Il governo italiano ha sospeso gli aiuti ai palestinesi

Il governo italiano ha sospeso gli aiuti ai palestinesi. Noi no. Donate all'UNRWA.

martedì 30 aprile 2002

La strategia del pomodoro (2) (Continua da ieri).

Riassunto della puntata precedente: per una serie di complicate circostanze il nostro eroe si è ritrovato in giacca e cravatta a una manifestazione di facinorosi, davanti a un insolito dispiego di Forze dell'Ordine, con un vistoso secchio di conserva di pomodoro in mano. Riuscirà anche stavolta a cavarsela senza macchiarsi la fedina di pomodoro, o di ridicolo?

In cima al corteo i percussionisti sono già partiti – facendosi strada tra due ali di agenti in giacca blu. Hanno il manganello e il basco. È difficile spiegarlo, ma quelli col basco mi fanno più paura. Col casco almeno non puoi guardarli negli occhi.
Io ho una giacca verde, una camicia bianca e una cravatta rossa – un pugno nell'occhio, una bandiera – e un secchio di conserva di pomodoro in mano. Mi vien voglia di fischiettare, già che ci sono. Perché mi caccio sempre in queste stronzate?
Dietro di me c'è Defarge con grembiule e spazzettone, e l'abituale espressione estatica.
"Bella manifestazione, eh?"
"Eh, sì".
Io ho già in mente i titoli della gazzetta del giorno dopo con le nostre foto segnaletiche in prima pagina: Noglobal assaltano le banche in Centro. Vedo già la conferenza stampa, con il questore che mostra a tutti lo spazzettone. No, stavolta mamma e papà non saranno per niente contenti. E… oh, cielo, i ragazzi!

"Ahem… ragazzi, il prof non c'è oggi e… neanche domani".
"Wow! Ma perché, signor Preside?"
"Beh, vandalismo e resistenza a pubblico ufficiale, dovrebbe cavarsela in sei mesi… nel frattempo vi ho trovato un altro supplente".
NUOVO SUPPLENTE: "Salve ragazzi, ora studieremo un grande statista del secolo scorso: Benito Mussolini".
"Ma l'altro prof ci aveva detto che era anzi un malvagio tiranno".
"L'altro prof non conta. L'altro prof si è fatto beccare in una manifestazione con il pomodoro in mano. Date retta a me. Vi parlerò dell'Agro Pontino…"

Sarebbe anche un bel corteo. I ragazzi del teatro dell'oppresso bloccano il traffico vestiti da militari israeliani, sono di un realismo straniante. È scesa gente fin da Bologna, compreso Cesare, una signore di settant'anni che in Palestina mi spiegava come dispormi davanti a un carrarmato (che la polizia sia venuta per lui?)
"Vedi Defarge? Questo signore è una Tuta Bianca".
Lui scuote la testa. "Le tute bianche non ci sono più, abbiamo smesso di indossarle a Genova. Sapevamo che le avevano anche in questura e che se le sarebbero messe per combinare qualche casino, allora all'ultimo momento siamo usciti senza".
"Li avete lasciati in braghe di tela".
"Allora si sono vestiti di nero".
Ci sono i palestinesi davanti, che gridano "Sasso qui / Sasso là / Sasso per la libertà".
"Sesso qui, sesso là, sesso per la…"
"Dai, è una cosa seria".

E poi c'è tutta questa polizia, che non finisce mai (scompare solo nel momento in cui il corteo passa di fianco al banchetto dei giovani di Alleanza Nazionale). Si sente nell'aria un odore di pizza? È il pomodoro che mi scotta nelle mani.
Quando arriviamo finalmente davanti alla prima Banca Armata, il Credito Italiano, il corteo si ferma e ci lascia passare.
Finiamo nell'occhio del ciclone, tra palestinesi e polizia. Io addocchio un tombino – perfetto, butto qui davanti, così non do noia a nessuno. Ma i miei cari compagni mi spostano proprio davanti alla banca, in bell'evidenza, col mio secchio in mano.
Sto per tirarlo, quando vedo il capo della digos correre verso di me con un'espressione allarmata. Mi fermo.
"Non sulla banca, eh? Per terra!"
Ma perbacco. Siamo nati per intenderci, la digos e me. Gli assicuro che non ne cadrà una sola goccia sull'edificio. Ed è così. La parabola del pomodoro si conclude sul porfido della via Emilia, rapidi Enrico e Defarge accorrono a spazzar via tutto quanto.
Dopotutto io sono un maestro nell'arte di rovesciare le cose. Davanti al Banco Commerciale mando solo qualche goccia su una BMW in flagrante divieto di sosta. Uno spricco di pomodoro riesce invece a oltrepassare il cancello blindato della BNL, ci dovranno pensare gli inservienti al lunedì mattina. Nel frattempo abbiamo tempo per fare amicizia con l'uomo della digos, che ci ha preso in simpatia. Dev'essere Defarge, con la sua aria da cucciolotto. È impossibile non prenderlo in simpatia.
"Mi raccomando, i cartelloni dopo dovete staccarli".
"Sissì, appena finita la manifestazione ci andiamo".
"Voi, dopo tutto, siete dei bravi ragazzi. Ma sono quelli che vengono da fuori, sono loro che fanno i casini, e poi a noi ci toccano i guai".
"Beh, ma qui…"
"Come noi, del resto. Tutti questi ragazzi che mi hanno mandato, loro non sanno niente, vengono, menano, e poi ci lasciano in mezzo noi. Vi par giusto?"
"Beh, sa..."
"Comunque voi siete dei bravi ragazzi, ci si può ragionare. Se ci foste stati voi, anche a Genova, sarebbe stato diverso".
"Eh, già..."

In definitiva, la strategia del pomodoro sembra esser piaciuta a tutti, per cui non posso escludere che la ripeteremo. Nel caso, vi manderò una mail, raccomandando secchi e spazzettone e soprattutto la giacca e la cravatta. La mia? No, la mia è in lavanderia. Sarà pronta tra qualche mese, sì… forse l'anno prossimo. Il sangue, sapete, è una brutta bestia da tirar via. Anche quando è pomodoro.

lunedì 29 aprile 2002

La strategia del pomodoro (1)

Il movimento come sta? Il movimento è un po' in affanno. Mesi di marce, presìdi, banchetti di raccolta, cominciano a farsi sentire. Tenete anche conto che il Movimento non fa mica il movimento di mestiere, al massimo è un part-time, ma più spesso tempo libero. Cosicché, per fare un esempio, se Berlusconi ci fotte in orario di lavoro, al Movimento tocca di rispondere in serata o al massimo nei week-end. È chiaro che sulla distanza Berlusconi accumuli un distacco (per di più è noto che il Presidente si porta il lavoro a casa nel fine settimana).

E poi si annoia un po', il Movimento. (I francesi dicono "s'immerda"). Sì, d'accordo, la lotta al razzismo, la Palestina, la globalizzazzione dei mercati, però i soliti banchetti, i soliti striscioni, le solite marce… prima di condannare questo atteggiamento blasé tenete conto del fatto che il Movimento è pur sempre un investimento di tempo libero, e come tale viene vissuto da tante persone, alle quali è stato inculcato sin dalla più tenera età il Diritto Fondamentale dell'Uomo: divertirsi un po', almeno il week end.

A Modena la parabola è più corta che altrove, come del resto tutto, qui (torre ghirlandina a parte) è più corto che altrove. Alle manifestazioni vedi sempre le solite facce, e siccome sono modenesi, non è neanche detto che ti stiano simpatiche. Si fa la marcia, si arriva in piazza, si legge qualcosa al microfono. A quel punto persino i comunisti insurrezionalisti tagliano la corda e vanno a prendersi un gelato (li ho visti io), che tanto più o meno le cose girano già su internet. Insomma, si sente la mancanza di un po' di creatività. (A parte il Teatro dell'Oppresso, che sta facendo un bellissimo lavoro).

Tutto questo emergeva dieci giorni fa, a una riunione anche più grigia del solito, in cui la maggior parte dei nostri compagni brillava per l'assenza. Sì, bisognerebbe rompere un po' la monotonia, fare qualcosa di diverso. Per esempio, Enrico aveva proposto quell'iniziativa sulle banche armate…
"E cioè?"
"Durante la manifestazione passiamo davanti a tre banche che fanno affari con il traffico di armi. Noi ci fermiamo lì, distribuiamo i volantini coi dati del Ministero, attacchiamo dei cartelloni…"
"Ma ci vogliono le autorizzazioni…"
"Ce ne freghiamo. E poi rovesciamo del sangue sulle banche".
"Eh?"
"Sì, del sangue finto, naturalmente, del pomodoro".
"Ma è roba da mangiare. Io non butto via la roba da mangiare".
"Costa meno della tempera. E poi due persone vestite da netturbini lavano via, così evitiamo accuse di vandalismo".
"Non so… mi sembra una cosa un po'… estremista. Da noglobbal, ecco".
"Infatti"
"Ah, già. Beh, voi che ne pensate?"
Sono tutti d'accordo. Si decide che il rovesciatore di pomodoro vesta una giacca e una cravatta, per attirare l'attenzione.
"Va bene, allora stasera mando una mail a tutti gli assenti".
"Attento a non entrare nei dettagli".
"In che senso?"
"Ma sai, l'e-mail, chissà a chi arrivano, chi le controlla…"
"Ma dai, per favore".

Da: Leonardo
Oggetto: IMPORTANTE

Ciao a tutti,
vi informo che sabato pomeriggio saremo presenti (oltre al consueto banchetto) alla manifestazione pro Palestina del Forum.
Durante la manifestazione, faremo un'azione di protesta davanti a 3 sedi di "banche armate" nel Centro. Per questa azione (non entro nei dettagli qui) servono:
4-5 inservienti con spazzettoni (i grembiuli li abbiamo: spazzettoni e secchi meglio portarli)
1-2 persone in giacca, cravatta e guanti di gomma
conserva di pomodoro (la porta Emilio)


Il pomeriggio di sabato i manifestanti arrivano alla spicciolata: solo da mezz'ora il temporale ha lasciato il posto al sole. In Piazza Grande, oltre ai pensionati soliti e agli sposi novelli che scendono le scalinate del comune, c'è uno spettacolo insolito: nove camionette della polizia.
"Cos'è? Una visita del Papa?"
"No, temo che siamo noi".
"Noi? Ma sei matto. Sono più loro di noi. No, sarà la scorta di Giovanardi che sta bevendo un drink al Caffèconcerto".
"Cos'hai scritto nella mail?"
"Eh?"
"La mail che hai mandato a tutti. Hai parlato di pomodoro, per caso?"
"Non penserai mica che…"

Io sono già scazzato per un paio di motivi: ho appena rotto il cellulare e ho la seconda ruota a terra in due giorni. Arrivo in ritardo, come tutti, e mi rendo conto che sono l'unico in giacca e cravatta. Goretta ha portato dei grembiuli da infermiera (niente a che vedere coi netturbini, ma pazienza). Gli spazzettoni ci sono. Il secchio c'è. Il pomodoro? Eccolo. Giorgia ha fatto i cartelloni. C'è tutto.
"Allora, gli spazzettoni li tenete voi, le ragazze danno i volantini, i cartelloni… i cartelloni… dobbiamo proprio attaccarli?"
"Sì".
"Va bene. Il pomodoro… ehi, chi mi dà una mano col pomodoro?"
Silenzio.
Oh, beh.
(Continua domani)

giovedì 25 aprile 2002

Uno tra tanti:

Giordano Cavestro (Mirko)

Di anni 18 – studente di scuola media – nato a Parma il 30 novembre 1925 – nel 1940 dà vita, di sua iniziativa, a un bollettino antifascista intorno al quale si mobilitano numerosi militanti – dopo l'8 settembre del 1943 lo stesso nucleo diventa centro organizzativo e propulsore delle prime attività partigiane nella zona di Parma – Catturato il 7 aprile 1944 a Montagnana (Parma) nel corso di un rastrellamento operato da tedeschi e fascisti – Processato il 14/4/1944 dal Tribunale Militare di Parma – condannato a morte, quindi graziato condizionalmente e trattenuto come ostaggio. – Fucilato il 4 maggio del 1944 nei pressi di Bardi (Parma) in rappresaglia all'uccisione di quattro militi, con Raimondino Pelinghelli, Vito Salmi, Nello Venturini ed Erasmo Venusti.

Parma 4/5/1944

Cari compagni,

ora tocca a noi.
Andiamo a raggiungere altri tre gloriosi compagni caduti per la salvezza e la gloria d'Italia.
Voi sapete il compito che vi tocca. Io muoio, ma l'idea vivrà nel futuro, luminosa, grande e bella.
Siamo alla fine di tutti i mali. Questi giorni sono come gli ultimi giorni di vista di un grosso mostro che vuol fare più vittime possibile.
Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care.
La mia giovinezza è spezzata, ma sono sicuro che servirà da esempio.
Sui nostri corpi si farà il grande faro della Libertà.

Cara mamma e cari tutti,

purtroppo il Destino ha scelto me ed altri disgraziati per sfogare la rabbia fascista. Non preoccupatevi tanto e rassegnatevi al più presto alla mia perdita.
Io sono calmo.
Vostro
Giordano.

Dalle Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana

Buon 25 aprile.

mercoledì 24 aprile 2002

blogorroicoKatamaranowebrock
Un post piuttosto deficiente, una volta tanto

Dopo quattro ore di colloqui coi genitori, rauco come mai ero stato in tre mesi di urli in classe, sono passato da casa giusto in tempo per vedere due o tre scene memorabili: Pannella che brinda con sé stesso e Santoro che stona bella ciao (c'era anche un servizio con Alberto che intervista gli operai in sciopero davanti alla Breda. Alberto è un mio compagno di scuola che fa il giornalista con Santoro, è molto bravo e di solito lo invidio, ma in questo momento un po' meno del solito. Gli vorrei dire: resisti, resisti, resisti, ma ho il dubbio che suoni una presa per il c u l o).

Ho ripreso il volante perché Frederic era stato avvisato nei pressi della tangenziale, precisamente al katamarano. L'ho beccato in compagnia della crème della crème della webdisagneria modenese, e quindi mondiale, e cioè: Antonio, Valido e Pecus, che non è modenese, come mai? (Ah, perché esiste internet altrove da Modena? Ah sì? Però).

pecusVi chiederete come sono fatti i vostri uebdisegnatori preferiti. Beh, è ovvio, no? su internet sembrano più alti. In ogni caso, allego ritratti credibili di tre di loro. Io avevo sempre temuto il momento in cui si fossero messi a commentare i miei layout. Da qualche accenno mi sembra di aver capito che roba così non è commentabile, in realtà non è neanche layout. E poteva anche andarmi peggio, per cui grazie, ragazzi.

Dopo aver commentato la situazione politica internazionale e disegnato gli scenari del web nel Terzo Millennio, ci siamo salutati dandoci appuntamento alla fiera del rutto di… Reggiolo, mi pare.

Quando è stato il mio momento di partire, mi sono reso conto di una cosa.
Sarà perché il mondiale di Formula1, che è ormai entrato nel vivo (quest'anno non ci si sveglia nemmeno per i pit-stop, mio padre e io si tira la volata russando all'unisono dal semaforo di partenza alla bandiera a scacchi), mi fa venir voglia di "stringere i cordoli" su tutti i marciapiedi che trovo;
sarà perché da quando han chiuso il ponte di Sozzigalli sono costretto a percorrere tutti i giorni splendide stradine di campagna intorno al Secchia, con quel asfalto accidentato che a ottanta all'ora regala emozioni;
validoFatto sta che ultimamente sforzo troppo i pneumatici.
Non c'è niente di male in ciò, se si viaggia ben equipaggiati, con ruota di scorta in ordine, crick, chiave inglese e tutto il resto.
Se invece la chiave inglese l'abbiamo portata su in casa dieci mesi fa mentre cercavamo di riparare un lavandino (senza costrutto, peraltro), allora sì, c'è qualcosa di male.

E allora bisogna rendere atto di una cosa ai gestori del katamarano. Sono carucci, sì, probabilmente sono l'unica attività del gruppo kataweb che porta degli utili in cassa: ma se ti trovi una gomma a terra ti danno una mano volentieri, senza chiederti niente. Perciò (e qui dovrebbe partire un sottofondo di Springsteen, o Eagles, a scelta), se proprio dovete forare, fatelo al katamarano… ehi! Potrebbe essere un buon slogan per K-rock!

lunedì 22 aprile 2002

La settimana scorsa mi son successe parecchie cose… partirò dai
Colloqui coi genitori

Quante volte nella vostra vita vostra madre / vostro padre si è sentito ripetere: "suo figlio dovrebbe impegnarsi di più"? Beh, lasciate dire a me: mentivano. Il 90% delle volte non è questione d'impegno: testoni siete e testoni restate, ma questo ai genitori non si può dire.

"Signora, no guardi, suo figlio non capisce niente".
"Ma forse, se si impegnasse di più…"
"Impegnarsi in cosa? Quello è coglione. Punto. Lo attende una triste vita di umiliazioni. Lasci perdere. S'impegni lei, piuttosto, a farne un altro".

Queste cose non si possono dire, per cui ai vostri genitori noi prof abbiamo sempre detto: potrebbe impegnarsi di più. Non è il caso di offendersi: tanto lo sappiamo sia noi che voi, che più di tanto non vi siete impegnati. Ma almeno vi abbiamo dato una chance di credere in voi stessi. E voi non l'avete raccolta. Perché? Perché siete coglioni. Visto?

E poi, cosa pretendete da noi, che ci impegniamo a inventarci una storia diversa per i cinquanta monelli che valutiamo? Per-quel-che-ci-pagano? No, signora, il ragazzo potrebbe fare molto di più, potrebbe impegnarsi. E se lo ha già sentito dire quaranta volte è perché è quaranta volte vero.

E poi c'è la disperata mamma di Gargiulo, un bambino di prima media che per altri otto anni (a ministro piacendo) sembra condannato a surfare sulla soglia dell'insufficienza, che s'impegni o no. Non è stupido, ma è il solito iperattivo iperdistratto che non si sa come riesce a far sentire la sua voce flebile nel pandemonio generale, così che alla fine la nota se la becca lui per tutti. Tipi così i prof li riconoscono al primo giorno di scuola, e li tartassano fino al diploma. La mamma scuote la testa rassegnata, è già passata da francese e matematica.
Io non so veramente cosa dirle.

Cioè, da qualche parte ho dei voti, ma sul registro non li ho ancora messi… sufficiente mi pare… o no? Sufficiente-meno-meno, probabilmente. O non ha preso un Buono Meno in grammatica? Sì? No? Stava seduto di fianco a quel secchione di Bonelli, avrà copiato… me ne sarei accorto, troppo rumoroso per non farsi beccare…
Insomma, Gargiulo l'ho ben presente, ma al di là del frastuono che produce in classe non ho la minima idea del suo rendimento. Che le racconto?

Chissà se in quel corso biennale che devono fare i prof adesso per l'abilitazione sono previste anche materie di questo tipo: Come intrattenere il genitore, cosa raccontargli. La Letizia potrebbe scritturare qualche esperto di marketing all'uopo.
Ma io sono un supplente, e il bello dei supplenti è che non sono tenuti a sapere come si fa, possono improvvisare. E io improvviso.

Per esempio, la settimana scorsa studiavamo l'Eneide. Non sono tenuto a sapere il perché gli undicenni debbano leggere brani dell'Eneide (per di più nell'incomprensibile non-traduzione della Calzecchi Onesti). Passi l'Odissea con le sue maghe e i suoi giganti, di cui in classe è stata fatta notare la somiglianza coi personaggi di Harry Potter, ma… l'Eneide? Cosa tratterranno degli undicenni sull'Eneide? Cosa ho trattenuto io? Ben poca cosa. Ricordo al liceo di aver notato l'inadeguatezza di questo eroe epico, un piagnone, francamente. E… ah, sì, la pietas. Va bene, parliamogli di pietas, con l'accento sulla i che non vuol dire solo pietà, ma anche compassione: soffrire insieme, calarsi nelle sofferenze altrui, non solo capire le ragioni dell'altro, ma soffrire anche i suoi dolori.

Ecco perché Enea è tanto piagnone: perché dovunque va si trova a piangere i dolori degli altri. Vedete, ragazzi? Virgilio riscrive la storia del Cavallo di Troia. Perché lo fa? Non bastava Omero? Ma lui la racconta dalla parte dei troiani. Forse è la prima volta che qualcuno prova a raccontare la storia dalla parte dei perdenti. E il suo eroe, Enea, mentre racconta frignando la notte del saccheggio esclama: "ah, perfino i più duri dei miei nemici al ricordo non tratterrebbero le lacrime". Ma va là. I greci passavano le loro serate a ridere e raccontarsi di come erano stati dei drittoni con i troiani – questo Virgilio lo sapeva benissimo. Ma Enea è talmente pietoso che da oppresso riesce anche a sentire gli eventuali sensi di colpa dell'oppressore. Un eroe epico, a suo modo. Pianta in asso Didone, ma piange per lei. Piange per tutti.

Ora che ci penso, forse dovremmo studiarla di più, l'Eneide. Siamo troppo abituati a vedere il mondo dalla parte dei vincitori – mi immagino Ferrara e Lerner organizzare una veglia per gli Achei, il giorno seguente il saccheggio di Troia. "Dovevano farlo! Non capite che l'Ellade è minacciata nella sua stessa esistenza?". Siamo troppo abituati a vedere il mondo dalla nostra parte, e chi ci contraddice ce l'ha con noi. Lo Stato ci opprime. I Vigili Urbani ci odiano. Il prof che mi dà brutti voti è uno stronzo, ce l'ha con me. Il ragazzo che prende brutti voti dovrebbe impegnarsi, se non s'impegna è per farmi dispetto, ce l'ha con me. Raramente ci rendiamo conto che gli altri vivono tutti i giorni che viviamo noi, e hanno dolori e problemi come possiamo averli noi. C'è chi ha deciso anzi che i dolori della maggior parte della gente non gli interessano, perché hanno una pelle diversa o un dio diverso o non sanno tenersi pulito intorno, e allora che se li bombardano sai che mi frega, così imparano a stare a casa loro.

Anch'io certe volte vi odio, ragazzi, quando per esempio suona la campana della quinta ora e in quindici sostenete che è vostro diritto andare in bagno e andarci subito. Ma l'altro giorno, mentre gestivo il frastuono degli incontinenti, ho sentito proprio Gargiulo (che di quel frastuono era in gran parte responsabile) squittire: "Però! Certo che è difficile fare il prof".

Fare il prof. Effettivamente è difficile. In questi giorni ho una raucedine cronica e una serie di dolori, brufoli e vesciche che fanno pensare. Dormo poco. Non sto tanto bene. E Gargiulo se n'è accorto. Per un attimo. Ha avuto per un attimo compassione.

Io credo che la compassione sia l'unica cosa che può salvare l'uomo, e che il mondo dovrebbe essere affidato esclusivamente dalle persone compassionevoli, come Enea, quel piagnone, o quell'iperattivo di Gargiulo, che per otto anni presumibilmente continuerà a slalomare tra le insufficienze, ma poi diventerà un bravo ragazzo e un brav'uomo iperattivo e iperdistratto, in mezzo a tanti Ottimi e Distinti signori impietosi e insensibili. Ho pensato questo mentre guardavo la signora Gargiulo scuotere la testa, aspettando la mazzata. Ho pensato che mi sembrava una brava persona, laureata no, e probabilmente la mettevo in soggezione. E che si vergognava del figlio testone, e che già pensava a come punirlo, la playstation gliel'ha già tolta, la televisione solo fino alle dieci, e adesso cosa? E ho improvvisato:

"Signora, comunque suo figlio si sta impegnando, e si vede".
"Ah, davvero?"
"Sì, ha anche preso buono in grammatica".
"Era un buono meno meno".
"Sì, io do tutti questi meno per spronarli, ma diciamo la verità, quello era un buono tondo".
"Ah sì?"
"Ma sì. Certo, non deve mica sedersi adesso. Deve continuare a impegnarsi".
"Naturalmente".
"Però è un bravo ragazzo, sa?"
"Ah sì?".
Sì, e gli voglio un po' di bene, stavo per dirle, siccome erediterà il mondo. Ma me lo sono tenuto per me.
Sullo sciopero non ho molto da dire. C’era molta gente ed è piovuto.

Il carro armato dei vincitori

Stavo pensando invece a quello che ho sentito al telegiornale, sapete, quelle cose che ti bloccherebbero lo stomaco, se non fosse assuefatto sin dalla più tenerà età a digerire al suono dei bombardamenti e degli spot dei pannolini. Si parlava di un bambino estratto dalle macerie della sua casa dopo qualche giorno: accanto a lui i cadaveri dei genitori. Un terremoto?
No, Tsahal.
“L’esercito più democratico del mondo”, ho letto da qualche parte. Del resto Israele è “l’unica democrazia del Medio Oriente”, no? (A proposito, un premio a chi mi scova la Costituzione democratica dello Stato d’Israele).
Qualcuno dovrebbe spiegare agli israeliani che la democrazia consiste in un’assunzione di responsabilità. E in caso di strage o genocidio, la democrazia è un’aggravante.

Per esempio: quando parliamo delle leggi razziali nel ‘38, noi italiani ci aggrappiamo disperatamente al fatto che il fascismo era una dittatura, priva di un autentico consenso popolare (e c’è anche chi sostiene il contrario). Allo stesso tempo, tra qualche anno forse anche gli israeliani preferiranno pensare a Sharon come a un feroce dittatore. Beh, non lo era. Era il leader democraticamente eletto dell’unica democrazia del Medio Oriente. Aveva l’appoggio della maggioranza degli israeliani e di una parte rilevante dell’opinione pubblica occidentale.

"Perché i pacifisti non fanno gli scudi umani nei bar di Tel Aviv", si chiedono? A parte che i pacifisti ci andrebbero anche, nei bar, ma ultimamente non superano le celle di detenzione dell'aeroporto (dove vengono pestati nella maniera più democratica del mondo), il motivo è semplice, ed è il seguente: contro un kamikaze non c'è scudo umano che tenga. Signori equidistanti, un minimo di buon senso. Un ragazzetto di Hamas che ha deciso di farsi la pelle per attirare l'attenzione sulla questione palestinese si farebbe qualche scrupolo a coinvolgere nel suo massacro un turista-pacifista europeo? Perché dovrebbe? Anzi. Più che scudo umano, sarebbe un incentivo.

I pacifisti non sostengono il terrorismo palestinese. I pacifisti, col terrorismo palestinese, non cercano neanche di ragionare. Motivato o no dalla disperazione, il fanatismo non è un interlocutore. Israele sì. Quando andiamo davanti ai carri armati di Tsahal, noi stiamo scommettendo proprio sulla democrazia di Tsahal e di Israele. Quando gli agenti aeroportuali ci pestano e ci respingono, stanno dimostrando che la nostra fiducia è mal riposta.

E L’Israel Day. Ora premesso che in Italia c’è libertà di manifestazione e libertà di pensiero io mi chiedo: ma con di tutte le settimane che Dio manda sulla terra, per dimostrare la solidarietà a Israele, Ferrara e soci, dovevano proprio scegliere la settimana in cui si compiva la pagina forse più nera di Tsahal, l’eccidio di Jenin? Questi signori, oltre a scrivere i giornali, potrebbero anche leggerli ogni tanto: la strage era largamente annunciata. Passeranno alla storia per quelli che, nei giorni di Jenin, manifestavano perché “era minacciata l’esistenza stessa d’Israele”!

Ma cos'è Israele? Quella specie di oasi di democrazia nel Medio Oriente di cui parlano Ferrara e Lerner, quello Stato senza il quale ci sentiremmo tutti più antisemiti? Come non vedere che la creazione di Israele rispondeva proprio all'esigenza di tanti antisemiti europei di non trovarsi più gli ebrei tra i piedi? Come non vedere che Israele è uno dei pochissimi (forse l'unico) Stato fondato su base etnica (qualunque ebreo da ogni parte del mondo può ottenere la cittadinanza e ricevere incentivi per metter su casa nei Territori Occupati): un anacronismo spaventoso? Come non vedere che la guerra di Palestina è la prova generale del Grande Conflitto delle Civiltà, che i nostri figli d'origine europea e d'origine araba combatteranno nelle nostre città? Com'è possibile non vedere tutto questo? Soltanto per mettersi, una volta in più, sul carro (armato) dei vincitori?

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