lunedì 14 gennaio 2008

il grillo supplente

La settimana scorsa il giornalista Alessandro Gilioli – che tiene un bel blog per l'Espresso – ha scatenato un vespaio. Cos'è successo? Ha osato proporre un'intervista a un vip italiano, uno di quelli che sono abituati a monologare senza contraddittorio. Quando il Vip, dopo aver letto le domande, ha risposto sdegnosamente di no, Gilioli ha raccontato la storia sul suo blog: e apriti cielo, perché il Vip in questione, spiace dirlo, era Beppe Grillo.

Spiace dirlo anche perché le domande che Grillo ha considerato “offensive e indegne”, non erano nemmeno così cattive. Magari Grillo era stanco, magari aveva fretta, magari aveva buoni motivi per non credere ai giornalisti anche quando bussano con lo zampetto d'agnello. Ma il risultato è un bel boomerang – per lui e per il movimento che ormai rappresenta. Non solo per la sua risposta, ma anche per il modo in cui ha reagito una volta che la faccenda è esplosa – ignorandola. Come ha scritto Mau su un commento a Mantellini, “se beppegrillo™ avesse un team di comunicazione un minimo intelligente, oggi avrebbe postato a casa sua (insomma sul suo sito) le domande di Gilioli, le risposte, e in più le domande che Gilioli secondo lui gli avrebbe dovuto fare, con relative risposte”.

Oggi, lunedì, continuo a pensare che rispondere a Gilioli non fosse così difficile. E per dimostrarlo lo faccio io. In fondo, se sono riuscito a immedesimrmi in Vittorio Feltri, non dovrei avere grossi problemi con Grillo.

ALESSANDRO GILIOLI INTERVISTA quasi BEPPE GRILLO

Gli chiedo ad esempio se non ritiene che i giornali e la Rete possano convivere, visto che la tivù non ha ucciso la radio...

Radio e tv sono due media diversi, che interagiscono con gli esseri umani in modi diversi. La radio è ottima tutte le volte in cui non puoi assorbire input dagli occhi: ci serve per ascoltare musica mentre lavoriamo o per ascoltare discorsi mentre guidiamo in macchina. Il medium televisivo non potrà mai sostituire la radio in questo (la verità è che la Rete sta sostituendo entrambi, ma senza mescolarle: ci sono web-tv e web-radio, segno che gli utenti hanno voglia e necessità di entrambe le cose).

Ti ricordi i videotelefoni, sia fissi che cellulari? Hai notato che nessuno li vuole veramente usare, che tutti preferiscono parlarsi senza vedersi? È normale: col telefono possiamo interagire mentre andiamo in bagno, senza preoccuparci se abbiamo i capelli in disordine o la barba di due giorni (non è il mio problema, fortunatamente).

Dunque la radio è sopravvissuta alla tv perché dà qualcosa che la tv non può dare (audio senza distrazioni video). Ma esiste qualcosa che i giornali danno e la Rete no? Cosa? Autorevolezza? Spiegami in che modo un pezzo di carta è intrinsecamente più autorevole di un articolo su video. E allora cosa? Quel buon odore di piombo al mattino presto? La realtà è che già da anni il web è un veicolo d'informazione più efficiente e duttile della carta, e lo sarà sempre di più in futuro . Lo ha spiegato bene l'anno scorso l'editore del New York Times, quando ha detto che forse tra cinque anni il NYT potrebbe non uscire più su carta, e che la cosa tutto sommato non lo preoccupa: l'importante è governare il passaggio tra carta a web. Sai com'è, loro a queste cose ci devono pensare, perché sono in un'economia di mercato vera; non hanno mica la preoccupazione di stampare quintali di invenduto da mandare al macero per accedere agli aiuti dello Stato...

Se stessimo parlando del libro, sarebbe un altro paio di maniche. Il libro secondo me resisterà, perché è comodo: lo puoi portare a letto, spiegazzare, dormirci sopra, rovesciarci il caffè senza problemi di elettroconduzione... ma il giornale è sempre stato un affare molto scomodo. Ho sempre invidiato le persone che riescono a sfogliarlo senza distruggerlo: io dopo sei pagine ero prigioniero di un cartoccio deforme.

[Gli chiedo] se non crede che grazie alla loro buona salute economica molti giornali possano fare anche ottime inchieste, e gliene elenco alcune di questo e di altri giornali. Gli faccio l’esempio di Mastella, su cui diversi giornali hanno fatto inchieste ampiamente riprese dallo stesso Grillo nel suo blog.

Lo so che sei in buona fede, quando parli della “buona saluta economica” come di un fattore necessario perché si facciano “ottime inchieste”. Ma è proprio questa mentalità a fregarci. Tu dici: un giornale ha bisogno di essere in salute per fare ottime inchieste. E come fa per essere in salute? In tutto il mondo i giornali succhiano da due tette: lettori e inserzionisti. I lettori vogliono informazioni, gli inserzionisti hanno bisogno di spazi pubblicitari. Ma attenzione: se i giornalisti fossero tentati di succhiare soltanto le tetta degli inserzionisti, se cominciassero a pubblicare marchette plateali e a omettere informazioni fastidiose per gli inserzionisti, i lettori non li comprerebbero più. Questo tipo di modello consente il fiorire di un buon giornalismo d'inchiesta. Quello italiano no. Perché in Italia i giornalisti di tette ne hanno tre: oltre al lettore e all'inserzionista, c'è anche lo Stato, che ti firma assegni per qualsiasi cosa tu stampi. Già il solo fatto che lo Stato ti aiuti a prescindere fa sì che le necessità dei lettori (buone inchieste) siano meno importanti: in fondo il lettore è solo una tetta su tre...

Il risultato è davanti agli occhi di tutti: i giornali italiani (anche i migliori) sono rigonfi di marchette: lo sai tu, lo so io, lo sanno i lettori. Sarà forse per questo che ne comprano pochi? Perché è raro trovarci cose veramente interessanti. Massì, certo, finché si tratta di dare addosso a Mastella... ma i potenti veri? Le aziende? Nessun quotidiano parlerà male delle aziende, sarebbe come sputare nella ciotola dello schiavo. C' è un piccolo blog – Giusec – che ogni anno organizza un sondaggio sull'azienda che ci ha fatto arrabbiare di più. Sei curioso di sapere chi ha vinto quest'anno? La telecom, ok, era facile. Non trovi che sia un'idea carina? Pensi che qualche quotidiano italiano lo promuoverebbe mai, un sondaggio così? Ecco, appunto.

Gli chiedo dunque se non pensa che sia sbagliato mettere sullo stesso piano i quotidiani di partito inesistenti che prendono soldi direttamente dallo Stato e i giornali veri - magari perfino utili al dibattito sociale e al controllo sulla politica - che hanno solo detrazioni postali e contributi per la carta.

Sì, è sbagliato mettere il Foglio e l'Unità sullo stesso piano. Sono su due piani diversi. Entrambi sbagliati.

Il Foglio lucra soldi pubblici fingendosi organo di un partito che non c'è – lo sappiamo. I tipografi dell'Unità “ogni notte sono costretti a produrre 16 mila copie di scarto per consentire alla Nuova Iniziativa Editoriale S.p.A. di incassare dallo Stato, solo con esse, 250 mila euro annui di contributi, che concorrono a quelli che complessivamente le spettano (6,5 milioni di euro) per il fatto di stamparne ogni notte 120 mila, anche se potrebbe mandarne in edicola solo 80 mila, visto che se ne vendono meno di 60 mila. Una resa del 50% di copie non si era mai vista prima dell'avvento delle provvidenze per l'editoria”. Beppe Lopez, La Casta dei giornali, ed. Nuovi Equilibri

(Continua...)

15 commenti:

  1. purtroppo, dopo avere scritto il mio commento dal Mantellini, ci ho ripensato su (l'ho sempre detto, io, che pensare fa male). E ho capito che il team di comunicazione di beppegrillo™ è molto più intelligente di me.

    Il 2 gennaio Grillo annuncia il V-day contro la casta dei giornalisti, da tenersi il 25 aprile: centoquindici giorni dopo, ché quest'anno è anche bisestile, mannaggia. Subito uno str*zo [1] di giornalista gli chiede di rispondere a una serie di domande. Lui risponde, anche a casa sua e anche aggiungendo le vere domande e sputtanando il giornalista: e poi cosa fa nei prossimi cento giorni? Meglio che faccia lo str*zo [2] e si tenga le cartucce per fine aprile, che tanto almeno a Milano pioverà e la gente deve pur avere qualcosa di divertente di sentire da lui.

    tutto chiaro.

    [1] strelizzo. Cito dal De Mauro: casta militare istituita da Ivan il Terribile che in guerra costituiva il nerbo dell'esercito mentre in tempo di pace svolgeva le funzioni di guardia dello zar. Paragone perfetto. (Queste cose dovrei postarle da me, mi solleverebbero la classifica. Ma che volete, sono un inguaribile romantico)
    [2] struzzo. Ma questa era facile, non serviva nemmeno la nota.

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  2. Ciao Leonardo,
    avrei bisogno di chiederti la "concessione" di poter inserire questo tuo post in un mio blog per motivi scolastici. Se possibile puoi contattarmi? la mia mail è pierpaolo.zus[at]Gmail[punto]com

    Grazie e buona continuazione :)

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  3. Motivi scolastici?

    Brr.

    Comunque è tutto sotto Creative Commons, qui; si può prendere tutto, a patto di citare la fonte.

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  4. Sembrerebbe che le truppe cammellate di beppegrillo non siano ancora arrivate... Attendiamo fiduciosi.
    Per ora ringrazio per il post come sempre efficace.
    Sergio

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  5. Sergio, le truppe grillizzate non si spendono per blog qualsiasi. Non te ne sei accorto? Credo dipenda dal fatto che non ci guadagnano nulla a scrivere se non c'è dall'alra parte una persona famosa.

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  6. mi sono imbattuta nel tuo blog per caso, ne so stata rapita e ciò mi ha procurato notevole perdita di tempo, cmq nn potendo ritrovare( per mancanza di tempo e non di volontà, ne sia testimone Giove)l'articolo(come lo chiamate voi blogghisti?) in cui domandavi il perchè in montagna cè freddo , posso darti una non esauriente risposta e cioè: la pressione e la temperatura sono correlate, direttamente proporzionali il che significa che aumentando un parametro aumenta l altro, cosi in montagna evidentemente(devi immaginare la pressione come la forza dell'aria che hai sopra la testa e raggiunge l infinito) abbiamo una pressione atmosferica inferiore rispetto al mare ,giusto?? si.Possiamo facilmente dedurre che in collina avremo temperture più basse ed in montagna ancora più basse.La domanda sarebbe a questo punto e su nel cielo cè ancora èpiù freddo???

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  7. blog "qualsiasi" quello di leonardo???

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  8. @eloisa: dal punto di vista di un grillino, sì.

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  9. Io, quando mi commentano relativamente a un pezzo di sette anni fa, un poco mi spavento.

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  10. ma leonardo, non c'è da spaventarsi! io ti leggo solo da una settimana (da quando ti ho trovato..)e mi sembra logico che uno nuovo che è arrivato solo adesso sta a leggere anche i post vecchi, e certo che se ha qualcosa da dire, commenta.. no?

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  11. E' che sette anni sono tanti.
    Pensa alle cose che scrivevi sette anni fa.
    Dopo sette anni un blog ha cambiato persona.

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  12. "Gli chiedo se considera parte della casta anche quelle migliaia di giornalisti sottopagati e precari che ormai lavorano in gran parte delle redazioni." non ti sembra una domanda in malafede?

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  13. @ Hytok: può anche essere un assist. Un assist per parlare del precariato, tema di sicuro impatti. E di come un giornalista non precario sia libero di pubblicare le inchieste giornalistiche (se vuole), mentre uno precario dipende sempre da chi lo paga (cioè da chi paga chi lo pga,ovvero gli inserzionisti)

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  14. @Luca: può darsi abbia ragione tu, a me sembrava solo provocatoria. Sintomo di un'intervista per sbeffeggiare anzichè per capire.

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  15. Con la rete hai la possibilità di interagire,il giornale la tv,la radio la subisci.Sul Web puoi confrontarti con altri lettori,analizzare le parole,come un'articolo è scritto.Beppe,Daniele,credo che scelgano di non rispondere.Daniele,ad esempio,da quando è sparito a quando è tornato in video,non ha fatto altro che pubblicare smentite e precisazioni a moltissime sue interviste.Prima della famosa cacciata bulgara chiuse i commenti al Blog,dichiarando fossero troppo qualunquisti,ora li ha riaperti affermando che se i giornalisti si comportavano in quel modo,allora i lettori del Blog potevano tornare al commento,Moderato da lui.
    Quando parli con qualcuno,chiediti: per chi lavora questo?Avrai già parecchie risposte!

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