martedì 4 febbraio 2020

L'Achillelaurococcinum

In questi giorni ho voglia di discutere soltanto di cose minuscole per quanto significative, per esempio vorrei parlare di Achille Lauro a tre minuti dalla sua esibizione a Sanremo – esibizione che già riecheggia nella mia bolla sociale, composta per lo più di gente che ha un età che oscilla tra il doppio e altri multipli dell'età dell'Achille suddetto. Vorrei mettere nero su bianco un'intuizione che già mi investì l'anno scorso quando lo vidi praticamente in braccio a Mara Venier, ovvero: Achille Lauro è la trap spiegata a noi adulti. Ne abbiamo bisogno più noi dei ragazzini, ai quali per inciso non ho mai sentito canticchiare un pezzo del Lauro (dici: ma cosa vuoi saperne tu di cosa cantano i ragazzini. Rispondo: ci lavoro in mezzo, appena mi sposto di tre metri mi caricano sulla lavagna digitale un live di coso, Gemitaiz, o un pezzo di Sfera, ma Achille L. non pervenuto; certo, è un campione molto ristretto, non posso pretendere, e tuttavia).

Achille, qualcuno starà già obiettando, non fa trap, e questo se volete è il problema: è un prodotto omeopatico, il suo tatuarsi e conciarsi come un trapper ha lo stesso senso che hanno le compresse di zucchero che imitano la forma delle medicine. Noi ci mandiamo giù la nostra dose sanremese di Achillelaurococco e ci convinciamo di essere stati messi al corrente delle tendenze più giovani, ora sappiamo quel che ascoltano i giovani, quel che provano i giovani, ora siamo di nuovo giovani in mezzo ai giovani e la Morte è tenuta a farsi un altro giro in tondo.

Ovviamente non è vero per un cazzo, di reale cultura giovanile in Achille Lauro ce n'è più o meno la stessa quantità del fegato d'oca nell'oscillococcinum, il tizio (nient'affatto sprovveduto, anzi mi pare piuttosto consapevole) si fa confezionare da cinque autori più o meno una variazione sul pezzo dell'anno scorso che a sua volta è una variazione su un tema di Vasco Rossi, che è esattamente tutto quello che vogliamo ascoltare noi generazione Mara Venier: vogliamo essere rassicurati sul fatto che là fuori è ancora tutto sesso droga rock'n'roll, e il punk non è morto, no macché, ci dovrebbe ancora essere gente che se gli dici "Sid Vicious!" non ti risponde "eeeh?" Cioè è un sesso-droga-rocknroll che ci conforta, ci fa sentire che siamo ancora parte di una lunga storia che comincia con Nilla Pizzi, prosegue con Modugno e Celentano e Anna Oxa ed eccoci qui: il Canone Italiano! Funziona, funziona, non moriremo del tutto, qualcuno dopo di noi racconterà di noi e delle canzoni che cantavamo e delle droghe che assumevamo o più spesso raccontavamo di avere assunto.

Proprio nel momento in cui potrebbe essere già tutto finito, tutto oltre il punto di non ritorno, proprio quando i figli smettono di credere nelle storie dei padri e grazie alla segmentazione feroce dei nuovi social network rinasce di nuovo dopo trent'anni una cultura giovanile davvero incomprensibile agli adulti, proprio come in quel 1977 in cui ci sarebbe piaciuto avere vent'anni... proprio in quel momento invece ne abbiamo quaranta-cinquanta e ci aggrappiamo al primo ragazzino abbastanza furbo da darci esattamente quel che desideriamo. Achille Lauro è la versione middlebrow di Young Signorino: ne imita le sembianze inquietanti ma sostituisce il nonsenso allucinato con quel mescolone di avanzi di cultura pop che compone l'eterno techetecheté che ci arreda l'esistenza. No, per dire quanto è furbo quel ragazzo.

4 commenti:

  1. Quell’avambraccio appoggiato sulla spalla del chitarrista, quella magrezza, quel biondo cenere, quel body unisex a me hanno fatto pensare a Ziggy.

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  2. io sono già morto da decenni, e non mi viene nemmeno in mente di guardare Sanremo o tanto meno ascoltare le canzoni.

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  3. Posso aumentare di un fattore ~2 le dimensioni del campione di Leonardo (lavoro anchio alle medie) e confermo che (a differenza di altri) AL non è mai pervenuto sulla LIM di una delle mie classi. Per il resto, .mau ha detto tutto.

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