venerdì 17 aprile 2015

Se anche Moretti ha perso le parole


Mia madre (Nanni Moretti, 2015).

Spesso penso di non avere grande capacità, per questo mestiere. Supplisco girando molte inquadrature, lavorando con gli attori, ma non credo di avere molto talento. Peccato.

Almeno una volta Nanni Moretti credeva di avere sbagliato film. Reduce da una malattia grave, si era messo a girare una cosa molto semplice, un corto da proiettare in un solo cinema; alla fine un po' perplesso si ritrovò in mano un film intero e lo presentò a Cannes. Vinse la palma d'oro.

Qualche anno dopo gli capitò di andare a una manifestazione senza niente da dire. La manifestazione era male organizzata e lui veramente non sapeva cosa stava facendo lì. Gli chiesero di salire sul palco, di dire due parole. Dieci minuti dopo era il leader dei girotondini.

 "Scusa, sono un po' agitato. Non sono abituato, non mi rendo nemmeno bene conto di quel che è successo. È successo, così. No, no, non ero arrabbiato. Ero stupefatto, poi ero sul palco, poi ho parlato. Ho parlato molto?" No, non molto, due minuti. "E cosa ho detto esattamente?"

È un problema più nostro che suo: abbiamo bisogno di Nanni Moretti, più di quanto lui abbia bisogno di noi. Il perché non è chiaro ma potrebbe trattarsi di una ragione banalissima - la statura. È un bell'uomo, alto, che senza sforzo apparente attira l'attenzione su di sé. È il primo a saperlo e a soffrirne. Quel tipo di sagoma rassicurante da cui ci aspettiamo parole serene, tranquille, ponderate, che lui quasi sempre non ha. Lui poi ha un alto senso della dignità, che gli impedisce di abbassare la guardia come una volta. Non può più dare di matto, anche se era la cosa più divertente, né scappare disperato all'inseguimento delle merendine che furono. Al suo posto metterà un alterego trasparente e più fragile, Orlando o Piccoli o la Buy. Per sé ritaglierà un ruolo laterale, sempre più simile all'immagine mentale che abbiamo tutti del Nanni Moretti adulto: un superego distinto in un maglione con le toppe che affronta i problemi della vita con serenità; e se va a pezzi, lo fa con molta dignità, su una panchina.

Però anche questo signore sulla panchina a un certo punto ce lo dice molto chiaro: non sa più cosa dire (continua su +eventi!)

1 commento:

  1. Micheal Bay è riuscito a fare Pain and Gain, si spera che anche Moretti una volta decida di cambiare genere ( e attori).
    Matteo Z

    RispondiElimina

Puoi scrivere quello che vuoi, ma se è una sciocchezza magari la cancello.

Dimmi.

Offrimi un caffè

(se proprio insisti).