martedì 30 aprile 2002

La strategia del pomodoro (2) (Continua da ieri).

Riassunto della puntata precedente: per una serie di complicate circostanze il nostro eroe si è ritrovato in giacca e cravatta a una manifestazione di facinorosi, davanti a un insolito dispiego di Forze dell'Ordine, con un vistoso secchio di conserva di pomodoro in mano. Riuscirà anche stavolta a cavarsela senza macchiarsi la fedina di pomodoro, o di ridicolo?

In cima al corteo i percussionisti sono già partiti – facendosi strada tra due ali di agenti in giacca blu. Hanno il manganello e il basco. È difficile spiegarlo, ma quelli col basco mi fanno più paura. Col casco almeno non puoi guardarli negli occhi.
Io ho una giacca verde, una camicia bianca e una cravatta rossa – un pugno nell'occhio, una bandiera – e un secchio di conserva di pomodoro in mano. Mi vien voglia di fischiettare, già che ci sono. Perché mi caccio sempre in queste stronzate?
Dietro di me c'è Defarge con grembiule e spazzettone, e l'abituale espressione estatica.
"Bella manifestazione, eh?"
"Eh, sì".
Io ho già in mente i titoli della gazzetta del giorno dopo con le nostre foto segnaletiche in prima pagina: Noglobal assaltano le banche in Centro. Vedo già la conferenza stampa, con il questore che mostra a tutti lo spazzettone. No, stavolta mamma e papà non saranno per niente contenti. E… oh, cielo, i ragazzi!

"Ahem… ragazzi, il prof non c'è oggi e… neanche domani".
"Wow! Ma perché, signor Preside?"
"Beh, vandalismo e resistenza a pubblico ufficiale, dovrebbe cavarsela in sei mesi… nel frattempo vi ho trovato un altro supplente".
NUOVO SUPPLENTE: "Salve ragazzi, ora studieremo un grande statista del secolo scorso: Benito Mussolini".
"Ma l'altro prof ci aveva detto che era anzi un malvagio tiranno".
"L'altro prof non conta. L'altro prof si è fatto beccare in una manifestazione con il pomodoro in mano. Date retta a me. Vi parlerò dell'Agro Pontino…"

Sarebbe anche un bel corteo. I ragazzi del teatro dell'oppresso bloccano il traffico vestiti da militari israeliani, sono di un realismo straniante. È scesa gente fin da Bologna, compreso Cesare, una signore di settant'anni che in Palestina mi spiegava come dispormi davanti a un carrarmato (che la polizia sia venuta per lui?)
"Vedi Defarge? Questo signore è una Tuta Bianca".
Lui scuote la testa. "Le tute bianche non ci sono più, abbiamo smesso di indossarle a Genova. Sapevamo che le avevano anche in questura e che se le sarebbero messe per combinare qualche casino, allora all'ultimo momento siamo usciti senza".
"Li avete lasciati in braghe di tela".
"Allora si sono vestiti di nero".
Ci sono i palestinesi davanti, che gridano "Sasso qui / Sasso là / Sasso per la libertà".
"Sesso qui, sesso là, sesso per la…"
"Dai, è una cosa seria".

E poi c'è tutta questa polizia, che non finisce mai (scompare solo nel momento in cui il corteo passa di fianco al banchetto dei giovani di Alleanza Nazionale). Si sente nell'aria un odore di pizza? È il pomodoro che mi scotta nelle mani.
Quando arriviamo finalmente davanti alla prima Banca Armata, il Credito Italiano, il corteo si ferma e ci lascia passare.
Finiamo nell'occhio del ciclone, tra palestinesi e polizia. Io addocchio un tombino – perfetto, butto qui davanti, così non do noia a nessuno. Ma i miei cari compagni mi spostano proprio davanti alla banca, in bell'evidenza, col mio secchio in mano.
Sto per tirarlo, quando vedo il capo della digos correre verso di me con un'espressione allarmata. Mi fermo.
"Non sulla banca, eh? Per terra!"
Ma perbacco. Siamo nati per intenderci, la digos e me. Gli assicuro che non ne cadrà una sola goccia sull'edificio. Ed è così. La parabola del pomodoro si conclude sul porfido della via Emilia, rapidi Enrico e Defarge accorrono a spazzar via tutto quanto.
Dopotutto io sono un maestro nell'arte di rovesciare le cose. Davanti al Banco Commerciale mando solo qualche goccia su una BMW in flagrante divieto di sosta. Uno spricco di pomodoro riesce invece a oltrepassare il cancello blindato della BNL, ci dovranno pensare gli inservienti al lunedì mattina. Nel frattempo abbiamo tempo per fare amicizia con l'uomo della digos, che ci ha preso in simpatia. Dev'essere Defarge, con la sua aria da cucciolotto. È impossibile non prenderlo in simpatia.
"Mi raccomando, i cartelloni dopo dovete staccarli".
"Sissì, appena finita la manifestazione ci andiamo".
"Voi, dopo tutto, siete dei bravi ragazzi. Ma sono quelli che vengono da fuori, sono loro che fanno i casini, e poi a noi ci toccano i guai".
"Beh, ma qui…"
"Come noi, del resto. Tutti questi ragazzi che mi hanno mandato, loro non sanno niente, vengono, menano, e poi ci lasciano in mezzo noi. Vi par giusto?"
"Beh, sa..."
"Comunque voi siete dei bravi ragazzi, ci si può ragionare. Se ci foste stati voi, anche a Genova, sarebbe stato diverso".
"Eh, già..."

In definitiva, la strategia del pomodoro sembra esser piaciuta a tutti, per cui non posso escludere che la ripeteremo. Nel caso, vi manderò una mail, raccomandando secchi e spazzettone e soprattutto la giacca e la cravatta. La mia? No, la mia è in lavanderia. Sarà pronta tra qualche mese, sì… forse l'anno prossimo. Il sangue, sapete, è una brutta bestia da tirar via. Anche quando è pomodoro.

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