giovedì 28 novembre 2002

Segni del tempo. (Un omaggio al Riformista, più o meno dieci anni dopo).

Sign O the Times
mess with your mind
Hurry before it's 2 late...


Sto ascoltando Are you experienced?, come oggi prescrive Polaroid, e intanto penso: però è una cosa strana, la nostalgia. Non sempre ha a che vedere coi ricordi. A volte è pura fantasia, è un universo parallelo che ci costruiamo coi ricordi degli altri. E non serve aver vissuto in un periodo per rimpiangerlo, anzi.

E poi è strano come certi periodi siano familiari a tutti e altri no. Tra un revival e l'altro ci sono zone d'ombra che nessuno ancora ha iniziato a rimpiangere. Prima o poi torneranno di moda – tutto torna di moda – ma nel frattempo a me piacciono così, accessibili e poco frequentate.

Quella manciata d'anni tra Ottanta e Novanta, per esempio, mentre veniva giù la cortina di ferro e Andreotti regnava, assai meno popolare allora di quanto non sia diventato dopo tangentopoli e un paio di processi per mafia. Vi ricordate? No, non vi ricordate, è un'epoca sbiadita, se cercate un volto o un ritornello non vi viene in mente niente. A furia di rievocare il Boom, il Sessantotto, gli anni di piombo, i favolosi Ottanta, abbiamo cancellato dalla memoria cache il passato più recente. Poco male, sarà divertente re-installarlo tra qualche anno, e giocarci.

Tutti i ricordi che ho di quegli anni sono per sottrazione – per esempio, ricordo che Internet non c'era, eppure si viveva; i cellulari ispiravano un misto d'invidia e disapprovazione, e Andreotti li fece tassare; in tv non c'erano tutti quei talk show politici di adesso, eppure non ci sentivamo affatto disinformati: forse compravamo qualche giornale in più.
Ecco, questo me lo ricordo bene: nelle edicole c'erano ottimi quotidiani. Per esempio, c'era il Riformista di Polito, che poi non so che fine abbia fatto. Una pietra miliare.

Oggi forse è difficile rendersene conto, ma in tempi in cui la dialettica della sinistra consisteva in eterne schermaglie tra PCI e PSI, il "Riformista" ebbe il merito di proporre una terza via, qualcosa di veramente innovativo. In tempi in cui tutti, a destra e sinistra, facevano blanda professione di fede europeista, "il Riformista" fu il primo a criticare seriamente le politiche protezionistiche della Comunità Europea, specie in materia agricola. Peccato non aver conservato certi editoriali, scommetto che ci troverei in seme tutta l'ideologia noglobbal d'oggigiorno… E poi, la scelta tutt'altro scontata di puntare il futuro della sinistra su un giovane politico di buone speranze, D'Alema… Insomma, per certe cose, quel piccolo quotidiano di opinione era davvero dieci anni avanti.

Ma non era solo una questione di politica. "Il Riformista" è stato il primo quotidiano ad accorgersi della svolta generazionale di quegli anni. Fu il primo a far caso a un mondo giovanile che esplodeva: il mondo delle autogestioni, delle prime braghe grigioverdi, dei 99 Posse, (anche di Jovannotti, ahimè). Insomma, fu il primo quotidiano a prendere atto che i figli dei sessantottini stavano prendendo la patente.
Tutto questo dieci anni fa, più o meno. Poi ci sono state le imitazioni, e le imitazioni delle imitazioni, e dell'originale si sono perse le tracce.

Eppure a me capita sempre più spesso, in questi giorni di dibattito politico rovente, di pensare: chissà cosa ne penserebbe, oggi, "il Riformista". Sarebbe noglobbal o siglobbal? Darebbe addosso ai giudici o ai loro corruttori? Continuerebbe a sostenere il vecchio timoniere o lo affonderebbe senza pietà? Sono domande senza senso, lo so. Nessuna verità è valida in assoluto: l'importante è trovarsi nel momento giusto con le idee giuste. In quella manciata di anni tra Ottanta e Novanta, il Riformista aveva forse le idee migliori in circolazione. Probabilmente quelle stesse idee, su un quotidiano di oggi, le troveremmo patetiche. Ma è il destino del giornalismo, anche di quello buono, non durare che l'éspace d'un matin, lo spazio di un mattino.

Intanto il disco è finito. Are you experienced?, Jimi Hendrix, 1967. L'ho messo su perché oggi Hendrix avrebbe compiuto sessant'anni. Mio padre li ha compiuti in giugno. È buffo pensarci.
Mio padre non ha fatto il '68, stava mettendo su l'autofficina. Non mi pare che nutra molta nostalgia per quegli anni. Per lui i Beatles furono una meteora: fecero il botto nel '65 e quattro anni dopo si erano già sciolti. Non fece neanche in tempo ad affezionarsi. È strano pensare che i 99 Posse sono durati molto di più. È strana tutta questa storia della nostalgia, dei ricordi finti che sono più struggenti di quelli veri, del passato che possiamo modellare a nostro piacimento, tanto ci sfugge lo stesso. È strano, è curioso. Ma è anche tardi, adesso.

…Let's fall in love, get married, have a baby
We'll call him Nate
(if it's a boy)


Non perdetevi domani mattina (sì, giovedì 28 dicembre 2002) questo pezzo del Riformista:

Tra corsi di cucito e dibattiti sulla guerra nei licei va in scena l’autogestione
Amano il vestiario militare, leggono la biografia del Che, ascoltano Jovanotti e i 99 Posse: ecco i figli dei sessantottini, la nuova generazione di studenti italiani.
Viaggio nel mondo della scuola che si appresta ad essere okkupata.

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