E le correnti della magistratura? Non possono che avercela con me.
Trent'anni di retorica scadente sul "correntismo" della magistratura (retorica promossa, ricordiamo, da un tizio che possedeva una larga fetta dei media benché i magistrati avessero dimostrato che la cosa era illegale) non dovrebbe far dimenticare al cittadino educato che l'autonomia del potere giudiziario significa che esso non deve dipendere dal legislativo e dell'esecutivo, e quindi dalle correnti che percorrono il dibattito politico; il che non significa, se non siete cresciuti a editoriali del Foglio e botte in testa, che ai magistrati non possa capitare di avere opinioni, di dividersi in correnti che le rappresentano, come del resto è inevitabile, se sono esseri umani e hanno diritti (e il diritto all'associazione, ricordiamo, è costituzionale).
Che le correnti possano degenerare in lobby e camorre è cosa senz'altro possibile – lo abbiamo tante volte visto succedere nella sfera politica, e i magistrati non sono santi – ma andrebbe dimostrato caso per caso e con prove tangibili, che di solito chi si lamenta del "correntismo" non si dà la pena di esibire.
La cosa è resa un filo più ipocrita dal fatto che molto spesso, appunto, dietro queste accuse ci sono lobby, camorre, o comunque esponenti di partiti politici che non trovano affatto strano che la propria categoria si divida a seconda di opinioni e interessi: succede naturalmente in tutti gli ambiti del comportamento umano, perché non dovrebbe succedere ai magistrati? E perché dovrebbe compromettere proprio la loro professionalità, e non quella di altre categorie?
Parlerò della mia piccola esperienza diretta. Appartengo a una categoria (gli insegnanti) che in teoria detiene un grande potere (i collegi docenti possono deliberare su tantissime cose) ma nella pratica non ho mai avuto la sensazione di esercitarlo perché, in linea di massima, i collegi sono immense assemblee di lavoratori che non hanno molta idea del potere che hanno, né fiducia dei colleghi con cui potrebbero organizzarsi a esercitarlo (spesso non li conoscono; nella scuola dell'obbligo i collegi riuniscono insegnanti di 5-6 plessi diversi, infanzia primaria e medie). Per cui ci si riduce quasi sempre a plebiscitare le indicazioni del dirigente e del suo staff, che almeno dà la sensazione di sapere di quel che parla. A questa situazione periclea, in cui l'assemblea diventa in sostanza la cassa di risonanza delle decisioni di un tecnico e dei suoi collaboratori, non siamo arrivati per caso: è un risultato che, se non è stato attentamente perseguito, comunque non dispiaceva a chi non si fidava della classe docente e dalle autonomie che col tempo si era conquistato. Chi immagina un organo rappresentativo senza 'correnti', forse non se ne rende conto, ma persegue lo stesso obiettivo: i rappresentanti dei magistrati dovrebbero smettere di avere idee e opinioni e trasformarsi in automi disposti ad alzare la mano quando qualcuno propone qualcosa (qualcuno dotato di maggiore autorevolezza, in quanto nominato da un potere politico quello sì, organizzato in solide correnti). Ovviamente non andrà così, anche solo perché il CSM sarà pur sempre un parlamentino dove il voto anche di un singolo magistrato avrà peso: salvo che invece del bilancino con cui le correnti esercitavano quel peso (con gli strumenti tipici di ogni democrazia, la ricerca del consenso e il compromesso), esso piomberà in ogni discussione con la mala grazia del bossolotto estratto a caso. Siete liberi di trovarlo un progresso, ma forse dovreste smettere di leggere il Foglio – e anche di darvi tutte quelle botte in testa.

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