con un laptop Ubuntu altrettanto

    RispondiElimina
  3. E magari verrà fuori che anche la generazione X non era poi così tanto X.

    RispondiElimina
  4. Leggo te e mi viene in mente Zerocalcare: http://www.zerocalcare.it/2012/07/23/iggiovanidoggi/

    RispondiElimina
  5. i vostri treenni saranno nativi digitali, e sapranno di processori, reti e sistemi operativi quanto voi nativi della civiltà dell'automobile sapete di trasmissione e distribuzione e di accensione e avviamento.
    in media, servi e clienti :)

    RispondiElimina
  6. Dare per scontato che treenni e tredicenni saranno protagonisti/utenti attivi/competenti del digitale solo perchè già smanettano senza paura ipad e quant'altro è intelligente quanto lo sarebbe stato negli anni '80 credere che gli adolescenti di allora sarebbero diventati tutti registi solo perché usavano il telecomando del videoregistratore senza farsi problemi.

    Viva quindi i pezzi come questo che aiutano a combattere la bufala dei nativi digitali, vedi anche

    http://www.giannimarconato.it/2011/03/nativo-digitale-uno-stereotipo-dannoso

    RispondiElimina
  7. Va bene, ma iniziamo a fare dei laboratori scolastici che insegnino a questi ragazzi ad orientarsi in Internet, recuperando le vecchie nozioni sulla validità e la critica delle fonti.

    RispondiElimina
  8. Beh, basta tenerli lontani dalla tecnologia, almeno fino a 7 anni, e vi assicuro è non solo è possibile ma anche risanatore. Io che sono figlia degli anni 70 cresciuta a pane e ape maya e gig robot d'acciaio, e la sera avevo la testa che mi friggeva da quanta tv mi ero puppata, ho scoperto una volta mamma che questo aggeggio mi dava il vomito. Ed ho scoperto un mondo, in cui quando si mangia nn si sta girati verso qualcos'altro che nn siano le persone a tavola o il piatto, in cui la sera si parla e si raccontano fiabe, si ride e si scherza o si discute. Ma nn stiamo fissi davanti a uno schermo.
    Ho un cellulare vecchio di 2 anni che nn ha niente di touch. Non c'è bisogno di insegnare ai ragazzi ad andare su Internet, lo sanno fare da prima di nascere.
    Facciamo qualcosa che sia degno di essere imitato da loro, e che abbia un senso.. Stare seduti davanti al nulla li rende solo annoiati e persi.
    Complimenti Leonardo, ho scoperto per caso il tuo blog, cercando nn so più che cosa..

    RispondiElimina

Puoi scrivere quello che vuoi, ma se è una sciocchezza magari la cancello. Di solito però ci metto molte ore. Se il tuo commento non viene pubblicato subito, è colpa dell'antispam che ha dei criteri tutti suoi. Non ti preoccupare, magari scrivimi un messaggio più breve, appena posso recupero tutto.