| La Repubblica |
Quattro anni fa moriva Pietro Citati, senza che io sentissi l'esigenza di scriverne qualcosa. Coi morti bisogna fare la pace, ma Citati da questo punto di vista non è nemmeno così morto – dando un'occhiata in archivio ho trovato il commento a un suo pezzo di ormai vent'anni fa sulla scuola che potrebbe avere scritto Galli Della Loggia giovedì scorso. Ripensandoci, però, la storia della mia antipatia per Citati è interessante. È stato per me un punto di riferimento prezioso, in anni in cui era più difficile trovarne.
Con Citati partii subito male. Il primo ricordo che ho di lui è la sua stroncatura del Pendolo di Foucault, in prima pagina sulla Repubblica, episodio che dopo tanti anni ancora mi sorprende: immaginate uno scrittore italiano che sia riuscito a piazzare un best seller in America (riuscite a immaginarlo?) Immaginate che non sia un personaggio misterioso alla Ferrante, ma un professore universitario con una solida collaborazione con le testate di un importante gruppo editoriale. Immaginate che il suo secondo, attesissimo romanzo, sia stroncato in prima pagina sul quotidiano di quello stesso gruppo editoriale. No, non riuscite a immaginarlo, secondo me: oggi il mercato non funziona più così (oggi il mercato non funziona). Mentre nel 1988 Eco non solo poteva permettersi stroncature così autorevoli, ma dava la sensazione di sollecitarle. Io comunque al tempo capivo solo che anche a Repubblica c'era un trombone a cui dava fastidio che un romanzo potesse essere allo stesso tempo colto, complicato e divertente.
In seguito, man mano che crescevo e mi accostavo sciaguratamente allo studio della letteratura, fu divertente notare tutte le volte in cui Citati spuntava al mio orizzonte senza che io l'avessi evocato e sempre, invariabilmente, per rovinarmi qualcosa. I due casi che mi vengono in mente in realtà dicono pochissimo, ovvero: (1) è stato lui a inventarsi il titolo Lezioni americane, capirai, quel libro secondo me ha banalizzato Calvino e devastato la sua ricezione (non tanto quel libro quanto il modo in cui è stato pubblicizzato) ma sarebbe successo anche con un altro titolo, no? Non lo so. E poi... (2) l'assassinio del partigiano Johnny. Che detta così fa ridere (ma anche un po' piangere), però se ricordo bene fu proprio Citati che suggerì a questo timido commerciante di vermut che aveva nel cassetto un romanzo monstre sulla guerra: senti, di libri sulla Resistenza ce n'è già tanti, invece la prima parte sulla guerra fascista è interessante, perché NON FAI FUORI JOHNNY SUBITO DOPO L'OTTO SETTEMBRE DIOSIGNORE PIETROCITATI MA NEANCHE SATANA A GESÙ CRISTO NEL DESERTO UNA PROPOSTA COSÌ. Che certo, riflettendoci, contestualizzando, se Fenoglio ha pubblicato Primavera di Bellezza e non ha mai finito il Johnny, che colpa può averci un editor Garzanti? Diciamo il 5%, il 10%, sotto un 80% da attribuire alle multinazionali del tabacco.
Tutto qui, niente di eccezionale. Non è stato Citati a trasformare Calvino in un pubblicitario, né a impedire a Fenoglio di mettere in bella un capolavoro. Ma nel frattempo nella testa mi era entrato un tarlo, l'idea di Citati come guastafeste del secondo Novecento, e da qui era un attimo a cominciare a fantasticare su cosa avrebbe fatto Citati in altri periodi, se fosse stato costretto a transitarvi come l'ebreo errante: un estimatore degli stilnovisti che incontra Dante e gli dice: ma lascia stare l'Inferno, a chi vuoi che freghi qualcosa di barattieri e biscazzieri, roba vile vile, concentrati sul sublime, più cherubini, più serafini, dai che questa roba la dobbiamo vendere ai prof di liceo... E tu Franz ma scusa ma cos'è questo bacherozzo gigante, il racconto andrebbe anche bene, ma non può svegliarsi tipo farfalla sublime? E Sigmund senti, Al di là del principio del piacere mi sembra un po' tranchant, che ne dici di un bel Lezioni Viennesi, sento già quell'aroma di Sachertorte, e così via.
Quattro anni fa se n'è andato Pietro Citati, e nel frattempo qualcuno da qualche parte potrebbe avere appena scritto un gran libro ma come si fa a saperlo? senza una sua stroncatura, come potrò mai esserne sicuro?
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