venerdì 21 maggio 2004

La Striscia

Vogliamo spiegare, ogni tanto, che cos'è la Striscia di Gaza? Perché tanti non sanno cos'è. Non è una questione di pregiudizi, antisemiti o antipalestinesi: è proprio che nessuno te lo spiega mai. La questione palestinese non l'abbiamo studiata a scuola: l'abbiamo imparata lentamente, per irradiazione televisiva. Finché, dopo anni che sentiamo parlare di Striscia di Gaza, siamo convinti di aver capito cos'è. Ma cos'è?

Sono in una casa nuova e non ho libri con me. Vado su Internet. Se voglio sapere cos'è successo ieri nella Striscia, lo imparo in dieci minuti. Fonti israeliane, palestinesi, europee, usa, arabe, posso scegliere la campana che voglio.
Ma se voglio semplicemente sapere cos'è la Striscia di Gaza, dove vado? Finisce che mi ritrovo sul sito della Lonely Planet.

La striscia di Gaza è davvero una striscia. È lunga, più o meno, 50 km., ed è larga circa 8. Allora ho fatto questo paragone (correggetemi se sbaglio): ritagliate il litorale da Rimini a Marina di Ravenna, dalla spiaggia fin dove le discoteche cedono posto alla campagna: questa, fisicamente, è una striscia simile a quella di Gaza.

Avete ritagliato? Avete immaginato? Bene. Ora recintate il tutto e rovesciateci dentro un milione e ducentomila persone. Secondo voi ci stanno? In effetti la Striscia di Gaza è una delle zone più densamente popolate della terra. Ed è paradossale, perché pur essendo una terra fertile, con un clima relativamente mite, la Striscia è circondata dal deserto. Da una parte il Sinai (Egitto). Dall'altra il Negev (Israele). In mezzo, schiacciati contro il mare, un milione e duecentomila palestinesi. E qualche migliaio di israeliani (seimila, credo), che Sharon ha promesso di ritirare. L'ha promesso varie volte.

La densità di popolazione non è omogenea. Nella Striscia ci sono città, villaggi, e zone meno popolate. E poi ci sono gli insediamenti degli israeliani. Uno è sulla spiaggia; un altro è proprio nel mezzo della Striscia, sull'unica strada che la attraversa. Perciò, abitare nella Striscia di Gaza non significa avere sempre il diritto di attraversarla. La strada è controllata dai coloni – per motivi di sicurezza. Controllano i semafori. Mi rendo conto che raccontata così sembra uno scherzo.

Tutta la storia sembra uno scherzo. Ci fu un Dio che prese un popolo fuori dall'Egitto e gli promise una terra di abbondanza e felicità. Ma gli anni passavano, il popolo girava in tondo nel deserto, e questo Dio trovava sempre nuovi pretesti per arrabbiarsi con loro e tergiversare. Durò quarant'anni: poi Dio dovette scoprire il bluff. La famosa terra promessa era la Palestina. La Palestina? Una terra promessa?

Magari a quel tempo, chissà, era una terra più dolce, dal clima più mite, rigogliosa d'alberi di frutto – come sarebbe la striscia di Gaza, se gli israeliani non avessero tagliato tanti alberi per motivi di sicurezza. Ma molti passi della Bibbia suggeriscono che già allora fosse un paese di sabbia e pietre. Pietre, soprattutto. Ce n'è da tutte le parti (più in Cisgiordania che nella Striscia). Sono bianche, e sembrano fatte apposta per essere raccolte e tirate in testa a qualcuno. Uno dei primi eroi nazionali del popolo ebraico, Davide, comincia la sua carriera così: tirando in testa una pietra a un filisteo molto più grosso di lui, e armato di tutto punto, Golia.

Ironia della Scrittura: i Filistei abitavano proprio nella zona della Striscia. Golia, gigante sbruffone, è l'inventore della deterrenza: grande e grosso e ben armato, chi oserà sconfiggerlo? Di contro Davide, ragazzino impavido, inventa la guerra asimmetrica: afferra una pietra e coglie di sorpresa l'avversario. Ancora oggi, in Palestina, c'è chi si barda di tutto punto, con gli ultimi preparati della tecnologia, e spera di fare arretrare il nemico. E c'è chi continua a tirare pietre – e le pietre, lo concedo, possono uccidere. Ma intanto Golia ha fatto dei progressi impressionanti. Ha carri armati, bulldozer, jet, persino l'arma atomica. Ha i satelliti. Può demolire le case dei suoi nemici – a volte lo fa. Può assassinare i loro capi con operazioni mirate – ogni tanto lo fa. In effetti, non c'è limite a quello che Golia può fare. E questo è un grosso problema, per Golia.

Lia (che conosce e parla della Striscia molto meglio di me) ha usato la parola genocidio. Non sono d'accordo. Golia ha tutto quello che serve per organizzare un genocidio: ha i moventi, ha le vittime, ha le armi. L'episodio di ieri è significativo: a un pilota è 'scappata' una strage. Non sono ironico: gli è 'scappata' davvero. Quando hai continuamente addosso armi micidiali, è fatale che ogni tanto scappi un colpo. Ma Golia non vuole davvero eliminare i palestinesi. Potrebbe farlo. Ne ha raccolti un milione e ducentomila in un immenso campo profughi all'aria aperta. Ma non lo fa. Forse, davvero, non sa cosa fare. Cosa farebbe Golia senza Davide? Dovrebbe iniziare a pensare ai suoi problemi. All'economia in crisi, alla corruzione, alle tensioni interne tra aschenaziti e sefarditi, tra ricchi e poveri, tra laici e integralisti, russi e americani, generali e uomini di pace. Un Paese nato col sogno dell'autosufficienza – nel deserto. Sempre questa antica fede, che dal deserto potesse scorrere il latte e il miele, magari con le colture idroponiche. È una tragica illusione. La verità è che non c'è abbastanza acqua per tutti, che i palestinesi devono cedere i pozzi e calare di numero. In un modo o nell'altro, occorre che calino di numero.

Dal '67 quando è iniziata l'occupazione dei territori palestinesi, il primo pensiero dell'esercito israeliano e dell'élite politica è stato come avere il massimo di terra e acqua con il minimo di popolazione palestinese. La soluzione di annettere semplicemente la terra popolata dai palestinesi avrebbe creato problemi demografici, paura che la maggioranza degli ebrei trova insostenibile.
Così il piano Alon del partito laburista proponeva l'annessione del 35-40 per cento dei territori con un ruolo anche della Giordania o qualche forma di autonomia per il resto del paese, dove sarebbero stati confinati i palestinesi. Questo sembrava un compromesso necessario. Sembrava allora inconcepibile ripetere la soluzione della guerra di Indipendenza del '48, quando la terra fu liberata dagli arabi con espulsioni di massa. La seconda soluzione, caldeggiata da Sharon, voleva di più.
(da una vecchia intervista a Tanya Reinhart)

Intanto, Davide morde. Con tutta l'energia della disperazione. C'è chi sostiene che i palestinesi siano così feroci perché hanno libri di lettura pieni di odio razziale. E se non fosse in malafede sarebbe commovente, questa fiducia tutta occidentale nella potenza dei libri di lettura. Non è perché sono profughi, si considerano profughi da due o tre generazioni: non è perché sono assediati al loro interno da una minoranza blindata che controlla le vie di scorrimento; non è perché vivono addosso al mare ma non possono andarci (credo che a molti ragazzini basterebbe questo, per odiare). No. Sono i libri di lettura pagati coi fondi dell'Unione Europea, che incitano alla jihad. Uno scandalo, sì, d'accordo.

Un'altra cosa che si sente dire, è che se continuano a morire bambini è soprattutto colpa loro, dei palestinesi, che li portano sempre nei luoghi dei bombardamenti. Vorrei ripetere ancora una volta i dati del problema: una striscia di 50 km. per 8 con un milione e 200.000 abitanti. Una popolazione giovane (il tasso di natalità è molto alto). E a volte, bombardamenti in due fasi: colpisci un primo obiettivo, aspetti che arrivino soccorritori e curiosi, e poi colpisci di nuovo. I bambini sono selvaggi, maledettamente curiosi. Forse è vero: i palestinesi ne fanno troppi. Perché non si lasciano estinguere?

Tutto questo non è un genocidio, anche se fa mille volte più notizia di un genocidio (pensate a quante volte avete sentito parlare di Gaza e quante volte del Ruanda). È uno stillicidio, una tortura. C'è un prigioniero indomito, che sbraita e morde, e c'è un carceriere che potrebbe finirlo in qualsiasi momento, ma non vuole, e si morde le mani. Il prigioniero non ha nessuna speranza. Nessuno gli ha mai offerto più di quello che ha già: l'amministrazione della Striscia, cioè del suo carcere. A un certo punto l'idea è sembrata persino accettabile, ma poi il carceriere ha ricominciato a tirare sul prezzo: non te la do tutta, te ne do soltanto il 90%, come osi rifiutare il 90% della tua cella, ingrato?

Dividere il deserto in percentuali; occupare le piccole oasi e regalare sabbia e pietre. Promettere, blandire, bombardare. E il prigioniero morde ancora.

Perdonate il cinismo. È da anni che vorrei parlare della striscia di Gaza con equilibrio e con pietà. Ma ognuno ha dei limiti, e la striscia è un mio grosso limite. Probabilmente non dovevo andarci. Sicuramente non dovevo passarci in un giorno solo, un giorno in cui hanno cercato di mostrarci tutto, e ci chiedevano di ricordare tutto, e di parlarne quando saremmo tornati, e io non capivo niente. Avevo una fame isterica e mal di denti – un banale mal di denti occidentale, da mangiatore di salumi, e un'anziana palestinese in una tenda mi offriva pane cotto sulla pietra. Potevo solo sentirmi piccolo e inutile, di fronte a una pazzia che è troppo più grande di me.

Io non sono Rachel Corrie, decisamente (leggete lei, non me). Non riuscirò mai a scrivere della Striscia con equilibrio. Equilibrio? Dovrei insegnare l'educazione ai palestinesi, agli israeliani? Israeliani, per favore, non segregate i palestinesi, ricordate la vostra storia. Profughi della Striscia, per favore, allontanate i fanatici religiosi che vi promettono l'impossibile ed eleggete capi meno corrotti, convivete serenamente cogli israeliani nella terra che vi è rimasta: cinquanta chilometri per otto. No. Mi dispiace, non posso entrare nella testa di chi è da quarant'anni carcerato o carceriere; non ho piani per salvare il mondo. Se io fossi un palestinese sarei un pazzo fanatico, se fossi un israeliano piloterei un elicottero e mi partirebbe un colpo. Non per merito mio sono nato in un altro Paese, così aspetto che tutto questo passi. Nessun equilibrio è per sempre, credo. Dovrei pregare, ma non un Dio che promette latte e miele e mantiene sabbia e pietre. Così perdonatevi se quel che scrivo vi fa arrabbiare: se voi sapete di chi è la colpa io stanotte vi invidio. Dico onestamente.

3 commenti:

  1. Leggo oggi il tuo scritto.
    ho fiumi di parole inutili che litigano con la mia ovvia logica di silenzio.
    Ho sempre creduto che la verità non esiste, o per lo meno che è sempre linda come un cristallo con più facce.
    Sono uno sporco cittadino!!

    RispondiElimina
  2. Wow il paragone con Davide e Golia rende molto l'idea. Io per scuola sto cercando di fare una ricerca sulla situazione di Palestina ed Isaraele e questo è il primo blog che x fortuna non mi da solo informazioni su quanto "poverini" siano buoni gli Israeliani! Come lei non sono di nessuna parte perchè penso che la guerra non risolva nulla, e soprattutto questa sembra non avere inizio e fine. Comunque sia la ringrazio perchè dopo un continuo navigare ho trovato qualcuno che documenti le cose come sono in realtà, dove purtroppo a volte i buoni sono i cattivi e viceversa.

    RispondiElimina
  3. Bellissimo il paragone tra Davide e Golia

    RispondiElimina

Puoi scrivere quello che vuoi, ma se è una sciocchezza magari la cancello. Di solito però ci metto molte ore. Se il tuo commento non viene pubblicato subito, è colpa dell'antispam che ha dei criteri tutti suoi. Non ti preoccupare, magari scrivimi un messaggio più breve, appena posso recupero tutto.

Offrimi un caffè

(se proprio insisti).